CORONAVIRUS – Il Fragore del silenzio-


Quello che più colpisce in tutta questa vicenda del CORONAVIRUS è il SILENZIO. Un silenzio che pervade le nostre strade, le piazze, le città, i parchi, le spiagge, i bar chiusi e i ristoranti. PAPA FRANCESCO ha celebrato un rito in PIAZZA SAN PIETRO, la BENEDIZIONE URBI ET ORBI. Quello che sembrava stridere più che ogni altra cosa era l’assoluta assenza di persone nell’enorme catino che è solitamente stipato di gente all’inverosimile.

Nel silenzio e con la pioggia battente, di fronte ad un Crocifisso che ha una volta salvato Roma dalla PESTILENZA, un PAPA SILENZIOSO ha pregato. Ha BENEDETTO il MONDO senza dire una parola. Un SILENZIO ASSORDANTE rotto solo dal rumore della pioggia che bagnato il legno della Croce scendeva sul lato destro del Corpo di Gesu’ quasi stesse PIANGENDO per l‘UMANITA. Prima della benedizione però, la lettura del brano Evangelico che raccontava di una barca. Una barca dove Gesù si trovava con i DODICI APOSTOLI , simbolicamente a rappresentare le GENTI della TERRA. Il Signore dormiva a poppa mentre la tempesta si scatenava in mare . Gli apostoli presi dalla paura svegliano GESU’ chiedendogli : ” Non ti importa di noi SIGNORE?” Ecco, l’Umanità distratta e paurosa che si ricorda che forse un ESSERE SUPERIORE potrebbe aiutarla a superare il momento della PAURA, della MORTE. Credo che in molti abbiano riscoperto la PREGHIERA, che non neccessariamente deve essere fatta di formule ripetute senza pensare a quello che si dice, ma dovrebbe essere un colloquio del CUORE con il CREATORE, un figlio che si rivolge al PADRE chiedendogli umilmente aiuto, una volta riconosciuta la fragilità della sua natura umana. A chi non crede posso solo augurare che la SCIENZA trovi presto la risposta. Nel 1630 a VENEZIA mentre imperversava la PESTE, i suoi cittadini, con il DOGE in testa chiesero UMILMENTE alla Madonna della Salute di intervenire. La Basilica che costruirono quando il MORBO si fermò improvvisamente è ancora lì, oggi, a solo 400 anni di distanza a testimonianza di un AIUTO CELESTE che oggi ci fa sorridere forse perché la preghiera potrebbe sembrare una “pratica” antica. Forse è quello di cui abbiamo più bisogno di riscoprire, senza vergognarci.

copyright -pio dal cin 2020

Una Piazza SAN PIETRO inedita, come inedito è questo VIRUS che in poche settimane ha cambiato le nostre vite, costringendoci a dei repentini cambiamenti, pieni di incognite, di domande, di dubbi su cosa e come questa PANDEMIA si sia scatenata, di come abbia potuto arrivare in ogni angolo del mondo, uccidendo, riempendo ospedali, facendo collassare sistemi sanitari che sembravano essere un’eccellenza mondiale.

Parlando con un’amico oggi gli ho detto:” Quando questa guerra sarà finita…” Mi ha subito interrotto dicendomi: ” Non credo sia giusto riferirsi a questo fenomeno come ad una GUERRA. IN guerra ci sono andati i nostri PADRI, NONNI, BISNONNI. Hanno dovuto lasciare morose, spose, mamme, fratelli e sorelle. Oggi noi siamo in casa con acqua calda, cibo, televisione e WIFI. Sappiamo dove sono i nostri figli, i nostri nipoti. Questa è GUERRA? Non credo proprio. Le nostre nonne non sapevano dove fossero i loro figli una volta al fronte. Non sapevano nulla.MA vi immaginate l’angoscia di una madre che magari il figlio non l’ha proprio più visto da quando era partito per la GUERRA? Non prendiamoci in giro e smettiamo di frignare. Il nostro è un sacrificio minimo. Quelli che rischiano sono i MEDICI, GLI INFERMIERI, IL PERSONALE CHE OGNI GIORNO LAVORA NEGLI OSPEDALI e tutte le categorie costrette a rimanee al loro posto: CAMIONISTI, FARMACISTI, CASSIERE AGLI ALIMENTARI e tanti altri”

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Un ragionamento che non fa una piega. Due giorni fa ho visto per le strade del mio paese di campagna un fenomeno che faceva jogging. Fermato dai carabinieri è stato richiamato. La giustificazione e’ staa che “Non era a più di 200 metri”.

