Lo scrittore incontra l’anziana maestra che ha letto ed apprezzato il suo libro.


Francesco Vidotto e Francesca Da Fies Costella

Quando alla maestra Francesca Costella è stato regalato il libro https://www.francescovidotto.com/shop/romanzo/oceano/ OCEANO scritto da Francesco Vidotto lei lo ha letto tutto di un fiato. Una delle ragioni, a parte il fatto che la scrittura sia scorrevole quanto piacevole, era il fatto che alcuni degli avvenimenti narrati nel romanzo dello scrittore che vive a Tai di Cadore, erano ambientati nel suo territorio. La Maestra Francesca infatti è originaria di Valle di Cadore dove è nata 94 anni fa. Letto il romanzo, la maestra che gode di ottima memoria, senso dell’umorismo e una bellissima calligrafia, ha preso carta e penna ed ha scritto di suo pugno una lettera di complimenti e congratulazioni allo scrittore per il suo lavoro. Lui puntualmente le ha risposto inserendo nella lettera i contatti telefonici. Ieri i due Cadorini si sono incontrati a casa dello scrittore e l’incontro è stato molto interessante e cordialissimo. Un’amicizia che è nata dalla lettura di un libro. Queste sono le storie che amo raccontare. Buona serata a tutti.

Roverbasso. Cos’è successo?


CODOGNE’ Alcuni grossi rami di un albero secolare sono caduti sulla carreggiata della strada che collega la frazione di Roverbasso con Gaiarine. I vigili del fuoco della stazione di Conegliano sono stati allertati da alcuni cittadini verso le 17:30 quando sulla zona si è abbattuto un fortunale con un forte vento e grandine che hanno fatto cadere alcuni grossi rami di un albero all’interno della settecentesca villa Rosa in centro a Roverbasso. I rami stavano ostruendo la viabilità e i vigili, giunti tempestivamente sul posto con una scala mobile capace di raggiungere la sommità del grosso albero, hanno recintato l’aerea e bloccato il traffico nelle due direzioni di marcia provvedendo alla rimozione dei detriti e alla messa in sicurezza dell’area. In particolare, vista l’altezza del’albero in questione hanno provveduto a tagliare i rami più esposti verso la carreggiata che erano pericolanti intervenendo con l’ausilio delle lunghe scale e delle motoseghe. Il temporale che ha interessato l’area con forti venti e grandine per alcuni minuti non ha causato altri danni visibili nell’area a parte ovviamente quelli alle colture vinicole che saranno da valutare nelle prossime ore. La circolazione è stata ripristinata senza problemi dopo alcune ore, ed il centro e la viabilità della frazione del comune di Codognè sono ritornati alla loro consueta tranquillità.

Gaiarine- Cosa è successo?


Ore 18:00 Giovedì 15 Agosto. Tre autobotti dei vigili del fuoco convergono verso il centro di Gaiarine. Poco dopo la rotonda, a sinistra, prima del semaforo dove si svolta per Campomolino e Albina, un appartamento sembrava aver preso fuoco. Per fortuna non è successo niente, Il pronto intervento dei pompieri ha scongiurato ogni pericolo.Sul posto anche un’ambulanza e il comandante della stazione dei carabinieri di Codognè maresciallo Florio (copyrightpio dal cin riproduzione vietata)

centro

Le Colline di Conegliano e Valdobbiadene. Come capirne e “carpirne” la filosofia.


pendenze importanti che rendono la vendemmia un lavoro estenuante e faticoso sulle Colline del Cartizze

Colline del Prosecco, Colline di Venezia, Colline del Cartizze, Colline dell ‘Unesco, Colline delle Colline. Quante cose si scrivono, quanti nomi più o meno appropriati, molti sbagliati. La vera denominazione di questo TERRITORIO MERAVIGLIOSO è: COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE

immaginate di andare a vendemmiare tra questi filari di vigneti

NON SOLO PROSECCO

Innanzitutto va chiarita una cosa fondamentale alla quale tutti coloro che hanno il privilegio e l’onere di vivere in questo angolo di Paradiso tengono in modo particolare: E’ il TERRITORIO LA RICCHEZZA DELLE COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE. Il Prosecco, sicuramente la punta di diamante, è “solo” uno degli aspetti che compongono un meraviglioso puzzle fatto di storia, di fatica, di amore per la propria Terra, e di centinaia di prodotti a chilometro zero che questa area geografica , (creata dal Buon Dio in un giorno di particolare felicità) contiene.

