Ho piantato una quercia


Ieri, assieme a mia figlia, ho piantato una quercia.

Abbiamo deciso di piantarla nel primo giorno di Autunno che quest’anno coincide con il ricordo di Padre Pio, il Santo di cui porto il nome.

La giornata in cui i “capi” del mondo si sono trovati a New York nel disperato tentativo di salvare il nostro Pianeta . Abbiamo deciso di chiamarla “Wisdom” che significa “Saggezza” poichè la quercia oltre che ad essere l’albero che impersona la tenacia, la resistenza e la forza interiore ed esteriore è anche simbolo della Saggezza. Gli Antichi Druidi compivano i loro riti religiosi ( e magici) nei boschi di querce e sotto di esse venivano seppelliti tanto rispetto avevano per questo albero, noto anche per essere resistente alle più forti tempeste.

È soprattutto presso i Celti però, che si ravvisa in pieno il ruolo fondamentale attribuito alla quercia nella sfera sacrale. Nella sua Naturalis Historia Plinio afferma infatti che i sacerdoti druidi roborum eligunt lucos nec ulla sacra sine ea fronde conficiunt, «scelgono i boschi di querce e non celebrano alcun sacrificio senza quell’albero». Diversi studiosi sostengono inoltre che lo stesso nome dei druidi, membri della prima funzione sovrana nel mondo celtico abbia tratto origine dalla già citata radice indoeuropea *dereu” che designa la quercia – alla quale, effettivamente, i druidi sono ricollegati in diverse credenze, come in quella assai nota secondo la quale nelle notti di plenilunio avrebbero reciso dai grandi alberi il vischio, servendosi di un falcetto dorato.” ( http://www.centrostudilaruna.it/simbolismoquercia.html )

Quando ci riferiamo ad una persona anziana in ottima salute, diciamo che si tratta di una “vecchia quercia”. Gli alberi sono la vita. Senza di loro non ci sarebbe vita nel nostro Pianeta. Piantare alberi dovrebbe essere un dovere di ognuno di noi nel corso della nostra vita. Se li abbiamo trovati nella nostra significa che qualcuno ha avuto la sensibilità di farlo prima di noi.

Nostro dovere è farli trovare alle nuove generazioni. Personalmente preferisco dare un significato ad ogni albero che pianto, assieme a qualcuno che amo. Così facendo si crea un legame, un’amicizia tra chi lo pianta e l’albero stesso.

Mi piace immaginare mia figlia fra quarant’anni che mostra ai suoi nipotini l’albero che aveva piantato assieme al nonno tanti anni prima. Ecco che l’albero assume un significato che esula dalla banalità, ma diventa un modo per unire, un simbolo di amore, un ricordo perenne destinato a continuare ben dopo di noi.

Chi crede che gli alberi stiano fermi, che siano degli esseri immobili, si sbaglia. Essi si muovono in tanti modi. L’impianto radicale è alla ricerca continua di nuove fonti di alimento e di energia. I rami, le foglie, i frutti e i semi che viaggiano e ricrescono miglia e miglia distanti dal punto di partenza. Gli alberi sono vivi, trasmettono energia, forza, coraggio, ispirazione.

Il Buddha ad esempio trovò l’illuminazione stando sotto ad un albero di fico.( https://la-plumeria.com/2015/08/03/lalbero-della-bodhi/ )

Molti poeti si ispirano sedendosi sotto ai salici piangenti. E l’albero di mele sotto cui stava seduto Newton? La leggenda racconta di una mela che cadendogli in testa gli diede una fantastica idea. La letteratura è piena di riferimenti a questi nostri “Fratelli ” che conosciamo veramente poco. Spesso e volentieri li diamo per scontati. Ci accorgiamo del loro valore e della loro importanza quando cadono, o quando vengono tagliati, o peggio bruciati, come sta avvenendo nella Foresta Amazzonica. In Veneto lo scorso anno ne abbiamo perduti milioni con la tempesta Vaia. Cerchiamo perciò di aprire gli occhi ma soprattutto il nostro cuore a questi amici che ci regalano senza chiedere niente in cambio ; ossigeno, ombra e riparo nelle calde giornate estive, legna per costruire tanti oggetti che fanno parte del nostro vivere quotidiano, legna per riscaldarci durante le serate invernali e tante altre belle cose. Insegniamo quindi il valore di piantare un albero, più alberi ai nostri bambini, ai nostri nipotini. Piantiamoli durante i loro compleanni, quando si laureano, in occasioni speciali. Rimarranno per sempre nei loro cuori, come dei veri e inseparabili amici (pio dal cin)

