Se la nostra morte ci spaventa non abbiamo capito il vero senso della vita


                          TUTTI IN CARROZZA.     

La morte arriva per qualcuno, ogni giorno. Come la vita. Due fermate di un unico treno. Eppure celebrando la vita non possiamo evitare di pensare che un giorno, da quel treno dovremo scendere, lasciare tutti i bagagli, il cellulare,( pensate, come faremo senza?), il portafoglio a qualcun altro, che li gestiranno al posto nostro.80780-pio_3580

Un viaggio quello della vita come un percorso in treno. Quale sarà la nostra stazione? Quando dovremo scendere? Sappiamo di dover lasciare tutti i bagagli senza portarci niente se non quello di buono che abbiamo fatto?

 

UN TABU’ PARLARE DELLA MORTE, PERCHE’ LA TEMIAMO?

 

Parlare della morte sembra essere un tabù. La maggior parte di noi cerca di evitare la discussione, alcuni in modo scaramantico si toccano, come se bastasse un gesto antico e superstizioso ad allontanare seppur di poco quella che San Francesco chiamava amichevolmente “Sorella Morte”.

 

Non ho paura della morte. Sono stato morto per miliardi e miliardi di anni prima di nascere, e ciò non mi ha causato il benché minimo disturbo”. Mark Twain

 

Qualcuno di voi avrà già abbandonato la lettura di questo post magari con un commento così: ” Ma non ha altri argomenti più allegri di cui parlare?”

Certo. Argomenti allegri ce ne sono tanti, però,se la lettura di questo post ci disturba significa che non stiamo vivendo bene i nostri giorni, le nostre ore, su questa terra. Viviamo posponendo inevitabilmente le cose che più ci piacciono, pensando di avere davanti a noi ancora molti anni,molti mesi, molti giorni, molte ore. “Lo farò senz’altro l’anno prossimo, o il mese prossimo, la settimana prossima” Così facendo evitiamo di vivere la vita che ci scorre davanti, come un torrente di montagna, per posticipare le nostre emozioni, le nostre passioni.

Ho  conosciuto delle persone che lavorano tutto l’anno senza un giorno di sosta, non vanno mai in vacanza, non frequentano locali ,ne ristoranti perché sembra quasi un delitto dover spendere un po’ di quel sudatissimo  denaro.

Meglio stare a casa, magari da soli, perché le donne sono “pericolose”, potrebbero mirare a quel gruzzolo. Inevitabilmente verrà anche per loro il giorno della fermata del treno, e la cosa più brutta, la sensazione più spiacevole, non sarà la morte in se, ma la consapevolezza di aver perduto un sacco di tempo ad accumulare qualcosa che dovranno lasciare a qualcun’altro. Moriranno tristi.Clenched Purse

 

 

Personalmente posso dire di aver vissuto una vita intensa, meravigliosamente rocambolesca. Non sono mai stato ricco, ma ho sempre lavorato e posso dire di avere avuto molte esperienze che hanno arricchito più il mio cuore e la mia anima, che le mie tasche. Ho messo sempre davanti a tutto la passione che mi bruciava e mi brucia dentro ancor oggi per la fotografia e la scoperta dell’animo umano. Mi ha ispirato Henri Cartier  Bresson con le sue foto delle persone “rubate” in un attimo veramente fuggente che è il breve ma intenso momento dello scatto.

Sono stato lavapiatti, aiuto cucina, facchino ai piani, centralinista, postino, ho lavorato nelle funivie delle nostre meravigliose Dolomiti, poi per molti anni sono stato fotoreporter, partendo da Venezia, quasi per caso, prima come reporter di guerra e poi con i giornali locali e le riviste. Sono emigrato negli USA, diventato cittadino dopo dieci anni di svariati lavori in ristoranti, pizzerie, fiere locali. Ho lavorato come tassista a Miami per una gran parte di quei dieci anni. Ho vissuto in Tennessee, in California, ho visto le pianure e i tramonti del Grand Canyon,l’Arizona, il New Mexico, le Sequoie gigantesche e le Terre dei Navajos.

Oggi mi piace definirmi “fotografo di strada”, sopravvivo scrivendo libri e scattando foto a chi me lo chiede. Ho vissuto intensamente quello che la vita mi ha regalato generosamente 

Se dovessi morire mentre scrivo questo post, o tra un giorno, una settimana, un mese, un anno o dieci anni poco importa. Bisogna essere pronti a morire per vivere bene.

Quello che importa è essere pronti a lasciare questo treno in qualsiasi momento, perciò, guardiamo fuori dal “finestrino”, e godiamoci il panorama.44313010_2450867741619923_8138521370137985024_n

Se come ho avuto io la benedizione di avere dei figli, l’avete avuta anche voi, saprete di sicuro che sono loro la vera “cosa” più importante della nostra vita.

