Le Colline di Conegliano e Valdobbiadene. Come capirne e “carpirne” la filosofia.

pendenze importanti che rendono la vendemmia un lavoro estenuante e faticoso sulle Colline del Cartizze

Colline del Prosecco, Colline di Venezia, Colline del Cartizze, Colline dell ‘Unesco, Colline delle Colline. Quante cose si scrivono, quanti nomi più o meno appropriati, molti sbagliati. La vera denominazione di questo TERRITORIO MERAVIGLIOSO è: COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE

immaginate di andare a vendemmiare tra questi filari di vigneti

NON SOLO PROSECCO

Innanzitutto va chiarita una cosa fondamentale alla quale tutti coloro che hanno il privilegio e l’onere di vivere in questo angolo di Paradiso tengono in modo particolare: E’ il TERRITORIO LA RICCHEZZA DELLE COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE. Il Prosecco, sicuramente la punta di diamante, è “solo” uno degli aspetti che compongono un meraviglioso puzzle fatto di storia, di fatica, di amore per la propria Terra, e di centinaia di prodotti a chilometro zero che questa area geografica , (creata dal Buon Dio in un giorno di particolare felicità) contiene.

IL VASO DI PANDORA

Come nel vaso di Pandora, il “coperchio” potrebbe essere il Prosecco, il Cartizze, quel vino frizzante che piace in tutto il mondo. Dentro al vaso c’è molto di più ed è compito di chi sarà chiamato a valorizzare il Territorio trovare quelle formule che possano servire a far scoprire all’ignaro turista, come a quello preparato che cosa si nasconde all’interno di questo meraviglioso “contenitore”. Amo scrivere di tutto quello che è Veneto. Ho scoperto la vera bellezza di questa regione quando ho vissuto negli Stati Uniti per poco più di un decennio. Perché dall’America mi sono reso conto, guardando il Veneto da lontano, come fosse una montagna vista dalla pianura, della sua straordinaria bellezza e di tutte le cose che qui si possono vivere, trovare, sperimentare, raccontare. Non stillerò un noioso elenco, ma non posso ignorare che dalle città d’arte come Venezia Verona Vicenza, alle spiagge dell‘Adriatico, passando per le Colline, e non solo quelle sopracitate, fino alle Dolomiti, Il Veneto è un vero Paradiso Terrestre, punto.

Dal 2014 a oggi ho scritto due libri sul Veneto. Uno riguarda la gente e i ricordi legati al piccolo paese di campagna dove sono cresciuto; Codognè. (Codognè Cuore Veneto. Il paese della Mela Cotogna e dei codici QR- scritto a quattro mani con Francesca Salvador) L’altro (Cuore Veneto, interviste e racconti della nostra Gente) parla di storie di persone e di luoghi da Venezia a Cortina d’Ampezzo. Non scrivo questo per fare pubblicità ai miei due libri ma solo per fare capire al lettore di questo post quanto sia difficile conoscere questa regione, mi sono reso veramente conto della mia ignoranza, e della mia scarsa conoscenza di certi luoghi che sono di vitale importanza per la nostra storia, la nostra cultura e la conservazione delle nostre tradizioni contadine. Uno di questi è senz’altro questa zona, compresa tra CONEGLIANO E VALDOBBIADENE. Certo, sicuro, anch’io come molti di voi sono stata a Follina, a Miane, a Combai, a Guia, a Col San Martino a Santo Stefano, a San Pietro di Barbozza, a Premaor, a Campea, a Valdobbiadene. Passando, in auto, in bicicletta, a piedi per fare qualche foto, ne ho sicuramente colto la bellezza e a volte l’unicità. Non posso certo dire di aver capito la filosofia di questa Terra fino al giorno in cui,dovendo scrivere un articolo per il GAZZETTINO, (su suggerimento della vulcanica Michela, un’amica di Cornuda che ha lavorato per oltre vent’anni su queste COLLINE come PR per una nota cantina del CARTIZZE) sono stato accompagnato con una Land Rover nel cuore del CARTIZZE, da Riccardo, il braccio destro di Desiderio Bortolin.

Ieri è stata la volta di Cesare De Stefani, il poliedrico inventore dell’OSTERIA SENZA OSTE. Dovevo far incontrare lui e Roberto Bet, che per dieci anni è stato il sindaco del mio paese, Codognè e che recentemente in un aricolo del GAZZETTINO aveva lanciato la proposta di fae dei CASOIN una specie di NETWORK di INFOPOINTS, il tutto a favore di un rilancio di questi negozietti di quartiere che rischiano l’estinzione e non dovrebbero finire nel dimenticatoio ma dovrebbero essere rilanciati.

Osteria senz’Oste. Gruppo di amici al lavoro

Ieri, venerdì nove agosto, in auto abbiamo raggiunto uno dei più bei posti che io abbia mai visto quassù. Poco distante da Col San Martino, per una via sterrata e a volte ripida siamo arrivati in un luogo magico, mozzafiato, fatto di filari di vitigni che si arrampicano su una pendenza di 45 gradi . E’ qui che dovrebbero arrivare i turisti e coloro che organizzano viaggi e trasporti, gite di un giorno o più allo scopo d fare veramente capire alle persone che su una bottiglia di CARTIZZE costa qualche euro in più del PROSECCO venduto al supermercato, forse la ragione sta proprio in quella PENDENZA, che costringe i VENDEMMIATORI a vere e proprie SCALATE, effettuate con corde legate alla vita, perché se uno scivola mentre raccoglie i grappoli uno ad uno per inserirli con cura in un secchio che tiene appeso alla vita, può facilmente ruzzolare per decine di metri

Cesare e Roberto per la prima volta assieme ieri sulle Colline del Cartizze

Qui tra queste viti si respira la vera aria delle COLLINE assaporandone il vero significato, che è quello di un luogo che non è stato mai abbandonato, nonostante le sue caratteristiche morfologiche che lo rendono quasi (ma solo quasi) imossibile da coltivare. La gente che qui vive, e ha ereditato dai padri e dai nonni questi appezzamenti che valgono oggi più del petrolio,. non ha mai mollato, ha creduto nella unicità e nella potenzialità di queste colline. Non era così scontato come lo è oggi. Se si è arrivati a produrre questo nettare unico che tutto il mondo ci invidia, lo si deve al gran lavoro svolto dai nonni e dai bisnonni che provando e riprovando sono riusciti a sviluppare un metodo di vinificazione che oggi è copiato in tutto il mondo. E’ questa la filosofia di una Terra e della sua Gente, caparbia, aspra, operosa, difficile, a volte burbera ma che al momento opportuno si trasforma in accogliente, gentile e generosa. Quando, la prima volta arrivai su queste colline “nascoste” con Riccardo, avevo al collo un bicchiere di vetro, come si usa nelle degustazioni dei vini. Raggiunto l’apice della collina, stappata la bottiglia, Riccardo versò un goccio di vino nel bicchiere e lo versò a terra. Non era per risciacquarlo, ma per restituire alla Terra per prima il frutto di un lavoro, con consapevolezza e rispetto. Questo mi ha fatto capire molte cose di questi luoghi e soprattutto del legame che esiste da millenni tra la Terra e la Gente delle COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE

il frutto del lavoro “donato” per primo alla Terra, in segno di riconoscimento

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