Il fratello di Padre Cosma (95 anni) racconta chi era il Primo Martire della Diocesi.


Codognè, “Così era mio fratello, il Beato Cosma Spessotto”: il racconto e i ricordi del 95enne Pietro



Era a Roverbasso, la frazione del Comune di Codognè che il Beato Cosma Spessotto trascorreva alcuni mesi ogni volta che tornava dalla missione in Salvador, dove il 14 giugno 1980 ha trovato la morte per mano di due sicari armati di mitra che lo hanno freddato davanti all’altare dove stava per celebrare la Messa.

Le sue ultime parole “Perdono, perdono” la dicono lunga su chi fosse il frate francescano che fin da piccolo voleva andare in missione. Il fratello Pietro, di 95 anni, ricorda i momenti spensierati passati assieme al fratello che aveva due anni più di lui: “Lo seguivo dappertutto, lui era speciale, un tipo che amava scherzare, forte e determinato ma con una dolcezza disarmante“.

“Aveva sempre una buona parola per tutti – continua Pietro -. Ho pianto quando ho saputo che era stato proclamato beato ma felice che il suo martirio sia stato riconosciuto. Lui voleva bene ai suoi ragazzi e alle famiglie che seguiva con tanto amore laggiù in Salvador. Sapeva di correre dei pericoli ma non aveva paura di niente”.

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“Fu ordinato sacerdote nel 1948 e destinato alla parrocchia di San Francesco a Vittorio Veneto .- prosegue -. Da quando nel 1950 partì in nave da Genova per El Salvador, passarono otto anni prima che lo rivedessimo. Abitavamo in via Ariosto, a Roverbasso e lui si fermo per sei mesi, così come nel 1973 e nel 1978”.

Fu quella l’ultima volta che lo videro vivo e singolare il modo in cui vennero a sapere della sua tragica fine: “Eravamo in chiesa quella domenica. Il parroco, don Paolo interruppe la celebrazione per dare pubblicamente la notizia. Mio fratello Giuseppe si alzò e usci di chiesa piangendo. Mia figlia ed io restammo fino alla fine della Messa con il cuore infranto dal dolore“.

Un dolore che si è trasformato in una gioia immensa all’annuncio della beatificazione, arrivato per mezzo di don Lucio Marian, il parroco di Codognè.

Domenica 14 giugno, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa, a Mansuè i familiari e le comunità di Basalghelle Mansuè, assieme ai frati francescani minori della basilica di Motta di Livenza, si sono stretti attorno al vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo, per una celebrazione solenne.

(Fonte: Pio Dal Cin © Qdpnews.it).
(Foto e Video: Pio Dal Cin).
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Fare della propria passione il proprio lavoro diventa un piacere, anche a 91 anni.


Codognè, Luigi “Gigetto” Dall’Ava calzolaio a 91 anni e non ha intenzione di smettere. Il segreto? Calma e passione

Luigi Dall’Ava svolge ogni giorno, da ormai una vita, l’attività di calzolaio a Roverbasso, frazione di Codognè, poco prima del ponte che sovrasta la Resteggia.

La passione per questo antico lavoro artigianale gli è stata trasmessa da Antonio Padovan. Tony era il calzolaio della borgata e Luigi, “Gigetto” per tutti, era affascinato dal ticchettio che proveniva dall’atelier di Tony. Quando rientrava da scuola, finiti i compiti, non vedeva l’ora di infilarsi nella sua bottega, cercando di capire e carpire i segreti di un’attività che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita.

Niente di straordinario se non per il fatto che oggi, nel 2020, alla veneranda età di 91 anni il calzolaio di Roverbasso non ha ancora smesso di esercitare la sua professione.

“Vengono tutti i miei vecchi clienti, da tanti paesi, vicini e lontani – racconta l’arzillo Gigetto mentre ripara una scarpa seduto sull’inconfondibile sgabello del mestiere, di fronte al quale un piccolo tavolino è pieno di chiodi e chiodini di tutte le misure pronti ad essere utilizzati dalle sue mani callose ed esperte -, me la prendo con calma, faccio quello che posso, per passione, come sempre“.

“I miei mi avevano indirizzato ad un negozio artigianale di sartoria della zona ma, sinceramente, non mi sentivo attratto da quel tipo di lavoro – prosegue con un sorriso il signor Dall’Ava -. Ero invece affascinato dall’abilità e dall’armeggiare con le scarpe e con gli attrezzi del mestiere di Tony e allora gli chiesi se potevo imparare quel bellissimo mestiere. Lui mi disse subito di sì e fu così che per tre anni mi dedicai anima e corpo ad imparare quello che sarebbe stato il mio lavoro per il resto della mia vita“.

“Ricordo che iniziavo alle 8 del mattino e finivo alle 10 della sera, con la pausa per il pranzo ovviamente – continua Gigetto -, ma quel lavoro non mi stancava e Antonio era molto d’aiuto ad insegnarmi i trucchi del mestiere”.

Finiti i tre anni di apprendistato, Gigetto si trasferisce a lavorare a Cimavilla, dove rimane fino alla chiamata al servizio militare, prima a Modena per il CAR (Centro Addestramento Reclute) e poi a Roma come carrista, per poi essere trasferito ad Aviano. Terminata la naja, Dall’Ava ritorna a Roverbasso, dove apre il suo negozio di calzolaio.

Creavo le scarpe e le vendevo nel mio piccolo negozio in centro – racconta felice Luigi -. Da allora non ho mai smesso e continuerò fino a che le forze me lo permetteranno“.

All’età di trent’anni Gigetto si sposa e dal matrimonio nasceranno due figli, un maschio e una femmina, che oggi gestiscono il negozio di calzature all’interno del quale si è ritagliato lo spazio per continuare a lavorare.

Una grinta e una determinazione veramente uniche quelle che trasmette questo arzillo signore, che per la sua estrema lucidità non dimostra assolutamente le novantuno primavere appena compiute.

“Il lavoro che faccio mi affascina ancora, come sempre, ma tante cose sono cambiate: ci sono molte persone che portano le scarpe ad aggiustare e poi si dimenticano di venire a ritirarle – afferma Gigetto -. Questo non succedeva una volta. Oggi mi trovo costretto a chiedere un numero di telefono, così se si scordano di avermi portato le scarpe da aggiustare faccio un colpo di telefono”.

Il suo laboratorio ha ancora quell’aspetto antico che era tipico e frequente in tempi lontani, quando i calzolai erano ovunque, le scarpe venivano create da loro e, se dopo qualche anno avevano bisogno di un ritocco, venivano rimesse a nuovo dalle sapienti mani di questi artigiani. Nell’atelier del signor Dall’Ava ci sono ancora le forme di legno sulle quali modellare le scarpe.