Ugo Foscolo a Codognè ospite della villa Toderini. Il Poeta parlava dialetto Veneto


Direi che Foscolo è l’emblema di quello che è stato poi  il nostro Romanticismo Trevigiano, e quindi un momento veramente  di splendore e di ispirazione perchè c’erano questi mecenati che ospitavano gli artisti. Da un lato i Toderini nell’omonima villa di Codognè, dall’altro Isabella Teotochi Albrizzi presso la villa Franchetti che era un po’ la “madame d’estelle” e nostra, trevigiana, come lo Sturm und Drang Tedesco che ospitò Lord Byron, Isabella Albrizzi ospitava Foscolo, quindi terra di ispiazione, terra di mecenatismo e ospitalità Foscolo inizio a scrivere i sepolcri dopo un colloquio con pindemonte a villa a franchetti.E non è un caso che proprio in questa terra  il Foscolo parli di una visione un po’ antropomorfa, dell’uomo che i garantisce l’immortalità se fa cose grandi nella vita. In una terra grande non poteva che avere questa ispirazione, Quindi, Treviso non è solo terra di patrimonio dell’umanità con le Colline di Conegliano e Valdobbiadene, ma è anche terra di ispirazione”” Luca Zaia, presidente della Regione Veneto”

CON GRANDE RISPETTO, IN SILENZIO, CONSAPEVOLI DI ENTRARE UNO SPAZIO “SACRO”

In punta di piedi, come si entra in una sala o in un teatro dove il concerto è già iniziato. Questo è l’approccio con cui dovremmo avvicinarci alla lettura della vita di questo Grande Poeta, di cui si parla molto meno di quanto si dovrebbe. Per descrivere la sua storia, la sua vita, le sue emozioni, il fuoco che ardeva dentro il suo cuore. Il “Fuoco Sacro” che non era solo quello dell’ispirazione poetica ma quello che spesso si esprimeva con tanto furore nelle battaglie combattute nell’esercito, quanto in quelle amorose, di cui cadeva spesso vittima.

Nell’aprire il contenitore di una vita passata, è essenziale farlo con grandissimo rispetto. Ogni parola va soppesata con cura, quasi a non voler disturbare e risvegliare uno spirito ribelle che finalmente dopo tante peripezie riposa in pace in una delle più belle chiese dell’altrettanto meravigliosa Firenze; Santa Croce: Lasciamo quindi la descrizione iniziale non a ricerche sommarie fatte nel web o su wikipedia, ma ad una fonte ben più autorevole. Due dei suoi diretti discendenti hanno accettato di riunirsi qualche giorno fa e redarre questo profilo del loro Avo, di cui la loro nobile famiglia conserva il perenne ricordo: Qui sotto, dopo una mia riflessione troverete la loro testimonianza riportata fedelmente come è stata ricevuta

