Tezze di Piave- Il cimitero Britannico.

Uno dei luoghi che vale la pena visitare nella Sinistra Piave è senz’altro il Cimitero Britannico. Una delle più furiose battaglie del Piave fu combattuta in questi luoghi e fu l’inizio della fine della guerra. Le truppe alleate riuscirono nel corso della battaglia, iniziata il 26 ottobre e finita il 31 ottobre, a sfondare le linee nemiche. Molti furono i giovani soldati che persero la vita a pochi giorni dalla fine della guerra. EROI della nostra LIBERTA’

Ogni anno ricordo con affetto tutti i giovani caduti nell’ultima Battaglia della Vittoria. Se andrete a visitare il British Cemetery di Tezze di Piave troverete lapidi con i nomi in Inglese dei caduti. Tutti o quasi avevano poco piu’ di vent’anni. Tutti caduti tra il 26 e il 31 ottobre. Lo sfondamento delle linee nemiche porto’ pochi giorni dopo alla Vittoria. Vite sacrificate nel nome della LIBERTA’ che oggi putroppo non riusciamo a valutare con la dovuta riconoscenza. Onore ai caduti sul PIAVE, Italiani, Inglesi e di ogni nazionalita’. Grazie per il vostro sacrificio.

UN SUNTO DELLA BATTAGLIA (da WIKIPEDIA)

Nel frattempo anche il 25 ottobre, sempre a causa della piena del Piave, le armate italiane destinate a effettuare il passaggio del fiume e sferrare l’attacco decisivo furono costrette a rimanere ferme e inattive in attesa dell’abbassamento del livello delle acque; tensione e preoccupazione erano diffuse tra i soldati e negli alti comandi. Nella notte del 26 ottobre invece buone notizie arrivarono dall’isola delle Grave di Papadopoli, dove i britannici della 10ª Armata sopraffecero il battaglione austriaco presente e occuparono saldamente tutto l’isolotto; attraverso nuove passerelle costruite sul Piave vennero trasportati sull’isola altri reparti britannici e italiani[59].

Al termine dei combattimenti del 26 ottobre quindi il generale Giardino dovette ammettere che tre giorni di cruente battaglie non avevano consentito di raggiungere alcun risultato tattico decisivo; le truppe erano stanche e molto logorate dopo i ripetuti assalti frontali costati pesanti perdite, non erano disponibili forze fresche, mentre le truppe austro-ungariche avevano dimostrato una sorprendente coesione e grande combattività. Il generale Giardino richiese al comando supremo di poter interrompere gli attacchi sul massiccio del Grappa e impiegare la giornata del 27 ottobre per far riposare le truppe e riorganizzare lo schieramento; il generale Diaz si recò nel pomeriggio al posto di comando della 4ª Armata e alle ore 18:00 autorizzò l’interruzione dell’offensiva ordinando di rafforzare le posizioni in attesa degli sviluppi delle operazioni sulla linea del Piave[64].

L’alto comando austro-ungarico continuò a valutare con un certo ottimismo la situazione: nel settore del Grappa la 4ª Armata italiana aveva subito oltre 15.000 perdite in tre giorni e il “Gruppo Belluno”, pur avendo mobilitato tutte le sue riserve, non aveva avuto bisogno di aiuti da altri settori per respingere gli attacchi. Il generale Wurm, comandante della 5ª Armata, riteneva inoltre che l’attacco all’isola delle Grave di Papadopoli fosse solo una manovra diversiva di scarsa importanza. Nel corso della giornata tuttavia il comando della 6ª Armata rilevò i primi segni di un attacco nel suo settore del Piave, e venne inoltre segnalata la presenza delle temute truppe britanniche sull’isola[67]. Mentre le truppe austro-ungariche in prima linea si battevano con grande tenacia, continuava la lenta disgregazione di parti dell’esercito: l’arciduca Giuseppe avvertì da Bolzano che si stavano estendendo gli ammutinamenti tra le unità ungheresi, e riteneva indispensabile concludere un armistizio e rimpatriare subito le divisioni magiare per evitare defezioni. L’arciduca partì per Vienna per sostenere le sue idee e lasciò il comando del “Gruppo d’armate del Tirolo” al generale Krobatin; nonostante le proteste dei generali Boroevic e Arz von Straussenburg, il consiglio dei ministri di Budapest decise il rimpatrio delle unità ungheresi[68].

A partire dalle ore 12:30 del 27 ottobre ebbe inizio anche l’operazione di attraversamento del Piave da parte della 10ª Armata del britannico Cavan; precedute dal fuoco dell’artiglieria italiana e dall’intervento anche dei cannoni delle batterie britanniche, il XIV corpo d’armata del generale Babington e l’XI corpo italiano del generale Paolini poterono passare, partendo dal villaggio di Salettuol sulla riva destra, prima sulle isole delle Grave di Papadopoli già conquistate in precedenza e quindi raggiunsero la riva sinistra. Nonostante la violenza della corrente e problemi tecnici, le truppe anglo-italiane riuscirono facilmente a prendere piede oltre il Piave, la resistenza nemica inizialmente fu debole. Subito dopo ebbe inizio l’attacco contro la linea principale: la 7ª Divisione britannica procedette in direzione di Borgo Malanotte contrastata da una divisione austro-ungarica, mentre più a sud la brigata Foggia e un reggimento bersaglieri marciarono con difficoltà, a causa del terreno paludoso e della resistenza nemica, fino a Roncadelle e Stabiuzzo. Le operazioni terminarono con successo: venne costituita una solida testa di ponte e vennero catturate alcune migliaia di prigionieri e circa quaranta cannoni[78].

L’evoluzione favorevole alle Grave di Papadopoli convinse il generale Caviglia a modificare i suoi piani. Nonostante le notizie negative provenienti dalla maggior parte dei punti di attraversamento, il comandante dell’8ª Armata appariva risoluto e deciso a perseverare: fin dalle ore 07:00 aveva rassicurato i suoi sottoposti e ordinato di adottare il piano di emergenza già preparato in precedenza. Il XVIII corpo d’armata del generale Luigi Basso avrebbe attraversato il fiume alle Grave di Papadopoli utilizzando i ponti della 10ª Armata e quindi, marciando lungo la riva sinistra verso Nervesa e i ponti della Priula, avrebbe sbloccato la situazione favorendo il passaggio dell’VIII corpo che era sempre fermo a sud del fiume. Il generale Caviglia aveva già inviato ordini ai comandi del XVIII corpo e della 10ª Armata[79].La posizione della 6ª Armata austro-ungarica diveniva sempre più precaria: questa era ormai separata dalla 5ª Armata a causa del profondo cuneo inserito dalle forze nemiche a nord del Piave, e le unità austriache del XXIV corpo inoltre rischiavano di essere tagliate fuori dall’avanzata del XVIII corpo e dalla contemporanea marcia dei reparti britannici di Cavan che erano già a nord del fiume Monticano[97]. La 10ª Armata anglo-italiana riuscì infatti a superare la resistenza di due divisioni austro-ungariche: alcune formazioni arrivarono al fiume e, sostenute da violenti attacchi di aerei italiani e britannici che scossero le difese, lo superarono alle ore 10:00 e costituirono una testa di ponte. Alcuni reparti austriaci si disgregarono, e fuggirono in disordine, altri rifiutarono di contrattaccare; una parte delle truppe britanniche alle ore 12:00 occuparono Cimetta mentre altri reparti avanzarono verso nord-ovest e minacciarono le retrovie.

Le lapidi del Cimitero Britannico hanno come date i giorni dal 26 al 31 ottobre. Una preghiera in ricordo del loro sacrificio per la liberta’

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