Vuol sapere un segreto? Quando mi chiedevano di creare un paio di scarpe nuove sapevo per esperienza che, se le avessi fatte strettamente su misura, sarebbero tornati per dirmi che erano troppo strette – conclude Gigetto -. Con l’esperienza ho capito che dovevo farle leggermente più grandi, non troppo, ma giusto quel poco da permettere al piede di stare bello comodo“.


(Fonte e foto: Pio Dal Cin © Qdpnews.it).
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Codognè si ferma per un minuto come tutta l’Italia per onorare coloro che hanno perso la vita al Coronavirus


Come tutta l’Italia anche CODOGNE’ si è fermata oggi per un minuto di raccoglimento e di ricordo per tutte le persone che hanno perduto la vita in questo tragico periodo legato all’emergenza CORONAVIRUS che sta mettendo in ginocchio tutto il mondo, sia per il numero di perdite umane che per l’emergenza economica che ha scatenato in ogni dove. Il sindaco Lisa Tommasella e il parroco don Lucio Marian hanno presieduto, davanti al MUNICIPIO una breve ma intensa cerimonia dove le vittime sono state ricordate dal primo cittadino che in diretta sul canale YOUTUBE dell’UNITA’ PASTORALE ha osservato il MINUTO DI SILENZIO con le bandiere a mezz’asta e bardate a LUTTO. Don Lucio Marian ha poi preso la parola e la preghiera che ha rivolto al Padre Celeste, alla Madonna (ricordando in particolare quelle venerate nel territorio: Madonna della Salute, Madonna delle Grazie, Madonna della Mercede) e i Santi cari alla comunità, Sant’Andrea, Sant’Ubaldo San Clemente, invocando la loro benedizione affinché questa piaga venga a cessare quanto prima. Don Lucio ha benedetto il territorio con l’Ostensorio contenente il SANTISSIMO rivolgendolo simbolicamente verso le quattro direzioni. Un momento sicuramente difficile per tutti, chiamati a rinunce e sacrifici a cui non eravamo abituati, come quello di dover passare in casa la maggior parte del nostro tempo, ma che è un sacrificio molto piccolo se paragonato alle centinaia, alle migliaia di MEDICI, INFERMIERI, ADDETTI alla SANITA’, ai FARMACISTI e a coloro che in tutti i campi che si trovano in PRIMA LINEA, assieme alle FORZE DELL’ORDINE, agli OPERATORI DELLA PROTEZIONE CIVILE, ai VOLONTARI, ai CAMIONISTI, a coloro che lavorano nella FILIERA ALIMENTARE fino ai lavoratori negli ALIMENTARI e SUPERMERCATI, ai TABACCAI, ai PANIFICI, e a tutte le persone che hanno fatto delle DONAZIONI grandi e piccole per sostenere lo sforzo immane della REGIONE VENETO, che con il GOVERNATORE Luca Zaia ci sta portando fuori dalla tempesta che ci ha investiti .

Don Lucio Marian benedice Codognè assieme al sindaco Lisa Tommasella
Le bandiere a mezz’asta e bardate a lutto nel municipio di Codognè

Codogne’ Primo caso di Corona Virus.Due a Cordignano. #Iorestoacasa.


E’un ultra sessantenne la prima persona contagiata dal COVID 19. Fin dalla tarda mattinata circolava la voce in paese che potesse esserci stato un caso di infezione del terribile virus che sta scovolgendo in queste settimane le nostre vite e le nostre abitudini. Nel pomeriggio la conferma, anche se, grazie alle parole del sindaco Lisa Tommasella possiamo in qualche modo essere confortati: ” Il paziente e’ ricoverato interapia intensiva all’ospedale di Conegliano. La “BUONA” notizia e’ che NON SI TRATTA DI UN FOCOLAIO LOCALE bensi’ di un contagio preso in FRIULI durante una visita della persona della quale stiamo parlando- I familiari sono stati messi in quarantena ed isolamento e sono seguiti, come da prassi dall’ULSS e anche noi come amministrazione stiamo dando tutto il supporto possibile”. Nessun allarmismo quindi per quello che riguarda la possibilita’ di contagio da questo particolare episodio anche se la guardia rimane altissima, specie dopo le parole del governatore del Veneto LUCA ZAIA che questa mattina,durante la conferenza stampa di mezzogiorno ha fatto capire a chiare parole che ci troviamo in piena emergenza ed ha esortato tutti i Veneti a RIMANERE IN CASA.

RISCHIO CONTAGIO PER DUE MILIONI DI VENETI

“Solo se ci muoviamo insieme possiamo sconfiggere questo VIRUS- Ha detto ZAIA.- Dobbiamo stare a casa. Lo ha ripetuto decine di volte il governatore. “Facciamolo per tutti coloro che non possono difendersi; gli immunodepressi, gli anziani, i bambini. Stiamo a casa. Se non lo facciamo rischiamo di svuotare gli ospedali di malati ordinari e di riempirli di ammalati di CORONA VIRUS.” I casi sono in crescita esponenziale e l’unico sistema per fermarlo e’ rimanere a casa. Si rischia altrimenti di poter avere DUE MILIONI di Veneti in ospedali. “Attiveremo ancora misure piu’ restrittive- Ha continuato ZAIA- La’ dove ci sara’ un contagio ci sara’ l’isolamento di tutti i contatti.” Si va verso ;la chiusura di tutte le attivita? Si chiedono in molti, Sembrerebbe proprio di si, ma la decisione dovra’ essere presa dal GOVERNO e non dai governatori delle varie regioni. In molti sono comunque gli esercizi, i ristoranti, le pizzerie, i bar che hanno deciso gia’ di chiudere visto il calo vistoso del flusso dei clienti in rispetto alle normative che impongono ai locali pubblici la chiusura dopo le 18.

IL FOCOLAIO DI CORDIGNANO

Un’altra notizia e’ arrivata in giornata da CORDIGNANO ed e’ quella che sono due le persone contagiate nel comune. Sembra che, a differenza dell’episodio di Codogne‘ in questo caso si tratti di un focolaio partito da un’osteria sulla strada tra Cordignano e Caneva. Nei prossimi giorni sapremo forse qualcosa di piu’. Come sempre sara’ mia premura tenervi informati. Un’ultimo consiglio:STATE A CASA.STATE A CASA.STATE A CASA. E’ come se foste per la strada e cominciasse un acquazzone estivo. Se non aprite l’ombrello vi bagnereste dalla testa ai piedi. I prossimi giorni, le prossime settimane saranno cruciali per la lotta al VIRUS. Solo STANDO A CASA E LIMITANDO AL MASSIMO I NOSTRI RAPPORTI CON GLI ALTRI RIUSCIREMO A CAMBIARE LA TENDENZA. NON SOTTOVALUTIAMO QUESTO VIRUS.(pio dal cin – riproduzione riservata-)

Codognè,Gaiarine,Godega, Mareno di Piave,Cordignano,Orsago,Fontanelle Vazzola. Furti a raffica. La gente è stanca. Serve l’esercito! Subito!