IL VASO DI PANDORA

Come nel vaso di Pandora, il “coperchio” potrebbe essere il Prosecco, il Cartizze, quel vino frizzante che piace in tutto il mondo. Dentro al vaso c’è molto di più ed è compito di chi sarà chiamato a valorizzare il Territorio trovare quelle formule che possano servire a far scoprire all’ignaro turista, come a quello preparato che cosa si nasconde all’interno di questo meraviglioso “contenitore”. Amo scrivere di tutto quello che è Veneto. Ho scoperto la vera bellezza di questa regione quando ho vissuto negli Stati Uniti per poco più di un decennio. Perché dall’America mi sono reso conto, guardando il Veneto da lontano, come fosse una montagna vista dalla pianura, della sua straordinaria bellezza e di tutte le cose che qui si possono vivere, trovare, sperimentare, raccontare. Non stillerò un noioso elenco, ma non posso ignorare che dalle città d’arte come Venezia Verona Vicenza, alle spiagge dell‘Adriatico, passando per le Colline, e non solo quelle sopracitate, fino alle Dolomiti, Il Veneto è un vero Paradiso Terrestre, punto.

Dal 2014 a oggi ho scritto due libri sul Veneto. Uno riguarda la gente e i ricordi legati al piccolo paese di campagna dove sono cresciuto; Codognè. (Codognè Cuore Veneto. Il paese della Mela Cotogna e dei codici QR- scritto a quattro mani con Francesca Salvador) L’altro (Cuore Veneto, interviste e racconti della nostra Gente) parla di storie di persone e di luoghi da Venezia a Cortina d’Ampezzo. Non scrivo questo per fare pubblicità ai miei due libri ma solo per fare capire al lettore di questo post quanto sia difficile conoscere questa regione, mi sono reso veramente conto della mia ignoranza, e della mia scarsa conoscenza di certi luoghi che sono di vitale importanza per la nostra storia, la nostra cultura e la conservazione delle nostre tradizioni contadine. Uno di questi è senz’altro questa zona, compresa tra CONEGLIANO E VALDOBBIADENE. Certo, sicuro, anch’io come molti di voi sono stata a Follina, a Miane, a Combai, a Guia, a Col San Martino a Santo Stefano, a San Pietro di Barbozza, a Premaor, a Campea, a Valdobbiadene. Passando, in auto, in bicicletta, a piedi per fare qualche foto, ne ho sicuramente colto la bellezza e a volte l’unicità. Non posso certo dire di aver capito la filosofia di questa Terra fino al giorno in cui,dovendo scrivere un articolo per il GAZZETTINO, (su suggerimento della vulcanica Michela, un’amica di Cornuda che ha lavorato per oltre vent’anni su queste COLLINE come PR per una nota cantina del CARTIZZE) sono stato accompagnato con una Land Rover nel cuore del CARTIZZE, da Riccardo, il braccio destro di Desiderio Bortolin.

Ieri è stata la volta di Cesare De Stefani, il poliedrico inventore dell’OSTERIA SENZA OSTE. Dovevo far incontrare lui e Roberto Bet, che per dieci anni è stato il sindaco del mio paese, Codognè e che recentemente in un aricolo del GAZZETTINO aveva lanciato la proposta di fae dei CASOIN una specie di NETWORK di INFOPOINTS, il tutto a favore di un rilancio di questi negozietti di quartiere che rischiano l’estinzione e non dovrebbero finire nel dimenticatoio ma dovrebbero essere rilanciati.