Semplice. Loro sono la nostra proiezione nel futuro, una specie di  “Fuoco Sacro” che come dei tedofori in una olimpiade abbiamo ricevuto dai nostri antenati e abbiamo il dovere di tenere acceso e perpetrare nel futuro.amore-vita-morte-vignette-disegni-gypsie-raleigh-13

Avete mai pensato a vostro padre, a vostra madre come a delle piccole e grandi torce accese, che a loro volta sono state accese dai loro genitori,dai loro nonni, dai bisnonni, dai trisnonni e così via, all’indietro nel tempo fino a chissà dove e chissà quando?

Noi siamo solo e comunque la loro proiezione in avanti nel tempo, come degli “astronauti temporali” spediti da un unico motore che non ha bisogno ne di potenza di cavalli, ne di benzina: L’AMORE. Siamo tutti frutto di un atto d’amore, a volte consapevolmente, altre per sbaglio, è comunque sempre un atto d’ AMORE che ci ha fatti atterrare su questo pianeta, e continueremo a procreare, nella speranza di immaginare i nostri figli e i nostri nipoti in un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato dai nostri AVI

 

L’AUTO CHE NON FUNZIONA PIU’

Ho sentito il discorso di un monaco buddista alla radio un giorno. L’intervistatore gli chiese “Cosa ci aspetta dopo la morte secondo lei?” I monaco rispose: “Secondo me la nostra vita è come un’auto in corsa. Noi siamo alla guida ma non possiamo sapere se l’auto andrà avanti o smetterà di funzionare. Supponiamo che ..bang! L’auto si blocca in mezzo alla carreggiata e non ne vuol più sapere di ripartire.Cosa facciamo una volta che abbiamo realizzato che non può più proseguire? Scendiamo e proseguiamo il nostro cammino a piedi, lasciando l’auto che ormai non ci serve più. Ecco, questo è quello che credo…l’auto è il nostro corpo mortale, all’interno del quale vive la nostra anima che continuerà il suo cammino anche dopo la morte”. Mi è molto piaciuto questo paragone.

COME LA VEDE SAN PAOLO

San Paolo anche lui, nella morte vede una vita che nasce in forme diverse.

 

 Scrive nella prima Lettera ai Corinti:

Ciò che tu semini non prende vita se prima non muore. E quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. Dio gli darà un corpo come vuole e a ciascun seme il proprio corpo”. E poi prosegue San Paolo: “Così anche la risurrezione dei morti: si semina nella corruzione, si risorge nella incorruttibilità, si semina nello squallore, si risorge nello splendore, si semina nell’ infermità, si risorge nella potenza”. E conclude: “Si semina un corpo naturale”, cioè biologico, “ e si risorge un corpo spirituale”.DSC02965

                                   Grano e girasoli ad Assisi

E quindi sta indicando, come adesso vedremo, che la morte è una trasformazione. La risurrezione quindi non è una rianimazione di un cadavere, ma una trasformazione che consente all’ individuo di manifestarsi in forme e modalità nuove. E’ quello che gli evangelisti ci presentano nell’ episodio della trasfigurazione di Gesù.

 

I NATIVI AMERICANI

Conoscendo le abitudini spirituali di questo straordinario Popolo, sottoposto a grandi sofferenze a causa dell’uomo bianco, arrivato come un ALIENO nella sua terra, credo che il loro modo di essere e di ragionare nella spiritualità, sia il più vicino alle verità. Tutto rimane comunque soggettivo. E’ l’individuo che deve decidere a  quale verità credere. Ci sarà una vita dopo questa travagliata “scampagnata” terrena? Come sarà? Nessuno lo sa. I Nativi Americani (gli Indiani- anche se il nome deriva dall’errore di Colombo), credono in una Spiritualità più che a una religione “La religione è per chi ha paura dell’Inferno, la Spiritualità è per chi ci è passato”. Questa frase la dice lunga. Di certo ho trovato una grande similitudine, un’assonanza incredibile tra gli insegnamenti di S. Francesco d’Assisi,con il modo di vivere degli “Indiani”. Per loro, la “chiesa” come la intendono i Cattolici non rappresenta il Creatore, il Grande Spirito, Wanka Tanka . Il luogo di culto e di preghiera è lo stesso creato. Una montagna, un lago, un canyon, un tramonto, un’alba, un’aquila che lancia il suo inconfondibile grido sulle vette, un lupo, un cerbiatto,una stella, una pietra, un ALBERO. Tutto questo è la VERA chiesa, il vero luogo di culto è la MADRE TERRA, che va amata e rispettata in tutte le sue forme. L’aldilà per i NATIVI è la “strada blu”, dove si trovano tutti  gli antenati che li hanno preceduti. Il cammino terreno è detto “strada rossa” e viene rappresentato come una linea da seguire, in equilibrio, senza spostarsi ne a destra ne a sinistra, quasi fosse una fune o una striscia disegnata sulla quale camminare, un percorso di rettitudine che non ammette scarti o scivolate.b1c7effd4a7e216dfb606d851c936233