Inutile elencare dove e quanti furti ci sono stati negli ultimi giorni nei nostri paesi.Inutile dire che i carabinieri si stanno dando da fare.Sappiamo che il loro numero rende questa una battaglia impari. Le poche pattuglie disponibili non possono certo coprire un territorio di competenza di quasi trenta chilometri. L’unico dato certo è l’esasperazione ed il senso totale di impotenza verso questi scarafaggi che con la velocità della luce si intrufolano nelle nostre case, razziano e fuggono. E’ successo ieri sera a Codognè, tra le 19 e le 20:30 almeno tre furti. Sembra un attacco terroristico e come tale andrebbe trattato. Quando si parla di impiegare l’esercito sembra che si evochi il pericolo o l’imminenza di una guerra Ti guardano in faccia come per dire:”Esagerato..l’esercito?” Non credo però sia esagerato parlare di vera e propria emergenza sociale. I giornali sono pieni di articoli da settimane, si parla di interventi, di potenziamenti di personale, di ulteriori controlli, ma quando cala la sera ecco che gli scarafaggi si scatenano. Cominciano a piovere segnalazioni sui vari siti, la gente esce per cercare di fermarli e loro, imperterriti (e impuniti) se ne vanno per le vie ora di Gaiarine, di Godega, di Cordignano, di Orsago, di Vazzola, di Fontanelle, di Mareno di PIave, di Codognè a razziare le case e a seminare terrore e panico tra la gente che no si sente più sicura e lancia un grido di allarme:FERMATE QUESTE IMMONDIZIE UMANE che ci tolgono il piacere di essere quello che siamo sempre stati, un paese pacifico e sereno. Non è terrorismo urbano questo? Se concordiamo che lo è, allora impieghiamolo questo ESERCITO. I militari con delle jeep che girano dalle 17 alle 21 per le strade dei paesi sarebbero il gusto deterrente per questi maledetti scarafaggi . Non scandalizziamoci se invochiamo l’ESERCITO. I volontari che lo compongono sono dislocati in Paesi lontani come l’Afganistan per garantire l’ordine mentre qui a casa nostra dobbiamo subire una violenza continua. Violenza che è pari ad una violenza fisica o morale, perché un furto toglie non solo i ricordi di oggetti che non sono preziosi solo per il loro valore, ma per la componente affettiva che hanno, ma soprattutto la SERENITA’ che ci siamo conquistata negli anni e che nessuno ha diritto a portarci via. Diciamolo alle istituzioni, ai politici, ai prefetti:MANDATECI L’ESERCITO, proteggeteci, tutelateci da questo cancro sociale, ma non perdete tempo, tra qualche ora tornerà il buio e gli scarafaggi del furto torneranno a colpire impuniti.

Ugo Foscolo a Codognè ospite della villa Toderini. Il Poeta parlava dialetto Veneto


Direi che Foscolo è l’emblema di quello che è stato poi  il nostro Romanticismo Trevigiano, e quindi un momento veramente  di splendore e di ispirazione perchè c’erano questi mecenati che ospitavano gli artisti. Da un lato i Toderini nell’omonima villa di Codognè, dall’altro Isabella Teotochi Albrizzi presso la villa Franchetti che era un po’ la “madame d’estelle” e nostra, trevigiana, come lo Sturm und Drang Tedesco che ospitò Lord Byron, Isabella Albrizzi ospitava Foscolo, quindi terra di ispiazione, terra di mecenatismo e ospitalità Foscolo inizio a scrivere i sepolcri dopo un colloquio con pindemonte a villa a franchetti.E non è un caso che proprio in questa terra  il Foscolo parli di una visione un po’ antropomorfa, dell’uomo che i garantisce l’immortalità se fa cose grandi nella vita. In una terra grande non poteva che avere questa ispirazione, Quindi, Treviso non è solo terra di patrimonio dell’umanità con le Colline di Conegliano e Valdobbiadene, ma è anche terra di ispirazione”” Luca Zaia, presidente della Regione Veneto”

CON GRANDE RISPETTO, IN SILENZIO, CONSAPEVOLI DI ENTRARE UNO SPAZIO “SACRO”

In punta di piedi, come si entra in una sala o in un teatro dove il concerto è già iniziato. Questo è l’approccio con cui dovremmo avvicinarci alla lettura della vita di questo Grande Poeta, di cui si parla molto meno di quanto si dovrebbe. Per descrivere la sua storia, la sua vita, le sue emozioni, il fuoco che ardeva dentro il suo cuore. Il “Fuoco Sacro” che non era solo quello dell’ispirazione poetica ma quello che spesso si esprimeva con tanto furore nelle battaglie combattute nell’esercito, quanto in quelle amorose, di cui cadeva spesso vittima.

Nell’aprire il contenitore di una vita passata, è essenziale farlo con grandissimo rispetto. Ogni parola va soppesata con cura, quasi a non voler disturbare e risvegliare uno spirito ribelle che finalmente dopo tante peripezie riposa in pace in una delle più belle chiese dell’altrettanto meravigliosa Firenze; Santa Croce: Lasciamo quindi la descrizione iniziale non a ricerche sommarie fatte nel web o su wikipedia, ma ad una fonte ben più autorevole. Due dei suoi diretti discendenti hanno accettato di riunirsi qualche giorno fa e redarre questo profilo del loro Avo, di cui la loro nobile famiglia conserva il perenne ricordo: Qui sotto, dopo una mia riflessione troverete la loro testimonianza riportata fedelmente come è stata ricevuta

