I FunkasinStreet Band alla festa della Mela Cotogna- Ma chi sono?…


Quanta energia positiva, assieme a tanta buona musica Jazz & Funky sanno esprimere i Funkasin. Sono loro che hanno veramente magnetizzato l’attenzione del pubblico oggi, 13 ottobre a Codognè in occasione della festa della Mela Cotogna numero 19, Muovendosi fisicamente tra il pubblico,la strada e la piazza diventano il loro stage e la loro “palestra naturale. Dai bambini ai vecchi erano tutti affascinati da questo travolgente e inedito ritmo mai sentito prima d’ora ma che sicuramente inaugura una nuova stagione per le bande popolari e diventandole l’espressione più viva e fresca manda in “pensione” il concetto dello “zumpapapa’” al quale eravamo finora abituati. Veramente coinvolgenti e straordinari, piacevolissimi da ascoltare con il loro frenetico ritmo che arriva diretto allo stomaco e si trasmette immediatamente alle gambe e ai piedi che non riescono a stare fermi. La banda 4.0 è questa, ma non solo ascoltarli mette allegria, anche vederli muovere suscita ilarità e gioia. Un doppio spettacolo destinato a diventare grande, come meritano, e come merita l’idea di chi li ha messi assieme regalando al pubblico presente alla festa della Mela Cotogna due ore di uno spettacolo inedito e coinvolgente che lascia a chi lo ha visto il solo desiderio di poterli rivedere e riascoltare quanto prima un’altra volta.(pio dal cin-riproduzione del testo riservata)

MA CHI SONO QUESTI GIOVANI MUSICISTI?

Funkasin Street Band è la prima realtà del genere in Veneto nata per portare nuova musica tra le strade e una super carica di energia tra la gente.
L’idea nasce nella primavera 2012 a San Donà di Piave (VE) e fin da subito, vista la novità nella zona del Veneto Orientale, il gruppo inizia un’intensa attività effettuando numerosi concerti; all’attivo si possono contare oltre 180 spettacoli in tutta la penisola ed oltre, partecipando ad importantissime rassegne musicali nazionali ed internazionali in luoghi di notevole interesse, solo alcuni sono: Czech Busker Festival di Ceske Budejovice (Rep. Ceca), Chapeau Rouge di Praga (Rep. Ceca), Carnevale di Venezia, rassegna musicale nella Garonna (Francia), Home Festival di Treviso, UBI Jazz, Manciano Street Music Festival, Kebanda Festival di Formia, Primiero Dolomiti Festival Brass, Golden Gala “P. Mennea” allo Stadio Olimpico di Roma, Friuli DOC di Udine, Piazza Duomo a Milano, e molto altre….
Dal 2014 i Funkasin seguono ogni anno la direzione artistica del “San Donà Street Music Festival”, primo festival delle street band presente nel nord Italia.
I Funkasin riescono a trasmettere al pubblico la propria carica grazie ad uno stile funk fuso con altri generi come il pop, la disco e il rock, il tutto completato da diverse coreografie pensate per coinvolgere la gente…di sicuro non riuscirete a rimanere fermi!
Non resta altro che venire ad ascoltarli e seguirli nei loro spettacoli itineranti e coreografici, FUNKY TIMES ARE COMING!!!

COME SI CHIAMANO I COMPONENTI DEL GRUPPO E DOVE CONTATTARLI

Membri del gruppoFabio Fazio: tromba
Matteo Iaffaldano: tromba
Riccardo Vidotto: tromba
Antonio Finocchiaro: tromba
Filippo Gazzola: tromba
Davide Bertacche: sax contralto
Flavio Guerra: sax contralto
Martino Barbon: sax tenore
Mauro Santobuono: sax tenore
Edoardo Conte: sax baritono
Tiziano Doretto: sax baritono
Federico Faoro: sousaphone
Raul Moretto: sousaphone
Michele Doimo: trombone
Martino Doretto: trombone
Luca Mazzarotto: trombone
Nadir Mazzarotto: percussioni
Fabrizio Piccin: percussioni
Giovanni Trentin: percussioni
Teo Sandrin: percussioni

Città di origineSan Donà di Piave

Contatti:
info@funkasin.it
Michele: 347 1391320
Federico: 393 7536035
Tiziano: 347 9803976

E’ tornato alla casa del Padre Don Battista Barbaresco.Buon Pastore con il senso dell’umorismo. “Miracolo” del Beato Toniolo


LE ORIGINI, LA FAMIGLIA,I PRIMI ANNI

Nato a Codognè da Domenico di Pietro ed Elisa Corte di Luigi il 29 dicembre del 1932 . Don Battista viene battezzato il 6 gennaio . Entra in seminario nell’ottobre del 1945 a tredici anni non senza qualche difficoltà La prima è economica, in quanto mantenere agli studi un figlio con una famiglia che ne conta dodici non dev’essere stata una passeggiata per papà Domenico e Mamma Elisa.

Don Battista Barbaresco(prima fila a sinistra) con i suoi 12 fratelli

I due genitori, animati da una fede profonda, davanti alla vocazione del figlio non oppongono alcuna riserva, con la consapevolezza che, se il Buon Dio gli ha dato questa ispirazione, lo aiuterà a portare a compimento il suo percorso. Non sono solo le difficoltà economiche ad ostacolare don Battista, gli iscritti alla prima classe del Seminario erano già 54 e non si ritiene ammetterne altri. La famiglia Barbaresco abitava in zona Palù che era aggregata alla parrocchia di Roverbasso, dove era parroco Don Paolo Meneghello (parrocchia istituita nel 1943). Don Paolo aveva qualche difficoltà a presentare il ragazzo che di fatto non conosceva in quanto la famiglia Barbaresco continuava, come da sempre a frequentare la vecchia parrocchia di Codognè. Se queste due difficoltà non bastassero ( e questo dimostra che le vie del Signore sono veramente infinite) don Battista non riesce a superare l’esame di ammissione che gli viene chiesto di fare presso il Collegio Balbi Valier di Pieve di Soligo. Davanti a tanti ostacoli, al giovane Battista viene suggerito dalla madre di andare a pregare sulla tomba del venerabile Giuseppe Toniolo a Pieve. Lui ascolta le parole della mamma e lo fa, con grande devozione, prima di presentarsi al colloquio decisivo con il rettore del Seminario Vescovile di Vittorio Veneto, mons. Zoppas che gli dice“Per l’esame non superato chiudiamo un occhio,per il numero di alunni ne chiudiamo due, per la presentazione del parroco di Roverbasso, ti raccomando, quando tornerai a casa nel periodo di vacanza, di andare a Messa nella tua parrocchia”

GRAZIE AL BEATO TONIOLO

Don Battista è certo, e lo racconterà spesso ai conoscenti e agli amici che fu l’intervento del Beato Toniolo ad aprirgli le porte del Seminario, Oggi che è ritornato alla Casa del Padre, ripercorrendo la storia della sua vita non c’è ombra di dubbio. Inizia così il cammino del giovane Battista verso il sacerdozio, ma problemi sembrano non essere finiti. Finita la terza media, i fabbricieri della parrocchia di Roverbasso, constatando l’assenza del giovane dalle funzioni, si rifiutano di versare il contributo parrocchiale per il giovane seminarista e convincono il parroco a scrivere una lettera ai genitori per comunicare loro l’impossibilità di iscrivere il figlio alla classe successiva, senza fornire ulteriori spiegazioni. Su consiglio del parroco di Codognè, il giovane si presenta ugualmente in Seminario alla vigilia della ripresa delle lezioni. Il colloquio con il rettore ed il vice rettore permette di chiarire la situazione e così egli può iniziare il Ginnasio. Sono anni in cui Battista si fa voler bene da tutti, compagni di classe e insegnanti,per il suo buonumore ed il suo spiccato senso dell’umorismo che lo accompagneranno per tutta la vita come uno dei suoi tratti caratteristici più importanti, assieme all’umiltà e alla bontà d’animo che tutti coloro che lo hanno conosciuto gli hanno reputato.

LA MALATTIA

Nel 1953, anno in cui vengono ripristinati gli antichi confini della parrocchia di Codognè, il chierico Battista si ammala ma non si riesce a diagnosticare subito la polmonite acuta complicata in seguito da setticemia. In poco tempo perde 30 chili di peso ed è ormai in punto di morte. Viene ricoverato il 29 gennaio, ma il primario dell’ospedale, dopo averlo visitato, invia superiori e familiari a rassegnarsi al peggio. La mamma, da sempre devota alla Madonna di Lourdes prega per la vita del suo amato figlio. Poco dopo la perizia e la scrupolosità di un radiologo riescono a individuare con precisione il focolaio dell’infezione.L’intervento successivo al polmone da esito positivo e il giorno della festa della Madonna di Lourdes il giovane Battista viene dimesso dall’ospedale. Tutte queste “coincidenze” possono passare inosservate a un non credente. Per don Battista invece sono certezze e conferme di un disegno Divino e di una speciale protezione da parte della Madonna di Lourdes alla quale rimarrà devoto per tutta la vita compiendo numerosi viaggi in pellegrinaggio alla Grotta, tanto che il 1 febbraio 1993 gli verrà conferito il titolo dal vescovo di Lourdes di “Cappellano Onorario di Nostra Signora di Lourdes”. La nomina, anticipatagli con un telegramma da Don Decio Cipollini, assistente nazionale dell’UNITALSI, gli verrà conferita personalmente dal vescovo di Vittorio Veneto mons. Eugenio Ravignani, il 6 giugno del 1993 nella Basilica di S.Maria di Follina.

IL PERCORSO DI SACERDOTE E LE PARROCCHIE

Nel 1969 vene assegnato alla parrocchia di FALZE’ DI PIAVE dove rimane per sei mesi.

Nel 1970. l’11 gennaio, giorno di gran freddo e di pioggia intensa, fa il suo ingresso a SARONE come parroco, dove rimane fino al 30 maggio 1982 quando l’allora vescovo mons. Cunial gli assegna la parrocchia di BIBANO resa vacante dalla scomparsa di Don Dionisio Ragazzon, il 9 aprile durante la processione del Venerdì Santo. Qui trova una grande accoglienza da parte dei parrocchiani, sempre pronti a sostenerlo nelle sue numerose iniziative. Tra le opere parrocchiali da lui intraprese, i suoi fedeli ricordano il 9 novembre del 1985 la consacrazione della chiesa parrocchiale a San Martino Vescovo da parte di mons. Eugenio Ravignani vescovo di Vittorio Veneto.

Nel novembre del 1998 una brutta influenza compromette per sempre il suo udito e lo costringe con grande sofferenza d’animo a lasciare la sua amatissima parrocchia di BIBANO. Da BIBANO infatti proveniva la nonna che lui amava tanto, Teresa Buoro in Barbaresco, conosciuta come donna di grande fede e per le sue virtù eroiche.

Nel giorno del Santo Natale del 1998 il vescovo di Vittorio Veneto mons. Alfredo Magarotto, ha voluto onorare don Battista con la nomina di Canonico della Cattedrale di Vittorio Veneto con il titolo di Monsignore.

LA PERSONALITA’ IL CARATTERE, L’UOMO DEL SORRISO

Le coincidenze sono il modo di Dio per rendersi anonimo” (Albert Einstein)

Chi ha avuto la fortuna di conoscere don Battista sa benissimo che la sua caratteristica principale era quella di avere sempre un sorriso sulle labbra. Con il suo sorridere trasmetteva quella tranquillità d’animo e quel senso di pace che erano le altre componenti del suo carattere. Il percorso che ha seguito per arrivare al traguardo tanto agognato del sacerdozio è stato difficile e pieno di difficoltà, ma le “Coincidenze” che per un fervido credente come lui altro non erano che piccoli grandi aiuti Celesti al fine di coronare un sogno. Il sogno di don Battista era quello di portare il Vangelo nel cuore dei suoi fedeli e di far conoscere l’amore per Maria, alla quale era profondamente legato dalla devozione trasmessagli da mamma Elisa che lo accompagnerà fino al giorno del suo ritorno al Padre, nel mese dedicato alla Madonna del Rosario, mentre a Codognè, suo paese natale si celebra in questi giorni proprio la festa della Madonna del Rosario. Un’altra “Coincidenza” di cui è costellata la sua vita. Una semplice coincidenza per i non credenti ma per l’uomo di fede ed il Buon Pastore che è stato don Battista, sicuramente un ABBRACCIO della Madre Celeste che oggi lo accoglie assieme alla sua mamma terrena nel Paradiso dei Giusti. (riproduzione riservata@piodalcin copyright)

Mauro Corona a Francenigo presenta “Il passo del vento” scritto con Matteo Righetto


Mauro Corona superstar sabato sera a Francenigo di Gaiarine in occasione della presentazione del suo nuovo libro, scritto a quattro mani con Matteo Righetto “Il passo del vento”. L’occasione è stata la presentazione del ricco programma teatrale, musicale, letterario e cinematografico dell’Associazione culturale “La Corrente” fondata nel 2013 da un gruppo di amici che si proponevano di fare cultura nel territorio. A giudicare dai numerosi appuntamenti che si svolgeranno da qui a maggio nell’ex cinema restaurato grazie alla famiglia Piovesana e di proprietà della parrocchia, il gruppo ha sicuramente fatto centro. Mauro Corona accompagnato dall’amico che imita il canto degli uccelli e da un pastore di malga oriundo di Francenigo ha catalizzato fin dall’inizio l’attenzione del pubblico con il suo modo diretto, a volte pacato e altre aggressivo, a seconda degli argomenti trattati. Ha spiegato che il libro è un abbecedario che percorrendo le lettere dell’alfabeto racconta delle piccole storie e aneddoti che i due autori hanno sviluppato indipendentemente mettendo a confronto due stili di scrittura diversi ma in qualche modo complementari. Gli uomini sono simili ai cani,, i quali si avvicinano per la prima volta, si studiano, si annusano, poi, se si piacciono vanno via assieme altrimenti si mordono o ringhiano prima di allontanarsi. Con Matteo abbiamo fatto così, e ci siamo piaciuti. Da questo incontro l’idea del libro. Mauro Corona non ha solo parlato del libro. Ha spaziato da argomenti leggeri (autodefinendosi un comico con la passione per il cabaret) ad altri di toccante attualità come quello dell’ambiente e delle proteste dei giovani per il clima arrabbiandosi quando racconta che:” Greta, quella vecchietta. Si ha risvegliato gli animi, ma se in duecento città italiane c’erano solo due milioni di persone cosa vuol dire? Dovevano essere venti milioni. Dov’erano prima che Greta li svegliasse? Che senso ha poi manifestare per il clima quando si lasciano tonellate di rifiuto quando la festa è finita? L’ironia ed il senso dell’umorismo hanno scatenato l’ilarità del pubblico quando lo scrittore, scultore, alpinista di Erto ha raccontato che :”MI farò cremare vivo, perché non mi fido di mia moglie…voglio esserci anch’io per essere sicuro che lo faccia” Tutti i libri messi a disposizione dall’organizzazione sono andati a ruba e alla fine della serata Mauro si è fermato a firmarli tutti, preso d’assalto dal pubblico che aveva gremito al limite della capacità il grande salone dove si è svolta la presentazione. Molti hanno dovuto rimanere in piedi e anche gli spazi esterni dove era stato allestito un maxi schermo erano affollati di gente venuta ad ascoltare questo personaggio unico nel suo genere ma che con il suo modo di scrivere ha conquistato milioni di lettori. Il segreto del suo successo è sicuramente in quel suo modo diretto di raccontare le cose e le storie, senza peli sulla lingua e senza paura. Ne traspare un uomo che ha vissuto una vita in salita, non solo per tutte le scalate che ha portato a termine, ma per aver avuto un’infanzia difficile, lassù tra quei monti dietro la diga del Vajont, a Erto dove domenica si incontrerà con don Ciotti, dove ha trascorso gi anni più belli della sua vita in quei boschi che solo lui sa raccontare accompagnando il lettore in un viaggio interiore fatto di emozioni e di sensazioni che solo lui riesce a trasmettere così direttamente e in maniera semplice perché l’uomo e lo scrittore si sono fusi, forgiati nella fucina di una vita non facile che oggi riesce a trasmettere nei suoi libri ottenendo il meritato successo.

Ugo Foscolo a Codognè ospite della villa Toderini. Il Poeta parlava dialetto Veneto


Direi che Foscolo è l’emblema di quello che è stato poi  il nostro Romanticismo Trevigiano, e quindi un momento veramente  di splendore e di ispirazione perchè c’erano questi mecenati che ospitavano gli artisti. Da un lato i Toderini nell’omonima villa di Codognè, dall’altro Isabella Teotochi Albrizzi presso la villa Franchetti che era un po’ la “madame d’estelle” e nostra, trevigiana, come lo Sturm und Drang Tedesco che ospitò Lord Byron, Isabella Albrizzi ospitava Foscolo, quindi terra di ispiazione, terra di mecenatismo e ospitalità Foscolo inizio a scrivere i sepolcri dopo un colloquio con pindemonte a villa a franchetti.E non è un caso che proprio in questa terra  il Foscolo parli di una visione un po’ antropomorfa, dell’uomo che i garantisce l’immortalità se fa cose grandi nella vita. In una terra grande non poteva che avere questa ispirazione, Quindi, Treviso non è solo terra di patrimonio dell’umanità con le Colline di Conegliano e Valdobbiadene, ma è anche terra di ispirazione”” Luca Zaia, presidente della Regione Veneto”

CON GRANDE RISPETTO, IN SILENZIO, CONSAPEVOLI DI ENTRARE UNO SPAZIO “SACRO”

In punta di piedi, come si entra in una sala o in un teatro dove il concerto è già iniziato. Questo è l’approccio con cui dovremmo avvicinarci alla lettura della vita di questo Grande Poeta, di cui si parla molto meno di quanto si dovrebbe. Per descrivere la sua storia, la sua vita, le sue emozioni, il fuoco che ardeva dentro il suo cuore. Il “Fuoco Sacro” che non era solo quello dell’ispirazione poetica ma quello che spesso si esprimeva con tanto furore nelle battaglie combattute nell’esercito, quanto in quelle amorose, di cui cadeva spesso vittima.