QUELLO CHE HO PERCEPITO DEL GRANDE POETA LEGGENDONE LA VITA,I VIAGGI, GLI AMORI,LE BATTAGLIE

L’idea che mi sono fatto di questo grande poeta leggendo i testi che sono ruscito a recuperare in biblioteca a Treviso è di un giovane focoso, sanguigno, combattente e combattivo su tutti i fronti ma debole in amore. La passione che bruciava nel suo animo gli permetteva di scrivere delle fantastiche odi, poesie, lettere. Quando però rivolgeva questo fuoco verso una donna (magari più avanti di qualche anno) ne rimaneva invischiato, come in una rete che amava e odiava. Foscolo non era capace a star fermo. Ovunque si trovasse doveva andare da qualche altra parte, in un salotto letterario, in un viaggio a Firenze, città che amava molto. Oppure lo si potrà trovare in Svizzera e poi in Inghilterra, dove morirà giovane per poi essere sepolto a Firenze, a Santa Croce. Dalle sue lettere si evince che molto spesso si sia trovato in difficoltà economiche. Chiese aiuto agli amici. Il destino di un grande incompreso, di un genio troppo alto per essere capito dalla sua generazione distratta e assonnata nei salotti delle ville Palladiane come quella dove soggiornò a Codognè. Un grande vanto per un paese di 5300 abitanti. Questo tuttavia era il “rap” di quel secolo. I ricchi signori veneziani, proprietari terrieri e spesso commercianti di stoffe, costruivano le loro sontuose ville in campagna, per sfuggire alla canicola che doveva essere la città di Venezia in piena estate. Il termine “villeggiatura” deriva da questi soggiorni in villa. Spesso erano partite di caccia nelle campagne piene di selvaggina e di mele cotogne. Molte altre erano luoghi di feste sfarzose e se oggi dovessimo fare una festa in villa inviteremmo la rock star del momento, il grande jazz player, o lo scrittore che abbia appena pubblicato il suo ultimo libro. Ecco che Ugo Foscolo era invitato spesso a Codognè e anche a Preganziol. Lui parlava correttamente il dialetto Veneto, lingua nobile a quel tempo in cui la Serenissima si era fatta conoscere dal mondo. Uno dei suoi avi era membro del Gran Consiglio e ammiraglio della Serenissima nel 1200. Il papà di Ugo il cui vero nome non era questo era un medico. Aveva studiato a Padova. Morì quando Ugo era giovanissimo. La trasferta con madre e sorella a Venezia si trasformò presto in ore e ore passate alla biblioteca Marciana dove il nostro piccolo eroe (che non amava studiare a scuola) si diede allo studio dei classici greci dei quali sentiva l’atavica attrazione essendo lui nato a Zante, un’isola della Grecia.Questo in parole povere doveva essere il Foscolo. Bello, passionale, bravo a scrivere, veloce ad innamorarsi e a perdersi dietro a una gonna. Un grande poeta, un uomo simpatico e coraggioso, ed io, da abitante di Codognè non posso che essere fiero di sapere che un giorno, nel 1796 il Foscolo ha condiviso il cielo del nostro paese, guardando una luna nuova sopra la mutera o un cielo stellato aspettando che cadesse una stella che lo portasse ancora una volta tra le braccia di Isabella Teotochi Marin Albrizzi, la Musa che gli aprì le porte del “paradiso”

LA TESTIMONIANZA DEI FOSCOLO.DISCENDENTI DEL GRANDE POETA

“La famiglia Foscolo ha origini remote ed era costituita da diversi rami; il poeta Ugo Foscolo apparteneva ad un ramo dei Foscolo. Attorno alla fine del 1300, primi del 1400, il ramo della famiglia Foscolo si trasferisce a Candia (così era denominata l’isola di Creta dai veneziani)dove i Foscolo rimangono fino alla conquista da parte dell’Impero Ottomano dell’isola, nella metà del 1600.

A seguito dell’invasione delle armate turche, i componenti delle nobili famiglie veneziane che vivevano a Creta e, tra queste. anche il ramo della famiglia Foscolo, si spostano nelle isole ioniche. In particolare la famiglia di origine di Ugo Foscolo si trasferisce nell’isola di Zacinto ove i Foscolo consolidano la loro presenza.

Andrea Foscolo, padre del poeta Ugo, che aveva sposato una nobildonna greca, Diamantina Spathis, si dedica alle arti liberali, e nello specifico studia medicina all‘Università di Padova.Dopo la laurea viene nominato responsabile-medico militare- della città di Spalato durante il periodo in cui la stessa era sotto il dominio della Repubblica di Venezia.

Andrea Foscolo muore giovane, a neppure quarant’anni, lasciando la moglie e quattro figli, una femmina e tre maschi, tra questi Ugo Foscolo. Quando il giovane Foscolo compie 14 anni, con la madre Diamantina, i fratelli e la sorella, lascia l’isola di Zacinto e si trasferisce a Venezia e precisamente in Calle delle Gatte.

Da questo momento la vita del poeta è consegnata alla storia e alla letteratura. Non è chiaro come Ugo Foscolo abbia appreso la lingua italiana, a casa parlava prevalentemente greco, la lingua materna, quando la famiglia si trasferisce a Venezia il giovane Foscolo impara e usa il dialetto veneziano, è probabile che, attraverso la lettura di libri abbia affinato la conoscenza della lingua italiana. Ora il ramo della nostra famiglia discende dall’Ammiraglio Almorò Foscolo, che nel 1200 era a capo della Marina della Repubblica Veneziana e faceva parte del Senato del Maggior Consiglio, al quale a far data dalla fine del 1200, venne confermata l’appartenenza della famiglia Foscolo. Pur appartenendo ad un ramo diverso, la nostra famiglia possedeva alcuni manoscritti e un dipinto che ritrae il Poeta; questi erano conservati nella villa di campagna di Lancenigo. Nella villa di Lancenigo abitava anche la compagna di un mio prozio, con le sue sorelle. Alla morte di questa le sorelle lasciarono la villa di Lancenigo, portando con loro il quadro ed i manoscritti originali. Giancarlo Foscolo. Isabella Foscolo.

