La Pieve di S. Pietro. Gioiello storico tra i dolci pendii delle colline patrimonio Unesco

LA CHIESA DI SAN PIETRO DI FELETTO. (FONTE DELLE INFORMAZIONI: “La Pieve di San Pietro di Feletto e i suoi affreschi. Di Giorgio Fossaluzza. Edizioni Terra Ferma

Papa Giovanni XXII / Il busto a lui dedicato nei pressi della chiesa di SAN PIETRO DI FELETTO (foto@piodalcin. copyright)

PARTE PRIMA. L’ESTERNO

La prima costruzione della chiesa di San Pietro di Feletto risale al secolo VIII, in epoca Longobarda. La pianta originale era quello a navata unica. Sono state rilevate tracce di romanita’. Il sito era lontano dalle principali vie di comunicazione di allora ma situato in luogo da cui si poteva dominare dall’alto un vasto territorio . La chiesa e’ dedicata al principe degli apostoli ad attestarne l’ antichita’ e ha il titolo di pieve (ecclesia plebis). Un ruolo importante come battistero (ecclesia baptismalis) nella vasta zona collinare del Feletto. Nella vita cristiana San Pietro era considerata un punto di riferimento e di identificazione per la popolazione del Feletto che in questo luogo sacro riceveva i sacramenti e istruzione al catechismo. Al pievano facevano capo le comunit’ rurali di Formeniga, Refrontolo e Collalbrigo, che avra’ in seguito la sua pieve dedicataa San Leonardo in quanto in territorio coneglianese. La calotta absidale dove oggi vediamo ancora l’immagine del Cristo Pantocrator, e’ rivolta a Oriente in direzione del sorgere del sole.

FOTO .@piodalcin (copyright 2023)San Pietro di Feletto (treviso) Dall’antica Pieve guardando verso Ovest, la sera. Il tramonto offre al passante un meraviglioso spettacolo cromatico. Qui, Papa Giovanni XXIII il Papa BUono, amava trascorrere brevi periodi di vacanza durante l’Estate. Di fianco alla chiesa che contiene dei meravigliosi affreschi che la fanno una delle meraviglie della Marca Trevigiana, un busto con l’immagine di Papa Roncalli testimonia la Sua presenza qui, tra la pace e la bellezza di queste Colline.

GLI AFFRESCHI DELLA FACCIATA

A sinistra, rispetto al portale in due riquadri sono raffigurati Sant’Antonio Abate e la Madonna con Bambino in trono. Il santo protettore degli animali, iniziatore della vita in solitudine nell’ Egitto del IV secolo, e’ rappresentato nel consueto abito monastico, coperto dal cappuccio e con la lunga barba, il libro dei suoi scritti e il bastone pastorale del quale si vede solo l’impugnatura. Non si vede nella mano il fuoco, la fiammella con la quale si allude alla sua protezione contro l’erpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) per cui e’ popolarmente invocato. Il maiale(anche se poco visibile) ai suoi piedi, rende inequivocabile la sua identificazione. Le reliquie del santo si venerano a Saint Antoine de Viennois, portate da un nobile francese di ritorno da un pellegrinaggio in Terrasanta nel 997, donategli, pare, dall’imperatore di Costantinopoli. La chiesa e’ considerata uno degli esempi piu’ alti della architettura gotica del sud est della Francia, edificata tra il XIII e il XV secolo al posto di un antico edificio medievale.

La rappresentazione della Madonna con Bambino in trono, ha la particolarit’ di mostrare la Vergine che lascia tenere in mano il poppatoio al Bambino.Un chiaro richiamo all’ umanita’ del Verbo incarnato e alla tenerezza materna. Il frescante si avvale di una tecnica molto sobria, come anche le scelte cromatiche. I volti sono raffigurati con semplicita’ e qualche linea espressiva come nel caso di Sant’Antonio Abate.

