Il fratello di Padre Cosma (95 anni) racconta chi era il Primo Martire della Diocesi.


Codognè, “Così era mio fratello, il Beato Cosma Spessotto”: il racconto e i ricordi del 95enne Pietro



Era a Roverbasso, la frazione del Comune di Codognè che il Beato Cosma Spessotto trascorreva alcuni mesi ogni volta che tornava dalla missione in Salvador, dove il 14 giugno 1980 ha trovato la morte per mano di due sicari armati di mitra che lo hanno freddato davanti all’altare dove stava per celebrare la Messa.

Le sue ultime parole “Perdono, perdono” la dicono lunga su chi fosse il frate francescano che fin da piccolo voleva andare in missione. Il fratello Pietro, di 95 anni, ricorda i momenti spensierati passati assieme al fratello che aveva due anni più di lui: “Lo seguivo dappertutto, lui era speciale, un tipo che amava scherzare, forte e determinato ma con una dolcezza disarmante“.

“Aveva sempre una buona parola per tutti – continua Pietro -. Ho pianto quando ho saputo che era stato proclamato beato ma felice che il suo martirio sia stato riconosciuto. Lui voleva bene ai suoi ragazzi e alle famiglie che seguiva con tanto amore laggiù in Salvador. Sapeva di correre dei pericoli ma non aveva paura di niente”.

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“Fu ordinato sacerdote nel 1948 e destinato alla parrocchia di San Francesco a Vittorio Veneto .- prosegue -. Da quando nel 1950 partì in nave da Genova per El Salvador, passarono otto anni prima che lo rivedessimo. Abitavamo in via Ariosto, a Roverbasso e lui si fermo per sei mesi, così come nel 1973 e nel 1978”.

Fu quella l’ultima volta che lo videro vivo e singolare il modo in cui vennero a sapere della sua tragica fine: “Eravamo in chiesa quella domenica. Il parroco, don Paolo interruppe la celebrazione per dare pubblicamente la notizia. Mio fratello Giuseppe si alzò e usci di chiesa piangendo. Mia figlia ed io restammo fino alla fine della Messa con il cuore infranto dal dolore“.

Un dolore che si è trasformato in una gioia immensa all’annuncio della beatificazione, arrivato per mezzo di don Lucio Marian, il parroco di Codognè.

Domenica 14 giugno, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa, a Mansuè i familiari e le comunità di Basalghelle Mansuè, assieme ai frati francescani minori della basilica di Motta di Livenza, si sono stretti attorno al vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo, per una celebrazione solenne.

(Fonte: Pio Dal Cin © Qdpnews.it).
(Foto e Video: Pio Dal Cin).
#Qdpnews.it

Conte firma il decreto.Chiuse 14 province tra Piemonte Lombardia Veneto ed Emilia Romagna e Marche.


LA CONFERENZA STAMPA DEL PREMIER CONTE SUL DECRETO APPENA FIRMATO

Ieri sera la bozza che girava dopo le 21 sembrava quasi uno scherzo. Una fuga di notizie che fino a tarda notte non trovava riscontro oggettivo. Nessun segnale, conferma o smentite ufficiali mentre si cercava di capire come mai una bozza abbia potuto sfuggire ad ogni controllo e sia riuscita ad arrivare prima ai social che ai sindaci, che subissati di chiamate e messaggi dai cittadini, invitavano alla calma, cercando di capire se il “decreto” fosse veramente tale o se la bozza fosse una specie di scherzo di carnevale in ritardo.

LA CONFERMA E LA FIRMA DEL DECRETO

Stamattina presto, la doccia fredda. il volto del premier CONTE su tutte le emittenti delle NEWS che annuncia la firma del decreto che di fatto blinda 14 province del PIEMONTE, LOMBARDIA, VENETO, EMILIA ROMAGNA, MARCHE.