LA TESTIMONIANZA DELLA FAMIGLIA BONICELLI

Il Poeta ha trascorso alcuni giorni presso la Villa Toderini di Codognè dove ha scritto due odi. Era infatti consuetudine tra i nobili del tempo invitare personaggi legati alla cultura e ospitarli nei vari salotti. Al Poeta a Codognè è stata dedicata una stanza che porta ancor oggi il suo nome. La famiglia Bonicelli, attuale proprietaria della villa racconta::”“ Una Casa non è mai una questione di mattoni, ma di Amore” . Questa era la premessa che nostro padre, Pier Luigi Bonicelli, anticipava sempre quando ci narrava la storia di Villa Toderini.
Sono passati diversi anni da allora e le sue parole riecheggiano dentro di noi quando ci riuniamo per decisioni riguardanti lo stato di conservazione della nostra dimora. Siamo dell’idea che ciò ci permette, oggi, di osservare la Villa con gli occhi dei nostri avi che la desiderarono e la fecero erigere.
Villa Toderini sempre abitata da circa 320 anni ha visto il susseguirsi di generazioni: i capostipiti Toderini de Gajardis, mercanti veneziani, alla fine del 1600 vennero ammessi al Maggior Consiglio acquisendo il titolo nobiliare di conti, incaricarono l’architetto Frigimelica di realizzare la residenza.
Fu costruita in una porzione di terreno attorniata da campagne, quindi fuori dal contesto di quello che era il centro del villaggio. Oltre al terreno per la costruzione della casa, i Toderini investirono sull’acquisto di campi da coltivare. Ci piace pensare che già a quei tempi il loro arrivo a Codognè portò molti a spostarsi in questo piccolo paese per cercare lavoro all’interno della tenuta e incrementandone conseguentemente lo sviluppo con case , empori di generi alimentari e attività varie e favorendo il sostentamento a grandi famiglie di contadini.
I proprietari, in poco tempo, insieme all’attività commerciale consolidarono la Villa come luogo di villeggiatura dando ospitalità a una cerchia letteraria a cui hanno preso parte personaggi illustri come Ugo Foscolo. Era un salotto che richiamava un’intera classe sociale.
Chi diede inizio a questa tendenza a favorire le arti e le lettere fu Ferdinando Toderini collezionista di odi e sonetti composti da emergenti poeti.
Nel 1796 la contessa Maddalena Toderini Pappafava ospitò il Foscolo.

Durante il suo soggiorno egli scrisse il canto “ La Croce” e l’ode “ Il mio tempo” in occasione della monacazione della contessa Marietta, sorella di Maddalena. Lo stesso poeta per mantenersi e farsi conoscere nella società “ bene” ripagava i suoi soggiorni scrivendo saggi e odi alle famiglie che lo accoglievano.
La “ camera del Foscolo” è una delle stanze con la vista più suggestiva e mozzafiato sul parco antistante la Villa e ciò ha sicuramente influito sulla stesura delle sue opere
Villa Toderini venne seriamente danneggiata dai bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale e in seguito ricostruita nelle sue parti strutturali e nelle finiture. Nel corso della Seconda Guerra mondiale divenne sede del comando tedesco, fu saccheggiata e parte dell’arredamento originario bruciato.
Il desiderio della Famiglia di rimettersi in gioco e ridare vita a questo gioiello non ha mai avuto un attimo di esitazione. Con il passare degli anni fu poi ereditata dalla stirpe dei Ferracini – Ton e a seguire fino ai nostri giorni dalla famiglia Bonicelli, attratti tutti dal desiderio di quotidianità che ancora oggi si respira in questa casa.
Ricordando il papà nei suoi innumerevoli viaggi, intorno al mondo, ci è lecito pensare che alla fine della sua vita abbia trovato nella casa materna l’approdo che aveva cercato nel suo vagare.
Su tutti noi la Villa esercita un fascino.
Sì, la Villa ha un cuore, lo ha sempre avuto. E’ per questo motivo che si parla di Amore.
Al sorgere del sole e al calare dello stesso si aprono e si chiudono le finestre come in una qualunque casa, questo è il segnale che la vita continua e che nessun giorno è uguale all’altro, una giornata in più che si somma alle primavere di questa dimora.
Ospitalità, un sostantivo insito da sempre nel DNA della nostra famiglia da generazioni, che, con cordiale generosità, ha accolto e trattato ospiti, conoscenti e amici da tutto il mondo a partire da personaggi illustri come il Foscolo e ancora oggi offre servizio di ricevimento all’Agriturismo Villa Toderini.
Ora spetta a noi tre fratelli, Pier Luca, Pier Francesca e Pier Leonia insieme alla mamma tramandare ai nostri figli il senso di dovere e sacrificio di mantenere in vita questo patrimonio inestimabile. Ci è stato donato, un dono lo si dà con il cuore, fiduciosi che venga coltivato con Amore.”