IL CRISTO DELLA DOMENICA

Una rappresentazione unica per quello che riguarda la Marca Trevigiana e le Venezie. Databile verso gli anni Ottanta del Trecento questa rappresentazione del Cristo sofferente, ma vivo, e’ un simbolo dell’uso della pittura, attraverso simbologie ben determinate, di una forma di catechesi rivolta a popolazioni spesso analfabete e ignoranti. Il Cristo viene raffigurato con una tunica sacerdotale manicata, stretta in vita da una cintura. Si vedono bene i fori sulle mani e sul costato, da dove sgorga il sangue. Il soggetto devozionale e’ esplicitato dalla scritta gotica all’ interno della incorniciatura (SANTA DOMINICHA) La partecipazione alla festa della domenica e a tutte le feste liturgiche prevedeva l-astensione da tutte le attivita’ lavorative che qui’ vengono rappresentate dagli strumenti del lavoro agricolo e artigianale, commerciale e domestico, e inoltre anche dall’astinenza da parte degli sposi , rappresentati nel loro talamo, da rapporti carnali. Un monito a tutti di non intraprendere alcuina delle attivita’ elencate attraverso i simboli stessi e gli attrezzi di ogni lavoro durante la domenica per non causare ulteriori sofferenze al Cristo. Un messaggio chiaro ed esplicito fatto di immagini facilmente assimilabile da tutti.

I MESTIERI

AGRICOLI: In basso a destra. Zappa , vanga, falce, falcetto,forca, rastrello,anfora del concime, aratro a ruote tirato dai buoi,in alto a sinistra.

ALTRI MESTIERI : La brocca, i dadi,la botte da attribuire al locandiere, mestiere che pecca di lussuria si possno vedere in alto a destra. Il mestiere del tessitiore, considerato in ugual misura lussurioso, in quanto esisteva allora la credenza che le operaie fossero di facili costumi, ed e’ rappresentata dal fuso, conocchia,e gomitolo, posti in basso a destra. Lo stesso per il mulino e il forno, considerati come luoghi di incontri peccaminosi. L’avarizia e la cupidigia per il denaro e’ rappresentata dal calamaio e dallo stilo per rappresentare notai, avvocati, giudici. Boccetta di profumo e specchio attribuiscono al barbiere la vanita’. Il fabbro puo’ peccare di vanita’ per il prestigio di cui gode,e l’incudine,martello, tenaglia e chiodi rappresentano il suo mestiere, in alto a destra. Alla stessa categoria del fabbro appartengono l’armaiolo,l’orefice, il fabbro ferraio e il maniscalco al quale fa riferimento il ferro di cavallo. Il carpentiere si riconosce dall’ascia,la ruota e il martello. Il falegname attraverso la trivella e il calzolaio attraverso un paio di scarpe. La striglia identifica gli stallieri, e i trasportatori dall’animale da soma e i cesti. Il pesatore dalla bilancia e la stadera,i macellai dal coltello, il sarto dall’unita’ di misura e dalle forbici che si vedono in alto al centro. La balestra appartiene al cacciatore. Un pollo gia’ preparato fa intuire il mestiere del cuoco assieme a due pennuti a testa in giu’ e due piccioni. Il contare denaro rappresentato da una mano che fa scorrere tra pollice e indice otto denari.

Tutto questo all’esterno di una pieve che per la sua storia e collocazione rimane uno degli esempi piu’ belli e interessanti da visitare tra le ondulazioni naturali delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene. Un luogo di pace e ameno dove Papa Roncalli, papa GIOVANNI XXIII amava trascorrere momenti di riposo, meditazione e preghiera. Un luogo da visitare e preservare con grande cura, non solo per la storia che ci rimanda, ma per il simbolo stesso della nostra cultura cristiana e contadina che vanno difesi e conservati nel tempo, in rispetto ai nostri avi che in questo luogo hanno vissuto, lavorato e sofferto. (pio dal cin) Un grazie particolare all’autore del libro Giorgio Fossaluzza per le preziose e dettagliate informazioni

(continua .. )

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