QUELLO CHE HO PERCEPITO DEL GRANDE POETA LEGGENDONE LA VITA,I VIAGGI, GLI AMORI,LE BATTAGLIE

L’idea che mi sono fatto di questo grande poeta leggendo i testi che sono ruscito a recuperare in biblioteca a Treviso è di un giovane focoso, sanguigno, combattente e combattivo su tutti i fronti ma debole in amore. La passione che bruciava nel suo animo gli permetteva di scrivere delle fantastiche odi, poesie, lettere. Quando però rivolgeva questo fuoco verso una donna (magari più avanti di qualche anno) ne rimaneva invischiato, come in una rete che amava e odiava. Foscolo non era capace a star fermo. Ovunque si trovasse doveva andare da qualche altra parte, in un salotto letterario, in un viaggio a Firenze, città che amava molto. Oppure lo si potrà trovare in Svizzera e poi in Inghilterra, dove morirà giovane per poi essere sepolto a Firenze, a Santa Croce. Dalle sue lettere si evince che molto spesso si sia trovato in difficoltà economiche. Chiese aiuto agli amici. Il destino di un grande incompreso, di un genio troppo alto per essere capito dalla sua generazione distratta e assonnata nei salotti delle ville Palladiane come quella dove soggiornò a Codognè. Un grande vanto per un paese di 5300 abitanti. Questo tuttavia era il “rap” di quel secolo. I ricchi signori veneziani, proprietari terrieri e spesso commercianti di stoffe, costruivano le loro sontuose ville in campagna, per sfuggire alla canicola che doveva essere la città di Venezia in piena estate. Il termine “villeggiatura” deriva da questi soggiorni in villa. Spesso erano partite di caccia nelle campagne piene di selvaggina e di mele cotogne. Molte altre erano luoghi di feste sfarzose e se oggi dovessimo fare una festa in villa inviteremmo la rock star del momento, il grande jazz player, o lo scrittore che abbia appena pubblicato il suo ultimo libro. Ecco che Ugo Foscolo era invitato spesso a Codognè e anche a Preganziol. Lui parlava correttamente il dialetto Veneto, lingua nobile a quel tempo in cui la Serenissima si era fatta conoscere dal mondo. Uno dei suoi avi era membro del Gran Consiglio e ammiraglio della Serenissima nel 1200. Il papà di Ugo il cui vero nome non era questo era un medico. Aveva studiato a Padova. Morì quando Ugo era giovanissimo. La trasferta con madre e sorella a Venezia si trasformò presto in ore e ore passate alla biblioteca Marciana dove il nostro piccolo eroe (che non amava studiare a scuola) si diede allo studio dei classici greci dei quali sentiva l’atavica attrazione essendo lui nato a Zante, un’isola della Grecia.Questo in parole povere doveva essere il Foscolo. Bello, passionale, bravo a scrivere, veloce ad innamorarsi e a perdersi dietro a una gonna. Un grande poeta, un uomo simpatico e coraggioso, ed io, da abitante di Codognè non posso che essere fiero di sapere che un giorno, nel 1796 il Foscolo ha condiviso il cielo del nostro paese, guardando una luna nuova sopra la mutera o un cielo stellato aspettando che cadesse una stella che lo portasse ancora una volta tra le braccia di Isabella Teotochi Marin Albrizzi, la Musa che gli aprì le porte del “paradiso”

LA TESTIMONIANZA DEI FOSCOLO.DISCENDENTI DEL GRANDE POETA

“La famiglia Foscolo ha origini remote ed era costituita da diversi rami; il poeta Ugo Foscolo apparteneva ad un ramo dei Foscolo. Attorno alla fine del 1300, primi del 1400, il ramo della famiglia Foscolo si trasferisce a Candia (così era denominata l’isola di Creta dai veneziani)dove i Foscolo rimangono fino alla conquista da parte dell’Impero Ottomano dell’isola, nella metà del 1600.

A seguito dell’invasione delle armate turche, i componenti delle nobili famiglie veneziane che vivevano a Creta e, tra queste. anche il ramo della famiglia Foscolo, si spostano nelle isole ioniche. In particolare la famiglia di origine di Ugo Foscolo si trasferisce nell’isola di Zacinto ove i Foscolo consolidano la loro presenza.

Andrea Foscolo, padre del poeta Ugo, che aveva sposato una nobildonna greca, Diamantina Spathis, si dedica alle arti liberali, e nello specifico studia medicina all‘Università di Padova.Dopo la laurea viene nominato responsabile-medico militare- della città di Spalato durante il periodo in cui la stessa era sotto il dominio della Repubblica di Venezia.

Andrea Foscolo muore giovane, a neppure quarant’anni, lasciando la moglie e quattro figli, una femmina e tre maschi, tra questi Ugo Foscolo. Quando il giovane Foscolo compie 14 anni, con la madre Diamantina, i fratelli e la sorella, lascia l’isola di Zacinto e si trasferisce a Venezia e precisamente in Calle delle Gatte.

Da questo momento la vita del poeta è consegnata alla storia e alla letteratura. Non è chiaro come Ugo Foscolo abbia appreso la lingua italiana, a casa parlava prevalentemente greco, la lingua materna, quando la famiglia si trasferisce a Venezia il giovane Foscolo impara e usa il dialetto veneziano, è probabile che, attraverso la lettura di libri abbia affinato la conoscenza della lingua italiana. Ora il ramo della nostra famiglia discende dall’Ammiraglio Almorò Foscolo, che nel 1200 era a capo della Marina della Repubblica Veneziana e faceva parte del Senato del Maggior Consiglio, al quale a far data dalla fine del 1200, venne confermata l’appartenenza della famiglia Foscolo. Pur appartenendo ad un ramo diverso, la nostra famiglia possedeva alcuni manoscritti e un dipinto che ritrae il Poeta; questi erano conservati nella villa di campagna di Lancenigo. Nella villa di Lancenigo abitava anche la compagna di un mio prozio, con le sue sorelle. Alla morte di questa le sorelle lasciarono la villa di Lancenigo, portando con loro il quadro ed i manoscritti originali. Giancarlo Foscolo. Isabella Foscolo.