 

Tutte le religioni e i credo del mondo concordano in una cosa: L’amore ed il rispetto per il prossimo.”Ama il prossimo tuo come te stesso” si ripete ed è quindi una buona regola da rispettare credo.

 

 

MUOIONO ANCHE GLI ATEI ?

Certo che si. La morte è comune a tutti, credenti e non credenti. Bisogna quindi rispettare anche coloro che non credono in Dio e ad una vita dopo la morte. Mi sembra una cosa logica. Nessuno dovrebbe mai imporre il proprio pensiero a chi non la pensa alla stessa maniera, anzi. vi immaginate quanto noioso sarebbe il mondo se non vi fossero le divergenze di opinione? La discussione potrebbe continuare per giorni, ma non dimentichiamo l’argomento che ci ha portati a fare tutti questi ragionamenti: LA PAURA DELLA MORTE. 

 

MAI CHIUDERE IL CUORE DAVANTI ALLA MORTE

Se smettessimo veramente di credere che sia una cosa terribile, vivremmo meglio. Accettiamo questa spada di Damocle che pende sulle nostre teste, senza farne un dramma eccessivo. Oggi sono stato ad un funerale di una zia, i parenti, il marito, i nipoti erano sereni, nel loro dolore.

Il cinque di ottobre ero ad un altro funerale di un’anziana signora che, dopo aver perso il marito e la figlia  che aveva poco meno  di sessant’anni, invece di chiudersi nel dolore, ha iniziato ad aprirsi a tutte quelle persone che avevano bisogno della sua parola di conforto, che non negava mai, a donare tempo e sorrisi a chi ne aveva bisogno, specialmente i malati che vivevano nella sua borgata. Ho visto molti occhi lucidi al suo funerale, anche se era vicina ai novant’anni, ha lasciato dietro di se una scia di amore, e di compassione.

 

GLI ANGELI, QUESTI CONOSCIUTI

 

Se qualcuno ci ricorderà dopo la nostra morte non sarà certamente per i soldi accumulati, o le opere realizzate. Verranno ricordati solo coloro che si sono spesi umilmente e con grande coraggio e amore verso gli altri, i più poveri, i sofferenti. Oggi ho scritto un post su Facebook che recitava ;Sii un Angelo per qualcun altro ogni volta che è possibile. Un modo per ringraziare l’Angelo che ha aiutato te.”

 

 

Credo molto negli Angeli. Nelle Sacre Scritture, nei momenti più importanti che accompagnano le vicende del Popolo di Dio, appare sempre un Angelo. Pensateci. Oggi gli Angeli sono in mezzo a noi, si confondono tra la folla e cercano di aiutare chi ne ha più bisogno. Non hanno le ali, ma si riconoscono da due  o tre cose: Hanno sempre il SORRISO sulle labbra. Non parlano MAI male di nessuno e hanno un CUORE GRANDE E GENEROSO. L’importante è che dobbiamo riuscire ad imitarli, a guardare indietro, a condividere la passione (COMPASSIONE significa questo= Condividere la Passione) aiutare gli altri a portare il loro fardello di sofferenza. Nel dedicare un po di tempo a chi ne ha bisogno scopriremo la vera felicità, la serenità che oggi manca a tante persone, travolte dallo stress e dall’egoismo dilagante. Viviamo la vita con la consapevolezza della  morte e sarà tutto più facile.

 

Oggi, 2 novembre si festeggiano i defunti. Mi ritrovo ogni giorno a pensare alla morte, alla fortuna di essere vivo oggi, di avere  a disposizione del tempo per fare tante cose, per amare, per condividere qualche pensiero, qualche foto, qualche speranza. Non ho paura e se dovesse succedermi sono pronto. Quello che mi spiacerebbe di più sarebbe non poter vedere crescere mia figlia (almeno fino a vederla sistemata nel lavoro e nella vita).

La consapevolezza che sono mortale mi da ancora di più la voglia di vivere e di godere di questo spazio-tempo che mi viene concesso.  Mi rimane solo una punta di amarezza per essermi reso conto che tante delle persone dalle quali mi sarei aspettato un po’ di aiuto, mi hanno girato le spalle nel momento di difficoltà che ho passato in questi ultimi tre anni.

