Pojo – L’ anatroccolo che non poteva nuotare.

C’era una volta un anatroccolo che non era brutto e nero ma aveva un’ala spezzata e una zampetta rotta. Era successo quando era piccolo. Un brutto incidente che mamma anatra non voleva mai raccontargli. Non aveva male ne all’ala ne alla zampetta ma non poteva nuotare come gli altri e soffriva nel vedere i suoi amici che nuotavano felici nello stagno o giù a valle nel torrente. “Mammina, tu credi che un giorno riuscirò anch’io a nuotare come loro?” “Non lo so, figliolo- Le rispose sincera la mamma anatra- Ma non importa. Ricordati che la bellezza sta nella differenza. Tu sei diverso e questo non significa che tu sia più o meno degli altri, sei tu e basta, ed è questo quello che conta veramente, che tu sia originale. Non serve a niente essere come gli altri, seguire le mode, vestirsi uguali agli altri. L’importante è conservare e nutrire la propria oriiginalità con le idee, con i sogni, con le speranze di trovare una strada che sia la tua, la tua passione, una strada unica che magari altri vorranno percorrere ma che sarai tu ad aprire.Questo è quello che conta anatroccolino mio”

L’ anatroccolo guardò perplesso la mamma. Era troppo piccolo ancora per capire, ma registrò ogni parola che mamma anatra le aveva detto quel giorno. “Capirò quando diventerò grande- Disse a se stesso e continuò a guardare gli altri che giocavano e nuotavano felici, e si sentiva ancora solo.

Passarono gli anni e l’anatroccolo crebbe. In tutto questo tempo non potendo giocare si dedicò allo studio e alle sue passioni. Mamma anatra gli aveva regalato l’amore per la scrittura, mentre il papà gli aveva lasciato nel cuore quello per il disegno e la pittura. Pojo, questo era il nome del nostro eroe coltivò le sue passioni e il sogno che aveva fin da piccolo, quello di diventare un bravo scrittore e alo stesso tempo un bravo pittore. Quando non scriveva dipingeva e viceversa. Si era abituato ad avere l’ala spezzata e adesso che era diventato grande non gli pesavano più i sorrisetti beffardi e i commenti che sentiva alle spalle appena bisbigliati dai suoi coetanei che schernivano il su goffo modo di muoversi e la sua incapacità a volare o a nuotare come facevano tutti. Pojo un giorno si innamorò della più bella anatroccola di tutto lo stagno. “Non penserà mai di mettersi con un anatroccolo senza un’ala e con la zampa spezzata”- Pensava Pojo. Guardava la sua amata uando la incontrava e abbassava gli occhi. Fu lei però, un giorno a fermarsi da lui. Gli si parò davanti, impedendogli di continuare la sua strada. Lo guardò dritto negli occhi e gli disse: ” Ho qualcosa che non va? Perchè mi eviti ogni volta che ci incontriamo? Adesso me lo devi dire Pojo” Lui fu sorpreso da tanto ardore. “Ma – Disse lui- Ma cosa dici Dolly… io non ti ho mai evitata, pensavo che non voessi nemmeno parlare con me. Tu sei così bella, tutti gli anatroccoli vorrebbero essere assieme a te. Io, lo sai, sono diverso, pensavo non ti potesse interessare uno che non può ne volare ne nuotare” Lei lo guardò dritto negli occhi, ma così dritto che da quel giorno gli spuntò una piuma rossa da tanto rosso era diventato in quuel momento. Dolly gli disse:”Pojo.Tu scrivi delle poesie meravigliose e dipingi dei quadri magnifici. Hai un dono. Io riesco solo a vedere questo. Non mi importa se sai nuotare o se non sai volare” “Veramente- Aggiunse Pojo- E’ da molto tempo che ti guardo e se devo essere sincero io sono innamorato di te” Chiuse gli occhi come se stesse aspettando un ceffone da lei. Quando sentì il suo becco morbido appoggiarsi teneramente sul suo per quello che fu il suo primo bacio, Pojo credette di svernire. Lei, la più bella anatroccola era diventata la sua ragazza proprio in quel momento. Da quel giorno i due diventarono inseparabili e la loro storia andò avanti per molto tempo. Il papà di lei però non voleva che Pojo diventasse suo genero:”Quello scansafatiche di un poeta e scrittore, pittore? Deve stare lontano dalla mia Dolly” Fece di tutto per allontanare i due innamorati e ci riuscì, spedendo lei a studiare come infermiera in uno stagno lontano mille miglia, dove viveva un suo cugino che la ospitò. Dolly non avrebbe voluto ma erano anni difficili e dovette ubbidire alla volontà del papà. Pojo si sentì morire. Come avrebbe fatto ad andare avanti senza la sua amata Dolly? Non poteva affrontare quel lungo viaggio nelle sue condizioni. I due si scrissero lunghe ettere d’amore. Pojo le scriveva tutti i giorni. Dolly gli rispondeva. Poi la lontananza giocò a loro sfavore e Dolly si innamorò di un giovane paperotto che studiava come medico nello stesso stagno e la storia d’amore finì come ua bolla di sapone. Pojo scrisse molte poesie, tutte molto tristi. Aveva perduto l’amore della sua vita e non sapeva darsi pace. …. CONTINUA

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