LA TESTIMONIANZA DELLA FAMIGLIA BONICELLI

Il Poeta ha trascorso alcuni giorni presso la Villa Toderini di Codognè dove ha scritto due odi. Era infatti consuetudine tra i nobili del tempo invitare personaggi legati alla cultura e ospitarli nei vari salotti. Al Poeta a Codognè è stata dedicata una stanza che porta ancor oggi il suo nome. La famiglia Bonicelli, attuale proprietaria della villa racconta::”“ Una Casa non è mai una questione di mattoni, ma di Amore” . Questa era la premessa che nostro padre, Pier Luigi Bonicelli, anticipava sempre quando ci narrava la storia di Villa Toderini.
Sono passati diversi anni da allora e le sue parole riecheggiano dentro di noi quando ci riuniamo per decisioni riguardanti lo stato di conservazione della nostra dimora. Siamo dell’idea che ciò ci permette, oggi, di osservare la Villa con gli occhi dei nostri avi che la desiderarono e la fecero erigere.
Villa Toderini sempre abitata da circa 320 anni ha visto il susseguirsi di generazioni: i capostipiti Toderini de Gajardis, mercanti veneziani, alla fine del 1600 vennero ammessi al Maggior Consiglio acquisendo il titolo nobiliare di conti, incaricarono l’architetto Frigimelica di realizzare la residenza.
Fu costruita in una porzione di terreno attorniata da campagne, quindi fuori dal contesto di quello che era il centro del villaggio. Oltre al terreno per la costruzione della casa, i Toderini investirono sull’acquisto di campi da coltivare. Ci piace pensare che già a quei tempi il loro arrivo a Codognè portò molti a spostarsi in questo piccolo paese per cercare lavoro all’interno della tenuta e incrementandone conseguentemente lo sviluppo con case , empori di generi alimentari e attività varie e favorendo il sostentamento a grandi famiglie di contadini.
I proprietari, in poco tempo, insieme all’attività commerciale consolidarono la Villa come luogo di villeggiatura dando ospitalità a una cerchia letteraria a cui hanno preso parte personaggi illustri come Ugo Foscolo. Era un salotto che richiamava un’intera classe sociale.
Chi diede inizio a questa tendenza a favorire le arti e le lettere fu Ferdinando Toderini collezionista di odi e sonetti composti da emergenti poeti.
Nel 1796 la contessa Maddalena Toderini Pappafava ospitò il Foscolo.

Durante il suo soggiorno egli scrisse il canto “ La Croce” e l’ode “ Il mio tempo” in occasione della monacazione della contessa Marietta, sorella di Maddalena. Lo stesso poeta per mantenersi e farsi conoscere nella società “ bene” ripagava i suoi soggiorni scrivendo saggi e odi alle famiglie che lo accoglievano.
La “ camera del Foscolo” è una delle stanze con la vista più suggestiva e mozzafiato sul parco antistante la Villa e ciò ha sicuramente influito sulla stesura delle sue opere
Villa Toderini venne seriamente danneggiata dai bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale e in seguito ricostruita nelle sue parti strutturali e nelle finiture. Nel corso della Seconda Guerra mondiale divenne sede del comando tedesco, fu saccheggiata e parte dell’arredamento originario bruciato.
Il desiderio della Famiglia di rimettersi in gioco e ridare vita a questo gioiello non ha mai avuto un attimo di esitazione. Con il passare degli anni fu poi ereditata dalla stirpe dei Ferracini – Ton e a seguire fino ai nostri giorni dalla famiglia Bonicelli, attratti tutti dal desiderio di quotidianità che ancora oggi si respira in questa casa.
Ricordando il papà nei suoi innumerevoli viaggi, intorno al mondo, ci è lecito pensare che alla fine della sua vita abbia trovato nella casa materna l’approdo che aveva cercato nel suo vagare.
Su tutti noi la Villa esercita un fascino.
Sì, la Villa ha un cuore, lo ha sempre avuto. E’ per questo motivo che si parla di Amore.
Al sorgere del sole e al calare dello stesso si aprono e si chiudono le finestre come in una qualunque casa, questo è il segnale che la vita continua e che nessun giorno è uguale all’altro, una giornata in più che si somma alle primavere di questa dimora.
Ospitalità, un sostantivo insito da sempre nel DNA della nostra famiglia da generazioni, che, con cordiale generosità, ha accolto e trattato ospiti, conoscenti e amici da tutto il mondo a partire da personaggi illustri come il Foscolo e ancora oggi offre servizio di ricevimento all’Agriturismo Villa Toderini.
Ora spetta a noi tre fratelli, Pier Luca, Pier Francesca e Pier Leonia insieme alla mamma tramandare ai nostri figli il senso di dovere e sacrificio di mantenere in vita questo patrimonio inestimabile. Ci è stato donato, un dono lo si dà con il cuore, fiduciosi che venga coltivato con Amore.”

LA TESTIMONIANZA DI THOMAS TODERINI DEI GAGLIARDIS DELLA VOLTA

Fa eco al loro ricordo quello del discendente dei proprietari della Villa Thomas Toderini dei Gagliardis della Volta :”Nobiltà per definizione, è un termine che avoca a sé l’insieme delle azioni più elevate e sublimi e non è un caso che da sempre, i salotti nobiliari siano stati teatro di espressioni artistiche di varia natura. I Toderini patrizi veneti, benché ancora discendenti dalla nobile e più antica casata dei conti palatini “Gagliardis dalla Volta”, furono certamente protagonisti di quel Settecento veneziano, da cui non poterono sottrarsi in quanto agli sfarzi e all’usanza di circondarsi di artisti di ogni cultura, dalla musica, alla letteratura, alla pittura e fino ad arrivare all ’architettura così ben espressa dalla magnifica Villa che oggi rappresenta il cuore pulsante di Codognè.
La tradizione vuole che queste nobili dimore, oggetto di svago, ma anche espressione di dominio, fossero per parte destinate ad accogliere manifestazioni di carattere culturale, dov’ era usanza incontrarsi per condividere il gusto del bello: in un certo qual modo, potremmo dire che le Ville Venete siano state antesignane dei moderni circoli culturali.
I vari rami della mia famiglia, hanno dunque il vanto di aver ospitato nelle loro tenute, insigni artisti tra cui Ugo Foscolo, il quale di famiglia certamente notabile, poco più che un ragazzo fu ospite in alcune occasioni del nostro ramo patrizio a Codognè.
Testimonianza dei soggiorni codognesi di Ugo, ci arrivano attraverso un paio di odi scritte dal sommo poeta nel 1797, in occasione della sacra vestizione di Maria, figlia di S.E. Ferdinando Toderini de’ Gajardis, il quale naturalmente appassionato di poesia e di letteratura, amò circondarsi degli artisti del suo tempo in quel meraviglioso teatro di vita quotidiana che tutt’oggi Codognè sa incarnare così bene.
Al tempo Ugo Foscolo era poco più di un ragazzo, 19 anni appena, ma aveva già dato sufficiente sfoggio di cultura e sapienza, tanto da essere desiderato dal Toderini, tra i suoi ospiti più apprezzati, e ancora oggi io amo immaginare momenti di incontro a recitare liriche nei saloni di Casa Toderini, ma ancora amabili passeggiate tra i vigneti e la “Mutera” che ancora oggi ci sussurrano la leggerezza del bel vivere in villa…”