Politici, per la maggior parte, ai quali ho dato quello che potevo in termini di sostegno (foto, post, condivisione di idee) e che avevano promesso aiuto, che avrei lavorato con loro una volta eletti ed invece, una volta raggiunto il loro obiettivo si sono completamente volatilizzati e dimenticati di me. Mi ero illuso che esistesse un’etica, un minimo di riconoscenza. Questo mi amareggia ma alla fine era logico che fosse così. I politicanti si sa, vivono di promesse non mantenute, salvo poi chiedere quando si ripresentano alle prossime elezioni. Questa volta troveranno un muro di gomma e dovranno rivolgersi altrove…certo, non avranno nessuna difficoltà a trovare un nuovo pollo che creda alla loro buona fede, al fatto che “non sono come tutti gli altri”. Potrei redigere un elenco ma non lo farò. Lo lascio a mia figlia, che lo renderà pubblico quando non ci sarò più, giusto perché si sappia chi sono quelli che promettono e non mantengono.  Non c’è rabbia in me, mentre scrivo questo, solo una punta di amara delusione per aver ancora una volta creduto nelle persone sbagliate. E’ vero che non si finisce mai di imparare. L’importante è che quando il Creatore mi chiamerà al Suo cospetto, non vengano a  sprecare delle belle parole al mi funerale. Ieri ho visto un bellissimo video di un cantante Hawaiano, quello enorme ed obeso che aveva una voce veramente bellissima IZ Guardate il video alla fine

E’ questo il vero modo di salutare una persona che se ne va all’altro mondo; con allegria e gioia, spargendone le ceneri nei luoghi a lui/lei più cari.  Anch’io vorrei essere salutato con gioia e non con musi lunghi, ma solo dalle persone che ritengo mi abbiano voluto bene veramente, non da coloro che hanno finto di farlo per svariate ragioni. A questo scopo ho già creato un elenco di coloro che saranno invitati alla mia cerimonia funebre e alla mia cremazione, con Prosecco e pasticcini, come si trattasse di una festa di compleanno riservata a coloro che mi hanno amato. Poi si vedrà. Chissà che cosa ci aspetta dopo la morte. Per il momento celebriamo e viviamo la vita con amore, compassione per gli altri e gioia.

 

 

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Merletti e Ingiustizie d’Italia 2017


Cent’ anni di merletti. Un’anziana signora a Burano.Fatela Senatore a Vita.Un’Arte che non deve morire.

Era un  giovedì il tre Marzo del 2016. Un giorno particolarmente speciale per me. Dopo aver letto di una centenaria di Burano che lavorava di merletto alla quale l’Isola dei Colori aveva dedicato una festa di compleanno, mi ero attivato per contattarla in modo da poterla intervistare. L’avevo subito considerata una specie di “monumento vivente” a quest’arte antica tipica dell’Isola dove Venezia ha visto i suoi primi insediamenti. Tra Torcello Burano e Mazzorbo era infatti nata la Venezia che più tardi, a causa della peste si era trasferita dove oggi la vediamo.

Il tre di marzo era il giorno prefissato per l’intervista. Alle 11.00 in una casa di merletti. svegliandomi presto mi resi conto che sarebbe stata una giornata in “salita”. Pioveva a dirotto e il vento sferzava alberi e arbusti facendoli volare dappertutto.In Cansiglio nevicò tanto quanto non avevo mai visto (vedi libro Cuore Veneto pag. 40) e molte famiglie rimasero al buio. L’inverno aveva dato l’ultimo pesante colpo di coda. Quando mia moglie suggerì di rinunciare viste le condizioni avverse del tempo, le risposi:”Solo il Padreterno potrà fermarmi”. Era un’occasione da non perdere a tutti i costi e dopo un’ora e mezza d’auto con la pioggia che scendeva violentemente a un angolo di quarantacinque gradi rispetto alla carreggiata, arrivai a Punta Sabbioni. Da lì a Burano con il mare in burrasca e poi nella casa di merletti dove arrivai in oraio per l’appuntamento con Emma Vidal.