Nell’aprire il contenitore di una vita passata, è essenziale farlo con grandissimo rispetto. Ogni parola va soppesata con cura, quasi a non voler disturbare e risvegliare uno spirito ribelle che finalmente dopo tante peripezie riposa in pace in una delle più belle chiese dell’altrettanto meravigliosa Firenze; Santa Croce: Lasciamo quindi la descrizione iniziale non a ricerche sommarie fatte nel web o su wikipedia, ma ad una fonte ben più autorevole. Due dei suoi diretti discendenti hanno accettato di riunirsi qualche giorno fa e redarre questo profilo del loro Avo, di cui la loro nobile famiglia conserva il perenne ricordo: Qui sotto, dopo una mia riflessione troverete la loro testimonianza riportata fedelmente come è stata ricevuta

QUELLO CHE HO PERCEPITO DEL GRANDE POETA LEGGENDONE LA VITA,I VIAGGI, GLI AMORI,LE BATTAGLIE

L’idea che mi sono fatto di questo grande poeta leggendo i testi che sono ruscito a recuperare in biblioteca a Treviso è di un giovane focoso, sanguigno, combattente e combattivo su tutti i fronti ma debole in amore. La passione che bruciava nel suo animo gli permetteva di scrivere delle fantastiche odi, poesie, lettere. Quando però rivolgeva questo fuoco verso una donna (magari più avanti di qualche anno) ne rimaneva invischiato, come in una rete che amava e odiava. Foscolo non era capace a star fermo. Ovunque si trovasse doveva andare da qualche altra parte, in un salotto letterario, in un viaggio a Firenze, città che amava molto. Oppure lo si potrà trovare in Svizzera e poi in Inghilterra, dove morirà giovane per poi essere sepolto a Firenze, a Santa Croce. Dalle sue lettere si evince che molto spesso si sia trovato in difficoltà economiche. Chiese aiuto agli amici. Il destino di un grande incompreso, di un genio troppo alto per essere capito dalla sua generazione distratta e assonnata nei salotti delle ville Palladiane come quella dove soggiornò a Codognè. Un grande vanto per un paese di 5300 abitanti. Questo tuttavia era il “rap” di quel secolo. I ricchi signori veneziani, proprietari terrieri e spesso commercianti di stoffe, costruivano le loro sontuose ville in campagna, per sfuggire alla canicola che doveva essere la città di Venezia in piena estate. Il termine “villeggiatura” deriva da questi soggiorni in villa. Spesso erano partite di caccia nelle campagne piene di selvaggina e di mele cotogne. Molte altre erano luoghi di feste sfarzose e se oggi dovessimo fare una festa in villa inviteremmo la rock star del momento, il grande jazz player, o lo scrittore che abbia appena pubblicato il suo ultimo libro. Ecco che Ugo Foscolo era invitato spesso a Codognè e anche a Preganziol. Lui parlava correttamente il dialetto Veneto, lingua nobile a quel tempo in cui la Serenissima si era fatta conoscere dal mondo. Uno dei suoi avi era membro del Gran Consiglio e ammiraglio della Serenissima nel 1200. Il papà di Ugo il cui vero nome non era questo era un medico. Aveva studiato a Padova. Morì quando Ugo era giovanissimo. La trasferta con madre e sorella a Venezia si trasformò presto in ore e ore passate alla biblioteca Marciana dove il nostro piccolo eroe (che non amava studiare a scuola) si diede allo studio dei classici greci dei quali sentiva l’atavica attrazione essendo lui nato a Zante, un’isola della Grecia.Questo in parole povere doveva essere il Foscolo. Bello, passionale, bravo a scrivere, veloce ad innamorarsi e a perdersi dietro a una gonna. Un grande poeta, un uomo simpatico e coraggioso, ed io, da abitante di Codognè non posso che essere fiero di sapere che un giorno, nel 1796 il Foscolo ha condiviso il cielo del nostro paese, guardando una luna nuova sopra la mutera o un cielo stellato aspettando che cadesse una stella che lo portasse ancora una volta tra le braccia di Isabella Teotochi Marin Albrizzi, la Musa che gli aprì le porte del “paradiso”

LA TESTIMONIANZA DEI FOSCOLO.DISCENDENTI DEL GRANDE POETA

“La famiglia Foscolo ha origini remote ed era costituita da diversi rami; il poeta Ugo Foscolo apparteneva ad un ramo dei Foscolo. Attorno alla fine del 1300, primi del 1400, il ramo della famiglia Foscolo si trasferisce a Candia (così era denominata l’isola di Creta dai veneziani)dove i Foscolo rimangono fino alla conquista da parte dell’Impero Ottomano dell’isola, nella metà del 1600.

A seguito dell’invasione delle armate turche, i componenti delle nobili famiglie veneziane che vivevano a Creta e, tra queste. anche il ramo della famiglia Foscolo, si spostano nelle isole ioniche. In particolare la famiglia di origine di Ugo Foscolo si trasferisce nell’isola di Zacinto ove i Foscolo consolidano la loro presenza.

Andrea Foscolo, padre del poeta Ugo, che aveva sposato una nobildonna greca, Diamantina Spathis, si dedica alle arti liberali, e nello specifico studia medicina all‘Università di Padova.Dopo la laurea viene nominato responsabile-medico militare- della città di Spalato durante il periodo in cui la stessa era sotto il dominio della Repubblica di Venezia.

Andrea Foscolo muore giovane, a neppure quarant’anni, lasciando la moglie e quattro figli, una femmina e tre maschi, tra questi Ugo Foscolo. Quando il giovane Foscolo compie 14 anni, con la madre Diamantina, i fratelli e la sorella, lascia l’isola di Zacinto e si trasferisce a Venezia e precisamente in Calle delle Gatte.

Da questo momento la vita del poeta è consegnata alla storia e alla letteratura. Non è chiaro come Ugo Foscolo abbia appreso la lingua italiana, a casa parlava prevalentemente greco, la lingua materna, quando la famiglia si trasferisce a Venezia il giovane Foscolo impara e usa il dialetto veneziano, è probabile che, attraverso la lettura di libri abbia affinato la conoscenza della lingua italiana. Ora il ramo della nostra famiglia discende dall’Ammiraglio Almorò Foscolo, che nel 1200 era a capo della Marina della Repubblica Veneziana e faceva parte del Senato del Maggior Consiglio, al quale a far data dalla fine del 1200, venne confermata l’appartenenza della famiglia Foscolo. Pur appartenendo ad un ramo diverso, la nostra famiglia possedeva alcuni manoscritti e un dipinto che ritrae il Poeta; questi erano conservati nella villa di campagna di Lancenigo. Nella villa di Lancenigo abitava anche la compagna di un mio prozio, con le sue sorelle. Alla morte di questa le sorelle lasciarono la villa di Lancenigo, portando con loro il quadro ed i manoscritti originali. Giancarlo Foscolo. Isabella Foscolo.

LA TESTIMONIANZA DELLA FAMIGLIA BONICELLI

Il Poeta ha trascorso alcuni giorni presso la Villa Toderini di Codognè dove ha scritto due odi. Era infatti consuetudine tra i nobili del tempo invitare personaggi legati alla cultura e ospitarli nei vari salotti. Al Poeta a Codognè è stata dedicata una stanza che porta ancor oggi il suo nome. La famiglia Bonicelli, attuale proprietaria della villa racconta::”“ Una Casa non è mai una questione di mattoni, ma di Amore” . Questa era la premessa che nostro padre, Pier Luigi Bonicelli, anticipava sempre quando ci narrava la storia di Villa Toderini.
Sono passati diversi anni da allora e le sue parole riecheggiano dentro di noi quando ci riuniamo per decisioni riguardanti lo stato di conservazione della nostra dimora. Siamo dell’idea che ciò ci permette, oggi, di osservare la Villa con gli occhi dei nostri avi che la desiderarono e la fecero erigere.
Villa Toderini sempre abitata da circa 320 anni ha visto il susseguirsi di generazioni: i capostipiti Toderini de Gajardis, mercanti veneziani, alla fine del 1600 vennero ammessi al Maggior Consiglio acquisendo il titolo nobiliare di conti, incaricarono l’architetto Frigimelica di realizzare la residenza.
Fu costruita in una porzione di terreno attorniata da campagne, quindi fuori dal contesto di quello che era il centro del villaggio. Oltre al terreno per la costruzione della casa, i Toderini investirono sull’acquisto di campi da coltivare. Ci piace pensare che già a quei tempi il loro arrivo a Codognè portò molti a spostarsi in questo piccolo paese per cercare lavoro all’interno della tenuta e incrementandone conseguentemente lo sviluppo con case , empori di generi alimentari e attività varie e favorendo il sostentamento a grandi famiglie di contadini.
I proprietari, in poco tempo, insieme all’attività commerciale consolidarono la Villa come luogo di villeggiatura dando ospitalità a una cerchia letteraria a cui hanno preso parte personaggi illustri come Ugo Foscolo. Era un salotto che richiamava un’intera classe sociale.
Chi diede inizio a questa tendenza a favorire le arti e le lettere fu Ferdinando Toderini collezionista di odi e sonetti composti da emergenti poeti.
Nel 1796 la contessa Maddalena Toderini Pappafava ospitò il Foscolo.

Durante il suo soggiorno egli scrisse il canto “ La Croce” e l’ode “ Il mio tempo” in occasione della monacazione della contessa Marietta, sorella di Maddalena. Lo stesso poeta per mantenersi e farsi conoscere nella società “ bene” ripagava i suoi soggiorni scrivendo saggi e odi alle famiglie che lo accoglievano.
La “ camera del Foscolo” è una delle stanze con la vista più suggestiva e mozzafiato sul parco antistante la Villa e ciò ha sicuramente influito sulla stesura delle sue opere
Villa Toderini venne seriamente danneggiata dai bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale e in seguito ricostruita nelle sue parti strutturali e nelle finiture. Nel corso della Seconda Guerra mondiale divenne sede del comando tedesco, fu saccheggiata e parte dell’arredamento originario bruciato.
Il desiderio della Famiglia di rimettersi in gioco e ridare vita a questo gioiello non ha mai avuto un attimo di esitazione. Con il passare degli anni fu poi ereditata dalla stirpe dei Ferracini – Ton e a seguire fino ai nostri giorni dalla famiglia Bonicelli, attratti tutti dal desiderio di quotidianità che ancora oggi si respira in questa casa.
Ricordando il papà nei suoi innumerevoli viaggi, intorno al mondo, ci è lecito pensare che alla fine della sua vita abbia trovato nella casa materna l’approdo che aveva cercato nel suo vagare.
Su tutti noi la Villa esercita un fascino.
Sì, la Villa ha un cuore, lo ha sempre avuto. E’ per questo motivo che si parla di Amore.
Al sorgere del sole e al calare dello stesso si aprono e si chiudono le finestre come in una qualunque casa, questo è il segnale che la vita continua e che nessun giorno è uguale all’altro, una giornata in più che si somma alle primavere di questa dimora.
Ospitalità, un sostantivo insito da sempre nel DNA della nostra famiglia da generazioni, che, con cordiale generosità, ha accolto e trattato ospiti, conoscenti e amici da tutto il mondo a partire da personaggi illustri come il Foscolo e ancora oggi offre servizio di ricevimento all’Agriturismo Villa Toderini.
Ora spetta a noi tre fratelli, Pier Luca, Pier Francesca e Pier Leonia insieme alla mamma tramandare ai nostri figli il senso di dovere e sacrificio di mantenere in vita questo patrimonio inestimabile. Ci è stato donato, un dono lo si dà con il cuore, fiduciosi che venga coltivato con Amore.”

LA TESTIMONIANZA DI THOMAS TODERINI DEI GAGLIARDIS DELLA VOLTA

Fa eco al loro ricordo quello del discendente dei proprietari della Villa Thomas Toderini dei Gagliardis della Volta :”Nobiltà per definizione, è un termine che avoca a sé l’insieme delle azioni più elevate e sublimi e non è un caso che da sempre, i salotti nobiliari siano stati teatro di espressioni artistiche di varia natura. I Toderini patrizi veneti, benché ancora discendenti dalla nobile e più antica casata dei conti palatini “Gagliardis dalla Volta”, furono certamente protagonisti di quel Settecento veneziano, da cui non poterono sottrarsi in quanto agli sfarzi e all’usanza di circondarsi di artisti di ogni cultura, dalla musica, alla letteratura, alla pittura e fino ad arrivare all ’architettura così ben espressa dalla magnifica Villa che oggi rappresenta il cuore pulsante di Codognè.
La tradizione vuole che queste nobili dimore, oggetto di svago, ma anche espressione di dominio, fossero per parte destinate ad accogliere manifestazioni di carattere culturale, dov’ era usanza incontrarsi per condividere il gusto del bello: in un certo qual modo, potremmo dire che le Ville Venete siano state antesignane dei moderni circoli culturali.
I vari rami della mia famiglia, hanno dunque il vanto di aver ospitato nelle loro tenute, insigni artisti tra cui Ugo Foscolo, il quale di famiglia certamente notabile, poco più che un ragazzo fu ospite in alcune occasioni del nostro ramo patrizio a Codognè.
Testimonianza dei soggiorni codognesi di Ugo, ci arrivano attraverso un paio di odi scritte dal sommo poeta nel 1797, in occasione della sacra vestizione di Maria, figlia di S.E. Ferdinando Toderini de’ Gajardis, il quale naturalmente appassionato di poesia e di letteratura, amò circondarsi degli artisti del suo tempo in quel meraviglioso teatro di vita quotidiana che tutt’oggi Codognè sa incarnare così bene.
Al tempo Ugo Foscolo era poco più di un ragazzo, 19 anni appena, ma aveva già dato sufficiente sfoggio di cultura e sapienza, tanto da essere desiderato dal Toderini, tra i suoi ospiti più apprezzati, e ancora oggi io amo immaginare momenti di incontro a recitare liriche nei saloni di Casa Toderini, ma ancora amabili passeggiate tra i vigneti e la “Mutera” che ancora oggi ci sussurrano la leggerezza del bel vivere in villa…”

LA TESTIMONIANZA DELLO SCRITTORE GIORGIO LEONARDI

Lo scrittore Giorgio Leonardi ha appena pubblicato una biografia su Ugo Foscolo e ne sintetizza così il carattere :”Quella di Foscolo è una figura estremamente affascinante, e soprattutto modernissima nella molteplicità delle sue espressioni. Il retaggio scolastico spesso ci consegna l’immagine di un uomo austero e tenebroso, ma Foscolo fu molto altro. Nella mia
biografia sul poeta di Zante (“Ugo Foscolo. Imprese, amori e opere di un ribelle”,
uscita lo scorso anno per le Edizioni della Sera), attraverso lettere e testimonianze, ne
ho ricavato un ritratto in buona parte inedito. Ho voluto infatti raccontare, oltre al
grande letterato, anche l’uomo con le sue fragilità, i suoi tormenti, le sue
intemperanze caratteriali e i suoi tanti amori controversi (tra cui quello con la
“veneziana” Isabella Teotochi Albrizzi). Ma Foscolo fu anche un uomo molto
generoso, con il coraggio delle proprie idee. Un uomo che non ha mai esitato a
sfidare il potere di turno, senza fare calcoli, pagandone le conseguenze con
l’isolamento, l’esilio e la miseria. Non è un caso che Mazzini lo definì “il padre di
tutti gli esuli”. Fin da giovane, da patriota e giacobino, condusse una vita raminga, a
causa delle sue precoci prese di posizione politiche, perennemente in fuga prima in
Italia e poi all’estero. Nel corso dei suoi innumerevoli soggiorni non sostò mai a
lungo, e questo complica il compito del biografo alla ricerca di tracce spesso labili dei
fugaci spostamenti di quest’uomo dall’indole ribelle. Prima ancora che italiano, fu
veneziano di adozione (la natia Zante era allora un protettorato della Serenissima), e
nel Veneto trovò il suo primo rifugio, sui colli Euganei: luogo in cui inizia, non a
caso, la tragica vicenda autobiografica di Jacopo Ortis nell’omonimo romanzo
giovanile. È sempre lodevole aggiungere tasselli all’itinerario letterario e politico di
questo straordinario ramingo, documentando ogni sosta del suo pellegrinaggio,
perché ciò significa restituire ulteriori scampoli di umanità alla vita di Ugo Foscolo.
Vita breve e travagliatissima, peraltro, conclusa in un tugurio londinese, in povertà e
in quasi totale solitudine. Destino misero, in vita, per un gigante della storia, che solo
post mortem trovò requie ai suoi vagabondaggi, quando il grande esule poté tornare
definitivamente in patria, per riposare in eterno in un sacello fiorentino, circondato da
quelle che lui stesso definì “l’urne de’ forti”.

Lo scrittore incontra l’anziana maestra che ha letto ed apprezzato il suo libro.


Francesco Vidotto e Francesca Da Fies Costella

Quando alla maestra Francesca Costella è stato regalato il libro https://www.francescovidotto.com/shop/romanzo/oceano/ OCEANO scritto da Francesco Vidotto lei lo ha letto tutto di un fiato. Una delle ragioni, a parte il fatto che la scrittura sia scorrevole quanto piacevole, era il fatto che alcuni degli avvenimenti narrati nel romanzo dello scrittore che vive a Tai di Cadore, erano ambientati nel suo territorio. La Maestra Francesca infatti è originaria di Valle di Cadore dove è nata 94 anni fa. Letto il romanzo, la maestra che gode di ottima memoria, senso dell’umorismo e una bellissima calligrafia, ha preso carta e penna ed ha scritto di suo pugno una lettera di complimenti e congratulazioni allo scrittore per il suo lavoro. Lui puntualmente le ha risposto inserendo nella lettera i contatti telefonici. Ieri i due Cadorini si sono incontrati a casa dello scrittore e l’incontro è stato molto interessante e cordialissimo. Un’amicizia che è nata dalla lettura di un libro. Queste sono le storie che amo raccontare. Buona serata a tutti.

Gaiarine- Cosa è successo?


Ore 18:00 Giovedì 15 Agosto. Tre autobotti dei vigili del fuoco convergono verso il centro di Gaiarine. Poco dopo la rotonda, a sinistra, prima del semaforo dove si svolta per Campomolino e Albina, un appartamento sembrava aver preso fuoco. Per fortuna non è successo niente, Il pronto intervento dei pompieri ha scongiurato ogni pericolo.Sul posto anche un’ambulanza e il comandante della stazione dei carabinieri di Codognè maresciallo Florio (copyrightpio dal cin riproduzione vietata)

centro

Le Colline di Conegliano e Valdobbiadene. Come capirne e “carpirne” la filosofia.


pendenze importanti che rendono la vendemmia un lavoro estenuante e faticoso sulle Colline del Cartizze

Colline del Prosecco, Colline di Venezia, Colline del Cartizze, Colline dell ‘Unesco, Colline delle Colline. Quante cose si scrivono, quanti nomi più o meno appropriati, molti sbagliati. La vera denominazione di questo TERRITORIO MERAVIGLIOSO è: COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE

immaginate di andare a vendemmiare tra questi filari di vigneti

NON SOLO PROSECCO

Innanzitutto va chiarita una cosa fondamentale alla quale tutti coloro che hanno il privilegio e l’onere di vivere in questo angolo di Paradiso tengono in modo particolare: E’ il TERRITORIO LA RICCHEZZA DELLE COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE. Il Prosecco, sicuramente la punta di diamante, è “solo” uno degli aspetti che compongono un meraviglioso puzzle fatto di storia, di fatica, di amore per la propria Terra, e di centinaia di prodotti a chilometro zero che questa area geografica , (creata dal Buon Dio in un giorno di particolare felicità) contiene.