LA TESTIMONIANZA DELLO SCRITTORE GIORGIO LEONARDI

Lo scrittore Giorgio Leonardi ha appena pubblicato una biografia su Ugo Foscolo e ne sintetizza così il carattere :”Quella di Foscolo è una figura estremamente affascinante, e soprattutto modernissima nella molteplicità delle sue espressioni. Il retaggio scolastico spesso ci consegna l’immagine di un uomo austero e tenebroso, ma Foscolo fu molto altro. Nella mia
biografia sul poeta di Zante (“Ugo Foscolo. Imprese, amori e opere di un ribelle”,
uscita lo scorso anno per le Edizioni della Sera), attraverso lettere e testimonianze, ne
ho ricavato un ritratto in buona parte inedito. Ho voluto infatti raccontare, oltre al
grande letterato, anche l’uomo con le sue fragilità, i suoi tormenti, le sue
intemperanze caratteriali e i suoi tanti amori controversi (tra cui quello con la
“veneziana” Isabella Teotochi Albrizzi). Ma Foscolo fu anche un uomo molto
generoso, con il coraggio delle proprie idee. Un uomo che non ha mai esitato a
sfidare il potere di turno, senza fare calcoli, pagandone le conseguenze con
l’isolamento, l’esilio e la miseria. Non è un caso che Mazzini lo definì “il padre di
tutti gli esuli”. Fin da giovane, da patriota e giacobino, condusse una vita raminga, a
causa delle sue precoci prese di posizione politiche, perennemente in fuga prima in
Italia e poi all’estero. Nel corso dei suoi innumerevoli soggiorni non sostò mai a
lungo, e questo complica il compito del biografo alla ricerca di tracce spesso labili dei
fugaci spostamenti di quest’uomo dall’indole ribelle. Prima ancora che italiano, fu
veneziano di adozione (la natia Zante era allora un protettorato della Serenissima), e
nel Veneto trovò il suo primo rifugio, sui colli Euganei: luogo in cui inizia, non a
caso, la tragica vicenda autobiografica di Jacopo Ortis nell’omonimo romanzo
giovanile. È sempre lodevole aggiungere tasselli all’itinerario letterario e politico di
questo straordinario ramingo, documentando ogni sosta del suo pellegrinaggio,
perché ciò significa restituire ulteriori scampoli di umanità alla vita di Ugo Foscolo.
Vita breve e travagliatissima, peraltro, conclusa in un tugurio londinese, in povertà e
in quasi totale solitudine. Destino misero, in vita, per un gigante della storia, che solo
post mortem trovò requie ai suoi vagabondaggi, quando il grande esule poté tornare
definitivamente in patria, per riposare in eterno in un sacello fiorentino, circondato da
quelle che lui stesso definì “l’urne de’ forti”.

Lo scrittore incontra l’anziana maestra che ha letto ed apprezzato il suo libro.


Francesco Vidotto e Francesca Da Fies Costella

Quando alla maestra Francesca Costella è stato regalato il libro https://www.francescovidotto.com/shop/romanzo/oceano/ OCEANO scritto da Francesco Vidotto lei lo ha letto tutto di un fiato. Una delle ragioni, a parte il fatto che la scrittura sia scorrevole quanto piacevole, era il fatto che alcuni degli avvenimenti narrati nel romanzo dello scrittore che vive a Tai di Cadore, erano ambientati nel suo territorio. La Maestra Francesca infatti è originaria di Valle di Cadore dove è nata 94 anni fa. Letto il romanzo, la maestra che gode di ottima memoria, senso dell’umorismo e una bellissima calligrafia, ha preso carta e penna ed ha scritto di suo pugno una lettera di complimenti e congratulazioni allo scrittore per il suo lavoro. Lui puntualmente le ha risposto inserendo nella lettera i contatti telefonici. Ieri i due Cadorini si sono incontrati a casa dello scrittore e l’incontro è stato molto interessante e cordialissimo. Un’amicizia che è nata dalla lettura di un libro. Queste sono le storie che amo raccontare. Buona serata a tutti.

Lisa Tommasella e la sua squadra di persone che amano il loro paese e si apprestano ad amministrarlo. Chi sono?


Ho guidato un taxi per dieci anni a Miami. Erano gli anni Ottanta. Quando sbarcai all’aeroporto si sentivano alla radio solo le canzoni dei Bee Gees.

Saturday Night Fever spopolava allora e l’America di quegli anni era diversa da oggi, non esisteva la paura del terrorismo del dopo attentato alle Torri Gemelle e l’economia era solida. La Miami di allora era una città difficile, in evoluzione e le mafie si contendevano assiduamente un territorio fertile per i traffici illeciti. Guidare un taxi allora era tanto pericoloso di giorno quanto lo era di notte. Corsi comunque il rischio, mi piaceva incontrare la gente, parlare e cercare di capire una società complessa come quella Americana attraversando le strade, imparando i loro usi e costumi. Non saprei dire con esattezza a quante persone ho dato un passaggio, sicuramente migliaia. Il tassista per molti diventa una specie di “confessore a quattro ruote”, la gente che trasportavo si sentiva di potermi parlare e confidarmi i loro problemi, le loro incertezze, gioie e dolori. A volte ridevano, scherzavano,raccontavano. Altre volte piangevano, erano tristi o rimanevano in silenzio. Questa umanità variopinta che si susseguiva nel sedile posteriore del mio taxi mi ha insegnato che pur nella loro diversità, tutte le persone sono uguali; amano, vivono, ridono, scherzano, soffrono e sperano allo stesso modo, anche se le latitudini sono diverse siamo fatti della stessa pasta “umana”.

Seguire con la mia fotocamera i candidati alle amministrative 2019 è stato altrettanto interessante. Alcuni li conoscevo già, altri ho imparato a conoscerli durante le serate passate nelle borgate e nelle frazioni, cercando di spiegare alla gente con parole semplici il programma. Come per i passeggeri del mio taxi giallo li ho ascoltati, una, due, dieci volte mentre si raccontavano, all’inizio con una certa timidezza, verso la fine con grande scioltezza e quella padronanza del discorso che deriva dalla consapevolezza di avere nel cuore quello che si desidera trasmettere agli altri.

La scelta di Lisa di una squadra così giovane e ben preparata è sicuramente quella giusta per dare nuova carica ed energia al mondo dei giovani che spesso negli ultimi anni si è allontanato dalla politica.

Questo ritorno dei giovani non può che essere condiviso da tutti positivamente e rappresenta l’approccio giusto a partecipare alla vita pubblica di coloro i quali hanno le idee e le risorse giuste ,per migliorare la vita e il modo di essere un piccolo ma orgoglioso paese di campagna che sa riconoscere le proprie peculiarità e vuole svilupparle a beneficio di tutti.