Durante i servizi fotografici che ho realizzato per il GAZZETTINO in questi giorni ho visto gente che prendeva carrelli del supermercato senza guanti, e girava senza mascherine. Ho letto su FACEBOOK di gente che dice che “E’ tutta una balla”. Lo diceva anche il premier BORIS JOHNSON che andava bene continuare con la vita normale e che gli Inglesi avrebbero dovuto sopportare la morte di molti dei loro cari. Chissa’ come la vede oggi. Sarebbe disposto a cedere il suo letto (se fosse l’ultimo disponibile) di terapia intensiva a un malato più giovane di lui se ne avesse il bisogno?

Oggi siamo isolati da delle norme imposte (giustamente) al fine di limitare l’espandersi del contagio ma dove eravamo prima? Eravamo delle persone migliori? Secondo me eravamo già isolati. Quando ci trovavamo per strada il tempo era sempre contato e centellinato “Devo scappare, scusa..Devo andare mi aspettano…” Sempre e comunque di corsa, il tempo per parlare con gli altri sempre con il contagocce come se avessimo un granchio attaccato al posteriore che ci mordeva le chiappe. Eravamo isolati nei bar, al ristorante e in tutti i luoghi di ritrovo, presi e concentrati ad ogni “beep” del cellulare per controllare le notifiche, come se da esse dipendesse la nostra esistenza. Oggi siamo costretti ad usare la tecnologia, i video ritrovi per fare tutto, dalle lezioni scolastiche alle funzioni religiose. Credo che ci stiamo prendendo una bella INDIGESTIONE di SOCIAL come se qualcuno ci avesse chiuso all’interno di una PASTICCERIA piena di prelibatezze. Arriveremo ad una BULIMIA della tecnologia che ci farà ritrovare il senso del bello REALE non VIRTUALE al quale ci siamo abituati? Riusciremo a riscoprire il valore di una stretta di mano fatta senza GUANTI, di un ABBRACCIO sincero scambiato senza paura di CONTAGIO o di un BACIO che non ci INFETTERA’? Chi lo sa. Nel frattempo si vedono bambini più felici perché babbo e mamma FINALMENTE sono a casa. FINALMENTE gicano all’OCA, a MONOPOLI, a UNO, a SCALA QUARANTA, oppure assieme alla mamma preparano il PANE con la ricetta della NONNA, imparano a stirare, a ripulire la casa, a riordinare i cassetti e le camere INSIEME.

copyright -pio dal cin 2020

Ma ci voleva il VIRUS per far scendere il livello delle POLVERI SOTTILI, degli INCIDENTI STRADALI, delle liti e degli omicidi, per aumentare e migliorare la qualità dell’aria e la pulizia delle acque dei nostri fiumi e dei nostri mari?

Se non fosse per le MIGLIAIA di MORTI causati da questo stramaledetto VIRUS che sembra essere intelligente, che si nasconde nell’organismo senza dare sintomi in modo da contagiae più persone, che muta in diversi ceppi per non farsi catturare dai ricercatori, rischierei di dire che ha fatto più bene che male. Ma non posso. Penso alle nigliaia di persone che a causa del COVID-19 hanno perduto una persona cara. Sono qui, vicini, nei nostri piccoli paesi di campagna, non solo nelle grosse metropoli dove uno si aspetta colpisca più forte (e lo fa). La cosa che mi ha rattistato di più in questi giorni è stata quella di intervistare una persona che ha perso il papà. Quello che è ancora più crudele è che questo VIRUS isola i malati lentamente ed inesorabilmente fino ad una morte crudele e cosciente. Nessuno dei propri cari può avvicinarsi una volta che la persona viene trasferita in ospedale, il rischio di contagio è troppo elevato e allora? Rimane solo la tecnologia, i cellulari di cui andavamo tanto fieri e dai quali non riuscivamo ad alzare gli occhi per un minuto ci vengono in soccorso ed ecco che i più “fortunati” riescono a parlare in video chat con il loro caro, per l’ultima volta prima che venga intubato a inalare ossigeno a più non posso, con la consapevolissima speanza di potercela fare, di poter tornare a casa da moglie, marito, figli, nipotini, fratelli, sorelle, amici. NO. Il VIRUS non li lascerà nemmeno avere un funerale decente, nemmeno nell’ultimo saluto si potrà essere presenti, perchè questa PESTE 4.0 è il VIRUS SPIETATO DELLA SOLITUDINE.

Cima Tofana- copyright -pio dal cin 2020

L’unica arma per combatterlo, e lo ripete ogni giorno il nostro GOVERNATORE del VENETO LUCA ZAIA, è quella di rimanere a casa. Isoliamoci. Il VIRUS non ha gambe, non dobbiamo essere noi a fornirgliele.