IL VASO DI PANDORA

Come nel vaso di Pandora, il “coperchio” potrebbe essere il Prosecco, il Cartizze, quel vino frizzante che piace in tutto il mondo. Dentro al vaso c’è molto di più ed è compito di chi sarà chiamato a valorizzare il Territorio trovare quelle formule che possano servire a far scoprire all’ignaro turista, come a quello preparato che cosa si nasconde all’interno di questo meraviglioso “contenitore”. Amo scrivere di tutto quello che è Veneto. Ho scoperto la vera bellezza di questa regione quando ho vissuto negli Stati Uniti per poco più di un decennio. Perché dall’America mi sono reso conto, guardando il Veneto da lontano, come fosse una montagna vista dalla pianura, della sua straordinaria bellezza e di tutte le cose che qui si possono vivere, trovare, sperimentare, raccontare. Non stillerò un noioso elenco, ma non posso ignorare che dalle città d’arte come Venezia Verona Vicenza, alle spiagge dell‘Adriatico, passando per le Colline, e non solo quelle sopracitate, fino alle Dolomiti, Il Veneto è un vero Paradiso Terrestre, punto.

Dal 2014 a oggi ho scritto due libri sul Veneto. Uno riguarda la gente e i ricordi legati al piccolo paese di campagna dove sono cresciuto; Codognè. (Codognè Cuore Veneto. Il paese della Mela Cotogna e dei codici QR- scritto a quattro mani con Francesca Salvador) L’altro (Cuore Veneto, interviste e racconti della nostra Gente) parla di storie di persone e di luoghi da Venezia a Cortina d’Ampezzo. Non scrivo questo per fare pubblicità ai miei due libri ma solo per fare capire al lettore di questo post quanto sia difficile conoscere questa regione, mi sono reso veramente conto della mia ignoranza, e della mia scarsa conoscenza di certi luoghi che sono di vitale importanza per la nostra storia, la nostra cultura e la conservazione delle nostre tradizioni contadine. Uno di questi è senz’altro questa zona, compresa tra CONEGLIANO E VALDOBBIADENE. Certo, sicuro, anch’io come molti di voi sono stata a Follina, a Miane, a Combai, a Guia, a Col San Martino a Santo Stefano, a San Pietro di Barbozza, a Premaor, a Campea, a Valdobbiadene. Passando, in auto, in bicicletta, a piedi per fare qualche foto, ne ho sicuramente colto la bellezza e a volte l’unicità. Non posso certo dire di aver capito la filosofia di questa Terra fino al giorno in cui,dovendo scrivere un articolo per il GAZZETTINO, (su suggerimento della vulcanica Michela, un’amica di Cornuda che ha lavorato per oltre vent’anni su queste COLLINE come PR per una nota cantina del CARTIZZE) sono stato accompagnato con una Land Rover nel cuore del CARTIZZE, da Riccardo, il braccio destro di Desiderio Bortolin.

Ieri è stata la volta di Cesare De Stefani, il poliedrico inventore dell’OSTERIA SENZA OSTE. Dovevo far incontrare lui e Roberto Bet, che per dieci anni è stato il sindaco del mio paese, Codognè e che recentemente in un aricolo del GAZZETTINO aveva lanciato la proposta di fae dei CASOIN una specie di NETWORK di INFOPOINTS, il tutto a favore di un rilancio di questi negozietti di quartiere che rischiano l’estinzione e non dovrebbero finire nel dimenticatoio ma dovrebbero essere rilanciati.

Osteria senz’Oste. Gruppo di amici al lavoro

Ieri, venerdì nove agosto, in auto abbiamo raggiunto uno dei più bei posti che io abbia mai visto quassù. Poco distante da Col San Martino, per una via sterrata e a volte ripida siamo arrivati in un luogo magico, mozzafiato, fatto di filari di vitigni che si arrampicano su una pendenza di 45 gradi . E’ qui che dovrebbero arrivare i turisti e coloro che organizzano viaggi e trasporti, gite di un giorno o più allo scopo d fare veramente capire alle persone che su una bottiglia di CARTIZZE costa qualche euro in più del PROSECCO venduto al supermercato, forse la ragione sta proprio in quella PENDENZA, che costringe i VENDEMMIATORI a vere e proprie SCALATE, effettuate con corde legate alla vita, perché se uno scivola mentre raccoglie i grappoli uno ad uno per inserirli con cura in un secchio che tiene appeso alla vita, può facilmente ruzzolare per decine di metri

Cesare e Roberto per la prima volta assieme ieri sulle Colline del Cartizze

Qui tra queste viti si respira la vera aria delle COLLINE assaporandone il vero significato, che è quello di un luogo che non è stato mai abbandonato, nonostante le sue caratteristiche morfologiche che lo rendono quasi (ma solo quasi) imossibile da coltivare. La gente che qui vive, e ha ereditato dai padri e dai nonni questi appezzamenti che valgono oggi più del petrolio,. non ha mai mollato, ha creduto nella unicità e nella potenzialità di queste colline. Non era così scontato come lo è oggi. Se si è arrivati a produrre questo nettare unico che tutto il mondo ci invidia, lo si deve al gran lavoro svolto dai nonni e dai bisnonni che provando e riprovando sono riusciti a sviluppare un metodo di vinificazione che oggi è copiato in tutto il mondo. E’ questa la filosofia di una Terra e della sua Gente, caparbia, aspra, operosa, difficile, a volte burbera ma che al momento opportuno si trasforma in accogliente, gentile e generosa. Quando, la prima volta arrivai su queste colline “nascoste” con Riccardo, avevo al collo un bicchiere di vetro, come si usa nelle degustazioni dei vini. Raggiunto l’apice della collina, stappata la bottiglia, Riccardo versò un goccio di vino nel bicchiere e lo versò a terra. Non era per risciacquarlo, ma per restituire alla Terra per prima il frutto di un lavoro, con consapevolezza e rispetto. Questo mi ha fatto capire molte cose di questi luoghi e soprattutto del legame che esiste da millenni tra la Terra e la Gente delle COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE

il frutto del lavoro “donato” per primo alla Terra, in segno di riconoscimento

L’accoglienza proverbiale dei Veneti anche nei momenti tragici


Premessa
foto e testo sono esclusivo copyright di pio dal cin 2019- riproduzione vietata
La casa non presenta danni ne lesioni. Il campo di mais invece è devastato irrimediabilmente. La caratteristica della tromba d’aria; disegnare un percorso di distruzione fuori dal quale tutto sembra essere normale

Venerdì sono stato mandato a documentare la tromba d’aria che ha flagellato Salgareda e le sue frazioni. Quando si scrive per un giornale è imperativo non usare la “prima persona”. Tutto va raccontato come se l’autore fosse ad una finestra e dovesse spiegare a chi non c’è cosa ha visto, le emozioni ed i sentimenti della gente che ha intervistato o solo brevemente incontrato. Gli spazi che il giornale può dedicare sono spesso limitati e così vengono, in un certo senso, compresse certe storie che invece andrebbero raccontate. Per questo scrivo in un blog. Questo blog mi da la possibilità di pubblicare le mie storie, quelle più cariche di emozioni, più umane, e soprattutto posso raccontarle in prima persona, perché nel blog non è così scandaloso come in un giornale, e si può fare

I DANNI E LE PERSONE

Arrivo a Salgareda poco prima di mezzogiorno. Ci vorranno tre ore per scrivere il mio “pezzo” di sessanta righe e un’altro sull’episodio del camionista che si è salvato per un pelo di 30 righe. Tre ore passate a cercare quale delle frazioni fosse stata la più colpita. CAMPO BERNARDO. L’avrò scritto già dieci volte il nome di questa borgata che conta circa cinquecento anime. Siamo al confine tra le province di Treviso e Venezia. Non sapevo nemmeno esistesse un Campo Bernardo. Ho faticato parecchio a trovarlo perché l’albero caduto, un pino secolare in via paradiso, impediva l’accesso da Salgareda, all’altezza della cantina MOLON. All’ingresso un camion. Sopra il camion si era spenta la corsa del pino. Per fortuna che la cabina era tre metri più in là, altrimenti per il giovane Polacco che aspettava di entrare non ci sarebbe stato niente da fare. (vedi foto qui sotto- albero- camion)

Il giovane camionista Polacco scampato per un pelo all’albero che ha travolto il suo camion (foto sotto)
Il camion centrato in pieno dal secolare pino
Ci voleva il signor Giorgio Menegon vicino al pino caduto dal suo giardino per rendersi conto di quanto grande fosse l’albero che ha schiacciato la sua ringhiera, ha invaso completamente la carreggiata ed è finito sopra il camion

Tre ore dicevo. Cercando i danni provocati da questa “tempesta” scatenatasi tra le 8:45 e le 9.00 del mattino sotto forma di vento, grandine, pioggia all’ennesima potenza. Chiunque abbia visto un’area dove sia passata una tromba d’aria potrà testimoniare che questa forza della natura si sviluppa in un percorso di solito che assomiglia alle rotaie di un treno. Seguendo una linea, che a volte zigzagando scorre lasciando certe cose intoccate, certe altre devastate. Filari di vigneti rasi al suolo

Il vigneto del signor Cester

I danni al garage di questo signore

La stalla del signor Manzato ha subito alcuni danni alla copertura della stalla facendo entrare l’acqua nella struttura.

I DANNI PIU’ GRAVI. L’ACCOGLIENZA DI UNA FAMIGLIA VENETA

Sono le due e quarantacinque, L’umidità mi ha intriso la camicia e la fronte di sudore ( si, è vero, si può sudare anche facendo il reporter). Parcheggio l’auto ai bordi della rotonda poco lontano dalla chiesa di CAMPO BERNARDO. L’occhio del fotografo è stato attirato da alcuni operai sul tetto. “Capperonzoli” (penso tra me e me mentre mi avvicino.) “Sono passate solo poche ore dalla tromba d’aria e questi stanno già lavorando a ripristinare il tetto? E’ vero..siamo Veneti, ci rimbocchiamo subito le maniche e ci mettiamo al lavoro , senza piagnistei o lamenti

Mentre gli operai buttano detriti dal tetto mi rendo conto che questa è veramente la casa più colpita. Forse perché la più alta a trovarsi sul cammino della tromba d’aria, con i suoi tre piani.Nel giardino di casa la famiglia Drusian al completo. Ognuno da una mano come può. Il nonno con la scopa in mano mi guarda e mi vede sudato e stanco . “Vegnelo dentro a bever un bicer?” “Volentieri, grazie”. Rispondo. Guardo l’orologio, sono le 15. E’ incredibile come passi il tempo mentre si scattano foto e si chiedono informazioni utili all’articolo. Non si pensa a mangiare ne a bere, ma solo a fare bene il lavoro di reporter. Tutto si sgonfia ora di fronte a quella domanda e a quel viso sorridente che esprime pace e serenità

Mi siedo e arriva la bottiglia di Prosecco. Dopo qualche minuto la soppressa, il pane. Brindiamo e la famiglia sorride, nonostante tutto, il tetto rotto, i danni, la paura, lo scampato pericolo. Su tutto questo prevale il DNA dell’accoglienza, dell’ospitalità, di condividere con l’ospite inatteso un bicchiere di buon vino, una fetta di pane, un piatto di soppressa. Ci scambiamo le impressioni sulla tempesta, su libri scritti. Scopro che Otello ne ha scritti due: “Santissimo Cortellazzo” e “Il vescovo della bassa”. Gli regalo il mio ultimo “Cuore Veneto.Interviste e racconti della nostra Gente”. Otello ricambia con i suoi due. Scriviamo le dediche. Facciamo amicizia. A casa più tardi leggo le dediche in entrambi i libri che mi ha regalato questa fantastica famiglia che non ha perduto il sorriso ed il senso dell’ospitalità nemmeno in un giorno che poteva sembrare nero. “A Pio, con gratitudine, in una particolare occasione. 2 agosto 2019 . Otello Drusian”

Prosecco’s Hills of Conegliano & Valdobbiadene.Why are we a world’s heritage spot by UNESCO


Riccardo Poletti with a guitar bought at a charity auction by Desiderio Bortolin

“Take this glass with you” Told me Riccardo Poletti, the “right arm” of the family Bortolin that celebrated last year their 50th anniversary in this adventure ( I wouldn’t call it business because that is not the way they see it) “We are not going to taste our wine inside a cellar, we are going right there, where it’s produced” We took the ten minutes ride on a Land Rover through a rough path till we reached the top. Looking around there were only wineyards. 360 degrees of rolling hills. “This is where we produce, where we shed our swet trying to pamper our grapes so that they can become the best of wine. We pick them grape by grape, by hand. the morphology of the terrain doesn’t give us any other choice. In some cases, where the hills are really steep we have to secure ourselves to ropes, as if we were climbing a mountain, to make sure we do not fall. The hand picking assures a grape that is not smashed or damaged and this gives us thechoice of picking the right time to process it and turning it into the best Prosecco di Valdobbiadene & Conegiano. The recipe comes from our grandfather and other great men who believed in the potential of these hills just after the Second World’s War and experimented continuosly till they developed what is known today as the Valdobbiadene-Conegliano method of processing that is studied by all the producerds around the world” Riccardo uncorks the bottle with its typical sound. He then takes half a glass and purs it on the ground. “Rinsing the glass?” I ask. “Not really.. This is what we do always before drinking our wines. We give back some to Mother Earth what belongs to Her, it is a thanksgiving act that we perform all of the time” I’m positively startled. This is the bond between this working people and their Land, their Hills, their Grapes.

“pouring the wine before drinking it is a sort of Thanksgiving to Mother Earth that has provided us with this nectar made with love and passion. This is what we are”

During the two hours we spent together I learned from Riccardo and Desiderio Bortolin, the owner of the omonym wine producer’s cellar, that it is NOT the Prosecco itself that has gained the world’s heritage mention by UNESCO, is the Territory, the HILLS and all the products tha come within it in a huge container (like a hashtag). There are places and cheeses, meats and honey, churches from the ninth century and salami, and above all the LOVE. The LOVE of this great PEOPLE who were born here and they belong to these hills, to their rock, to their steepness, to the hard work of their ancestors that continues on to the new generations. “We love to provide a honest product. We aren’t in business just for the money or to cheat our customers , we are here to make sure to give everyone who puts their trust in our wines gets the best. Everyone returns for more, and this for us is the best reward.

(copyright by pio dal cin 2019- all rights on photos and text are reserved)

The breathtaking view from the “SALIS” B&B ‘ pool and SPA
The terrace at Salis’ Restaurant on the HIlls
Maria Boghetto manager of Salis B&B and SPA on the Hills

Continuing on my serach for the truth on this breathtaking area I decided to give it a “pink cut” and by that I mean that where there is something great in a place there must be some great women. I searched for them and find a few worth spending some time with, for their dedication to the Territory and above all for their LOVE and the PASSION they put in what they do. MARIA BOGHETTO was a woman keen to deal with numbers. Thirtheen years ago, after the passing on of her husband’s grandfather, she decided to turn the old farmhouse into a B&B. (four daisies is like four stars for a hotel). There are nine rooms and the swimming pool, along with the Jacuzzi, are placed in the right spot so that one can enjoy the amphitheatrical view of the Hills. “Every day, when I come to work, I consider myself a very lucky person” Says Maria :”What more could I ask for? Look at the scenery, isn’t it wonderful? ”

What do you think is needed now to develope this into something “up to the excpectations of the prepared tourists given the new spotlight?

“We really need to work together as in one body. There must be a single direction where we point to and there must be a guidance that would be appropriate to have in order to convey our energies with strict and solid rules as the Ten Commandements of the Hills, we also need a tourisms of prepared people who come here knowing what to expect, no need for load full of tourists who come in the morning and leave in the evening. This Hills and its Territory must be sipped slowly, like a good glass of CARTIZZE.”

Alfia De Sorbo was an accountant who decided to create a joyful, peaceful relaxing spot in VALDOBBIADENE. She remodeled the old houseand its three rooms and called it “LA CASETTA” (the small house). Here the guest have the whole house at their disposal, not just the room. The warmth and the good vibrations are everuywhere as Alfia created a small paradise inside this great place, ” I like to pamper my guests. My reward is to see them coming back, and they do. They love the concept of having the house for themselves. I love them staying here and enjoying the territory slowly, perhaps with a mountain bike, an electric one is worderful to taste the beauty of these Hills”

Michela De Bona was born on these Hills.In the last twenty years she lived her path of Public Relations getting to know all the businesses, the people, the restaurants and all enterprises small, medium and big. She loves these hills like she loves her two twin children and she knows everyone in the area. Michela to me is like a sister and everytime I need to know something in particular, a person, a business, a B&B, a restaurant, a place to visit, she points out the best, the one that has a story behind, because SHE KNOWS the story of every corner, or every person in this wonderful area. She is about to start something new, because she believes that this Territory, from Venice to the Dolomites must be known and the best way to do it is slowly, and why not on top of an eletrical bike.This gives me the opportunity of say THANK YOU Michela, from the deep of my heart, you have made my job of writing, taking photos, talking to people and getting to know these hills really easy.

L’amore e la passione di un piccolo sogno diventato una grande realtà. Il CJF 2019 si presenta al grande pubblico


Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore.
(Madre Teresa)
Forse questa frase semplice di Madre Teresa sintetizza in due righe il lavoro di nove anni. Un festival, un concertone, una kermesse che si aspetta di attirare quindicimila, forse ventimila persone durante la tre giorni prevista per i tre giorni di luglio 18 19 20 a Codognè. E’ l’edizione 2019 del CJF acronimo di CIMETTA JAMMING FESTIVAL. Una festa nata quasi per caso come un modo per stare insieme, nella frazione di Cimetta di Codognè, paese di cinquemilatrecento abitanti. Alex Perin è alla sua prima conferenza stampa a Ca Del Poggio, dove il mitico ALBERTO ha deciso di ospitare questo straordinario giovane che assieme a un drappello di cento volontari è riuscito a trasformare una festicciola di piazza tenuta insieme “con lo scotch” in una kermesse che attira i giovani da tutte le regioni limitrofe a dove si svolge a Codognè. Alex parla con un linguaggio semplice, non avvezzo alle conferenze stampa, si dimentica i nomi di alcuni sponsor, guarda Jessica Masini che lo aiuta quando non ricorda. E’ questo il bello di Alex, l’anima del CJF, una semplicità disarmante che riesce a mettere insieme passo dopo passo, tassello dopo tassello, anno dopo anno, una manifestazione a definire poco “SPAZIALE”. I nomi dei gruppi partecipanti non dicono molto forse alle vecchie generazioni più abituate ai Beatles o ai Rolling Stones ma sono sicuramente un’attrattiva per i giovani, come fiori profumati per le api, le api che il comune di Codognè e la nuova amministrazione si stanno impegnando, assieme a molti altri comuni della marca trevigiana a riportare nei nostri campi, nelle nostre siepi.