SOSPENSIONI E DIVIETI

Tra le province ovviamente sono incluse TREVISO PADOVA E VENEZIA. Sara’ quindi impossibile muoversi, non sono tra PROVINCIA E PROVINCIA ma anche all’interno delle province stesse. “Se non per comprovati motivi di salute o di lavoro” . Sara’ quindi impossibile spostarsi per esempio all’interno della provincia di Treviso e di tutte le altre province che sono incluse nella zona rossa stabilita dal decreto firmato da Giuseppe Conte nella notte.

I sindaci, in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza. Sono loro, i primi cittadini a dover fare da tramite e tradurre ai loro concittadini quello che il decreto CONTE significa in termini concreti. E’ di poco fa un post del sindaco di GAIARINE Diego Zanchetta che invita i cittadini a rimanere calmi mentre, spiega, il governatore LUCA ZAIA sta cercando di negoziare con il governo alcuni ritocchi evventuali a un decreto che di fatto blinda tutti all’interno dei propri confini comunali

Diego Zanchetta ha condiviso un post.

Amministratore · AdessoComune di Gaiarine6 min

Buongiorno a tutti. Il nuovo DPCM è stato firmato; il Governatore Zaia ha fatto pervenire delle controdeduzioni in tema sanitario, nel nostro piccolo stiamo chiedendo delucidazioni in merito a diverse problematiche ulteriori per i comuni a confine. Vi invito a tenere la calma, vi aggiorno in diretta (magari, come già successo, alcune cose le si sanno prima dai media, più o meno vere, io vi aggiorno solo su cose che sono validate ovviamente). Aspettiamo di avere chiarezza su qualche punto oscuro ancora.
So di avere una comunità formata da persone serie e responsabili; tutti assieme supereremo anche questo momento, ne sono certo.
Grazie per la comprensione
Diego Zanchetta

Al di la’ di ogni considerazione, rimane il fatto (grave) che la bozza sia arrivata prima ai social che ai sindaci, creando panico e confusione tra la gente. Se il compito del giornalista e’ quello di informare,quello di chi ci governa e’ soprattutto mantenere la calma e non scatenare isterismi o paure tra i cittadini. Era andato tutto bene finora. Eravamo abituati a vedere il governatore del Veneto, Luca Zaia ogni ad ogni collegamento su Antenna Tre. Con chiarezza ci descriveva in dettaglio la situazione e ad un primo momento (due settimane fa) di incertezza su cosa realmente stesse accadendo, era subentrato un senso di tranquillita’. Ci stavamo abituando a seguire le norme che ogni giorno ci venivano ripetute, come quella di lavarsi le mani, mantenere una distanza minima di un metro, di non toccarsi naso e bocca e di evitare affollamenti non necessari.

LA DOCCIA FREDDA

Ieri sera, verso le 21 circolava la “voce” di una bozza di decreto non ancora firmata dal premier Conte (che peraltro non si e’ fatto ne vedere ne sentire fino a tarda notte per smentire o per confermare quanto stava accadendo). I sindaci subissati di messaggi e di domande da parte di cittadini che volevano sapere cosa dovevano fare, se potevano partire, rientrare, se la storia che circolava fosse piu’ o meno vera. Solo stamattina con il video che vedete all’inizio del post, il premier ha confermato le misure restrittive atte a limitare gli spostamenti all’interno delle nuove ZONE ROSSE, tra le quali la nostra provincia di TREVISO, assieme a PADOVA e VENEZIA.

“Dobbiamo aderire a queste norme, per tutelare la nostra salute, senza fare i furbi. D’ora in poi, le persone con 37.5 di febbre e’ bene che rimangano a casa e contattino il medico curante. Coloro che sono soggetti a quarantena hanno il divieto assoluto di muoversi da casa. – Ha detto CONTE- Abbiamo scelto di muoverci con fermezza. Contenere il contagio ed evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere sono le nostre priorita”

Conte: chiusi cinema e teatri in tutta Italia

“Sono sospese manifestazioni, eventi, spettacoli di qualsiasi natura, compresi quelli cinematografici e teatrali, in qualsiasi luogo, pubblico o privato. È sospesa

l’apertura dei musei”.

