Codognè- Meno male che c’è Roberto Bet


Oggi, leggendo un giornale locale ho avuto la conferma di quanto strisciante e meschina possa essere a volte la polemica, quando, fatta male, rende più danno a chi l’ha innescata che a colui al quale era rivolta.

La sinistra, con la maschera di lista civile, ha perso le elezioni amministrative a Codognè, provincia di Treviso, un paese di circa 5000 abitanti ovviamente Cristiani Cattolici. Un pesante 65% che ancor oggi brucia come mai e la prova del peso di tale sconfitta è data dagli interventi volti ad attaccare il neoeletto sindaco di Codognè il primo sindaco leghista nella storia del paese Bet avvocato Roberto.

La settimana scorsa una ordinanza che vuole tutelare la serenità e la tranquillità dei paesani nei confronti di chi dovesse girare a volto coperto per il paese, è stata attaccata come “propaganda elettorale”. Poi la Croce nel Parco della Mutera.

Un gruppo di cittadini chiede al sindaco di esporre una Croce (alta circa 4 metri) in un parco pubblico, fino a Pasqua.Il sindaco accetta ben volentieri, come ha fatto per il periodo Natalizio con il Presepe.

Due simboli cardine della nostra cultura Cristiana, Cattolica,  Italiana, Veneta, Contadina, Trevigiana. La sinistra infuriata attacca Roberto Bet  accusandolo di “strumentalizzare la Croce a fini elettorali”. Si parla di “Croce brutta”(ma come si fa a definire il simbolo della nostra fede “brutto”?) ed innesca la polemica.

Ieri, infine si arriva a definire la Croce “Falsa” poichè la Lega, organizzando uno spiedo durante il Venerdi’ di Quaresima si macchia di un grave peccato, in quanto, mangiar carne di venerdì, durante la quaresima è proibito.

Questa purtroppo è la sinistra di oggi. Priva di leader capaci di un’opposizione costruttiva, si abbassa a compromessi di ogni genere pur di attirare l’attenzione, solo che, attaccando queste “pietre miliari” della nostra cultura e tradizione Veneta, non si accorge del clamoroso autogol che infligge a se stessa.

Ergendosi a giudice dei presunti peccati altrui, non si accorge di svendere per pochi voti in più i pilastri della nostra cultura, cercando di minarne le radici più profonde quali i simboli religiosi che mai dovrebbero essere terreno di scontro tra Cristiani .

Ma cosa significa essere Cristiani al giorno d’oggi? Che significato ha una Croce, un Presepio, una Processione? Saremmo eventualmente disposti a  difendere questi valori, queste tradizioni che se dipendessero dalla sinistra  buonista verrebbero buttati letteralmente alle ortiche?

Come delle vecchie sagre paesane che sono scomparse negli anni vedremo sparire i simboli stessi della nostra fede.

Il Presepio? Turba la tranquillità tra le varie confessioni religiose(dicono) . Sembra però turbare di più i sonni tranquilli di chi vorrebbe cancellarli dalla “realtà” pubblica. Un presepe va bene in casa, ma in piazza no; quasi ci vergognassimo a sostenere l’origine della nostra fede.

La Croce? Togliamola dall’Europa, Togliamola dai luoghi pubblici, turba la sensibilità di chi non è Cristiano (e invece i fatti di questi giorni dimostrano che disturbano di più certi sedicenti cristiani)

Se questa è la linea politica della sinistra allora il 65% dei cittadini di Codognè che hanno appoggiato la Lega, ed il Pdl durante le ultime amministrative, dormano pure sonni tranquilli. Abbiamo eletto un sindaco che si batterà per tenere alti i nostri valori, quelli nei quali crediamo più di ogni altra cosa; le nostre radici, gli insegnamenti  che arrivano dai nostri antenati e che sono sempre stati ben piantate nel nostro territorio come i tralci delle viti che coltiviamo.

Agli altri che hanno creduto  ai leader della sinistra generosa e buonista, suggeriamo un ripensamento, in attesa che nascano dei nuovi leader più capaci di quelli attuali . Ma ci vorranno molti, molti anni ancora. Meno male che a Codognè c’è Roberto Bet con la sua squadra che subito dopo essere eletto ha dato una mano ai due asili di Codognè e Cimetta, sta ogni giorno combattendo la dura battaglia per avere una sanità che funzioni meglio sul territorio; l’ADSL per essere al passo con i tempi; che con iniziative nuove cerca di dare un nuovo volto al paese forse troppo spesso dimenticato da una sinistra disattenta ai problemi reali ma pronta a puntare un dito accusatore sui presunti “peccati” dell’attuale amministrazione.