Quello che Alex trasmette ai giornalisti presenti è veramente un senso di pace che di solito non è congruo alle conferenze stampa. L’ingrediente principale, il motore che ha reso tutto questo possibile è la PASSIONE e se ce ne fosse bisogno basterebbe ricordare che le cose fatte così sono quelle meglio riuscite. “Nessuno di noi si mette un euro in tasca” Precisa Jessica e continua : ” Questo è un festival fatto e voluto per le famiglie, per la gente, per i giovani ed è opera di centinaia di volontari che ci hanno creduto fin dal primo giorno.” L’anno scorso la pioggia ha rovinato la serata clou del sabato, impedendo al gruppo di maggior richiamo di tutto il festival di esibirsi. “Eravamo tutti dietro le quinte, tutti, nessuno escluso, a iniziare da Alex e la sottoscritta a piangere. L’impegno di un anno che vedevamo sfumare a causa del temporale è stato emotivamente un colpo troppo forte.” Per alcune settimane gli organizzatori hanno pensato di finire, di lasciar perdere, di “ecchicelofafare”, poi è prevalso l’orgoglio che distingue da sempre i Veneti; di fronte alle difficoltà ci si rialza e si va avanti, pancia a terra. Alex ha saputo trasmettere a tutti il messaggio e quest’anno il CONCERTONE sarà un successo ancora più grande perchè anche da lassù si sono accorti che non serve accanirsi con lampi e tuoni, con pioggia e grandine contro chi le cose le fa con un cuore grande, motivato non da facili guadagni ma dalla cosa più bella che una persona può esprimere; un SOGNO, una PASSIONE.

Codognè- Isole Tremiti- Il programma di una gita indimenticabile il 14/15/16 giugno- Ancora posti disponibili –


Ho deciso di proporre questa gita perché ho visitato questo stupendo luogo qualche anno fa, e ne sono rimasto incantato. Mi sono ripromesso di ritornare e di portare altre persone con me, in modo da condividere la loro bellezza, i profumi, il buon cibo, la gente. Proprio come si fa con un bel video su FACEBOOK. Una volta che l’hai visto senti il desiderio che altri lo vedano, vuoi condividere, in questo caso, un luogo paradisiaco, dove l’acqua è cristallina, dove regna la tranquillità di un popolo isolano fiero di una bellezza unica della quale sono perfettamente consapevoli. Proprio come noi Veneti, che amiamo il nostro territorio e le nostre tradizioni. Questo viaggio, per chi lo farà, sarà un’esperienza indimenticabile, una storia da raccontare ai figli e ai nipoti, un luogo dove sarà difficile non ritornare.

La prima domanda che mi viene rivolta quando nomino le Isole Tremiti è sempre la stessa: “Ma dove sono le Isole Tremiti?” Siamo un popolo di viaggiatori e naviganti da sempre, senza nemmeno scomodare Cristoforo Colombo basterebbe pensare a cosa è stata la Serenissima Repubblica di Venezia, visto che la gita che vado a presentare partirà da Codognè, dal Veneto

           UN RIPASSINO VELOCE ALLA GEOGRAFIA ITALIANA

Eccole le isole, o meglio l’Arcipelago delle Tremiti. Sono quel puntino al largo della costa pugliese. Raggiungibili in un’ora di comoda navigazione da TERMOLI in provincia di Campobasso, nel Molise . (Termoli è un comune italiano di 33 554 abitanti della provincia di Campobasso in Molise. La caratteristica che salta immediatamente all’occhio è il borgo antico che si erge come un piccolo promontorio verso il mare, circondato da mura.)

Avviciniamo lo sguardo e vediamo che l’arcipelago si compone di un’Isola più grande (S. Domino) dove si trovano tutti gli alberghi e i ristoranti, trattorie e pizzerie, bed and breakfast e tutte le strutture ricettive. E’ proprio lassù, in cima alla collinetta che andremo ad alloggiare, presso l’hotel “IL GABBIANO”, scelto per la sua fantastica posizione, per la comodità e la pulizia delle sue stanze recentemente rinnovate, e per la sua proverbiale cucina. Lo chef è di casa da venticinque anni. La cena sarà a base di pesce, e come poteva essere diversamente in un luogo dove guardando un fondale di diciotto metri vi sembrerà di averlo allungando semplicemente un braccio?

Non solo la cena però. Dopo aver passato la notte del 14 giugno a TERMOLI (cena, serata libera che vi consentirà di apprezzare la bellezza di questo borgo antico affacciato sul mare), partiremo il giorno 15 giugno dal porto e raggiungeremo San Domino verso le 9:40 del mattino. UN servizio di bus navetta, messo a disposizione dall’hotel ci trasferirà in cima alla collina. Lasceremo i bagagli e ritorneremo verso il coloratissimo porticciolo. I pescatori che ci accompagneranno per tutta la giornata in una fantastica escursione mi hanno promesso che sarà “Una gita indimenticabile” che inizierà verso le 11.00 e ci porterà a scoprire i luoghi più segreti e i più rinomati dell’arcipelago. Ci saranno delle soste frequenti e gli amanti dello “Snorkeling” potranno tuffarsi nelle acque cristalline ed esplorare in sicurezza i dintorni.

Alle 12:30 i nostri amici pescatori locali butteranno l’ancora e ci cucineranno il pesce che avranno appena pescato. Potrà essere una zuppa di pesce, o del pesce fritto, al forno, in umido, a seconda di quello che offrirà il mare quel giorno. Di sicuro sarà il pesce più fresco che abbiate mai mangiato.

La gita in mare si concluderà verso le 17:00. Faremo rientro al GABBIANO e dopo alcune ore di relax e visita all’isola (libera) ci ritroveremo per la cena a base di pesce con il mitico cuoco dell’hotel GABBIANO.   

                        NON SOLO TREMITI –    FACCIAMO UN PASSO INDIETRO

Bene. A questo punto sappiamo cosa ci aspetta in queste isole favolose. Lucio Dalla ne ha fatto uno dei suoi luoghi del cuore. Ancora oggi si può ammirare la sua fantastica villa che si affaccia a strapiombo sul mare.

Il viaggio però ha in serbo altre piccole grandi sorprese, perché come quando scrivendo un libro bisogna tener conto e rispettare chi lo legge, nell’organizzare una gita bisogna pensare al viaggiatore che si aspetta un trattamento rispettoso e che lo ripaghi delle sue aspettative. Se le sorprese ci saranno, dovranno essere piacevoli, in modo che una volta ritornati a casa si conservi il ricordo di una gita piacevole e indimenticabile

                               PRIMA TAPPA DELLA GITA – GRADARA –

A GRADARA arriveremo verso le 11:00 del mattino di venerdì 14 GIUGNO. Visiteremo uno dei più bei borghi medievali d’Italia, nel castello del quale si consumò la storia di Paolo e Francesca. I due erano i rampolli di due ricche famiglie della zona. Per rafforzare i legami (e le ricchezze) si pensò ad un contratto di matrimonio. Lo sposo scelto per Francesca non era Paolo, bensì suo fratello (brutto e anche cattivo). La furberia fu quella di inviare Paolo (bellissimo e buono) a far firmare il contratto a Paola. Quando lei lo vide si innamorò a prima vista e firmò. Alle nozze si accorse che il promesso sposo era uno scorfano, ma ormai la frittata era fatta. Tuttavia, si sa, l’amore non si può ingabbiare e i due Paolo e Francesca iniziarono a frequentarsi e ad amarsi. Il fratello brutto e cattivo però non se la sentì di passare per cornuto e senza tanti preamboli trafisse a morte i due amanti mentre se la spassavano a letto a farsi le coccole. Fine. Dante Alighieri li ha sistemati dentro alla sua Commedia dando loro fama internazionale e immortalità.

                                     DOPO GRADARA TERMOLI PORTO D’IMBARCO

Dopo questo racconto e la scoperta del borgo ci sarà venuta sicuramente fame, e allora verso mezzogiorno andremo a mangiare in una trattoria locale che ci servirà dei piatti tipici locali. Niente male  vero?  Alla fine del pranzo tipico partiremo per TERMOLI dove giungeremo in serata stanchi ma non stressati, perché ce la saremo presa comoda visto che il traghetto lo prenderemo il mattino seguente, dopo aver visitato il centro storico di TERMOLI ( che io ho trovato molto interessante). Al mattino partiremo dopo la colazione. Il traghetto salpa alle 8:40 dal porto che si trova a pochi passi dall’hotel dove alloggeremo. Alle 9:40 saremo a San Domino.

                                   UNA GITA CHE VI RIMARRA’ DENTRO PER SEMPRE

Non organizzo mai gite in luoghi che non abbia già visitato. Per me è essenziale che l’emozione e le sensazioni che tale gita ha suscitato in me siano forti e abbastanza intense da volerle condividere con altre persone. Gradara è per me una novità ma informandomi attraverso video e cenni storici ne ho imparato l’importanza e ne ho visto la bellezza. Il pezzo forte per me rimane il giorno di navigazione nelle isole dell’arcipelago, il pranzo in mare, la cena nella fantastica panoramica del Gabbiano. Le Tremiti hanno subito conquistato i miei occhi e le mie emozioni con quell’acqua così limpida, la sua gente cordiale e i suoi menù di pesce.

                             ULTIMO GIORNO TERMOLI -LANCIANO- CODOGNE’

La giornata del 16 giugno ci vedrà in partenza dalle Tremiti. Vi assicuro che avrete la sensazione di andare via da un posto dove vi sareste volentieri fermati ancora. Dentro di voi sale un forte sentimento e una consapevolezza che tornerete prima o dopo, si, tornerete in questo paradiso terrestre, dove la vita si svolge con i ritmi antichi della gente di mare, sempre pronta ad accogliervi con la loro affabilità e amicizia, orgogliosi di una terra che amano e che vogliono farti conoscere.

Arriveremo a Termoli da dove ripartiremo per LANCIANO, dove si è consumato uno dei miracoli che più ha intrigato la scienza e che ancor oggi non trova una spiegazione.

Dopo la visita alla  Basilica del Miracolo Eucaristico,. consumeremo il pranzo in un locale tipico del luogo dopo di che ripartiremo alla volta di CODOGNE’ dove contiamo di arrivare prima della mezzanotte.

Tutto questo per  430 Euro. Se dividete i giorni il costo giornaliero sarà di  143  Euro al giorno a testa. Nella quota sono compresi:

Viaggio in pullman Gran Turismo con autista esperto che riposerà come previsto dalla legge garantendovi la massima sicurezza.

Sistemazione in hotel a Tre Stelle in camere doppie o triple con servizi privati  (prima notte a TERMOLI seconda notte a SAN DOMINO (Tremiti).

PRANZO andata a GRADARA

CENA e COLAZIONE     andata a TERMOLI in hotel Tre Stelle

TRAGHETTO A/R da TERMOLI A SAN DOMINO

TRASFERIMENTO IN HOTEL “IL GABBIANO”

GITA DALLE 11:00 alle 17:00  in pescherecci attrezzati per il PRANZO A BORDO CON PESCE FRESCO APPENA CATTURATO

CENA PERNOTTAMENTO E COLAZIONE presso Hotel IL GABBIANO

PRANZO A LANCIANO e visita alla Basilica del Miracolo Eucaristico.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE : 430 Euro a testa  (numero minimo 40 persone)

Iscrizioni e caparra di Euro 130 a persona entro e non oltre il 7/ 04/ 2019

SALDO entro e non oltre il 12 MAGGIO 2019

ISCRIZIONI PRESSO : Eros Furlan 3470075989   o Pio Dal Cin 3397749337

Al momento dell’iscrizione verrete associati al gruppo Whattsapp  “Gita alle Tremiti” dove sarete continuamente in contatto con noi organizzatori e tra di voi, per scambiare opinioni e pareri. Al momento dell’iscrizione vi saranno chiesti: Nome Cognome, data di nascita e luogo di residenza, numero di telefono e email. BUONA GITA A TUTTI ( e non dimenticate di portare il costume, la maschera e il boccaglio!)

Lisa Tommasella e la sua squadra di persone che amano il loro paese e si apprestano ad amministrarlo. Chi sono?


Ho guidato un taxi per dieci anni a Miami. Erano gli anni Ottanta. Quando sbarcai all’aeroporto si sentivano alla radio solo le canzoni dei Bee Gees.

Saturday Night Fever spopolava allora e l’America di quegli anni era diversa da oggi, non esisteva la paura del terrorismo del dopo attentato alle Torri Gemelle e l’economia era solida. La Miami di allora era una città difficile, in evoluzione e le mafie si contendevano assiduamente un territorio fertile per i traffici illeciti. Guidare un taxi allora era tanto pericoloso di giorno quanto lo era di notte. Corsi comunque il rischio, mi piaceva incontrare la gente, parlare e cercare di capire una società complessa come quella Americana attraversando le strade, imparando i loro usi e costumi. Non saprei dire con esattezza a quante persone ho dato un passaggio, sicuramente migliaia. Il tassista per molti diventa una specie di “confessore a quattro ruote”, la gente che trasportavo si sentiva di potermi parlare e confidarmi i loro problemi, le loro incertezze, gioie e dolori. A volte ridevano, scherzavano,raccontavano. Altre volte piangevano, erano tristi o rimanevano in silenzio. Questa umanità variopinta che si susseguiva nel sedile posteriore del mio taxi mi ha insegnato che pur nella loro diversità, tutte le persone sono uguali; amano, vivono, ridono, scherzano, soffrono e sperano allo stesso modo, anche se le latitudini sono diverse siamo fatti della stessa pasta “umana”.

Seguire con la mia fotocamera i candidati alle amministrative 2019 è stato altrettanto interessante. Alcuni li conoscevo già, altri ho imparato a conoscerli durante le serate passate nelle borgate e nelle frazioni, cercando di spiegare alla gente con parole semplici il programma. Come per i passeggeri del mio taxi giallo li ho ascoltati, una, due, dieci volte mentre si raccontavano, all’inizio con una certa timidezza, verso la fine con grande scioltezza e quella padronanza del discorso che deriva dalla consapevolezza di avere nel cuore quello che si desidera trasmettere agli altri.

La scelta di Lisa di una squadra così giovane e ben preparata è sicuramente quella giusta per dare nuova carica ed energia al mondo dei giovani che spesso negli ultimi anni si è allontanato dalla politica.

Questo ritorno dei giovani non può che essere condiviso da tutti positivamente e rappresenta l’approccio giusto a partecipare alla vita pubblica di coloro i quali hanno le idee e le risorse giuste ,per migliorare la vita e il modo di essere un piccolo ma orgoglioso paese di campagna che sa riconoscere le proprie peculiarità e vuole svilupparle a beneficio di tutti.

Il mio tentativo è quello di raccontare queste DODICI persone che hanno affiancato Lisa in queste settimane non facili ma comunque interessanti dal punto di vista umano. Oggi gli elettori sceglieranno a chi dare il loro voto ma più che all’aspetto politico di questa “faccenda elettorale” vorrei puntare i riflettori sui caratteri che contraddistinguono questi ragazzi, queste ragazze, questi uomini e queste donne che hanno deciso di rispondere alla chiamata del capitano di una nave pronta a salpare, una volta che gli elettori avranno tolti gli ormeggi. Ecco quindi la “ciurma” in ordine alfabetico.

In ordine alfabetico:

Roberto Bet: 43 anni

Forse l’unico che non ha bisogno di presentazioni essendo stato per dieci anni il sindaco di Codognè. Amico di tutti, persona affabile,gentile, sensibile e pronta ad aiutare chiunque. La sua battaglia più ardua è stata quella della Caserma Maset, Il 13 maggio scorso è stata posatala prima pietra di quella che diventerà in futuro un luogo di arte, di sport e di cultura oltre che ad essere un centro di accoglienza per anziani. Roberto ha amministrato in tempi duri, fatti di paletti imposti da governi tecnici e lontani dalle esigenze degli enti locali. Un vero percorso ad ostacoli per evitare innanzitutto che la ex caserma diventasse un centro di accoglienza e per sviluppare le infrastrutture di base come le piste ciclabili e altre opere per le quali reperire i fondi era veramente complicato

Roberto ha amministrato con saggezza e rispetto, coadiuvato da una squadra che lo ha sostenuto e accompagnato nelle scelte e nelle decisioni che ha preso con la passione e l’amore che ha sempre dimostrato per il territorio, per il Veneto e per Codognè. Un’ultima cosa vorrei dirgli, a nome di tutti coloro che lo hanno veramente conosciuto e ne hanno apprezzato le qualità di amministratore e uomo: GRAZIE PER IL TUO IMPEGNO PER QUESTA COMUNITA’

Anna Codognotto: 23 anni

Studentessa di giurisprudenza al quarto anno. Crede in quell’Europa “sana” che le ha permesso di studiare e lavorare attraverso borse di studio in Inghilterra.

Orgogliosa della sua appartenenza al territorio e alla famiglia di agricoltori. La sua passione (se eletta) la porterà ad occuparsi oltre che ad altre cose, di un mercato (probabilmente il venerdì) che darà spazio ai prodotti a chilometro zero dei produttori locali, in coordinamento con le PPL (Piccole Produzioni Locali) che quest’anno sono state presentate alla FESTA DELLA MELA COTOGNA per la prima volta.

Anna ha una buonissima padronanza della lingua, e quando parla in pubblico lo fa con grande scioltezza,arrivando in poco tempo al dunque, con una semplicità che farebbe invidia a qualsiasi oratore. Come tutti in questa squadra è una “pasionaria” che metterà la sua giovane età e l’esperienza decennale di una famiglia dedicata all’agricoltura a servizio della comunità con quella freschezza che garantirà il ricambio generazionale di cui ha bisogno un paese che vuole e deve crescere.

Massimo Donadel: 40 anni:.

Assicuratore. Non conoscevo Massimo fino al mese scorso. Si, sapevo che esisteva, L’ho incontrato molte volte,ma, fotografandolo ho avuto modo di conoscerlo e posso affermare che è una persona veramente in gamba con un senso dell’umorismo veramente sottile che va ad aggiungersi ad una serietà professionale e un modo di operare che lo rendono una persona veramente affidabile a 360 gradi.

