Codogne\’ Treviso Veneto: L\’ora del cambiamento per la Lega è giunta


Codogne\’ Treviso Veneto: L\’ora del cambiamento per la Lega è giunta

via Codogne\’ Treviso Veneto: L\’ora del cambiamento per la Lega è giunta.

Fini il “galletto” nel pollaio con Casini e Rutelli troverà l’Oste e finirà arrosto


Due galli nel pollaio non possono coesistere, questo ci insegna la saggezza dei nostri proverbi. Fini ha deciso quindi di crearsene uno suo con i suoi fedelissimi trentatre pollastri. Vicini di casa altri due “galletti” condivideranno con lui una fetta di parlamento che viene già definita il terzo “pollo” (pardon POLO)  del quale la politica sembra non poter, o non voler fare a meno in questo momento.

Lo sgambetto a Berlusconi, varrà a Fini l’alleanza con Casini e Rutelli,  ed ecco fatta una nuova realtà politica che molto probabilmente sfocierà a settembre in una crisi di governo e ad elezioni anticipate. Ecco quindi che Fini serve alla sinistra la testa del Cavaliere in un piatto d’argento, dando loro quello che tanto amano in questi ultimi anni una nuova “campagna elettorale” dalla quale le sinistre non sono mai riuscite a staccarsi. A Di Pietro e Bersani piace essere sempre in campagna elettorare poichè entrambi sperano in una ressurrezione politica che manca loro dallo strepitoso successo della lega, ma che non avverrà perchè sia Fini che Casini e Rutelli, stanno facendo i conti senza l’oste.

E l’Oste con la O maiuscola è Bossi, che consapevole della grande popolarità della lega e della sua inossidabile alleanza con il premier, sa che questo sarà il viatico per rimandare a casa una volta per tutte e con un sonoro “calcio nel sedere politico” il traditore dell’alleanza Gianfranco Fini. Nello staccarsi da berlusconi ha firmato da solo la propria condanna in nome di libertà presunte e non garantite dal Pdl, ha gettato alle ortiche una coalizione che era partita più blindata di Fort Knox.

L’Oste lo sappiamo bene, cucina i suoi polli a fuoco lento, dopo averli ben ingrassati con un buon mangime. Si preparino quindi i tre ad un autunno molto caldo che varrà loro un ‘ennesima sconfitta fatta di presunti numeri e presunte alleanze che se anche dovessero improbabilmente  tenere, non si avvicinerebbero in qualsiasi modo allo strapotere esercitato dall’aleanza Bossi- Belusconi.

Fini perderà quindi due delle cose che gli stanno più a cuore; la leadership (se non limitata al pollaio dei trentatre) e la luce dei rilettori che saranno puntati su di lui solo momentaneamente, ma che si spegneranno subito quando inevitabilmente farà la fine che si meritano i traditori “l’oblio”. Forse potrà sperare solo di passare alla storia come quello che ha fatto cadere il governo Berlusconi, ma sarà la magra soddisfazione di uno che si da una martellata sulle palle, visto che di quel governo ha fatto parte anche lui. Un Karakiri politico. Ben gli sta, dicono a Nord i Leghisti che da mesi oramai non ne possono più di sentirsi dettare le regole da un Fini che malato di protagonismo ha sparato contro Silvio e indirettamente contro la Lega, inimicandosi così, ingenuamente dal punto politico, un Popolo del Nord del quale oramai nessuna forza politica che voglia governare, può fare a meno di tenere in considerazione.

Casini Rutelli e Fini sembrano i tre ufficiali abbandonati su una scialuppa dagli ammutinati del Bounty e forse finiranno se va loro bene su un’isola deserta popolata di giovani donne che sapranno forse consigliarli meglio di quelle con le quali sembrano essersi consultati fin qua.

Riderà forse Di Pietro che sperando in qualche punto percentuale in più, se i andasse alle elezioni, e continuerà ad inveire e a starnazzare alzando la voce contro Berlusconi e la Lega. E quì ritroviamo i proverbi e la saggezza popolare che recita: “Ride ben chi ride ultimo”ma l’ultimo a ridere non sarà nemmeno il “calesse” di Bersani con dentro i D’alema  e Franceschini che ritorneranno finalmente a quello che amano di più fare : Campagna Elettorale. Con un solo grande difetto: che non riescono mai in tempo a capire quando questa sia già finita e continuano imperterriti anche dopo aver perduto con sonore batoste le elezioni a sperare in una rinascita che visti i presupposti non avverrà prima, forse, dei prossimi trent’anni. (pio dal cin  2010 )