Forse la carne mangiata di venerdì non è il peggiore dei peccati.

Sarebbe meglio astenersi dall’ipocrisia, dalla cattiveria, dal continuo scontro con l’avversario. Alla fine facciamo tutti parte della stessa comunità e vogliamo tutti il bene per il nostro paese , dove finalmente,all’inizio di un millennio si respira un’aria più buona e ci si proietta verso un futuro migliore per noi ed i nostri figli, senza dimenticare chi siamo e da dove veniamo. (pio dal cin)

Una Croce a Codognè


A differenza di mio padre Narciso, fervente Cristiano, non mi vedete spesso in chiesa la domenica. Sono anch’io uno dei tanti Cristiani “poco praticanti”,deboli nella fede, peccatore.  Non mi ritengo tuttavia un ipocrita.

L’ipocrisia c’è sempre stata purtroppo , ma in questi tempi difficili e a volte strani, sta purtroppo tornando di moda.

Quand’ero piccolo mi hanno insegnato bene tutta la storia di Gesù. Mi è piaciuta molto. Ho letto il Vangelo che mi ha veramente affascinato con i suoi insegnamenti. Quello che mi resta degli anni passati lo conservo gelosamente nel mio cuore, e non mi serve la pubblicità per sentirmi vicino al Creatore di tutte le cose.

Una delle cose che ho memorizzato è l’insegnamento che viene dalla Croce, il Simbolo della nostra fede. La CRoce vista come Vittoria sulla morte di Gesu’ perchè non è il simbolo di un fallimento, ma è il passaggio obbligato che Gesu’ deve fare nel Suo cammino terreno per arrivare alla Gloria della Resurrezione, alla Pasqua, al riscatto della vita sulla morte, del Bene sul Male.

Immolandosi nell’Altare della Croce, Gesù ci insegna a vivere nella  Speranza, a lottare contro la morte, la cattiveria, il male.

Quando vedo una Croce, rivedo la Passione e la morte di Gesu’, però vedo anche la Sua vittoria finale, la sua Pasqua.

Non capisco il perchè delle attuali polemiche sulla Croce che è stata esposta di fronte alla Mutera. Quello che mi stupisce ancor di più, e mi lascia esterrefatto, è che le critiche non vengono come uno potrebbe benissimo immaginare da qualche estremista di altre religioni che non si riconosce in questo Simbolo, ma arrivano direttamente da “Cristiani” magari più praticanti e assidui di chi scrive, che nel nome di una “polemica politica” non rinunciano a buttare nella mischia il  Simbolo della loro stessa fede.

Bisognerebbe essere più solidali tra Cristiani, più “bipartisan” (come dicono i politici) e lasciare che le critiche ad una Croce esposta vengano, se debbono venire, da altre direzioni. Difendiamo a spada tratta queta “icona” della nostra tradizione Europea, Italiana, Veneta, Contadina. Le nostre radici sono profonde e si mescolano da due millenni con quelle di questo “Albero” che così poco conosciamo, che così poco rispettiamo, se siamo pronti a gettarlo sul tavolo di una polemica che non fa bene a nessuno.

Se un gruppo di persone hanno chiesto al primo cittadino di esporre una Croce durante il periodo Pasquale cosa avrebbe dovuto rispondere? ” No, mi spiace, siamo in periodo elettorale…tornate l’anno prossimo?”

Ha fatto bene il sindaco ad accettare la domanda di questi cittadini e se qualcuno ha voluto o vuole strumentalizzarla si vergogni e renda conto alla propria coscienza. Usare una Croce per i propri fini sarebbe veramente un boomerang devastante per chi volesse usarlo come vuole senza portargli il rispetto dovuto.

. Forse è meglio guardarla, riflettere, recitare una breve preghiera  e meditare su quello che Essa rappresenta OGGI per noi Cristiani: politici,apolitici, di destra, di sinistra, di centro, praticanti, non praticanti, “basabanchi” e bestemmiatori, ricchi e poveri, bianchi e neri, gialli e rossi, membri comunque di una stessa comunità che ha le sue radici ben piantate in questa nostra terra che tutti amiamo a prescindere dal nostro credo politico. La Croce di Codognè sia un simbolo di unione e non di divisione.