Da sempre nel mondo della pallavolo, crede fermamente nello sport come veicolo di integrazione sociale e modo per far crescere le persone nello spirito di squadra tipico di chi pratica o si occupa, come ha fatto lui della dirigenza sportiva. E’ inoltre un Alpino e non serve aggiungere altro.Sappiamo tutti cosa sanno fare e come operano questi “Angeli Custodi della comunità”

Eros Furlan 58 anni

Eros, consigliere comunale nell’ultima amministrazione.(2014- 2019) Ho avuto modo di apprezzare le sue doti in questi ultimi anni. Il suo lavoro di specialista della logistica in una nota casa di produzione di vini della zona lo rende una persona concreta e con i piedi per terra, capace di prendere decisioni e di risolvere questioni e problemi in poco tempo. Grande tifoso del Milan è uno dei quattro soci fondatori del Milan Club di Codognè “Nato quando la squadra era in serie B” tende a precisare, non solo per essere un club fine a se stesso ma un polo di aggregazione sociale e di volontariato.

Attivo da sempre nella promozione dello sport è presidente dell A.C.A. Cimetta Calcio squadra di calcio amatoriale è una persona seria e affidabile di cui un’amministrazione non può fare a meno

Marijana Maskimovic 26 anni

Laurea triennale in conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali, magistrale in editoria,culture della comunicazione e della moda. Redattrice. L’ho conosciuta durante la mia esperienza di sei mesi in biblioteca. Una grinta da leonessa che si sposa bene con la sua sensibilità e la sua continua ricerca ad innovare e a migliorare i compiti che le vengono affidati. Innamorata di Codognè e della biblioteca comunale che ha contribuito a far crescere assieme a Giada, la bibliotecaria assieme alla quale hanno costruito un percorso che ha regalato ai ragazzi, ai giovani e agli anziani lettori di Codognè, il prestigio di “CITTA’ CHE LEGGE” con due gruppi di lettura e una serie di iniziative che l’hanno resa una biblioteca viva e frizzante dal punto di vista culturale e sociale.

Alessandra Marchese 20 anni:

Studentessa all’università Ca’ Foscari a Venezia facoltà Economia.

Solare, intelligente e spigliata. Persona che non spreca inutilmente le parole ma che pondera a fondo gli argomenti di cui si occupa restituendo il meglio di quanto acquisito

Ha alle spalle un percorso sportivo come giocatrice di pallavolo, la preparazione ideale per chi vuole affrontare la sfida di poter amministrare, anche senza esperienza ma con la freschezza e la grinta che viene dai suoi vent’anni. Ha lavorato presso la Cantina Sociale di Codognè durante i periodi di conferimento delle vendemmie. Una persona sensibile e con un cuore grande e disponibile a mettersi al servizio di una comunità in cui crede fermamente

Jessica Masini 30 anni:

Perito per il turismo,responsabile di marketing. Consigliere comunale e assessore alle politiche giovanili e della scuola dal 2014 al 2019. Sveglia, perspicace e agressiva al punto giusto nel modo di operare e di svolgere i compiti che le sono affidati, ottima comunicatrice è sicuramente una delle anime del CJF Music Festival. Sempre attiva e pronta ad accettare tutte le sfide di una giovane donna in carriera al servizio di una comunità in cui crede fermamente e alla quale è pronta a dedicarsi “anema e core”

Matteo Modolo 20 anni:

Operaio edile nell’impresa della famiglia. Il più giovane del gruppo di candidati a consigliere. Ha dato prova di grande maturità rispetto alla sua giovane età ed è per questo che Lisa lo ha voluto con se in questa cordata. Matteo è stato animatore dell’ ACR è parte integrante del motore che anima la sagra di Cimetta. Intravedo per lui una brillante carriera in politica qualora venisse eletto . La sua capacità oratoria è sorprendente considerata la sua giovane età. E’ questa una delle caratteristiche che ho constatato in questo gruppo di giovani che compongono la squadra.

Hanno una dialettica ed un modo di proporsi al pubblico che invoglia a risentirli, ad ascoltarli un’altra volta, perché è proprio di questo che abbiamo bisogno oggi, di giovani come loro che decidono di mettersi in gioco con grande slancio e competenza, con serietà e passione.

Roberto Moras 29 anni :

Collabora nell’azienda della famiglia ed è presidente della Proloco di Codognè. Gioca nel USC Codognè ed è una persona concreta che lavora da sempre per il bene della comunità. Assieme a Lisa Tommasella e al sindaco Roberto Bet ha ritirato il mese scorso il primo premio dell’UNPLI (l’organizzazione che riunisce le Proloco della provincia di Treviso, il primo premio come MIGLIOR FESTA AUTUNNALE per la FESTA DELLA MELA COTOGNA alla quale quest’anno per la prima volta sono state inserite le PPL (Piccole Produzioni Locali) . Una filiera senza burocrazia e trasparente dal punto di vista della genuinità e della qualità, tanto che l’idea si sta esportando nelle altre regioni Italiane. Il VENETO che continua ad essere da esempio per l’Italia e per il mondo .

Graziano Rosolen 63 anni:

Non ho problemi a definirlo il “senatore” per la sua pluriennale esperienza in campo amministrativo, dove ha mosso i suoi primi passi vent’anni fa. Pensionato, consigliere comunale e assessore allo sport dal 2009 al 2019, esperto di computer è stato un tecnico telecom prima di ritirarsi. Chi lo conosce bene sa della sua disponibilità. Graziano non dice di no a nessuno se può dare una mano. Nel corso dell’ultimo icontro ha raccontato della sua prima esperienza nella protezione civile a Gemona, durante il terremoto del 1976. Ho avuto modo di vederlo operare assieme al sindaco durante l’ultima esondazione del fiume Ghebo.

E’ stato uno dei primi ad arrivare in municipio e l’ultimo ad andarsene al mattino, dopo aver trascorso la notte in bianco a coordinare le operazioni di messa in sicurezza delle persone in primis e delle proprietà minacciate dall’acqua. Graziano è un elemento dal quale un’amministrazine che vuol funzionare bene non può prescindere. Il suo ruolo e la sua esperienza saranno di aiuto a Lisa Tommasella e ai giovani che guarderanno a Graziano come una guida saggia e sicura


Roberto Tomasella 35 anni :

Laurea triennale in ingegneria civile, consigliere comunale dal 2009 al 2019. Anche Roberto è uno di coloro che all’interno del gruppo ha maturato l’esperienza amministrativa che sarà sicuramente utile a Lisa .

La sua apparente pacatezza nasconde una grinta e un “know how” che ad un primo momento potrebbero sfuggire alle persone distratte. Roberto è più consono a pensare e ad agire piuttosto che perdersi in inutili ed inconcludenti chiacchiere. La sua esperienza sarà utile per tutte le opere pubbliche che sono in cantiere qualora i cittadini volessero continuare a dare a Lisa la loro fiducia, questa volta come sindaco. Solo a Cimavilla ci sono sul tavolo delle piste ciclabili , il piano delle acque e due rotonde. Se verrà eletto, Roberto dovrà rimboccarsi le maniche da subito e sono sicuro che sia pronto per farlo.

Fabio Zuccolotto 33 anni:

La logica dell’elenco alfabetico lo vuole in questa lista e post per ultimo, ma se è vero il proverbio che recita : “Beati gli ultimi” allora può dormire sonni tranquilli. E potranno fare altrettanto i cittadini di Codognè perché, se verrà eletto Fabio saprà dimostrare tutta la forza e l’intelligenza di cui è dotato per amministrare assieme a Lisa Tommasella. Presidente dell’AVIS con una laurea triennale in architettura Fabio ha le idee chiare, e per me è stato una vera scoperta, come tutti i nuovi conoscenti di cui ho parlato in questo post.

Lisa Tommasella : 39 anni

Laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’università di Udine con 110 e lode. Diploma post laurea in management per gli amministratori locali alla Scuola di Alta Formazione Bocconi di Milano, Assessore comunale dal 2009 al 2012 . Consigliere comunale con delega alla cultura e alle associazioni dal 2012 al 2019. Consigliere provinciale dal 2011 al 2016. Consigliere provinciale con delega al bilancio, affari generali e pari opportunità dal 2016 al 2018

La Ferrari ha acceso i motori. Non lascerà lo spazio agli avversari. Come in tutte le competizioni sarà l’obiettivo finale ad essere il punto di arrivo. Lisa ha la diplomazia e la dolcezza per mettere tutti d’accordo. Non le manca sicuramente la grinta che sa tirar fuori quando si tratta di intraprendere un progetto, di assalire un bando, di concretizzare una cifra che possa essere messa al servizio di una Codognè che ama profondamente, così come ama suo marito, Roberto Bet e la sua piccola Lorenza. Una moglie, una mamma, un’amministratrice da sempre. Intelligente e perspicace. Riesce a dialogare con piccoli e grandi. Un vero LEADER che si mette in gioco per migliorare la vita culturale e sociale di Codognè, senza tralasciare le opere pubbliche, da quelle più grandi a quelle più piccole al fine di assicurare i cittadini di Codognè che la corsa continua, verso il miglioramento della vita di tutti.

Codognè. Lisa Tommasella e la forza della squadra


La forza della squadra di Lisa Tommasella, candidata sindaco per il comune di Codognè con la lista “Uniti per Codognè” risiede nel binomio “giovani ed esperienza”. Due componenti dalle quali una compagine che aspira a governare, nel segno della continuità, il paese per i prossimi cinque anni, non può fare a meno,

A sostenere e a propellere i dodici candidati consiglieri, che ieri sera si sono presentati al pubblico che ha stipato l’aula magna della biblioteca, un programma solido, concreto e sostenibile messo insieme da Lisa Tommasella e il suo team che guarda al futuro del paese con gli occhi ed il sentimento di chi il paese ha dimostrato di amarlo,

Lisa e i suoi candidati però hanno messo l’accento su quello che sarà l’eventuale futuro di Codognè, qualora i cittadini decidessero di continuare a dar loro fiducia. Gli interventi dei candidati hanno lasciato poco spazio a dubbi e incertezze, sciorinando in perfetta scioltezza gli argomenti contenuti in un programma elettorale che ha tutte le carte in regola per proiettare Codognè verso nuovi orizzonti, sotto tutti i punti di vista.

Le opere pubbliche, l’assistenza agli anziani e alle persone più deboli, l’incremento degli aiuti alle famiglie , agli asili,ai ragazzi delle scuole, ma anche il potenziamento della protezione civile, che negli ultimi eventi meteo ha dimostrato una capacità di reazione tale a garantire la sicurezza dei cittadini più a rischio.

Anziani soli e persone con disabilità in primis, fanno parte dell’emergenza che viene messa in atto in caso di calamità quali alluvioni o eventi atmosferici di una certa gravità , per poi garantire la sicurezza di tutti e lo svolgimento dei primi interventi da parte dei vigili del fuoco che in questo caso rimangono i primi referenti per tutta la popolazione.

L’argomento della caserma Maset ha visto il sindaco uscente Roberto Bet esprimere il suo plauso all’amministrazione uscente che lo ha sostenuto in una battaglia che non è stata per niente facile.

Solo la determinazione, la tenacia e le conoscenze tecniche che derivano dalla sua esperienza personale, coniugate con l’aiuto dei suoi collaboratori più stretti, hanno fatto si che le caserme Maset non solo si trasformassero in un “Hub” per l’accoglienza di immigrati più o meno irregolari come è successo per la gemella caserma di Oderzo, ma la cosa più importante è che a breve partiranno i lavori per la realizzazione della casa di riposo per anziani non autosufficienti.

Un’operazione che porterà occupazione e benessere al paese trasformando un’area che poteva rimanere un “punto morto” nella geografia di Codognè, in un'”agorà” dove si concentreranno moltissime attività, sociali, culturali e sportive . Il testimone passerà ora, se i cittadini decideranno così a Lisa Tommasella che ha spiegato il progetto di sviluppo di tutta l’aerea, e non solo degli undicimila metri che andranno a far parte della struttura ricettiva per gli anziani

Il candidato sindaco ha parlato, spiegandolo con delle immagini, il progetto per la nuova Piazza Europa che dovrà essere pedonale e aperta; uno spazio dove i cittadini si possano ritrovare in sicurezza e tranquillità. La nuova piazza si svilupperà dietro a quella attuale, e uno degli obiettivi sarà quello di farla “dialogare” con il Parco della Mutera. Il progetto è in via di sviluppo , ed esiste già l’accordo con i privati che hanno dato il consenso alla realizzazione nei terreni di loro pertinenza.

Agli asili, alla scuola, ai giovani che crescono nella nostra comunità verrà dedicata una particolare attenzione. Lisa Tommasella ha spiegato uno dei fiori all’occhiello dell’amministrazione uscente, che si protrarrà per i prossimi tre anni; il progetto “Se diventi farfalla”. Un contributo annuo di cinquantacinquemila euro che verranno spesi (e i risultati si sono già visti) nei prossimi tre anni come aiuto all’integrazione dei bimbi dell’asilo verso il primo anno delle elementari, in modo che il passaggio sia graduale e sereno, grazie al lavoro di persone specializzate. Questa cifra permetterà inoltre di realizzare dei workshop e laboratori a costo zero che andranno ad integrare la formazione dei nostri figli

Si è parlato molto del frutto che da il nome al paese, la Mela Cotogna, ritornata alla ribalta negli ultimi dieci anni con grande stile, attraverso la FESTA DELLA MELA COTOGNA che peraltro è stata premiata lo sorso mese come migliore festa autunnale della provincia di Treviso dall’ UNPLI ( l’organizzazione che raduna le pro loco). La scorsa edizione è stata lì’occasione per presentare,alle oltre diecimila persone che hanno invaso pacificamente il centro la seconda domenica di ottobre, le PPL (Piccole Imprese Locali), un modello nato in Veneto che è stato copiato da molte regioni ed ha già varcato i confini nazionali. Quello che si propongono infatti le PPL è una filiera a chilometro zero nella quale siano garantite la genuinità dei prodotti locali e soprattutto la loro qualità, dando respiro e speranze a quei piccoli imprenditori agricoli che vengono assistiti in tutto il processo. Una novità che si sta per concretizzare grazie all’impegno dell’amministrazione Bet è la DE.CO (Denminazione Comunale) che vedrà la Mela Cotogna come protagonista di una denominazione che farà riferimento a CODOGNE’ come unico paese della mela che gli ha dato il nome, e proietterà la produzione di questo frutto fantastico verso nuovi orizzonti, aprendo nuove strade imprenditoriali ai giovani agricoltri del territorio.

La festa della MELA COTOGNA, non solo, ma tutte le attività che trovano spazio a CODOGNE’, da quelle ricreazionali a quelle sportive, da quelle sociali a quelle culturali, non sarebbero realizzabili senza l’aiuto ed il supporto di tutte le associazioni che rappresentano il tessuto e la struttura portante di tutto quello che si svolge nell’arco dell’anno sul territorio comunale. Per nominarle tutte ci vorrebbe un articolo mirato, sono tante e coinvolgono un numero enorme di persone che mettono a disposizione il loro tempo e le loro risorse per il bene comune.

Lisa Tommasella ha lasciato la parola ai suoi candidati, dimostrando che la sua squadra è preparata e pronta ad accogliere e ad affrontare le nuove sfide . Hanno stupito positivamente i più giovani dimostrando una padronanza della lingua e una capacità espositiva degna dei migliori oratori.

Questo è il più bel segno di questo gruppo che si propone compatto, preparato, determinato e volenteroso. I giovani con il loro bagaglio di novità, di grande energia intelettuale, di voglia di mettersi in gioco per il bene ed il futuro del paese, saranno sostenuti dall’esperienza dei candidati “diversamente giovani”, un binomio nel quale i cittadini sono stati egregiamente chiamati a credere ieri sera da LISA TOMMASELLA.

Codogne’ Luca Zaia lancia la corsa a sindaco di Lisa Tommasella e la sua squadra di giovani


Tutto esaurito nell’aula magna della biblioteca di Codogne’ per la presentazione della squadra di Lisa Tommasella candidato sindaco per le amministrative 2019 . Il presidente della regione Luca Zaia ha aperto la serata ricordando le origini della sua famiglia: di Codogne’ A lui e’ seguito l’intervento del presidente della provincia il sindaco di Castelfranco Stefano Marcon, con il quale Lisa ha lavorato come consigliere per due anni. Dopo aver presentato la squadra composta di molti giovani ( due di loro ventenni ma con le idee molto chiare) l’intervento del sindaco Avv. Roberto Bet ha raccolto la simpatia e gli applausi del pubblico con il suo appassionato discorso sulle difficolta’ incontrate negli ultimi dieci anni

Un conto e’ correre in discesa con il sole e con qualcuno che magari ti passa la borraccia dell’acqua, un’altro e’ correre in salita, con la pioggia e magari con la tempesta e uno zaino sulle spalle” Ha esordito il sindaco, continuando appassionato il racconto di come sia riuscito a portare a casa l’area delle caserme che tra poco diventera’ una casa per persone non autosufficienti e verra’ sviluppata in un centro per lo sport, la cultura e le arti. Un applauso scrosciante lo ha accompagnato quando ha ricordato che la caserma Maset avrebbe fatto probabilmente la fine di quella di Oderzo se non si fosse riusciti, con grandi battaglie a portarla a casa a costo zero, se non con la permuta con la caserma dei carabinieri. I candidati nella lista della Tommasella “Uniti per Codogne‘” hanno uno ad uno fatto degli interventi interessanti sulle loro competenze specifiche dimostrando di avere le idee chiare su quello che sara’ lo sviluppo del paese nei prossimi cinque anni se i cittadini vorranno dar loro la fiducia con il voto del 26 maggio.

E’ mancata la nonnina di Codognè, 104 anni. Angela Altinier era la donna più longeva del paese


Angela Altinier “Antonina” con il sindaco di Codognè Roberto Bet in occasione del suo ultimo compleanno il 13 giugno 2018. Classe 1914. La donna più longeva del paese è mancata oggi all’affetto dei famigliari

Solo chi ha avuto la fortuna di conoscerla ha potuto apprezzare la serenità, la giovialità ed il senso dell’umorismo che caratterizzavano la donna più longeva del paese. Angela Altinier (detta Antonina perché era nata il giorno di S: Antonio da Padova) si è spenta oggi attorniata dall’affetto dei famigliari. Ricordo il nostro ultimo incontro, nel giugno del 2017.