Le foto, le interviste di quella giornata le troverete a pagina 80 del libro. Fu anche il caso che mi portò con Emma a mangiare un buon fritto misto in una trattoria locale, e quì, alla fine del pranzo, la signora mi indicò un signore seduto alla stessa nostra tavola dicendomi “Quello sì è un artista..”  Mi rivolsi verso di lui (aveva solo ascoltato fino a quel momento) e cominciammo a discorrere del più e del meno. Quando capii che era il migliore maestro d’ascia della Laguna Veneta Agostino Amadi, lo intervistai e parlammo come dei vecchi amici per un paio d’ore (vedi libro pag.84-85)

Burano 1 Luglio 2017-  Questa la data che l’associazione culturale di Burano ha fissato per la presentazione del mio libro Cuore Veneto- Interviste e storie della nostra gente-  Siamo partiti da Codognè alle 8:00. In 46 hanno deciso che la “gita” a Burano valesse la pena di essere fatta. Tra i partecipanti il sindaco Roberto Bet, la vicesindaco Laura Busiol, l’assessore Giorgio Moras e la mia relatrice preferita senza la quale non oserei mai presentare il mio libro, la dott.ssa Lisa Tommasella che con il suo modo chiaro, cristallino e competente riesce sempre a farmi pensare: “Ma è proprio di me che sta parlando?” e allo stesso momento riesce a commuovermi per le belle parole che spende sempre per i miei libri. Libri che ho scritto sempre con un grande affetto per la nostra meravigliosa regione che ho sempre amato e che oggi amo ancora di più in vista del referendum del 22 ottobre che spero vedrà il Veneto muovere i primi passi importanti verso quell’ Autonomia che ci permetterà come Trento e Bolzano di trattenere sul territorio i nove decimi dei VENTIDUE miliardi di Euro che ogni anni versiamo allo Stato, ma questa è un’altra storia.

La storia di sabato è quella di una allegra compagnia  di Codognesi che dopo un viaggio di due ore si ritrovano in un battello da Treporti a Burano, sbarcano nell’isola dei colori e dei merletti e vengono accolti con un entusiasmo ed un calore tipici della gente di quì in un meraviglioso giardino fiorito con fontane di proprietà della Bottega di http://www.martinavidal.it. Una casa di merletti favolosa a pochi passi dall’attracco del vaporetto.

Seduta all’ombra di un albero c’è la signora Emma, che in compagnia della signora Vitturi (premiata a Milano per la sua arte del merletto) muovono silenziosamente e rapidamente le mani tessendo quella meravigliosa Arte del Merletto di Burano che da centinaia d’anni passa di madre in figlia, da zia a nipote, perpetrando così nei secoli una delle peculiarità del nostro territorio che andrebbe non solo salvaguardata ma eventualmente introdotta come materia di studio tanto grande è la sua importanza.

Antichi mestieri e lavori artigianali che non possiamo rischiare vadano perduti. Risorse umane incredibili come la signora EMMA VIDAL che dovrebbero essere preservate come dei “monumenti viventi” dallo Stato, vengono invece trattati con sufficienza. La signora EMMA mi raccontava la volta scorsa che le avevano tagliato 100 Euro dalla pensione mensile.

A parte il fatto che una persona così e di questa età dovrebbe essere fatta “senatore a vita” per il suo contributo alla cultura del nostro Paese, non trovo assolutamente opportuno che le vengano decurtati CENTO euro dalla pensione, ma dovrebbe esserle corrisposto un vitalizio che le permetta di vivere gli ultimi anni della sua preziosa esistenza con grande decoro e dignità. Faccio quindi appello a tutte le autorità competenti perchè alla SIGNORA DEL MERLETTO venga riconosciuto lo status che si merita
che a mio avviso dovrebbe essere il più alto previsto dalla nostra Costituzione. Questo premierebbe la sua semplice e onorata vita passata giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, aggrappata a quel sottile filo che ha tessuto sperando di tenerlo in vita con grande tenacia e determinazione.

India’s Independence day? What is there to celebrate? 25M children starving


English: Map of the British Indian Empire from...
English: Map of the British Indian Empire from Imperial Gazetteer of India (Photo credit: Wikipedia)
English: Map of the British Indian Empire from Imperial Gazetteer of India (Photo credit: Wikipedia)

(by pio dal cin) Even if India shows the Slowest growth in a decade it still remains one of the richest Countries in the world even if is not listed in the Fifteen richest Countries in  this Forbes report.

India is celebrating its Independence Day and +Google  along with 
+Google India  is joining in the party.

Who is celebrating though? A few hundred Indian Billionaires or the masses who are struggling to survive? According to This Huffington Post survey there are 25 million Indian children starving in the Country +Vic Gundotra  so what is there to celebrate really?
The Rape Cases reported here by CNN?

I think that India before celebrating should take care of its huge social problems.

Happy Independence day India ( not today, not yesterday, not tomorrow, but when you’ll be a Country where people won’t die on the street)

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Veneto su Google plus per chi lo ama come me


http://www.codognetreviso.com/2013/06/il-veneto-su-google-plusper-chi-lo-ama.html Clicca qui)

Codognè Treviso Veneto Italia. Queste le mie radici. Il Veneto è la mia Regione, il posto dove sono nati i miei genitori, nonni, bisnonni,trisnonni e cosi’ via.