Il divieto di spostamento in Lombardia e in 14 province

Ci sarà una zona con regole più rigorose che riguarderà l’intera Lombardia e poi le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Qui fino al 3 aprile – per fare solo due esempi – saranno limitati i movimenti, per e dall’esterno e all’interno della zona. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Chi ha 37,5 di febbre è invitato a restare a casa. I bar e i ristoranti dovranno chiudere alle 18 e per il resto della giornata garantire distanze di almeno un metro. Chiusi gli impianti sciistici. Sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi. Il divieto di lasciare la propria abitazione è assoluto se si è in quarantena.

Quando ci si potrà muovere

Conte ha spiegato che il divieto di spostamento non è un “assoluto”, e che “non si ferma tutto”, non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive.

Le misure previste per tutta Italia

Nel dpcm finale ce ne sono anche alcune generalizzate per tutta Italia, tra cui lo stop a pub, discoteche, sale gioco e manifestazioni di cinema e teatro. Restano sospese fino al 15 marzo le lezioni in tutta Italia. Sono sospesi congressi, meeting ed eventi in cui è coinvolto il personale sanitario. Sospesa anche l’apertura dei musei. Vengono sospesi anche gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Rimane consentito lo sport professionistico e di atleti di categoria assoluta, ma a porte chiuse e con tutti i controlli del caso per gli atleti. Chi è in quarantena ha il divieto assoluto di uscire.

Cosa è previsto per ristoranti, bar e negozi

Se in Lombardia e nelle altre 14 province, bar e ristoranti dovranno chiudere alle 18, nel resto d’Italia i gestori non avranno obblighi sugli orari ma dovranno far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. Negli altri esercizi commerciali, il gestore dovra’ evitare assembramenti e garantire anche in questo caso la distanza di un metro tra le persone.

Cosa è previsto per scuole e università

Resta la sospensione fino al 15 marzo dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, anche regionali, master, università per anziani, e corsi svolti dalle scuole guida, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza. Restano sospesi viaggi d’istruzione, gemellaggi, visite guidate e uscite didattiche. 

Le regole negli ospedali

Vietato agli accompagnatori dei pazienti di permanere nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso, salve specifiche diverse indicazioni del personale sanitario preposto. L’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione.

Smart working, congedi e ferie

Il dpcm suggerisce la modalità di lavoro agile, come lo smart working, per ogni rapporto di lavoro subordinato e raccomanda ai datori di lavoro di favorire la fruizione di periodi di congedo ordinario o di ferie.

Cosa è previsto per gli istituti penitenziari

Viene garantito al Ministero della giustizia idoneo supporto per il contenimento della diffusione del contagio del COVID-19 con controlli sui nuovi ingressi negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni. I casi sintomatici dei nuovi ingressi sono posti in condizione di isolamento dagli altri detenuti, raccomandando di valutare la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare. I colloqui visivi si svolgono in modalità telefonica o video, anche in deroga alla durata attualmente prevista dalle disposizioni vigenti. In casi eccezionali può essere autorizzato il colloquio personale, a condizione che si garantisca in modo assoluto una distanza pari a due metri, Si raccomanda di limitare i permessi e la libertà vigilata o di modificare i relativi regimi in modo da evitare l’uscita e il rientro dalle carceri, valutando la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare.

Sospese cerimonie civili e religiose

L’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Sono sospese le cerimonie civili e religiose, comprese quelle funebri.

Veneti. Ecco perchè questo virus ci renderà più forti. Vinceremo anche questa battaglia.


Due giorni fa ho assistito alla cerimonia delle Ceneri in casa di un sacerdote in pensione per motivi di salute. Eravamo in tre, lui, il sacerdote, la signora che si occupa delle faccende domestiche ed io. Premetto che non sono un assiduo frequentatore di sacrestie, pur essendo credente. Ho voluto esserci quest’anno, più di ogni altra volta in cui mi sono avvicinato a questo millenario rito che separa il carnevale dalla quaresima, la voglia di scherzare e di sorridere a quella di meditare, di pensare, tirare le somme guardandoci allo specchio.”Ricordati uomo che sei polvere e polvere ritornerai”. Una frase breve sulla quale si potrebbe scrivere un libro. Ma non oggi.