Osteria senz’Oste. Gruppo di amici al lavoro

Ieri, venerdì nove agosto, in auto abbiamo raggiunto uno dei più bei posti che io abbia mai visto quassù. Poco distante da Col San Martino, per una via sterrata e a volte ripida siamo arrivati in un luogo magico, mozzafiato, fatto di filari di vitigni che si arrampicano su una pendenza di 45 gradi . E’ qui che dovrebbero arrivare i turisti e coloro che organizzano viaggi e trasporti, gite di un giorno o più allo scopo d fare veramente capire alle persone che su una bottiglia di CARTIZZE costa qualche euro in più del PROSECCO venduto al supermercato, forse la ragione sta proprio in quella PENDENZA, che costringe i VENDEMMIATORI a vere e proprie SCALATE, effettuate con corde legate alla vita, perché se uno scivola mentre raccoglie i grappoli uno ad uno per inserirli con cura in un secchio che tiene appeso alla vita, può facilmente ruzzolare per decine di metri

Cesare e Roberto per la prima volta assieme ieri sulle Colline del Cartizze

Qui tra queste viti si respira la vera aria delle COLLINE assaporandone il vero significato, che è quello di un luogo che non è stato mai abbandonato, nonostante le sue caratteristiche morfologiche che lo rendono quasi (ma solo quasi) imossibile da coltivare. La gente che qui vive, e ha ereditato dai padri e dai nonni questi appezzamenti che valgono oggi più del petrolio,. non ha mai mollato, ha creduto nella unicità e nella potenzialità di queste colline. Non era così scontato come lo è oggi. Se si è arrivati a produrre questo nettare unico che tutto il mondo ci invidia, lo si deve al gran lavoro svolto dai nonni e dai bisnonni che provando e riprovando sono riusciti a sviluppare un metodo di vinificazione che oggi è copiato in tutto il mondo. E’ questa la filosofia di una Terra e della sua Gente, caparbia, aspra, operosa, difficile, a volte burbera ma che al momento opportuno si trasforma in accogliente, gentile e generosa. Quando, la prima volta arrivai su queste colline “nascoste” con Riccardo, avevo al collo un bicchiere di vetro, come si usa nelle degustazioni dei vini. Raggiunto l’apice della collina, stappata la bottiglia, Riccardo versò un goccio di vino nel bicchiere e lo versò a terra. Non era per risciacquarlo, ma per restituire alla Terra per prima il frutto di un lavoro, con consapevolezza e rispetto. Questo mi ha fatto capire molte cose di questi luoghi e soprattutto del legame che esiste da millenni tra la Terra e la Gente delle COLLINE DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE

il frutto del lavoro “donato” per primo alla Terra, in segno di riconoscimento

L’accoglienza proverbiale dei Veneti anche nei momenti tragici


Premessa
foto e testo sono esclusivo copyright di pio dal cin 2019- riproduzione vietata
La casa non presenta danni ne lesioni. Il campo di mais invece è devastato irrimediabilmente. La caratteristica della tromba d’aria; disegnare un percorso di distruzione fuori dal quale tutto sembra essere normale

Venerdì sono stato mandato a documentare la tromba d’aria che ha flagellato Salgareda e le sue frazioni. Quando si scrive per un giornale è imperativo non usare la “prima persona”. Tutto va raccontato come se l’autore fosse ad una finestra e dovesse spiegare a chi non c’è cosa ha visto, le emozioni ed i sentimenti della gente che ha intervistato o solo brevemente incontrato. Gli spazi che il giornale può dedicare sono spesso limitati e così vengono, in un certo senso, compresse certe storie che invece andrebbero raccontate. Per questo scrivo in un blog. Questo blog mi da la possibilità di pubblicare le mie storie, quelle più cariche di emozioni, più umane, e soprattutto posso raccontarle in prima persona, perché nel blog non è così scandaloso come in un giornale, e si può fare

I DANNI E LE PERSONE

Arrivo a Salgareda poco prima di mezzogiorno. Ci vorranno tre ore per scrivere il mio “pezzo” di sessanta righe e un’altro sull’episodio del camionista che si è salvato per un pelo di 30 righe. Tre ore passate a cercare quale delle frazioni fosse stata la più colpita. CAMPO BERNARDO. L’avrò scritto già dieci volte il nome di questa borgata che conta circa cinquecento anime. Siamo al confine tra le province di Treviso e Venezia. Non sapevo nemmeno esistesse un Campo Bernardo. Ho faticato parecchio a trovarlo perché l’albero caduto, un pino secolare in via paradiso, impediva l’accesso da Salgareda, all’altezza della cantina MOLON. All’ingresso un camion. Sopra il camion si era spenta la corsa del pino. Per fortuna che la cabina era tre metri più in là, altrimenti per il giovane Polacco che aspettava di entrare non ci sarebbe stato niente da fare. (vedi foto qui sotto- albero- camion)