COSA VERRA’ DOPO? SI CHIEDONO TUTTI

Chi lo può dire? Ognuno di noi può dire la sua ma tutti concordano su una cosa; la nostra vita, le nostre vite, non saranno più le stesse. La sensazione che respiriamo oggi è quella di un cambio EPOCALE. Un enorme librone impolverato si è chiuso; un libro che abbiamo iniziato a scrivere circa due o tremila anni fa. ADESSO, una volta passata l’emergenza un nuovo ENORME LIBRO ci verrà consegnato. Verrà consegnato ai nostri figli, ai nostri nipoti e pronipoti.Sarà un LIBRO con tante pagine che avranno un’unica caratteristica: SARANNO BIANCHE, tutte da SCRIVERE. Consci della lezione che abbiamo ricevuto avremo il compito di riscrivere la STORIA di nuovo, partendo da un concetto PRINCIPALE e IMPRESCINDIBILE che la VITA e la SALUTE sono e saranno i VALORI più importanti, che le persone che hanno rischiato la VITA per salvare le nostre vanno riconosciuti si come EROI, ma,mentre gli EROI dell’Antica Roma di ritorno dalle GUERRE venivano riempiti d’oro e di doni, i nostri si ritroveranno con stipendi che a malapena basteranno a pagare l’affitto e mandare i figli a SCUOLA. Molte cose nel sociale dovranno cambiare, e cambieranno. Questa volta la “partita” è stata giocata sulla VITA e non si potranno più riempire le TESTE delle persone con promesse e frottole. L’europa di fronte all’EMERGENZA si è comportata come una ragazzina impreparata che vedendo una persona insanguinata sulla strada vittima di un incidente stradale, invece di agire e correre in soccorso, si gira e se la da a gambe. Da tanto tempo diciamo che l’europa ( e continuerò a scriverla con la e minuscola) va ripensata e ridisegnata. BENE. Finita l’emergenza in cui ci troviamo, dove bisogna concentrarsi a salvare il maggior numero di vite possibile, dovremo, dovranno sedersi ad un tavolo e ridiscutere magari sul fatto che la SANITA’ dei PAESI che la compongono è molto piu’ importante degli ARMAMENTI o degli SPRECHI per mantenere una CASTA che sta immobile a guardare, che le enormi risorse di un’europa UNITA devono essere impiegate per dare ai suoi cittadini una sicurezza sociale che oggi manca, vittima della BUROCRAZIA ESAGERATA, della TASSAZIONE SOFFOCANTE e della CORRUZIONE IMPUNITA. Che le pensioni dovrebbero essere EQUIPARATE ad uno stipendio medio, anche e soprattutto quelle dei milioni di DISABILI che oggi vengono “accontentati” con delle cifre che puzzano di CARITA’ e non hanno nemmeno il diritto di essere chiamate PENSIONI. MI fermo qui. Si stanno ancora contando i MORTI, negli ospedali, nelle case di riposo, tra le persone più fragili, più deboli ma che sono quelle che hanno tessuto la tela della nostra società opulenta e distratta che oggi non ha saputo purtroppo tutelarne la sicurezza.

copyright -pio dal cin 2020

Veneti. Ecco perchè questo virus ci renderà più forti. Vinceremo anche questa battaglia.


Due giorni fa ho assistito alla cerimonia delle Ceneri in casa di un sacerdote in pensione per motivi di salute. Eravamo in tre, lui, il sacerdote, la signora che si occupa delle faccende domestiche ed io. Premetto che non sono un assiduo frequentatore di sacrestie, pur essendo credente. Ho voluto esserci quest’anno, più di ogni altra volta in cui mi sono avvicinato a questo millenario rito che separa il carnevale dalla quaresima, la voglia di scherzare e di sorridere a quella di meditare, di pensare, tirare le somme guardandoci allo specchio.”Ricordati uomo che sei polvere e polvere ritornerai”. Una frase breve sulla quale si potrebbe scrivere un libro. Ma non oggi.

Per la prima volta nella storia della SERENISSIMA nelle chiese della Diocesi di Venezia non è stato officiato questo rito. Non era stato sospeso nemmeno durante la Peste. Giusta la decisione del Patriarca di Venezia che ha deciso la sospensione. Giusta la decisione del Governatore del Veneto Luca Zaia di sospendere il carnevale evitando che centomila persone provenienti da ogni dove si ritrovassero gomito a gomito e bocca a bocca in uno spazio relativamente ristretto come quello della Piazza più bella del mondo.

Ringraziamo il cielo di avere un Governatore che sa prendere le decisioni giuste al momento giusto, e non solo per far promuovere le Colline di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio dell’ Unesco o per aver portato a casa le Olimpiadi del 2026 assieme ai campionati mondiali del 2021 a Cortina, che ha gestito emergenze come l’alluvione o la tempesta Vaia con grande freddezza e capacità, Ringraziamolo anche per aver creato uno dei sistemi sanitari in Veneto che è uno dei migliori al mondo. E questo mi da l’occasione di parlare dell’emergenza del Corona Virus. Non voglio parlare di statistiche, di persone infette o guarite, di blocchi, di fake news e mascherine vendute al prezzo dello champagne o amuchina che vale più di un’oncia d’oro. La gente è stufa di leggere e di sentire SOLO parlare di questo. Il senso del mio scrivere oggi è quello di analizzare una situazione che è venuta a crearsi d quando questo virus, partito dalla Cina è arrivato nella nostra Terra, nellle nostre province, nelle nostre case.