In quell’occasione ebbi il modo di parlare con lei a lungo e intervistarla. Assieme al sindaco Roberto Bet era ormai da tempo consuetudine farle visita nel giorno del suo compleanno e portarle gli auguri di tutto il paese. Ricordo con grande simpatia quando intonò la canzone del “Panevin”, suscitando l’ilarità di tutti.https://youtu.be/KgMC40zRYgE

ll sindaco Roberto Bet nell’apprendere la notizia ha dichiarato : ” Ho saputo della mancanza della nostra beneamata cittadina Angela Altinier che il giorno di S.Antonio avrebbe compiuto 105 anni. E’ ancora vivo il ricordo del nostro ultimo incontro, assieme a Don Lucio Marian, parroco di Codognè in occasione del suo 104 esimo compleanno.

Nel porgere ai famigliari le mie più sentite condoglianze e quelle dell’amministrazione comunale rinnovo il piacere ed il privilegio di averla potuta conoscere e di aver potuto apprezzare la sua simpatia e lo spiccato senso dell’umorismo che la distinguevano. Codognè oggi saluta con affetto la più longeva delle sue cittadine.”

Gerd e i suoi asinelli. ” I Veneti sono molto accoglienti” grazie a tutti


la video intervista a Gerd (in Inglese) https://www.youtube.com/watch?v=mYaP8u9PcAw

Gerd con due delle persone che lo hanno accolto a Roncadelle

La segnalazione mi arriva ieri in tarda serata: “Gerd e i suoi asinelli sono a Roncadelle di Ormelle, in via Saletto, vicino al capitello della Madonna“. Il tam tam è attivato, come nei vecchi film. Non serve il telefono. Funziona come i segnali di fumo Il post nel gruppo “Oderzo fotografiamola e parliamone”https://www.facebook.com/groups/OderzoFotoGente/ Oderzo Fotografiamola e parliamone

“La gente mi avvicina ed è molto cordiale. C’è chi mi offre il caffè con i biscotti. Ieri sera la famiglia qui accanto mi ha invitato a cena. Non sapevano più cosa darmi. Mangia mangia, diceva l’anziana signora.” Gli asinelli sono sistemati sotto due alberi, con una tenda sopra la testa per ripararli dalle recenti piogge. Sembrano sereni, brucano tranquilli l’erba che non manca mai.

Enzo Olga e Burrito

Arriva sempre da Facebook il messaggio di Thaira Martini ” Mia zia Anna Martini ed io abbiamo letto la storia di Gerd su Facebook e ci ha commosso. Saremmo ben lieti di ospitarlo nella struttura ricettiva di mia zia che prevede anche la sistemazione degli asinelli all’aperto o in una stalla.

Dopo aver localizzato Gerd e aver fatto l’ennesima partita a scacchi, gli comunico che c’è la disponibilità di un alloggio per lui e gli asinelli. Chiamiamo insieme la titolare di https://www.terrebio.net/

I miei siti

Risponde la signora Anna: ” Si, gli dica pure di venire, lo aspettiamo a braccia aperte. Qui può stare quanto vuole, c’è posto per lui e i suoi asinelli.” Gerd sembra felice quando glielo dico: ” “Sarei felice di poter aiutare con qualche lavoro se posso. Sapere di avere gli asinelli in un luogo sicuro mi darebbe la possibilità di lavorare e muovermi in libertà mentre loro si riposano. Puoi dire alla signora che sto arrivando. Sarò da lei in un paio di giorni al massimo. ” Comunico alla signora Anna la decisione di Gerd e lei ribadisce ancora una volta :”Lo aspettiamo a braccia aperte”:
Si avvicina un signore in tuta blu da lavoro, ha in mano un thermos con del caffè caldo e dei biscotti secchi. Lo offre a Gerd che sembra gradirlo molto.

Abbiamo mangiato insieme ieri sera. E’ astato molto bello. Qui in Veneto la gente è molto cordiale e generosa. Sembra che mi conoscano tutti. Mi dicono che mi hanno visto su Facebook, conoscono la mia storia e mi accolgono tutti con grande affetto e simpatia.Voglio approfittare per ringraziare tutta la gente che mi ha dimostrato solidarietà. L’altro ieri ero in riva al Piave. Pioveva a dirotto, ad un certo momento si sono avvicinate delle persone e mi hanno offerto un posto dove ripararmi assieme agli asinelli. Anche in FRIULI, a Moggio Udinese e Dordolla (una piccola frazione a sud ) mi hanno sempre trattato bene e coccolato. Non è vero che il mondo sta diventando cattivo, anzi, basato sulla mia personale esperienza direi che c’è tanta, tantissima gente buona disposta a dare una mano. Credo che l’Umanità abbia bisogno di sentirsi ed essere più buona e a me lo stanno dimostrando ogni giorno.

Chiedo al signore in tuta, al quale si è aggiunto un amico della borgata di via saletto, di dirmi cosa sia il capitello dove troneggia a caratteri cubitali una scritta: “Ad Fulgure et Tempestate libera nos”

“Risale tutto al 1947 quando tutti i terreni che vede qui attorno appartenevano ad un unico proprietario. Ci fu una grandinata terribile che rase al suolo i raccolti. Fu deciso così di costruire e dedicare un capitello alla Madonna. Da quel giorno non ci sono mai più state grandinate o temporali di quella portata e ogni anno ci ritroviamo qui il 25 aprile per celebrare una S. Messa e ricordare questo capitello votivo. Una volta si faceva anche l’albero della cuccagna e le “pignatte”. Una tradizione che va avanti dal 1948.

Storie interessanti che emergono dal passato grazie all’uomo degli asinelli, Gerd, che ora avrà un porto sicuro dove potersi fermare per qualche tempo per poi proseguire verso Sud, quando il meteo si sarà stabilizzato.

Gerd con la famiglia Lorenzon che lo ha ospitato negli ultimi giorni a Roncadelle di Ormelle da dove oggi è partito alla volta di Visnadello con i suoi tre asinelli Burrito, Enzo e mamma Olga (in dolce attesa). Le due foto sono state cortesemente fornite dalla pagina Facebook dihttps://www.facebook.com/natalina.vidotto

Il cane. Amico fedele, maestro di vita.


ll cane. Per me da sempre un amico fedele, un maestro di vita e inseparabile compagno di viaggio in questo breve ma intenso percorso terreno. I cani insegnano la lealtà, l’amore incondizionato, non notano differenze fisiche o di pelle, non giudicano e non criticano, vogliono solo cibo, coccole e un posto sicuro dove sentirsi a casa. Posseggono quella atavica saggezza che noi uomini abbiamo perduto e che una volta era conosciuto come “Buonsenso”. Sono utilizzati nella vita dell’uopmo per svariati compiti tra cui la pet therapy, la guida a persone non vedenti, come bagnini, come cerca persone e antidroga, Ho avuto la fornuna di avere sempre vicino a me un cane, fin da pccolo. Quando ci lasciano si sta veramente male poiché la loro presenza può essere paragonata a quella di una persona di famiglia. Ho imparato però a non fermarmi a rimpiangere il cane che mi lasciava immancabilmente negli anni e a “Sostituirlo” con un nuovo cucciolo al quale dedicare il mio amore invece di stare a piangere per quello che se ne è andato. Così facendo ho imparato ad essere pronto ad affrontare gli inevitabili momenti del distacco che la vita mi ha proposto, come la morte di alcune persone care. Oggi per la prima volta nella mia vita ne ho due. Lola il Labrador che vedete nella foto e Luna, un meticcio raccolto cucciolo in mezzo alla strada dieci anni fa ormai. Ho anche un gatto di dieci anni, Lalla, ma non voglio parlare di gatti oggi,

Quante sono le storie di questi amici fedeli che si leggono ogni giorno. Il cane è un diretto discendente del lupo e come tale ama la compagnia del branco. Per il cane in casa noi diventiamo il punto di riferimento per coccole e divertimento e motivo continuo di condivisione di affetto. Il primo insegnamento che si trae dal vivere con questi animali è la FEDELTA’, che purtroppo è un sentimento che sembra non essere tanto famigliare a noi umani. Mentre noi siamo proni al tradimento, il cane non lo farebbe mai, per nessuna ragione e questo lo rende unico. Credo che anche le persone che amano i cani in qualche maniera vengano condizionate in questo senso. Lungi da me l’idea di incensarmi da solo però posso dire con determinazione di non aver mai tradito nessuno in vita mia, ne amici ne compagne che ho avuto durante il mio cammino. Forse l’ho imparato proprio da loro, da tutti quegli amici a quattro zampe che da sempre sono stati parte della mia sfera emotiva, della mia vita, e in qualche modo l’hanno condizionata . Regalate un cane ai vostri bambini, non perdete l’occasione di vederli crescere come amici insieme, ne trarranno un grandissimo vantaggio ve lo assicuro.


Gerd l’uomo degli asinelli. Il fascino di chi riesce a vivere liberamente come nel passato.


Pensate di partire domani mattina. No, non prenderete un aereo, nemmeno un treno o un pullman. In moto? In bicicletta? No. A piedi, seguito da tre asinelli. Vi porterete in spalla un pesante strumento che utilizzerete per racimolare qualche soldo che vi servirà per sfamare i quadrupedi e di tanto in tanto voi stessi. Destinazione Sud Italia. Luogo di partenza Graz, Austria.

Lascerete a casa i vostri tre figli (grandi e autosufficienti) la vostra ex moglie e tutto quello in cui avete creduto nei vostri 52 anni di vita.

Questo è Gerd, da me ribattezzato “l’uomo degli asinelli”. Una scelta non facile la sua, un desiderio di ritrovare se stesso attraverso l’incontro con le persone, le situazioni da risolvere, i9 problemi logistici, il freddo, la pioggia, la mancanza di un telefono e l’impossibilità di effettuare una chiamata da un posto pubblico visto che oramai tutti posseggono un telefonino.

Eppure quest’uomo semplice, dolce, ben educato che parla benissimo l’Inglese affascina e attira le persone che incontra come un magnete. I bambini vanno matti per i piccoli asinelli che lo seguono o lo precedono a seconda dei casi.Lui sorride, ringrazia, risponde alle domande e si concede alle fotografie, ai selfies, racconta senza pudore o paura la sua breve storia.

Il fascino che Gerd esercita sulla gente e dato a mio avviso dal fatto che in qualche maniera incarna la nostra voglia di libertà che non riusciamo ad innescare a causa della nostra vita, scandita inesorabilmente da impegni quotidiani, dallo stress che ne deriva, e da una velata nostalgia dei tempi che furono, durante i quali riuscivamo a vivere una vita più semplice e meno frenetica, una vita dove c’era spazio per i rapporti umani consumati a fare due chiacchiere del più e del meno, senza il telefonino che ti manda il segnale di una notifica, rapporti forti di vicinato e di quartiere spazzati via da una vita che ha subito un’ accelerazione che a volte sembra troppo rapida per essere seguita dalle generazioni più in la con l’età. Il coraggio di una decisione così radicale nel 2019 ci lascia stupiti e attoniti.

Eppure Gerd sorride alla sua avventura e sembra sereno, non è stressato dalle notifiche di un cellulare che non ha la scheda “sim” ed è felice di accudire ai suoi tre asinelli. OLga dovrà dare alla luce al suo piccolo entro luglio. Chissà dove sarà l’uomo degli asinelli che sta viaggiando verso sud.

Roverbasso di Codognè. Pensierini di Pace 2019 dei bimbi dell’asilo di Codognè


Come in tutte le altre frazioni anche a Roverbasso di Codognè sono apparsi i pensieri di Pace con elaborazioni dei bambini della scuola materna di Codognè. Si possono trovare nel Parco della Mutera, presso il piazzale della chiesa parrocchiale sul Platano Secolare, sui tigli dell’entrata in biblioteca e all’interno della scuola materna di Codognè e di Cimetta. Vale la pena leggere cosa scrivono i nostri piccoli bambini riguardo alla Pace e meditare sul contenuto e sul messaggio che attraverso i loro piccoli ma incisivi pensierini vogliono farci arrivare. E’ questa la bellezza dei bimbi. Loro ci parlano attraverso gesti e messaggi che forse troppo distratti non riusciamo a recepire.

Codognè. L’uomo degli asinelli, chi è?


Ieri sera stavo fotografando il nostro beneamato Platano Secolare nel piazzale della chiesa arcipretale dove i bambini dell’asilo avevano esposto i loro pensierini di pace. (Tutti da leggere perché fanno meditare) “Pace vuol dire non darsi botte” leggeva un cartellino appeso alla corteccia del Platano più amato dagli abitanti di Codognè, dove la scritta multicolorata “PACE” lo abbraccia assieme a composizioni floreali che farebbero l’invidia di Van Gogh.

Mi si avvicina una signora: “Pio, lu che l’è al reporter de Codognè, al vae a veder dala latteria che l’è un sioret co tre musset”

Seguo il consiglio dopo aver fatto le foto al Platano (scusate se lo scrivo con la P maiuscola ma per me è come una persona anziana e degna di rispetto). L’omino degli asinelli non c’è più davanti alla latteria. Penso che tornerò a vedere domani, ormai si sta facendo buio e la luce non sarebbe favorevole a scattare delle foto.

Stamattina verso le 7:30 cerco l’uomo. Lo trovo in via Ongaresca, al lato della strada con i suoi tre asinelli. Dopo aver parcheggiato l’auto scendo e gli chiedo se posso fargli delle foto. Lui sorride e annuisce. Comincio a fargli qualche domanda, in Inglese, ma lui cerca di parlare in Italiano,poi ripieghiamo sull’Inglese, visto che capisce e lo parla meglio.

Mi chiamo Gerd, vengo dalla Stiria, vicino a Graz, ho 52 anni. Vengo a piedi da Moggio Udinese, dove ho passato l’inverno. Cammino ogni giorno 10 15 chilometri con i miei tre asinelli. Loro sono una famiglia, papà mamma asina e figlio asinello. Il papà si chiama Burrito (asinello in Spagnolo) Olga la mamma , Enzo il figlio Dormo all’aperto, quando piove ho una tenda, dove capita. Destinazione Sicilia. Perché? Un’amica mi ha detto che ci sono case dove uno può vivere e vado a vedere.”

Gerd ha 52 anni e viaggia portandosi in spalla per non oberrare gli asinelli con il suo peso, un pesante strumento di legno da lui intagliato, un Digeridoo intagliato a mano che pur essendo più corto di quelli originali australiani produce lo stesso suono

Mentre gli parlo si ferma anche Martina Zanette con la sua auto. Anche lei era incuriosita da quello che aveva sentito la sera prima. “Digli che se vuole può venire in macelleria. Dietro c’è un cortile dove può tenere gli asinelli mentre visita il mercato”

L'umo degli asinelli si è fermato a Codognè
Gerd, cordiale e sorridente

Lui ringrazia e un’ora dopo lui e i tre asinelli sono parcheggiati dietro Eurocarni Zanette.

Gerd mi dice che deve dar da mangiare agli asinelli. Lo porto al supermercato dove esce poco dopo con verdura e frutta, pane e banane. Torniamo al cortile. Gli asinelli sono impazienti di mangiare. Lui gli prepara un misto di frutta e verdura con pezzi di pane. Martina gli offre di accamparsi vicino a casa sua. Gerd è felice di questo “Oggi è un giorno fortunato per me, tutti mi stanno trattando bene assieme a i miei asinelli. Non è sempre così, ma ci ho fatto lì’abitudine. A volte i giorni sono buoni altri meno, è comunque un’esperienza molto interessante in mezzo alla gente, vedere e capire come reagisce. “

Al mercato del martedì a Codognè questo uomo alto e buono con i suoi tre asinelli ha attirato l’attenzione di tutti oggi. C’è chi lo guarda con curiosità, altri gli fanno delle domande. Lui cerca di rispondere in Italiano e sorride, con il sorriso di chi è uno spirito libero, senza telefono, senza wifi ma con tre asinelli e ama e che cura come se fossero dei figli.

Credo che gli animali siano molto più buoni e saggi degli uomini. Siamo parte della stessa famiglia solo che loro sono più amorevoli e chiedono solo di essere amati e in cambio ci danno il massimo affetto e fiducia. Imparo ogni giorno qualcosa da loro. Noi uomini abbiamo forse più cervello ma il più delle volte non sappiamo o non vogliamo usarlo”

Codognè. E’ Lisa Tommasella il candidato sindaco della Lega 2019


Lisa Tommasella con il governatore del Veneto, Luca Zaia

Lisa Tommasella sarà il candidato sindaco per la Lega a Codognè. L’annuncio ufficiale è arrivato ieri sera, venerdì 12 aprile, in un’aula magna della biblioteca di Codognè dove gli unici posti liberi erano in piedi. L’investitura della “leonessa” è arrivata in una serata particolarmente interessante visto che il tema della serata era l’AUTONOMIA del VENETO. I relatori erano due calibri da novanta.: Gian Paolo Gobbo, ex sindaco di Treviso e “anima” stessa della Lega Trevigiana e Marzio Favero, sindaco di Montebelluna. Lo stesso Favero, (che ha tenuto una relazione sull’Autonomia che ha lascito la platea a bocca aperta tanto era interessante la sua relazione, ) ha definito Gian Paolo Gobbo, il padre, il nonno, il patriarca della Lega, viste le sue battaglie e il suo impegno a tenere salda la guida del movimento durante gli ultimi decenni. Gobbo, dopo aver plaudito alla investitura di Lisa Tommasella come “il candidato ideale per Codognè” le ha consegnato una spilla che ha definito storica. “Voglio regalarti questa spilla che rappresenta il Leone di San Marco, che mi ha accompagnato in tutti questi anni nelle battaglie da me sostenute. E’ una spilla che porta fortuna e voglio che sia tu ad averla con l’augurio che ti accompagni alle stesse vittorie, e agli stessi risultati che ha portato a me”.

Per scrivere il curriculum di Lisa ci vorrebbe un post a parte da tanto lungo è. Spicca sicuramente il 110 e lode della sua laurea in Conservazione dei Beni Culturali, i suoi studi di managment alla Bocconi di MIlano, il master in managment al Politecnico di Torino, ma il suo punto di forza è sicuramente l’amore che ha dimostrato in questi dieci anni per Codognè.Il suo instancabile impegno ad organizzare la festa della Mela Cotogna, diventata un simbolo e un punto di riferimento delle feste della Marca Trevigiana ( oggi Codognè riceverà un riconoscimento per questo a Volpago del Montello). La sua attenzione speciale ai bandi europei ha fatto si che tra gli altri risultati sia riuscita a vincerne uno che con il nome “E se diventi Farfalla” aiuterà i nostri bambini e li accompagnerà dagli asili fino alle elementari attraverso un percorso guidato da professionisti dell’insegnamento e della psicologia infantile in modo che il passaggio sia sereno e tranquillo.

