Il fratello di Padre Cosma (95 anni) racconta chi era il Primo Martire della Diocesi.

Codognè, “Così era mio fratello, il Beato Cosma Spessotto”: il racconto e i ricordi del 95enne Pietro



Era a Roverbasso, la frazione del Comune di Codognè che il Beato Cosma Spessotto trascorreva alcuni mesi ogni volta che tornava dalla missione in Salvador, dove il 14 giugno 1980 ha trovato la morte per mano di due sicari armati di mitra che lo hanno freddato davanti all’altare dove stava per celebrare la Messa.

Le sue ultime parole “Perdono, perdono” la dicono lunga su chi fosse il frate francescano che fin da piccolo voleva andare in missione. Il fratello Pietro, di 95 anni, ricorda i momenti spensierati passati assieme al fratello che aveva due anni più di lui: “Lo seguivo dappertutto, lui era speciale, un tipo che amava scherzare, forte e determinato ma con una dolcezza disarmante“.

“Aveva sempre una buona parola per tutti – continua Pietro -. Ho pianto quando ho saputo che era stato proclamato beato ma felice che il suo martirio sia stato riconosciuto. Lui voleva bene ai suoi ragazzi e alle famiglie che seguiva con tanto amore laggiù in Salvador. Sapeva di correre dei pericoli ma non aveva paura di niente”.

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“Fu ordinato sacerdote nel 1948 e destinato alla parrocchia di San Francesco a Vittorio Veneto .- prosegue -. Da quando nel 1950 partì in nave da Genova per El Salvador, passarono otto anni prima che lo rivedessimo. Abitavamo in via Ariosto, a Roverbasso e lui si fermo per sei mesi, così come nel 1973 e nel 1978”.

Fu quella l’ultima volta che lo videro vivo e singolare il modo in cui vennero a sapere della sua tragica fine: “Eravamo in chiesa quella domenica. Il parroco, don Paolo interruppe la celebrazione per dare pubblicamente la notizia. Mio fratello Giuseppe si alzò e usci di chiesa piangendo. Mia figlia ed io restammo fino alla fine della Messa con il cuore infranto dal dolore“.

Un dolore che si è trasformato in una gioia immensa all’annuncio della beatificazione, arrivato per mezzo di don Lucio Marian, il parroco di Codognè.

Domenica 14 giugno, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa, a Mansuè i familiari e le comunità di Basalghelle Mansuè, assieme ai frati francescani minori della basilica di Motta di Livenza, si sono stretti attorno al vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo, per una celebrazione solenne.

(Fonte: Pio Dal Cin © Qdpnews.it).
(Foto e Video: Pio Dal Cin).
#Qdpnews.it

1 Comment

  1. grazie un racconto ed intervista interessante, quando lui torno a casa per sei mesi io avevo 4 anni !! Ho conosciuto la famiglia che eano mezzadri di una brava famiglia. I fratelli di lui me li ricordo come uomini forti e di statura alta. Io giocavo coi figli un giorno dove tenevavo le balle di paglia trovai un fucile un po nascosto della prima guerra mondiale tipo col catenaccio. Correva voce che il missionario aiutava la popolazione anche aiutandoli ad armarsi. Logicamente erano voci non verificate. In ogni caso sapendo le stragi fatte in Salvador con il benestare delgli Stati Uniti o aiuti per contrastare il communismo e aiutare la multinazionali e governo corrotti. Che sia stato fatto santo dalla chiesa cattolica non mi interessa un gran che, ma che lui sia stato santificato da Dio per l’eternita’ e’ cio che conta. La chiesa cattolica ha bisogno di riforme drastiche dopo secoli di mal affari cio non detraendo nulla da tante opere buone fatte. Il piu classico errore biblico e’ l’imposizione ai preti del celibato che trasgredisce la Parola. Jesus scelse uomini sposati come apostoli e all’inizio della chiesa ci furono molte donne anche a livello di apostolato pastori. La traduzione usata dalla chieas cattolica e’ anche non del tutto veritiera ci sono traduzioni da altri manoscritti che non vengono usati ma lo sono in tutto il mondo cristiano protestante ed eavngelico. Il Libro di Tobia per esempio non e’ riconosciuto come sacro solo i cattolici lo fanno e chiaramente un bel racconto ma non bibilico.

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