Venezia – Unica donna ottavo dan Shihan di Aikido ha 84 anni- Veneziana- Renata Carlon.

FONTE : CORRIERE DELLA SERA (prima parte in grassetto qui sotto) e http://aikime.blogspot.com/2012/06/aikido-in-rosa-le-lettrici-si.html per L”INTERVISTA del 2012 e la FOTO di RENATA CARLON

L’unica donna europea ottavo Dan Shihan di aikido è veneziana.Si chiama Renata Carlon e ha 84 anni. Il perché del riconoscimento lo si legge nella motivazione «visto l’enorme impegno profuso nello sviluppo del Ki Aikido in Italia eall’estero e visto l’esempio di vita mostrato sul tappeto e nella vita

di tutti i giorni viene riconosciuto il livello di Aichidan». È una figura mitica nell’ambiente, una guru nella disciplina, allieva del Maestro giapponese Koichi Tohei che fondò il metodo «shin shin toitsu aikido», letteralmente «aikido con mente e corpo», un connubio tra arte marziale, ricerca del principio Ki e l’applicazione delle tecniche alla vita quotidiana. Renata è profonda, modesta, solare, in piena sintonia con ciò che la circonda. È un’attenta osservatrice e non le sfugge nulla, «

Cerco umanità quando esco – confessa – ma vedo solo persone». Gli occhi le brillano mentre si racconta. «La vita – dice – è una continua ricerca condita di curiosità.Ogni decisione che prendiamo ne delinea la qualità e io decido ogni mossa headtopics.com

L”INTERVISTA : FONTE http://aikime.blogspot.com/2012/06/aikido-in-rosa-le-lettrici-si.html

L’intervista risale al GIUGNO 2012. Non so a chi attribuirla in quanto manca la firma. E’ contenuta in questo BLOG (riporto il link qui sopra)

Intervistando al riguardo Renata Carlon, non solo come Maestra, ma nel suo percorso personale d’Aikido, cominciato negli anni 60, ne emerge un quadro abbastanza tipico.

“La mia posizione era  privilegiata, dal momento che con mio marito dirigevo una palestra di Judo e che mi ritrovavo già a praticare “una vita di Dojo”  in cui la gestione della famiglia e della palestra si sovrapponevano.

Ho incontrato ed ho aiutato la divulgazione dell’Aikido attraverso la palestra ed ospitando i Maestri che in quegli anni arrivavano in Italia, come Tada Sensei, Kawamukai Sensei, e più tardi anche Nocquet Sensei”.

Sicuramente l’autoironia e la capacità di sdrammatizzare aiutano moltissimo le donne ad affrontare il quotidiano: Renata mi dà un’immagine di quegli anni in una frase: “Avevo aggiunto alla mia vita un’ulteriore possibilità di frustrazione: oltre ai problemi i con lavoro, marito e figli, adesso potevo piangere di notte anche perché non mi venivano bene le tecniche koshinage, mentre per chi proveniva dal Judo erano pane quotidiano.

Si doveva viaggiare per tutta l’Europa alla ricerca dei Maestri (nota: Renata è stata un’allieva diretta del M. Tohei)  e ad un certo punto è divenuto inutile voltarsi indietro per chiedermi se fosse valsa  la pena aver fatto tanti sacrifici, perché la mia vita era divenuta parte della pratica dell’Aikido ed i principi dell’Arte erano nel mio quotidiano“.

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