LA TESTIMONIANZA DI THOMAS TODERINI DEI GAGLIARDIS DELLA VOLTA

Fa eco al loro ricordo quello del discendente dei proprietari della Villa Thomas Toderini dei Gagliardis della Volta :”Nobiltà per definizione, è un termine che avoca a sé l’insieme delle azioni più elevate e sublimi e non è un caso che da sempre, i salotti nobiliari siano stati teatro di espressioni artistiche di varia natura. I Toderini patrizi veneti, benché ancora discendenti dalla nobile e più antica casata dei conti palatini “Gagliardis dalla Volta”, furono certamente protagonisti di quel Settecento veneziano, da cui non poterono sottrarsi in quanto agli sfarzi e all’usanza di circondarsi di artisti di ogni cultura, dalla musica, alla letteratura, alla pittura e fino ad arrivare all ’architettura così ben espressa dalla magnifica Villa che oggi rappresenta il cuore pulsante di Codognè.
La tradizione vuole che queste nobili dimore, oggetto di svago, ma anche espressione di dominio, fossero per parte destinate ad accogliere manifestazioni di carattere culturale, dov’ era usanza incontrarsi per condividere il gusto del bello: in un certo qual modo, potremmo dire che le Ville Venete siano state antesignane dei moderni circoli culturali.
I vari rami della mia famiglia, hanno dunque il vanto di aver ospitato nelle loro tenute, insigni artisti tra cui Ugo Foscolo, il quale di famiglia certamente notabile, poco più che un ragazzo fu ospite in alcune occasioni del nostro ramo patrizio a Codognè.
Testimonianza dei soggiorni codognesi di Ugo, ci arrivano attraverso un paio di odi scritte dal sommo poeta nel 1797, in occasione della sacra vestizione di Maria, figlia di S.E. Ferdinando Toderini de’ Gajardis, il quale naturalmente appassionato di poesia e di letteratura, amò circondarsi degli artisti del suo tempo in quel meraviglioso teatro di vita quotidiana che tutt’oggi Codognè sa incarnare così bene.
Al tempo Ugo Foscolo era poco più di un ragazzo, 19 anni appena, ma aveva già dato sufficiente sfoggio di cultura e sapienza, tanto da essere desiderato dal Toderini, tra i suoi ospiti più apprezzati, e ancora oggi io amo immaginare momenti di incontro a recitare liriche nei saloni di Casa Toderini, ma ancora amabili passeggiate tra i vigneti e la “Mutera” che ancora oggi ci sussurrano la leggerezza del bel vivere in villa…”