La preparazione amministrativa, coniugata all’amore per il suo lavoro, per il territorio, per le tradizioni e la cultura locale e per Codognè, fanno di lei il candidato che tutti i comuni vorrebbero avere, ma che solo noi abbiamo la fortuna di avere. Nel segno della continuità di un’amministrazione che per dieci anni si è impegnata a migliorare il “Paese della Mela Cotogna” sotto tutti i punti di vista, Lisa continuerà a spendersi, come ha fatto fino ad oggi, forte di una squadra che la sosterrà nei suoi impegni e nelle battaglie che inevitabilmente si presentano ai “coraggiosi” che si prendono il grande impegno di amministrare un comune.

Lisa con un alberello di Mela Cotogna


La continuità che viene garantita agli abitanti di Codognè con la candidatura di Lisa sarà il punto di forza della sua campagna elettorale. I risultati dell’amministrazione di Roberto Bet sono sotto gli occhi di tutti e se oggi guardiamo alle caserme Maset ponderando nuovi progetti,oltre che alla prossima realizzazione di una casa di riposo per anziani non autosufficienti, è grazie alla determinazione e alla tenacia del sindaco uscente che ha di fatto impedito che la struttura venisse usata, come è successo per la “gemella” di Oderzo, come punto di raccolta e smistamentio di immigrati.

La sicurezza del territorio è un’altro punto di forza con continui controlli e istallazioni di telecamere a garantire i sonni tranquilli dei cittadini di Codognè. Il costante impegno a lavorare con le numerose associazioni che sono state un enorme aiuto all’amministrazione uscente, e visti i risultati, ci auspichiamo possa continuare negli anni a venire.

Marzio Favero ha sottolineato nella sua relazione l’importanza di avere un sindaco leghista in più nel territorio. Percorrendo la storia, il sindaco di Montebelluna ha egregiamente spiegato l’importanza che l’Autonomia riveste in tutto il Paese, non solo nel Veneto. “Se la Germania è riuscita in poco più di un decennio a riunirsi, lo deve solo al fatto di essere FEDERALISTA. Federalismo vuol dire responsabilizzare le regioni ad amministrare meglio, uscendo dal giogo che lo Stato impone a volte cancellando le diversità che rendono l’Italia il più bel Paese del mondo. E’ la diversità che ci rende unici ed è solo attraverso il federalismo e l’autonomia che si può sperare in un’Italia migliore e in un Europa che non sia retaggio delle banche e della burocrazia che contribuiscono all’annullamento di queste diversità che ci rendono unici. L’importanza di avere un sindaco leghista nel territorio è l’unica garanzia verso un percorso che coraggiosamente il nostro governatore Luca Zaia è riuscito a portare avanti con il referendum sull’Autonomia del Veneto e che oggi ci vede a un passo da realizzare un sogno che porterà benessere non solo al Veneto, ma a tutta l’Italia. Sono contento che Matteo Salvini stia portando l’idea del federalismo e dell’autonomia in tutta Italia, perché e’ l’unica via per poter crescere e gestire al meglio le risorse e le peculiarità del territorio”

Ha concluso la serata il sindaco uscente Avv. Roberto Bet, che dicendosi “Preoccupato come marito ma assolutamente tranquillo come amministratore” nel lasciare il testimone alla moglie Lisa” ha ringraziato i relatori ed il pubblico presente per il sostegno alla candidatura di LIsa Tommasella alla quale ha partecipato via video anche Luca Zaia

Addio Dottor Luigi Esposito,uomo buono e papà di tutti a Codognè


APR10

Codogne. Addio al dottor Luigi Esposito. E’ mancato il papa’ e l’amico di tutti.

Voglio fare omaggio alla persona, al medico, all’amico Dott. Luigi Esposito con questa intervista del 2014 che racconta la storia di un Uomo Buono, Generoso, grande lavoratore, Marito e Padre Amoroso. E’ quasi incredibile sentire tutto cio’ che un medico condotto doveva fare negli anni Sessanta…. Un’intervista da ascoltare tutta d’un fiato

Caro Dottor,

Ci hai lasciato, in punta dei piedi, in silenzio, senza disturbare, come facevi sempre. La tua discrezione, il tuo parlare pacato e rassicurante, il tuo viso sereno e tondo ispiravano un senso di pace. Con te ci si sentiva bene anche se ci vedevamo spesso per un’influenza, un mal di gola, un piccolo incidente di gioco. Oggi che te ne sei volato via, sento come se avessi perduto mio padre per la seconda volta. Narciso, “Narci” come lo chiamavi tu era un tuo grande amico. Insieme condividevate una profonda fede Cristiana e l’amore per la famiglia, per i figli, per le vostre care consorti.Eravamo vicini di casa. Erano tempi in cui si condivideva tutto, dalle cose più banali alle cose più importanti, come le emozioni, gli affetti, i sentimenti. Anche la TV era condivisa. Spesso ci trovavamo a casa nostra o a casa tua come durante la finale di Coppa del Mondo Italia Germania. Per l’occasione ricordo avevi sistemato la TV in giardino. Fu una notte indimenticabile.

E come non ricordare tutte le volte in cui partivamo la domenica mattina, nelle giornate afose d’agosto, tutti assieme; destinazione Pian del Cansiglio.

L’aria condizionata era lontana anni luce, e per questo, le giornate afose si combattevano con una scappata nel bosco, dove si arrivava poco prima delle undici, li’, sempre al  solito posto, quasi che il  quell’angolo di paradiso fosse nostro, ci appartenesse
 Le auto erano presto parcheggiate all’ombra degli enormi abeti, e si iniziava a preparare il campeggio che sarebbe durato fino a tarda sera.

La griglia non mancava mai. Allora si poteva accendere un fuoco, purche” fosse ovviamente in uno spazio aperto lontano dagli alberi. A mezzogiorno era tutto pronto e noi, i figli, eravamo felici di giocare e di apparecchiare, impazienti di assaggiare costa, braciole, salsicce,pollo e polenta.

 Le rare volte che ci sorprendeva un temporale pomeridiano, ti facevi delle belle risate perché il tuo amico Narci era spaventato dai tuoni e si agitava, correndo avanti e indietro come se il cielo ci stesse bombardando.

Dal punto di vista professionale eri ineccepibile. Sempre pronto a rispondere alle chiamate che ti costringevano a turni massacranti. Non ti lamentavi mai. Fare il medico per te era una missione, una passione. Volevi fare star bene le persone e ci riuscivi con il tuo sorriso e la tua generosità. Il tuo cuore che oggi si è fermato era grande, così grande da poter contenere tutti, perché tutti in paese ti volevano un bene dell’anima.

Ultimamente ci siamo riavvicinati e ci vedevamo spesso.Nello scrivere il mio primo libro sui personaggi di Codognè non potevi certo mancare tu. Ti sei fatto intervistare volentieri e sei sempre stato un attento lettore dei miei libri. Mi hai raccontato dei primi giorni a Codogné, dove arrivasti per sostituire il dott. Zonta che si era ritirato. “Avevo una 500 scassata, le strade erano polverose e io non le conoscevo. I primi giorni, faticavo a trovare gli indirizzi, poi pian piano, con l’aiuto della gente ho imparato strade e nomi e tutto è andato per il meglio col passare delle settimane, dei mesi.

Erano anni in cui i medici dovevano saper fare di tutto. Le decisioni andavano prese con rapidità e sicurezza potevano significare la differenza tra la vita e la morte. Più tardi arrivò la tua Wolskwagen rossa, il Maggiolino, con lui sfrecciavi alzando nuvole di polvere, sembravate una cosa unica, si vedeva che eri felice di guidarlo.

Sono contento di averti ritrovato da adulto e poter ripercorrere,come in un film,  davanti a un caffé, le storie che ci hanno accomunato. Oggi ti piango come un secondo papà, ma sono sicuro che una volta arrivato in cielo avrai il tuo camice bianco e le tue ali pronte ad aspettarti, perché sei stato un Angelo sulla terra e continuerai ad esserlo ancora da lassù. Grazie per tutto ciò che hai fatto per la nostra comunità. Hai sicuramente contribuito a rendere Codognè un posto migliore dove vivere.

L’ Alpino dott. Luigi Esposito

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Il dottor Esposito in una vecchia foto con quattro dei suoi cinque figli (manca la Dora che ha scattato la foto). Da sinistra: Stefano, Nada, Mara, e Monica

Il dottor Luigi Esposito a destra durante il servizio militare

Codognè. Il giornalino è pronto


Le tende delle Piccole Produzioni Locali nell’ultima edizione della festa della Mela Cotogna a Codognè 2018


Il Giornale di Codognè versione web. tra poco il cartaceo

Il Giornale di Codognè

Ecco pronto il giornalino di Codognè che ripercorre i dieci anni di amministrazione guidati da Roberto Bet. Tra qualche giorno sarà disponibile in versione cartacea. Buona lettura.

Codognè lezioni di pace e di grande poesia dai ragazzi delle elementari 


Codognè lezioni di pace e di grande poesia dai ragazzi delle elementari

La cerimonia di oggi al Palablù di Codognè è stata singolare per i suoi contenuti di solidarietà e pace. Due valori che diamo troppo spesso per scontati, specialmente la pace. Ai ragazzi la pace interessa eccome!

Basta leggere alcune delle frasi o guardare alcuni dei bellissimi e coloratissimi disegni che gli oltre duecento alunni della scuola C. Collodi di Codognè hanno realizzato per abbellire il Nuovo Parco della Mutera. Nuovo  perchè oggi si à arricchito di un gioco interattivo, accessibile anche ai ragazzi meno fortunati nella mobilità ma fortunati nella solidarietà che quì a Codognè troverabnno sempre. L’amministrazione comunale ha sempre dimostrato una particolare sensibilità ai problemi dei disabili, sia grandi che piccoli e quello che si concretizza oggi nel Parco Solidale della Mutera è un tangibile segno dell’impegno a trovare soluzioni per le fasce più deboli della società in cui ogni giorno viviamo.

Mi hanno colpito molto questi disegni fatti con colori vivissimi, un grido ad essere ascoltati nell’invocare la pace. Le frasi che hanno scritto sono degne di scrittori di grande calibro e nel leggerle rimarrete sorpresi che possano venire da ragazzi così giovani, che esprimono una sensibilità d’animo disarmante in un mondo che troppo spesso è distratto ed egoista.

Se la giornata fosse stata limpida e baciata dal sole come vorrebbe il periodo primaverile avremmo potuto camminare lungo la stradina asfaltata della Mutera e leggere uno ad uno i messaggi di questi ragazzi che ci esortano a sognare, a credere in un mondo più buono e migliore. L’arcobaleno che scende dal fronte della collina è un richiamo a pensare positivo, a credere che la pace possa e debba essere un valore tra i più importanti della nostra società. Se lo credono loro, i nostri figli, i nostri nipoti dobbiamo sforzarci a crederlo anche noi e a trasmettere loro messaggi positivi per un mondo che anche grazie a loro può e deve essere migliore. Oggi nel leggere questi messaggi e nell’ammirare i loro disegni mi sento di dir loro GRAZIE per la lezione, esortando tutti gli abitanti di Codognè, nei prossimi giorni a fare una passeggiata al Nuovo Parco della Mutera e a leggere alcuni di quei messaggi che partono e arrivano al cuore.

Reddito di Cittadinanza? Facciamo quello di Invalidità (RDI) prima.


Reddito di Cittadinanza? Meglio impegnarsi in quello che chiamerei RDI (Reddito di Invalidità). Breve storia del rinnovo della patente (e costi) per un disabile

 In Italia ci sono circa QUATTRO MILIONI di disabili. Mi rivolgo ai politici e ai legislatori che hanno la possibilità (e forse la voglia) di cambiare le cose. Vogliamo finalmente trasformare questo Paese in un Paese all’altezza di tutti quelli che da anni danno la precedenza alle fasce più deboli? Vogliamo un Paese 4.0? Un Paese snello e privo della BUROCRAZIA che soffoca l’iniziativa, che costringe anche chi è costretto a superare barriere architettoniche ( e burocratiche) a quotidiani calvari? Ieri è stato approvato l’Iter che porterà nelle tasche di circa 5 milioni di Italiani il RDC (Reddito di CIttadinanza). Personalmente avrei optato per una partenza “dal basso” e cioè dalle fascie più deboli ancora di chi si trova senza lavoro e cioè i DISABILI GRAVI, costetti a sopravvivere con poco più di 500 Euro al mese. Avete provato a vivere con 500 euro al mese? La domanda è rivolta ai POLITICI e ai POLITICANTI, ai LEGISLATORI e agli AMMINISTRATORI DELLA COSA PUBBLICA.

 
Alcuni giorni fa ero in un ufficio postale della zona, e mentre aspettavo ho ascoltato la conversazione di due signore ottantenni, una delle quali aveva ( e ha ancora) una figlia disabile al 100% . Questo il sunto della conversazione:
 
“Come Va?”
“Beh insomma…da persone anziane”
“E sua figlia?”
“E’ la…ovviamente…nessun miglioramento..ormai sono 35 anni che la accudisco ma adesso non ce la faccio più…sono sola e gli anni (82) passano”
 
Questa madre riceve un aiuto dallo Stato di poco più di 500 euro al mese. VI SEMBRA UMANO?
 
 
Ed ora passiamo ad un’altra storia VERA, di un disabile che deve rinnovare la patente. Un piccolo calvario che si rinnova ogni 5 anni. (Con costi ESAGERATI che fanno lievitare l’onere per il rinnovo dai circa 55/60 Euro di una persona normodotata ai 180Euro per un DISABILE. Vi sembra giusto? Se siete daccordo che non lo sia, fate qualcosa perchè a maggio ci saranno le elezioni. Se non ve ne frega niente dei DISABILI spero avrete attenzione almeno ai QUATTRO MILIONI DI VOTI che essi rappresentano.
 
 
PICCOLA E BREVE STORIA DI UN PICCOLO E LUNGO CALVARIO BUROCRATICO     COSTOSO E SFIBRANTE PER IL RINNOVO DELLA PATENTE PER DISABILI
Ieri finalmente si è concluso l’iter del rinnovo della patente. Un calvario per un disabile. Per coloro che non sono al corrente di come si svolge il tutto ecco un breve racconto di una giornata lunga e dispendiosa:
 
Apppuntamento alle 14:30 a Treviso. Treviso dista 30 chilometri dal mio paese di residenza. Questo significa che devo organizzare il mio trasporto. Personalmete sono in grado di guidare un’auto, ma penso a coloro (ed erano tanti) che dovevano fare il mio stesso percorso su una carrozzella. Risolto il problema trasporto arrivo con un’ora di anticipo (non si sa mai) e faccio bene. Sono il numero 95. Prendo posto nella sala d’attesa e dopo circa 15 minuti vengo chiamato allo sportello dove esibisco i documenti e l’appuntamento che mi ha preparato l’autoscuola a cui mi sono rivolto (20 Euro) .I versamenti, la marca da bollo, l’onere della visita ammontano a 65 Euro (e siamo a 85).
Dopo un’ora di attesa vengo chiamato alla visita oculistica. IL medico scorre le mie carte e mi dice: “Quando farà la visita con l’Ingegnere, nell’altra stanza, gli dica che forse è il caso che la cancellino dall’onere di venire quì a Treviso, visto che la sua disabilità non corre il rischio di aggravarsi” (Emiparesi sinistra dalla nascita). Evviva! Ho 63 anni e finalmente se ne sono accorti dopo 12 volte che sono stato costretto (mio malgrado) a questo iter, con scadenza quinquennale da quando ho avuto la patente a 18 anni. Attendo ancora un’oretta per il mio turno alla visita. Entro. Faccio presente quello che mi ha detto ll medico della visita oculistica. Il nuovo medico, e l’ingegnere concordano che la mia disabilità non presenta “rischi” di aggravamento. EVVIVA…. non dovrò più venire a Treviso (penso), però, non potevano accorgesene prima? La patente quindi dovrà essere modificata. Torno allo sportello:”Deve andare al tabacchino a prendere un’altra marca da bollo” Mi dice l’impiegato. “Perché?” Chiedo. “Perchè sono state apportate delle modifiche”. Vado e prendo la marca da bollo (16 Euro) e siamo a 101 Euro. “Sarà finita con le spese?” Penso.. tornando dal funzionario che mi consegna il certificato dicendomi: “Deve portare questo all’autoscuola e le diranno cosa fare.”
Ore 16:45 esco dallo stabile, sono triste e penso a tutti quelli che come me devono accollarsi questa giornata infausta e costosa per rinnovare una patente.

 
Penso a quando abitavo negli USA. Solo visita oculistica e prova pratica di guida, costo 15 Dollari. Tempo: da quando ho fatto il test scritto a quando mi hanno consegnato la patente: UN’ORA. Viva la burocrazia Italiana. E vogliamo parlere di modernizzazione del Paese? Di un’Italia 4.0? Di un sistema che funziona?
 
 
Ma non è finito ancora il mio calvario. Il giorno dopo la visita,(ieri) vado all’autoscuola, consegno il tutto. “Verrà contattato quando arriva la nuova patente”. “Quanto le devo?” Chiedo. 68 Euro, E così, siamo a 169 Euro per rinnovare la patente,. se poi aggiungiamo la benzina (10 Euro) arriviamo a 179 Euro.
 
Credo, in conclusione che più attenzione serva a problemi di ogni giorno come questo, e mi rivolgo ai nostri politici e a tutti coloro che hanno la possibilità di poter cambiare le cose come Lorenzo Fontana Matteo Salvini Luigi Di Maio Giuseppe Conte . Sono sicuro che il mio appello cadrà inascoltato, daltronde, con tutto quello che hanno da fare, non si può pretendere che ascoltino le grida che giungono dal basso.
 Aggiungerei anche “Portate le pensioni dei disabili gravi (100%) a un livello dove chi li accudisce possa vivere senza l’angoscia di arrivare a fine mese. Magari portandole a di 1500 Euro. Impossibile? Credo di no… forse prima di pensare al reddito di cittadinanza era il caso di pensare al RDI (Reddito di Invalidità). Ricordatevi che le elezioni europee si terranno il 26 maggio e ci sono QUATTRO MILIONI di disabili ( e se volete traduceteci pure in QUATTRO MILIONI DI VOTI). All’occhio. Fate qualcosa, e fatelo presto.

Il longevo Alpino a quattro zampe ha compiuto 40 anni (120 umani) un record.


Iroso e il suo centoventesimo compleanno. Il Generale di Brigata Alpino più longevo della storia ha commosso tutti.

 Foto e testo sono copyright pio dal cin 2019. La riproduzione  anche parziale di testo e foto è vietata se non con l’esplicito consenso dell’autore. piodalcin@gmail.com

Non si sarebbe offeso nessuno degli Alpini presenti se qualcuno avesse messo in testa ad Iroso, il cappello degli Alpini, anzi.