Ordine dei giornalisti e cinismo di un regolamento assurdo…chiedo che…


Ricordo con piacere il giorno che mi fu recapitata a casa la tessera dell’ordine dei giornalisti del Veneto. Riportava la data della deibera della commissione che mi aveva finalmente “assunto” all’olimpo di “giornalista pubblicista”.

Era il 16 luglio del 1991.

Non era stata una passeggiata averla e se qualcuno crede che l’abbia avuta tramite una raccomandazione si ricreda. La tessera me la sono guadagnata sul campo, facendo la gavetta, rispondendo alle chiamate notturne di polizia e pompieri che mi indicavano il luogo del “delitto” dove mi fiondavo ancora con le scarpe slacciate per la fretta di arrivare prima che l’evento non fosse più in grado di regalarmi quelle immagini che avrebbero conquistato uno spazio nel quotidiano del giorno dopo, con la speranza che il caporedattore di turno si ricordasse di scriverci sotto (foto pio dal cin).

Non era narcisismo, voglia di apparire, e neppure pubblicità gratuita. Era l’unico sistema per dimostrare che collaboravo fattivamente alla redazione di un giornale; uno dei tanti requisiti richiesti dall’ordine per avere un giorno l’ambita tessera che desideravo più di ogni altra cosa.

Erano gli anni durante i quali la parola “paura” era solo un “elmetto” che di tanto in tanto indossavo tra le mine di un ponte attraversato in croazia dopo aver superato le trincee di prima linea oppure trovandomi a tu per tu con un mitra spianato dai soldati israeliani che cercavano di capire chi ero e cosa facevo sulla linea di fuoco. Tutto questo per una foto, che non avrei mai saputo se sarebbe stata pubblicata o meno, quanto mi sarebbe stata pagata, e neanche se sarebbe stata firmata.

Non racconto questo episodio per dimostrare il mio eroismo, ma solo per far capire a chi legge, quanto può essere difficile per un reporter di guerra ottenere un riconoscimento da un’ ordine che storicamente ha sempre snobbato i fotografi ed ha cercato in tutti i modi di non annoverarli tra le fila dei giornalisti essendo considerati come “figli di un dio minore”.

Nessuna raccomandazione quindi se non le foto che parlano da sole di situazioni e pericoli scampati nel nome dell’informazione fatta di immagini e non di telefonate da una comoda poltrona dietro un’altrettanto comoda scrivania,a volte senza verificarne la credibilità.

Quando arrivò la tessera nel 1991, fui veramente soddisfatto di averla ottenuta . Sinceramente non mi è servita moltissimo, dal punto di vista pratico, ma la consideravo una specie di cimelio delle mie avventure fotografiche ed ero sicuro che nessuna cosa al mondo me l’avrebbe tolta.

Mi sbagliavo putroppo.

Nel 1999 mi arrivò una lettera dall’ordine dei giornalisti del Veneto che mi chiedeva di “dimostrare” che in effetti ero ancora attivo come fotogiornalista.

In effetti no lavoravo più ai giornali da qualche anno anche se non mi ero mai liberato dal “virus della fotografia” incautamente trasmessomi da Narciso e Maria Teresa, i miei cari genitori.
Dopo alcuni anni trascorsi in America, avevo lasciato perdere l’attività di fotoreporter locale  e quindi all’ordine dei giornalistii non risultavo più attivo.

Con profondo dolore ed amarezza mi tolsero la tessera.

A cos’erano servite allora..tutte quelle notti in bianco, tutti i pericoli scampati,i mitra, le mine sui ponti,l’arresto a ramallah in cisgiordania per aver fotografato un militare che picchiava un bimbo,la caduta del muro di Berlino, la rivoluzione Rumena, la guerra serbo-croata, assieme alle migliaia di foto fatte dietro l’angolo per i giornali locali che mi servivano a tenerei piedi per terra a non gasarmi mentre mi ripetevo che; fotografare un vecchio barbone per la strada aveva per me la stessa importanza che ritrarre un presidente in vacanza in Cansiglio, o un Grande Papa in vacanza in Cadore.

Se un Alpino che ha combattuto due guerre ha un incidente, gli tolgono forse lo status di alpino?

Forse che gli chiedono di restituire penna e cappello?
Certo che no! Un alpino resta e resterà per sempre tale, una volta iscritto al “Corpo degli Alpini”

La stessa considerazione che io oggi pubblicamente chiedo attraverso questo post sul mio blog all’ordine dei giornalisti del Veneto: di essere reintegrato a tutti gli effetti nel ruolo di giornalista pubblicista, che mi spetta di diritto se non altro per aver più volte rischiato la mia vita in nome dell’informazione VERA!