Il mio tentativo è quello di raccontare queste DODICI persone che hanno affiancato Lisa in queste settimane non facili ma comunque interessanti dal punto di vista umano. Oggi gli elettori sceglieranno a chi dare il loro voto ma più che all’aspetto politico di questa “faccenda elettorale” vorrei puntare i riflettori sui caratteri che contraddistinguono questi ragazzi, queste ragazze, questi uomini e queste donne che hanno deciso di rispondere alla chiamata del capitano di una nave pronta a salpare, una volta che gli elettori avranno tolti gli ormeggi. Ecco quindi la “ciurma” in ordine alfabetico.

In ordine alfabetico:

Roberto Bet: 43 anni

Forse l’unico che non ha bisogno di presentazioni essendo stato per dieci anni il sindaco di Codognè. Amico di tutti, persona affabile,gentile, sensibile e pronta ad aiutare chiunque. La sua battaglia più ardua è stata quella della Caserma Maset, Il 13 maggio scorso è stata posatala prima pietra di quella che diventerà in futuro un luogo di arte, di sport e di cultura oltre che ad essere un centro di accoglienza per anziani. Roberto ha amministrato in tempi duri, fatti di paletti imposti da governi tecnici e lontani dalle esigenze degli enti locali. Un vero percorso ad ostacoli per evitare innanzitutto che la ex caserma diventasse un centro di accoglienza e per sviluppare le infrastrutture di base come le piste ciclabili e altre opere per le quali reperire i fondi era veramente complicato

Roberto ha amministrato con saggezza e rispetto, coadiuvato da una squadra che lo ha sostenuto e accompagnato nelle scelte e nelle decisioni che ha preso con la passione e l’amore che ha sempre dimostrato per il territorio, per il Veneto e per Codognè. Un’ultima cosa vorrei dirgli, a nome di tutti coloro che lo hanno veramente conosciuto e ne hanno apprezzato le qualità di amministratore e uomo: GRAZIE PER IL TUO IMPEGNO PER QUESTA COMUNITA’

Anna Codognotto: 23 anni

Studentessa di giurisprudenza al quarto anno. Crede in quell’Europa “sana” che le ha permesso di studiare e lavorare attraverso borse di studio in Inghilterra.

Orgogliosa della sua appartenenza al territorio e alla famiglia di agricoltori. La sua passione (se eletta) la porterà ad occuparsi oltre che ad altre cose, di un mercato (probabilmente il venerdì) che darà spazio ai prodotti a chilometro zero dei produttori locali, in coordinamento con le PPL (Piccole Produzioni Locali) che quest’anno sono state presentate alla FESTA DELLA MELA COTOGNA per la prima volta.

Anna ha una buonissima padronanza della lingua, e quando parla in pubblico lo fa con grande scioltezza,arrivando in poco tempo al dunque, con una semplicità che farebbe invidia a qualsiasi oratore. Come tutti in questa squadra è una “pasionaria” che metterà la sua giovane età e l’esperienza decennale di una famiglia dedicata all’agricoltura a servizio della comunità con quella freschezza che garantirà il ricambio generazionale di cui ha bisogno un paese che vuole e deve crescere.

Massimo Donadel: 40 anni:.

Assicuratore. Non conoscevo Massimo fino al mese scorso. Si, sapevo che esisteva, L’ho incontrato molte volte,ma, fotografandolo ho avuto modo di conoscerlo e posso affermare che è una persona veramente in gamba con un senso dell’umorismo veramente sottile che va ad aggiungersi ad una serietà professionale e un modo di operare che lo rendono una persona veramente affidabile a 360 gradi.

Da sempre nel mondo della pallavolo, crede fermamente nello sport come veicolo di integrazione sociale e modo per far crescere le persone nello spirito di squadra tipico di chi pratica o si occupa, come ha fatto lui della dirigenza sportiva. E’ inoltre un Alpino e non serve aggiungere altro.Sappiamo tutti cosa sanno fare e come operano questi “Angeli Custodi della comunità”

Eros Furlan 58 anni

Eros, consigliere comunale nell’ultima amministrazione.(2014- 2019) Ho avuto modo di apprezzare le sue doti in questi ultimi anni. Il suo lavoro di specialista della logistica in una nota casa di produzione di vini della zona lo rende una persona concreta e con i piedi per terra, capace di prendere decisioni e di risolvere questioni e problemi in poco tempo. Grande tifoso del Milan è uno dei quattro soci fondatori del Milan Club di Codognè “Nato quando la squadra era in serie B” tende a precisare, non solo per essere un club fine a se stesso ma un polo di aggregazione sociale e di volontariato.

Attivo da sempre nella promozione dello sport è presidente dell A.C.A. Cimetta Calcio squadra di calcio amatoriale è una persona seria e affidabile di cui un’amministrazione non può fare a meno

Marijana Maskimovic 26 anni

Laurea triennale in conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali, magistrale in editoria,culture della comunicazione e della moda. Redattrice. L’ho conosciuta durante la mia esperienza di sei mesi in biblioteca. Una grinta da leonessa che si sposa bene con la sua sensibilità e la sua continua ricerca ad innovare e a migliorare i compiti che le vengono affidati. Innamorata di Codognè e della biblioteca comunale che ha contribuito a far crescere assieme a Giada, la bibliotecaria assieme alla quale hanno costruito un percorso che ha regalato ai ragazzi, ai giovani e agli anziani lettori di Codognè, il prestigio di “CITTA’ CHE LEGGE” con due gruppi di lettura e una serie di iniziative che l’hanno resa una biblioteca viva e frizzante dal punto di vista culturale e sociale.

Alessandra Marchese 20 anni:

Studentessa all’università Ca’ Foscari a Venezia facoltà Economia.

Solare, intelligente e spigliata. Persona che non spreca inutilmente le parole ma che pondera a fondo gli argomenti di cui si occupa restituendo il meglio di quanto acquisito

Ha alle spalle un percorso sportivo come giocatrice di pallavolo, la preparazione ideale per chi vuole affrontare la sfida di poter amministrare, anche senza esperienza ma con la freschezza e la grinta che viene dai suoi vent’anni. Ha lavorato presso la Cantina Sociale di Codognè durante i periodi di conferimento delle vendemmie. Una persona sensibile e con un cuore grande e disponibile a mettersi al servizio di una comunità in cui crede fermamente

Jessica Masini 30 anni:

Perito per il turismo,responsabile di marketing. Consigliere comunale e assessore alle politiche giovanili e della scuola dal 2014 al 2019. Sveglia, perspicace e agressiva al punto giusto nel modo di operare e di svolgere i compiti che le sono affidati, ottima comunicatrice è sicuramente una delle anime del CJF Music Festival. Sempre attiva e pronta ad accettare tutte le sfide di una giovane donna in carriera al servizio di una comunità in cui crede fermamente e alla quale è pronta a dedicarsi “anema e core”

Matteo Modolo 20 anni:

Operaio edile nell’impresa della famiglia. Il più giovane del gruppo di candidati a consigliere. Ha dato prova di grande maturità rispetto alla sua giovane età ed è per questo che Lisa lo ha voluto con se in questa cordata. Matteo è stato animatore dell’ ACR è parte integrante del motore che anima la sagra di Cimetta. Intravedo per lui una brillante carriera in politica qualora venisse eletto . La sua capacità oratoria è sorprendente considerata la sua giovane età. E’ questa una delle caratteristiche che ho constatato in questo gruppo di giovani che compongono la squadra.