COMBAI

E’ arrivato come un uragano inaspettato e solo grazie alla grande preparazione dei nostri medici, della protezione civile, dell’apparato sanitario sempre in ordine e ben oliato, siamo riusciti ad arginarlo e sicuramente come accadrà, a sconfiggerlo. E’ solo questione di tempo e tutto tornerà alla normalità, sul piano sanitario almeno. Quello che NON sarà facile far ritornare alla consuetudine sarà la “normalita” per i piccoli artigiani, le piccole imprese, i ristoranti, i luoghi pubblici, le agenzie di viaggio, gli operatori turistici dall’Adriatico alle Dolomiti e tutte le partite IVA che dall’inizio di questa vera e propria piaga stanno soffrendo senza speranza di aiuti . Ancora di più oggi credo che i VENETI si sveglieranno con la consapevolezza che senza l’AUTONOMIA non ci sarà nessuna speranza.

Ho sofferto nel leggere che gli italiani vengono respinti alle frontiere. Ieri mi ha telefonato un amico che doveva partire per la Giordania domani. Viaggio annullato dalle autorità Giordane perchè provenienti dall’Italia. Altri Paesi “amici” discriminano addirittura gli arrivi dal VENETO. Impensabile. Abbiamo accolto il mondo intero, accettato, integrato a trecentosessanta gradi e oggi ci troviamo le porte chiuse in Francia, Austria, Croazia, Inghilterra e molti altri Paesi che ci trattano alla stregua di “untori” del virus. Il paragone che mi viene in mente è quello di un amico che si è speso in tutte le maniere per dare una mano a degli amici in difficoltà, ma quando la sorte gli rifila una “scartina” viene abbandonato da tutti e dimenticato per quello che ha fatto in passato.

Oggi, i VENETI che credono e amano la propria regione dovrebbero sentirsi più forti che mai. In questi giorni è maturata nelle coscienze una maggior consapevolezza che l’AUTONOMIA è l’unica stada da perseguire se vogliamo riconquistare quel turismo che per tutti noi è sempre stato e sarà la linfa vitale della nostra fortissima economia. Bisogna che ci liberiamo dai lacci fiscali di un governo centralista che non ci permette di usare le enormi risorse (23 miliardi di Euro l’anno) che potremmo benissimo usare per salvare i piccoli negozi di quartiere, le piccole imprese, le industrie che a fatica riescono a sopravvivere alla tassazione più alta d’Europa.

un grande leader Luca Zaia

E’ un percorso che vede di nuovo in prima linea il nostro Governatore. Luca Zaia, l’uomo che avrebbe potuto aver qualsiasi carica istituzionale nel nostro Paese, anche come Primo Ministro, ma che ha voluto rimanere in trincea, a combattere con i suoi soldati fino alla fine, perchè Zaia ama la sua Terra, il suo VENETO, le tradizioni, la gente, le sagre, il dialetto, le aziende piccole e grandi che hanno da sempre trainato l’economia del Paese. Lui non mollerà e rimarrà al suo posto per altri cinque anni, continuando un percorso “rivoluzionario” solo nel nome ma che percorre un sentiero legato alla Costituzione e alla legalità. Se AUTONOMIA dev’essere, sarà autonomia seguendo queste due strade e non attraverso colpi di testa o atti violenti. La legalità sarà quella che una volta ottenuta , non potrà più togliercela nessuno, ed è questo lo sforzo che Zaia e la sua squadra stanno cercando di portare avanti. Se il mondo tratta i Veneti come degli “untori manzoniani” noi sapremo reagire e dimostrare al mondo che con l’esempio di grande civiltà e capacità di prendere delle decisioni forti anche se impopolari, abbiamo saputo tener testa ad una nuova minaccia. Lo abbiamo fatto nei secoli. Malattie come la Peste, eventi naturali, carestie, siccità, alluvioni, due guerre, terremoti. Non sarà certo un virus a spezzare la schiena a chi si è sempre piegato alle calamità, ma non si è MAI SPEZZATO. Vinceremo anche questa battaglia, tutti insieme, in un ritrovato ORGOGLIO VENETO, e a testa alta andremo a reclamare la nostra dignità, e quel RISPETTO che oggi in molti, con la memoria corta ci stanno negando. ( pio da cin – riproduzione riservata- copyright 2020)