Chissà, dovrò anche combattere questa nuova battaglia! Quì debbo però chiedere aiuto a chi conosce meglio di me i meandri burocratici che regolano queste questioni…in questo campo mi sento compleatamente fuori dalla mia acqua. Ho sempre aborrito la burocrazia come strumento utile solo a far desistere le persone che come me sono ignoranti nel conoscere leggi, leggine e regolamenti vari che possono, troppo sesso tramutarsi in veri e propri trabbocchetti per chi cerca solamente di fare onestamente il proprio lavoro.

La voglia di giustizia, mi spingerà ad andare fino in fondo in questa nuova sfida che la vita mi pone di fronte sotto forma di un ordine troppo disattento e “cinico” per tener presente che dietro ad un banale e semplice numero di tessera può esserci, come nel mio caso, tutto un percorso di vita che comunque non verrà cancellato dal tempo. Le foto che ho scattato rimarranno come una piccola,effimera testimonianza,di un periodo storico che con i suoi sconvolgimenti ha cambiato sicuramente il mondo in cui viviamo. (pio dal cin)

Fini un comunista venuto dall’estrema destra


 

L’alleato migliore di Di Pietro e di Bersani ? Fini naturalmente!  Ovvero, se la politica si sposta sul piano personale come ha voluto fare Gianfranco, allora non si tiene più conto del mandato degli elettori che l’hanno votato. E’ bello sapere di aver votato Fini come rappresentante di un pensiero conservatore che piaceva a chi voleva come Berlusconi e Bossi un governo di centro destra che si era rivelato essere il più blindato negli ultimi cinquant’anni, non solo in Italia ma, vorrei esagerare, addirittura in Europa. Con la maggioranza ottenuta dalle ultime elezioni, il centrodestra avrebbe potuto governare così per tanti anni senza problemi, dando al paese una stabilità che la sinistra aveva sempre sognato ma non è mai riuscita a realizzare.

La Storia, maestra di vita, ci insegna che le migliori alleanze possono solo essere intaccate dall’interno. L’impero Romano cadde a causa di lotte intestine e non certo per mancanza di organizzazione sociale o difensiva. La sete di potere e la smania di governare crearono i presupposti per una guerra civile che spalanco’ di fatto le porte ai “barbari” che la misero a ferro e a fuoco.

Quello di Roma è solo uno degli esempi che la Storia ci consegna, e di tradimenti e di traditori ce ne sono stati un’infinità. Forse lo sbaglio di Berlusconi è stato quello di credere che Fini, abituato alle luci della ribalta come presidente di alleanza nazionale, se ne sarebbe stato tranquillo ad appoggiare il suo “nuovo capo”.

Disse bene Donna Assunta, la mioglie di Almirante, in un’intervista ad “Anno Zero” che Fini non doveva tradire “l’eredità politica” lasciatagli da suo marito Giorgio per andare ad abitare nella casa di un altro (Berlusconi) . Avrebbe fatto meglio, come fece Bossi, a tenersi stretto stretto il suo partito, appoggiando Berlusconi e la sua coalizione. Se le divergenze fossero diventate incolmabili, come è successo, si sarebbe potuto delfilare con onore, invece ha voluto immischiarsi in una lotta  che nulla ha più del politico ma che si è spostata sul piano personale, dove la “testa” di Berlusconi, politicamente parlando è l’unica cosa che gli preme veramente.

Nel fare così, Fini è diventato il migliore alleato di una sinistra che ha sempre combattuto, capitanata da Di Pietro e Bersani, facendo il loro gioco, e per salvare la faccia (troppo tardi comunque) si è inventato un’alleanza di centro con Casini (l’eterno centrista opportunista che si sposta a seconda di come tira il vento) e un ripescato Rutelli che non sapendo più che pesci pigliare politicamente, ha visto nell’alleanza  una specie di “carroccio alla rovescia” dove saltare su prima che sia troppo tardi, e in nome di questa Santa Alleanza si ripromette di far fuori sia Berlusconi sia Bossi, cavalcando la tigre della moderazione di centro che odora anche troppo forte di Democrazia Cristiana.

Non funzionerà poichè, sia Casini che Fini vogliono fare da primedonne e si troveranno presto o tardi a dover dividersi un ruolo che difficilmente potranno condividere, vista la vocazione allo “spot light” e alla continua ricerca di attenzione come se fossero le “sorellastre” di Cenerentola che vogliono attirare l’attenzione del bel principe(i media).