Hanno una dialettica ed un modo di proporsi al pubblico che invoglia a risentirli, ad ascoltarli un’altra volta, perché è proprio di questo che abbiamo bisogno oggi, di giovani come loro che decidono di mettersi in gioco con grande slancio e competenza, con serietà e passione.

Roberto Moras 29 anni :

Collabora nell’azienda della famiglia ed è presidente della Proloco di Codognè. Gioca nel USC Codognè ed è una persona concreta che lavora da sempre per il bene della comunità. Assieme a Lisa Tommasella e al sindaco Roberto Bet ha ritirato il mese scorso il primo premio dell’UNPLI (l’organizzazione che riunisce le Proloco della provincia di Treviso, il primo premio come MIGLIOR FESTA AUTUNNALE per la FESTA DELLA MELA COTOGNA alla quale quest’anno per la prima volta sono state inserite le PPL (Piccole Produzioni Locali) . Una filiera senza burocrazia e trasparente dal punto di vista della genuinità e della qualità, tanto che l’idea si sta esportando nelle altre regioni Italiane. Il VENETO che continua ad essere da esempio per l’Italia e per il mondo .

Graziano Rosolen 63 anni:

Non ho problemi a definirlo il “senatore” per la sua pluriennale esperienza in campo amministrativo, dove ha mosso i suoi primi passi vent’anni fa. Pensionato, consigliere comunale e assessore allo sport dal 2009 al 2019, esperto di computer è stato un tecnico telecom prima di ritirarsi. Chi lo conosce bene sa della sua disponibilità. Graziano non dice di no a nessuno se può dare una mano. Nel corso dell’ultimo icontro ha raccontato della sua prima esperienza nella protezione civile a Gemona, durante il terremoto del 1976. Ho avuto modo di vederlo operare assieme al sindaco durante l’ultima esondazione del fiume Ghebo.

E’ stato uno dei primi ad arrivare in municipio e l’ultimo ad andarsene al mattino, dopo aver trascorso la notte in bianco a coordinare le operazioni di messa in sicurezza delle persone in primis e delle proprietà minacciate dall’acqua. Graziano è un elemento dal quale un’amministrazine che vuol funzionare bene non può prescindere. Il suo ruolo e la sua esperienza saranno di aiuto a Lisa Tommasella e ai giovani che guarderanno a Graziano come una guida saggia e sicura


Roberto Tomasella 35 anni :

Laurea triennale in ingegneria civile, consigliere comunale dal 2009 al 2019. Anche Roberto è uno di coloro che all’interno del gruppo ha maturato l’esperienza amministrativa che sarà sicuramente utile a Lisa .

La sua apparente pacatezza nasconde una grinta e un “know how” che ad un primo momento potrebbero sfuggire alle persone distratte. Roberto è più consono a pensare e ad agire piuttosto che perdersi in inutili ed inconcludenti chiacchiere. La sua esperienza sarà utile per tutte le opere pubbliche che sono in cantiere qualora i cittadini volessero continuare a dare a Lisa la loro fiducia, questa volta come sindaco. Solo a Cimavilla ci sono sul tavolo delle piste ciclabili , il piano delle acque e due rotonde. Se verrà eletto, Roberto dovrà rimboccarsi le maniche da subito e sono sicuro che sia pronto per farlo.

Fabio Zuccolotto 33 anni:

La logica dell’elenco alfabetico lo vuole in questa lista e post per ultimo, ma se è vero il proverbio che recita : “Beati gli ultimi” allora può dormire sonni tranquilli. E potranno fare altrettanto i cittadini di Codognè perché, se verrà eletto Fabio saprà dimostrare tutta la forza e l’intelligenza di cui è dotato per amministrare assieme a Lisa Tommasella. Presidente dell’AVIS con una laurea triennale in architettura Fabio ha le idee chiare, e per me è stato una vera scoperta, come tutti i nuovi conoscenti di cui ho parlato in questo post.

Lisa Tommasella : 39 anni

Laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’università di Udine con 110 e lode. Diploma post laurea in management per gli amministratori locali alla Scuola di Alta Formazione Bocconi di Milano, Assessore comunale dal 2009 al 2012 . Consigliere comunale con delega alla cultura e alle associazioni dal 2012 al 2019. Consigliere provinciale dal 2011 al 2016. Consigliere provinciale con delega al bilancio, affari generali e pari opportunità dal 2016 al 2018

La Ferrari ha acceso i motori. Non lascerà lo spazio agli avversari. Come in tutte le competizioni sarà l’obiettivo finale ad essere il punto di arrivo. Lisa ha la diplomazia e la dolcezza per mettere tutti d’accordo. Non le manca sicuramente la grinta che sa tirar fuori quando si tratta di intraprendere un progetto, di assalire un bando, di concretizzare una cifra che possa essere messa al servizio di una Codognè che ama profondamente, così come ama suo marito, Roberto Bet e la sua piccola Lorenza. Una moglie, una mamma, un’amministratrice da sempre. Intelligente e perspicace. Riesce a dialogare con piccoli e grandi. Un vero LEADER che si mette in gioco per migliorare la vita culturale e sociale di Codognè, senza tralasciare le opere pubbliche, da quelle più grandi a quelle più piccole al fine di assicurare i cittadini di Codognè che la corsa continua, verso il miglioramento della vita di tutti.

Codognè. Assegnati i premi alle squadre partecipanti alla venticinquesima edizione “Memorial Mario Gardenal”


Assegnati ieri sera presso il campo sportivo di Codognè i premi alle squadre partecipanti al venticinquesimo “Memorial Mario Gardenal”. Il sindaco di Codognè Roberto Bet ha ricordato l’amata figura del compianto sindaco Mario Gardenal che è stato colui che assieme alla sua amministrazione aveva fortemente voluto la realizzazione degli impanti sportivi dove si è svolta la manifestazione. “Una struttura che per la sua conformità ed efficienza è un fiore all’occhiello per quello che riguarda gli impianti sportivi del territorio e serve da punto di riferimento per i giovani sportivi che impegnandosi in queste attività rimangono lontani dai pericoli esterni”