Il mio suggerimento per una foto con il cappello con la piuma bianca è caduto nel vuoto. “Non vorrei che si offendessero” Ha detto qualcuno. Non sono comunque certo mancate le attenzioni, le foto, i video, le carezze e i baci. Il centro dell’attenzione era lui, la matricola 212, con il numero stampigliato sullo zoccolo sinistro anteriore, ancora ben visibile, una volta che il governatore del Veneto, dottor Luca Zaia, lo ha spolverato a favore dei giornalisti e dei fotografi giunti in gran numer per immortalare questo evento che non ha precedenti nella storia.

Iroso, che ha perduto la vista da tempo ormai, sembrava tranquillo, ignaro forse di tutta l’attenzione che gli veniva dedicata. Alla sua presenza ci si sente vicini a una persona buona, mite, tranquilla e saggia. Iroso ha un’aura di bontà, un carisma naturale che attrae tutti, grandi e piccoli, con il suo silenzio e la sua folta pelliccia, quello sguardo sereno e quei due occhioni, che se  anche spenti ti danno un senso di pace. Oggi, nell’incontrarlo così da vicino, ho capito che cosa sia veramente il vincolo di affetto che può legare l’Uomo all’animale, creando un vincolo che non è lontano da quello che proviamo per le persone che ci stanno care, alle quali rivolgiamo il nostro quotidiano affetto.

Forse Iroso, con la sua longevità ci vuole insegnare che l’amore per tutte le Creature della Terra è cosa buona, che nel rispetto degli animali che ci accompagnano in questo viaggio che è la vita c’è una parte di quella felicità che inseguiamo. Forse il messaggio di  Iroso è quello in cui sperano tutti gli Alpini, di un re inserimento dei Muli nel loro Corpo.  Quale che sia, il messaggio, oggi, tutti coloro che lo hanno visto per la prima volta, o lo hanno rivisto, hanno sicuramente tratto una lezione dalla sua longevità.

A tutti gli effetti Iroso è,  e rimarrà sempre un Alpino, prima di tutto. “Se vi chiamanoMULO, rispondete GRAZIE!” Ha detto alla fine del suo discorso il presidente della regioneLuca Zaia. “Il mulo è figlio di un Asino e di una Cavalla. Nei suoi geni c’è il meglio di entrambi” Ha continuato Zaia. “A casa ho un cavallo di trent’anni, quando lo  vedo gli dico che c’è un suo “parente” che ne ha quaranta, e che non mi faccia fare brutta figura”.

Al di là delle battute scherzose, delle foto scattate, dei selfies con questo “monumento a quattro zampe”, l’omaggio che oggi è stato reso a Iroso è stato soprattutto commovente.

Tutti gli Alpini  che si sono avvicendati al microfono per rendergli omaggio, si sono commossi nel ripercorrere le tappe della strada che ha permesso ad Iroso di essere portato a casa, nella stalla di Antonio De Luca che lo ha curato con l’attenzione e l’amore che si dedica all’anziano papà, al nonno, al bisnonno.

Con la voce rotta dalla commozione Antonio ha illustrato le non poche difficoltà a cui è dovuto andare incontro, coadiuvato dagli Alpini del Reparto Salmerie di Vittorio Veneto per sostenere e portare avanti negli anni questo non facile impegno di accudire a questa Icona della storia degli Alpini. Antonio è stato accolto da un lungo applauso di incoraggiamento quando, nel ricordo della sua cara moglie, che è stata per lui un grande aiuto nella cura di Iroso, non riusciva a riprendere il discorso. Dopo l’applauso, con la grinta tipica degli Alpini, ha proseguito raccontando un interessante e curioso aneddoto che lo aveva visto protagonista quando si svolse l’asta per l’assegnazione di Iroso, salvato in quel giorno dalla macellazione grazie al suo impegno e a quello di tutti gli alpini, che volevano assolutamente aggiudicarsi uno degli ultimi appartenenti a questo Corpo che da sempre si distingue in Italia e nel mondo per la sua generosa solidarietà, espressa soprattutto nei momenti più duri e tristi della storia d’Italia.


Zaia ha ricordato che durante il suo mandato come presidente della provincia, aveva proposto di accogliere Iroso e gli altri Muli, anche per sollevare  De Luca dall’onere economico che derivava dal mantenere in buona salute questo eccezionale quadrupede. Antonio, Tony De Luca, ha però rifiutato l’offerta preferendo,con i suoi amici, a tenerlo in casa, nella sua stalla, dove ancora oggi si trova, a Manzana, a pochi chilometri dal centro di Vittorio Veneto.


Particolarmente commosso era anche il Tenente Colonnello che ha raccontato della colletta “illegale” promossa dagli Alpini per salvare Iroso e i suoi compagni da morte certa: “Sono arrivate offerte da tutta Italia” Ha detto con la voce rotta, mostrando la cassetta di cartone verde e gialla dove venivano raccolte le offerte.
“Abbiamo veramente fatto di tutto per salvarlo, e vederlo quì oggi è veramente commovente” Ha concluso prima che la voce traballasse ancora una volta per l’emozione.
Dopo la Benedizione degli animali (che normalmente si impartisce il giorno di S.Antonio Abbate), ha concluso la serie di interventi il prsidente Luca Zaia,che ha sottolineato l’appartenenza di Iroso al Veneto. “Iroso incarna co la sua voglia di vivere la concretezza, il coraggio e la voglia di andare avanti tipica dei Veneti. Iroso è un Veneto. Iroso è uno di noi, e se vi chiamano “mulo” rispondete Grazie!

Iroso compie 40 anni. Domani la festa del compleanno (120 anni umani- un record)


Come altro definire il più longevo Mulo d’Italia? Un monumento, un Generale di Brigata Alpina. E gli Alpini, di fronte ad un personaggio di tale importanza si sono mobilitati adottandolo, salvandolo dalla macellazione, venticinque anni fa. Sono gli Alpini del Reparto Salmerie di Vittorio Veneto i “padri adottivi” che si dedicano alla sua cura, e gli dedicano le attenzioni, appunto, che si riservano ai Generali di Brigata in pensione.Se Iroso fosse umano avrebbe raggiunto, con i suoi quarant’anni la veneranda età di CENTOVENTI ANNI. Se ci atteniamo alle informazioni Quì forniteci da Wikipedia , la vita di questo animale, tanto caro agli Alpini, che lo hanno da sempre impiegato nelle loro truppe, va da 25 a 30 anni, ecco che IROSO ha battuto ogni record di vitalità e a celebrarlo, con immenso affetto saranno proprio gli Alpini di Anzano, presso l’imprenditore forestale Antonio De Luca, che oltre a IROSO ha accolto anche altri muli.L’affetto che lega i muli agli Alpini porta a sperare in un loro re inserimento simbolico tra le truppe alpine, e forse la longevità da record diIROSO potrebbe essere un segnale, un appello fatto attraverso queste meravigliose creature proprio in questo senso. IROSO da tempo ha perso l’uso della vista, e in occasione dell’ultima uscita, all’Adunata Nazionale degli Alpini, gli era stato messo a disposizione un veterinario H/24 in modo da non fargli correre troppi rischi. La festa di compleanno di domani sarà all’altezza delle grandi cerimonie che gli Alpini sanno riservare ai loro“Uomini Migliori” a testimonianza dell’affetto che questo Corpo ha sempre dimostrato, nono solo verso i muli, bensì per tutti gli animali e  Madre Natura in generale. Grazie quindi a coloro che si sono prodigati nei decenni all’amorosa cura di questo “BOCIA” da record, che domani sicuramente sentirà, con la sua proverbiale sensibilità, di essere coccolato dall’amorevole attenzione di tutti in un giorno così speciale! Buon Compleanno General IROSO.

Luca Zaia rivoluziona le ZTL in Veneto- Prima regione in Italia ad azzerare la burocrazia. Modello da copiare





Grande iniziativa del #Presidente della #RegioneVeneto Luca Zaia. Le persone disabili con un permesso di parcheggio in areee predisposte in #Veneto sono circa 155.000. Con questa nuova iniziativa (Prima in #Italia – IL #Veneto è da sempre la #Regione con le iniziative che poi vengono copia e incollate dalle altre regioni d’Italia) non sarà più necessario per le persone con una #disabilitàpiù o meno grave (ma comunque titolari del cartellino blu che ne assevera la reale disabilità) di espletare pratiche burocratiche infinite e molte volte dolorose per una persona che ha di fatto già i suoi problemi a muoversi nella gungla inestricabile della #Burocrazia #Italiana#ComplicazioneAffariSemplici. Con questo progetto pilota fortemente voluto dal nosro #Presidente I titolari del cartellino blu, potranno muoversi nelle aree #ZTL della città #Venete senza ricorrere a modulistiche e a richieste affannose. Grazie da parte di tutte le persone #disabili e dalle associazioni che si battono da anni per una semplificazione della burocrazia che a volte supera di gran lunga quella delle barriere architettoniche.Disabili Abili srl Disabilità ed inclusione socialehttps://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fzaiaufficiale%2Fvideos%2F460876767779547%2F&show_text=0&width=560
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Dei disabili non gliene frega una mazza a nessuno. Dov’è il ministero per la disabilità tanto sbandierato in campagna elettorale? Cosa sta facendo concretamente?


Centri per l’impiego e gestione dei disabili. Tutto da rifare

Secondo  Questo Articolo dell’ISTAT (del 2017) , i disabili in Italia sono TRE MILIONI E DUECENTOMILA. 

Un bel numero di votanti.

UN SISTEMA DA RIVEDERE E DA CAMBIARE

Oggi il sistema di assunzione di una persona con disabilita’ fa acqua da tutte le parti. Ho avuto modo di percorrere la strada che un disabile deve affrontare per poter usufruire di quei diritti innegabili che dovrebbero spianare la via ad una assunzione, sia da parte dei privati che da parte delle amministrazioni pubbliche.

E qui’ casca l’asino.

PASSARE LA PALLA AI SINDACI E’ UNA DELLE SOLUZIONI

Faccio un esempio facile facile: Se il sindaco del mio paese avesse bisogno di assumere una persona disabile oggi, quello che deve fare e’ inviare una domanda all’ufficio  provinciale competente.

L’ufficio gli invia una lista (in base a una graduatoria) con una decina di candidati che poi potranno venire scelti in base alla percentuale di invalidità o con un concorso.

Non sarebbe meglio se al sindaco venisse dato il potere di assumere un disabile all’interno del SUO territorio comunale? Cosi’ facendo, oltre che ad essere sicuro di assumere la persona disabile giusta per il ruolo di cui ha bisogno in quello specifico momento, garantirebbe alle persone con disabilita’ del suo comune un lavoro che eviti spostamenti ed emigrazioni in altri comuni che a volte sono difficili dal punto di vista logistico e tecnico (persone in carrozzella per esempio o con gravi problemi di deambulazione, o assenza di possibilità di spostarsi)

MINISTERO PER LA DISABILITA? 

Se visitate la pagina Facebook del ministro Lorenzo Fontana Cliccate qui per aprirla, provate a cercare un post che parli di disabilità, o dei progressi fatti in questi mesi. Dovrete scrollare giù un bel pezzo prima di trovare un articolo che dia informazioni su quello che sta facendo. Il ministero è accorpato a quello della famiglia. Bene! Si parla tanto difamiglia, di lotta alla droga, di decreto sicurezza ma poco, troppo poco di disabilità. Mi spiace signor ministro ma sono passati alcuni mesi e non ci sono scuse. E siamo della stessa idea politica , ma questo non deve essere un alibi per non rendersi conto che siamo ancora in alto mare. Le ho suggerito più volte di fare qualche diretta Facebook (Salvini docet) per tenerci informati si progressi riguardo alle pensioni da fame, oppure su importanti cambiamenti promessi in campagna elettorale con l’istituzione di questo ministero del quale non sento mai parlare.

LA VERITA’

La verità è una sola e ve la dico chiaro e forte: DEI DISABILI  NON GLIENE FREGA UNA MAZZA A NESSUNO. E’ inutile che ci prendiamo in giro. E’ inutile che ci prendete in giro (sono disabile anch’io). In tre anni di iscrizione agli uffici provinciali non ho ricevuto nessuna offerta, ma non voglio trascinare la conversazione sul personale, non sarebbe giusto verso tutte quelle persone, magari più giovani di me, che sperano in un aiuto che non arriverà mai, tanto meno dal ministero.

SE VOGLIAMO AIUTARE BISOGNA CAMBIARE IL SISTEMA

Cominciamo con l’assumere DISABILI nei municipi, nelle biblioteche, nei musei, negli uffici pubblici in generali, nei ministeri, nelle province, ma vi prego, fatelo fare ai sindaci. Trasferite i poteri di assumere ai primi cittadini. Loro hanno il quadro esatto della situazione e saprebbero assumere le persone giuste al posto giusto. Non succederà. Andremo avanti con il sistema Paleolitico. Ai disabili non serve il diritto di cittadinanza, serve un lavoro, magari vicino casa per evitare spostamenti che creano solo difficoltà. Magari lasciando che i normodotati (che spesso fa rima con RACCOMANDATI) si trovino un lavoro nel privato, lasciando che siano i portatori di handicap a coprire i posti negli uffici regolati e gestiti dallo stato.

MI FERMO QUI’

Non continuerò questa inutile polemica, che come il solito (ho scritto di questo molte altre volte) non produrrà nessun effetto salvo forse quello di fare incazzare qualcuno che crede di spezzarsi la schiena  e di lavorare sodo a favore di un cambiamento, che viste le premesse, non avverrà mai. Mi riprometto comunque di rinfrescare le idee di tanto in tanto a coloro che sono chiamati a prendere decisioni in questo senso. Coloro che uno stipendio (molto corposo) lo prendono e sono stati delegati dai voti della gente a rappresentarli. Una vana illusione. La politica non è cambiata. “Cambia il mugnaio, ma il mulino è sempre lo stesso”

E non parliamo nemmeno delle inadempienze delle ditte che dovrebbero assumere i disabili (leggete questo articolo)

Il Presepe più bello del mondo. Un capolavoro di Arte e di Storia Veneta


Bibano il Presepe Capolavoro, Inno alla cultura contadina e alle tradizioni della nostra Terra

Se non vedrete il Presepe di Bibano quest’anno, vi sarete persi uno degli spettacoli più belli che si possano vedere in tutta la Marca Trevigiana. Un Presepe che non è come gli altri., e vi spiego perché.

SCENE RURALI E CONTADINE CHE CI RIPORTANO A TEMPI MIGLIORI

Anche se più duri. Le scene rappresentate in questo capolavoro,( perché altro aggettivo non renderebbe giustizia alla ricerca e alla dovizia di particolari, all’accuratezza con la quale è stato eseguito) ci riportano a un tempo non tanto lontano in termini di anni (inizio del Novecento)ma che sembra aver fermato il tempo in una capsula che ci permette di ritornare indietro ad assaporare quell’atmosfera familiare che è venuta a mancare con l’avvento di certe comodità come la TV gli elettrodomestici, e tutte le innovazioni che ci hanno portato a diventare tutti un po’ troppo digitali.

Questa scena mi riporta ad esempio alla mia infanzia. Sono nato nel 1956 e la cucina dove sono cresciuto assomigliava notevolmente a questa. Il tavolo di legno che serviva da supporto per i giochi e per fare i compiti. La “caliera” di rame appesa sotto il caminetto, dove si scaldava l’acqua per fare il bagno dentro alla tinozza di legno, a turno, oppure come in questo caso anche due alla volta, se il fratellino era abbastanza piccolo da poterla dividere. La nonna che lavora a maglia o all’uncinetto, il fuoco della stufa economica che, sempre accesa , era una fonte di calore e mezzo per cucinare delle ottime pietanze, in mancanza del moderno sistema di gas che alimenta le nostre cucine oggi. La stufa economica che serviva ad asciugare i panni bagnati oppure a cucinare della buona polenta che il giorno dopo andava riscaldata e consumata “brustolada” con dell’ottimo latte appena munto, antesignano dei moderni “corn flakes” ma sicuramente di una qualità superiore e di un gusto che ancora oggi sembra di sentire quando ne parlo.

Un’altra delle scene che ci aiutano a capire la semplicità nella quale si viveva é questa scena del barbiere all’interno della stalla. Notiamo la bicicletta con due cassettine di legno contenenti gli attrezzi del lavoro del barbiere che si accinge a far barba e capelli al “paron de casa”. In primo piano un fornello che serve a scaldare l’acqua per tagliare la barba con un rasoio così affilato che solo le mani esperte del “Figaro” di turno potevano permettersi di maneggiare. Mentre il taglio dei capelli va in scena, nel retro si intravede l’onnipresente nonnino con la pipa, attorniato dalle mucche e i vari attrezzi, le canne che serviranno per fare il “letto” alle vacche, e tanti altri piccoli particolari che rendono questo presepe un momumento alla nostra storia contadina.

La scena centrale non poteva che essere occupata dalla scena della Natività. E anche quì gli artisti che hanno realizzato questa meraviglia non hanno trascurato i minimi particolari. La scena della Natività si svolge in due tempi. Le porte della capanna si chiudono lentamente per aprirsi ad un’altra scena che rappresenta l’arrivo dei Re Magi.
DOVIZIA DEI PARTICOLARI E ACCURATEZZA ASSOLUTA NELLA REALIZZAZIONE DELLE FIGURE, DELLE SCENE E DEL CONTESTO GENERALE
La scena della Natività è inserita nel contesto di un paese di campagna coperto abbondantemente dalla neve.A sinistra una fontana ben disegnata nei particolari fa da cornice alla scena che si apre dietro con delle figure ed un bambino che scende con uno slittino. Grandioso il senso della profondità, che porta l’occhio fino alla piazza che chiude il quadretto con case e palazzi che richiamano un’architettura di stile prettamente Veneziano. La parte destra dell’entrata a questa scena è occupata da tre figure. Una donna e due uomini che chiacchierano amichevolmente tra gli animali da cortile e un gattone seduto comodamente sulla finestra
Quello che lo rende unico e meritevole di una visita accurata è proprio questo accostamento alla vita rurale, a quel sapore di antico al quale questo Presepe ci riporta. Solitamente le ambientazioni vengono fatte in Terra Santa, dove il lieto evento della nascita di Gesù avvenne. L’idea di trasportarlo in un epoca a noi vicina e ingrandire, come sotto una lente alcune scene di vita quotidiana di allora, lo rendono ancor più interessante e ci lascia a bocca aperta, se solo abbiamo la pazienza e la voglia di osservare anche i minimi particolari, come il calendario di “Bepo Gobo” appeso ad una delle porte (cercatelo), o l’immagine di A. Antonio Abate (cercatelo).
Il Presepe continua a stupirci con l’officina del falegname

   E il parroco con i due chierichetti

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