Non hanno tenuto conto dello spessore politico che Bossi e Berlusconi insieme rappresentano in questo momento, e se Fini minaccia un’opposizione sfrenata ( e su questo sarà appoggiato da Casini) , si accorgerà presto che le inevitabili elezioni porteranno ancora più voti a Lega e Pdl spazzando via di fatto il partitino che Fini ha fondato sulle ceneri prima di Alleanza Nazionale, e poi del Pdl, del quale fino a poco tempo fa si vantava di essere un co-fondatore, ma che non ha esitato ad affondare per motivi personali.

Mi sembra che sia recidivo in questo fondare partiti per poi affondarli, e allora se il proverbio “il lupo perde il pelo ma non il vizio” mi sembra quello che calzi più a pennello al signor Gianfranco, sono veramente curioso di vedere come tutto questo andrà a finire, ma sicuramente ne vedremo delle belle. Peccato che a farne le spese saranno come sempre gli Italiani che incautamente hanno riposto la loroi fiducia in un leader che ha dimostrato di essere poco avezzo alla vittoria, ma più in sintonia con il tradimento della fiducia che in lui era stata riposta.

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/380011/

Nuove Regole per la Sicurezza Stradale – Una dimenticanza Vitale-


Da un paio di settimane ho fondato un gruppo su Facebook  http://www.facebook.com/?sk=2361831622#!/group.php?gid=112011118847994  che ha raccolto fin’ora circa cinquecento iscritti.

Ho fatto un appello ai politici perchè si iscrivessero anche loro, ma a parte qualche gruppo della Lega Nord, nessun politico di spicco ha messo ancora fuori la testa per appoggiare questo gruppo, lo scopo del quale è molto semplice e presto spiegato.

La cronaca, si sa, è piena zeppa di incidenti stradali, causati da ubriachi, drogati, bulli della velocità. Ben vengano le nuove regole più restrittive, che sicuramente contribuiranno ad un miglioramento della sicurezza. Manca, a mio avviso una norma molto semplice ma che di fatto ridurrebbe drasticamente il numero degli incidenti, e soprattutto il numero di gente che dovrebbe stare al massimo alla guida di un triciclo.

E’ successo spesso che un drogato, un alcolizzato, un pazzo del volante abbia ucciso uno o più persone e, dopo un periodo più o meno lungo di sospensione della patente, questa gli sia stata restituita, restituendo così alle nostre strade una MINA VAGANTE, una PISTOLA CARICA, puntata sulla folla inerme. QUESTO DEVE FINIRE!!

Il gruppo( che ho fondato sulla scia emotiva del terribile incdente che a Valdobbiadene (TV) ha stroncato la vita della giovane bimba di 5 anni Serena, falcidiata da un “autista” che sembra percorresse la strada del centro del piccolo paese a quasi 140 all’ora) si propone di arrivare ad una legge che di fatto privi questo tipo di “autisti” (ubriachi, drogati, bulli) dal rivedere MAI MAI MAI PIU’ LA PATENTE.

Che vadano a piedi, in autobus, in bici o si facciano accompagnare. Come ci sentiremmo se tra qualche anno scoprissimo che lo stesso autista, riavuta la patente uccidesse ancora?

E’ già successo, più di una volta nelle cronache e non deve più succedere!!! CHI UCCIDE  ALLA GUIDA IN STATO DI ALTERAZIONE DA DROGA, ALCOOL O PER SEMPLICE BULLISMO DELLA VELOCITA’ DEVE PERDERE IL DIRITTO A GUIDARE PER SEMPRE!!!

E quì mi appello ai politici, locali e non. Non nascondetevi!Uscite e fatevi conoscere, aiutateci in questa battaglia atta a fermare il massacro. Come vi sentireste se la persona investita ed uccisa fosse uno dei vostri cari? Serve una presa di posizione forte contro questi KILLERS POTENZIALI. Bisogna individuarli e TOGLIERLI DALLE STRADE DEFINITIVAMENTE!!!!

Altro non posso fare che rilanciare il mio umile ma ARRABIATISSIMO tam-tam mediatico, e continuerò a farlo, fin tanto che qualcuno non raccoglierà questo appello. La giustizia comincia anche dal promulgare leggi che servano a creare una società più giusta e vivibile, e in questo momento, in Italia manca una legge che impedisca a questi ASSASSINI di ritornare ad uccidere.

Un’auto impazzita che piomba su una folla, è la stessa cosa di un terrorista che entra in un centro commerciale sparando a casaccio sulla folla. Non è esagerato il paragone se ci pensate bene. Bisogna che questo finisca al più presto.

(pio dal cin) telefono 3397749337