Il giovane camionista Polacco scampato per un pelo all’albero che ha travolto il suo camion (foto sotto)
Il camion centrato in pieno dal secolare pino
Ci voleva il signor Giorgio Menegon vicino al pino caduto dal suo giardino per rendersi conto di quanto grande fosse l’albero che ha schiacciato la sua ringhiera, ha invaso completamente la carreggiata ed è finito sopra il camion

Tre ore dicevo. Cercando i danni provocati da questa “tempesta” scatenatasi tra le 8:45 e le 9.00 del mattino sotto forma di vento, grandine, pioggia all’ennesima potenza. Chiunque abbia visto un’area dove sia passata una tromba d’aria potrà testimoniare che questa forza della natura si sviluppa in un percorso di solito che assomiglia alle rotaie di un treno. Seguendo una linea, che a volte zigzagando scorre lasciando certe cose intoccate, certe altre devastate. Filari di vigneti rasi al suolo

Il vigneto del signor Cester

I danni al garage di questo signore

La stalla del signor Manzato ha subito alcuni danni alla copertura della stalla facendo entrare l’acqua nella struttura.

I DANNI PIU’ GRAVI. L’ACCOGLIENZA DI UNA FAMIGLIA VENETA

Sono le due e quarantacinque, L’umidità mi ha intriso la camicia e la fronte di sudore ( si, è vero, si può sudare anche facendo il reporter). Parcheggio l’auto ai bordi della rotonda poco lontano dalla chiesa di CAMPO BERNARDO. L’occhio del fotografo è stato attirato da alcuni operai sul tetto. “Capperonzoli” (penso tra me e me mentre mi avvicino.) “Sono passate solo poche ore dalla tromba d’aria e questi stanno già lavorando a ripristinare il tetto? E’ vero..siamo Veneti, ci rimbocchiamo subito le maniche e ci mettiamo al lavoro , senza piagnistei o lamenti

Mentre gli operai buttano detriti dal tetto mi rendo conto che questa è veramente la casa più colpita. Forse perché la più alta a trovarsi sul cammino della tromba d’aria, con i suoi tre piani.Nel giardino di casa la famiglia Drusian al completo. Ognuno da una mano come può. Il nonno con la scopa in mano mi guarda e mi vede sudato e stanco . “Vegnelo dentro a bever un bicer?” “Volentieri, grazie”. Rispondo. Guardo l’orologio, sono le 15. E’ incredibile come passi il tempo mentre si scattano foto e si chiedono informazioni utili all’articolo. Non si pensa a mangiare ne a bere, ma solo a fare bene il lavoro di reporter. Tutto si sgonfia ora di fronte a quella domanda e a quel viso sorridente che esprime pace e serenità

Mi siedo e arriva la bottiglia di Prosecco. Dopo qualche minuto la soppressa, il pane. Brindiamo e la famiglia sorride, nonostante tutto, il tetto rotto, i danni, la paura, lo scampato pericolo. Su tutto questo prevale il DNA dell’accoglienza, dell’ospitalità, di condividere con l’ospite inatteso un bicchiere di buon vino, una fetta di pane, un piatto di soppressa. Ci scambiamo le impressioni sulla tempesta, su libri scritti. Scopro che Otello ne ha scritti due: “Santissimo Cortellazzo” e “Il vescovo della bassa”. Gli regalo il mio ultimo “Cuore Veneto.Interviste e racconti della nostra Gente”. Otello ricambia con i suoi due. Scriviamo le dediche. Facciamo amicizia. A casa più tardi leggo le dediche in entrambi i libri che mi ha regalato questa fantastica famiglia che non ha perduto il sorriso ed il senso dell’ospitalità nemmeno in un giorno che poteva sembrare nero. “A Pio, con gratitudine, in una particolare occasione. 2 agosto 2019 . Otello Drusian”