Codogne’- Arrivati i primi cinque profughi da Kiev . Una famiglia intera.

FOTO E TESTO : pio dal cin – copyright 2022- riproduzione vietata

CODOGNE’- Sono arrivati nel cuore della notte di domenica i primi cinque profughi Ucraini che g hanno trovato alloggio in un agriturismo della zona, dove passeranno i prossimi giorni.

Costretti ad una fuga precipitosa, prima che tutti gli accessi in entrata e in uscita venissero bloccati., di punto in bianco, senza aver tempo di raccogliere tutto quello che avrebbero voluto, si sono avviati verso il Veneto, e la provincia di Treviso che li ha accolti a braccia aperte.

Un viaggio di quattro giorni e quasi 2000 chilometri , da Kiev a Codogne’, reso possibile dalla generosità di Sandro Bottega, noto imprenditore della zona. Dimitri Bova, 37 anni ha potuto lasciare la citta’ Ucraina prima che venisse imposto il coprifuoco ed e’ potuto uscire dal Paese grazie ad una legge che lo permette ai padri di famiglia con tre o più figli.

Dimitri (Dima) Bova

Dima , cosi’ lo chiamano gli amici ha caricato armi e bagagli nella sua auto e la famiglia composta da Zoia, la moglie coetanea e dai tre figli Daniel e Lev, gemelli, di 10 anni e Maria 5 anni. Uno dei due gemelli e’ affetto da diabete e ha bisogno di insulina ogni giorno. Anche questa condizione ha maturato in Dima l’idea di mettersi in viaggio prima che le possibili vie di uscita dal Paese in fiamme fossero tutte precluse. “Ho chiesto al presidente della compagnia per cui lavoro, nel settore alimentare se conosceva qualcuno in Italia. Lui mi ha dato il nominativo di un suo amico in Veneto, e cosi’ non ci ho pensato nemmeno un minuto. La mia priorita’ era di mettere in salvo la mia famiglia e cosi’, in tre ore abbiamo raccolto da casa quello che abbiamo potuto e siamo partiti. Ho viaggiato fino al confine con la Polonia armato, essendo in grado di combattere avevo fucile e giubbetto antiproiettile. Prima di attraversare la frontiera ho dovuto lasciare le armi e poi via fino in Veneto, dove mi sono coordinato con una assistente dell’industriale che che mi ha indicato dove andare nella notte di domenica, giorno del nostro arrivo.” Dima e’ seduto in uno dei tavoli della sala colazioni dell’agriturismo Arneroni dove alloggera’ per tutta le settimana assieme alla famiglia. Il signor augusto Brunello, titolare della societa’ agricola a conduzione conferma di aver trovato subito la sistemazione per i cinque profughi nella sua azienda che gestisce con la famiglia da undici anni. Dima sembra combattuto. Il sentimento che lo vuole vicino alla sua famiglia e’ ovviamente fortissimo. E’ contento di averli portati tutti in salvo ma il suo pensiero, si vede benissimo e’ con le persone rimaste a combattere.

Dima Bova con la famiglia

“ Mi sento come spezzato in due – Continua il giovane dirigente di una societa’ alimentare in Ucraina- Vorrei essere con in miei amici, in trincea a combattere. I Russi non riusciranno mai a sconfiggerci, amiamo troppo la nostra Terra e la nostra liberta’. Mi sono rassegnato a combattere da qui, dove sono, tenendo i contatti e parlando con i giornalisti, con i media e con chiunque voglia sapere qualcosa di questa situazione incredibile che si e’ venuta a creare nel cuore dell’Europa” Mentre racconta la sua storia arriva una telefonata dalla prima linea. Si stanno preparando ad affrontare un attacco che sembra imminente. Una seconda telefonata arriva da Kiev dove una ragazza giovane ha deciso di rimanere, per aiutare a confezionare le bombe Molotov, le uniche forse in grado di fermare un carrarmato. Arrivano nella saletta colazioni due dei tre figli di Dima, accompagnati dalla moglie. Hanno sul volto il segno del lungo viaggio intrapreso per arrivare in Veneto. Uno dei tre ha preferito non scendere, e’ stanco e non se la sentiva di posare per la foto. “Grazie a tutti per l’aiuto che ci state dando” Ha concluso con gli occhi umidi di commozione il giovane papa’ (pio dal cin)

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