LA TESTIMONIANZA DELLO SCRITTORE GIORGIO LEONARDI

Lo scrittore Giorgio Leonardi ha appena pubblicato una biografia su Ugo Foscolo e ne sintetizza così il carattere :”Quella di Foscolo è una figura estremamente affascinante, e soprattutto modernissima nella molteplicità delle sue espressioni. Il retaggio scolastico spesso ci consegna l’immagine di un uomo austero e tenebroso, ma Foscolo fu molto altro. Nella mia
biografia sul poeta di Zante (“Ugo Foscolo. Imprese, amori e opere di un ribelle”,
uscita lo scorso anno per le Edizioni della Sera), attraverso lettere e testimonianze, ne
ho ricavato un ritratto in buona parte inedito. Ho voluto infatti raccontare, oltre al
grande letterato, anche l’uomo con le sue fragilità, i suoi tormenti, le sue
intemperanze caratteriali e i suoi tanti amori controversi (tra cui quello con la
“veneziana” Isabella Teotochi Albrizzi). Ma Foscolo fu anche un uomo molto
generoso, con il coraggio delle proprie idee. Un uomo che non ha mai esitato a
sfidare il potere di turno, senza fare calcoli, pagandone le conseguenze con
l’isolamento, l’esilio e la miseria. Non è un caso che Mazzini lo definì “il padre di
tutti gli esuli”. Fin da giovane, da patriota e giacobino, condusse una vita raminga, a
causa delle sue precoci prese di posizione politiche, perennemente in fuga prima in
Italia e poi all’estero. Nel corso dei suoi innumerevoli soggiorni non sostò mai a
lungo, e questo complica il compito del biografo alla ricerca di tracce spesso labili dei
fugaci spostamenti di quest’uomo dall’indole ribelle. Prima ancora che italiano, fu
veneziano di adozione (la natia Zante era allora un protettorato della Serenissima), e
nel Veneto trovò il suo primo rifugio, sui colli Euganei: luogo in cui inizia, non a
caso, la tragica vicenda autobiografica di Jacopo Ortis nell’omonimo romanzo
giovanile. È sempre lodevole aggiungere tasselli all’itinerario letterario e politico di
questo straordinario ramingo, documentando ogni sosta del suo pellegrinaggio,
perché ciò significa restituire ulteriori scampoli di umanità alla vita di Ugo Foscolo.
Vita breve e travagliatissima, peraltro, conclusa in un tugurio londinese, in povertà e
in quasi totale solitudine. Destino misero, in vita, per un gigante della storia, che solo
post mortem trovò requie ai suoi vagabondaggi, quando il grande esule poté tornare
definitivamente in patria, per riposare in eterno in un sacello fiorentino, circondato da
quelle che lui stesso definì “l’urne de’ forti”.

Alpini Raduno 2014. “Angeli co na penna sola, operai del Padreterno” Poesia in dialetto Veneto


 

Alpini Raduno 2014 “Angeli co na penna sola- Operai del Padreterno” una poesia in dialetto Veneto

(by pio dal cin)  Dedicato a tutti gli Alpini che tanto hanno fatto e continuano a fare con grande solidarietà, senza cercare compensi o gratificazioni, stipendi e pensioni d’oro, ma solamente per aiutare i più deboli, coloro che hanno bisogno e chiunque chieda un aiuto concreto (meditate politici corrotti, meditate).



“In dialetto Veneto” Poesia scritta da pio dal cin (tutti i diritti riservati. la riproduzione anche parziale senza l’esplicito consenso dell’autore è proibita)

Aveo mai pensà che bruta che saria l’Italia se no ghe fosse quei Angeli che se trova solche quà in Italia
e da nessuna altra parte del mondo?. 

Angeli sempre pronti a dir de si a chiunque sie in dificoltà,
vizin o lontan in Italia come all’estero,
che no i è boni de dirghe de no a nissun,
e in silenzio, composti e in
ordine i riesce a portar al sorriso in tel viso de chi che sofre
o a render una zornada bruta in te una
bela co la so allegria.

Proprio  lori si,  i NOSTRI CARI ALPINI.http://users.libero.it/gfuria/pontenizza/alpini_storia01.htm . 

Son sicuro che un dì, el Padreterno al se à svejà e l’à vardà al mondo accorzendose che in effetti si, al
vea mandà zo tanti Angeli par aiutar la zent in dificoltà,
ma che par varie rason, (vacanza, malatia o
pension)
tanti Angeli no i era pì disponibili e po, la popolazion l’era cressuda e l’era bisogno de
“assumerghen” de novi. 

Allora ga à vegnest proprio na bela idea…
Inveze de mandar zo i soliti Angeli

co le ale, l’à pensà de farghe far al lavoro ai ALPINI,
 http://www.ana.it/  
e par farghe capir ala zent
che i era si Omeni,
ma col cuor grando come quel de un ANGELO, al ghe à assà na PENNA SUL CAPPEL 
cussì che la zent la sepie riconoserli a prima vista sti novi “OPERAI DEL PADRETERNO”.

E se come che dise el Vangelo “Dai frutti riconoscerete l’Albero…” Allora poden veramente dir:
“Signor te ringrazien par questi Meravigliosi, Instancabili, Generosi, Inimitabili ALBERI che sono
I NOSTRI ALPINI” (copyright ° pio dal cin -riproduzione vietata, anche parzialmente-autorizzazione a pubblicare chiedere via email: piodalcin@gmail.com 

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