Per la prima volta nella storia della SERENISSIMA nelle chiese della Diocesi di Venezia non è stato officiato questo rito. Non era stato sospeso nemmeno durante la Peste. Giusta la decisione del Patriarca di Venezia che ha deciso la sospensione. Giusta la decisione del Governatore del Veneto Luca Zaia di sospendere il carnevale evitando che centomila persone provenienti da ogni dove si ritrovassero gomito a gomito e bocca a bocca in uno spazio relativamente ristretto come quello della Piazza più bella del mondo.

Ringraziamo il cielo di avere un Governatore che sa prendere le decisioni giuste al momento giusto, e non solo per far promuovere le Colline di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio dell’ Unesco o per aver portato a casa le Olimpiadi del 2026 assieme ai campionati mondiali del 2021 a Cortina, che ha gestito emergenze come l’alluvione o la tempesta Vaia con grande freddezza e capacità, Ringraziamolo anche per aver creato uno dei sistemi sanitari in Veneto che è uno dei migliori al mondo. E questo mi da l’occasione di parlare dell’emergenza del Corona Virus. Non voglio parlare di statistiche, di persone infette o guarite, di blocchi, di fake news e mascherine vendute al prezzo dello champagne o amuchina che vale più di un’oncia d’oro. La gente è stufa di leggere e di sentire SOLO parlare di questo. Il senso del mio scrivere oggi è quello di analizzare una situazione che è venuta a crearsi d quando questo virus, partito dalla Cina è arrivato nella nostra Terra, nellle nostre province, nelle nostre case.

COMBAI

E’ arrivato come un uragano inaspettato e solo grazie alla grande preparazione dei nostri medici, della protezione civile, dell’apparato sanitario sempre in ordine e ben oliato, siamo riusciti ad arginarlo e sicuramente come accadrà, a sconfiggerlo. E’ solo questione di tempo e tutto tornerà alla normalità, sul piano sanitario almeno. Quello che NON sarà facile far ritornare alla consuetudine sarà la “normalita” per i piccoli artigiani, le piccole imprese, i ristoranti, i luoghi pubblici, le agenzie di viaggio, gli operatori turistici dall’Adriatico alle Dolomiti e tutte le partite IVA che dall’inizio di questa vera e propria piaga stanno soffrendo senza speranza di aiuti . Ancora di più oggi credo che i VENETI si sveglieranno con la consapevolezza che senza l’AUTONOMIA non ci sarà nessuna speranza.

Ho sofferto nel leggere che gli italiani vengono respinti alle frontiere. Ieri mi ha telefonato un amico che doveva partire per la Giordania domani. Viaggio annullato dalle autorità Giordane perchè provenienti dall’Italia. Altri Paesi “amici” discriminano addirittura gli arrivi dal VENETO. Impensabile. Abbiamo accolto il mondo intero, accettato, integrato a trecentosessanta gradi e oggi ci troviamo le porte chiuse in Francia, Austria, Croazia, Inghilterra e molti altri Paesi che ci trattano alla stregua di “untori” del virus. Il paragone che mi viene in mente è quello di un amico che si è speso in tutte le maniere per dare una mano a degli amici in difficoltà, ma quando la sorte gli rifila una “scartina” viene abbandonato da tutti e dimenticato per quello che ha fatto in passato.

Oggi, i VENETI che credono e amano la propria regione dovrebbero sentirsi più forti che mai. In questi giorni è maturata nelle coscienze una maggior consapevolezza che l’AUTONOMIA è l’unica stada da perseguire se vogliamo riconquistare quel turismo che per tutti noi è sempre stato e sarà la linfa vitale della nostra fortissima economia. Bisogna che ci liberiamo dai lacci fiscali di un governo centralista che non ci permette di usare le enormi risorse (23 miliardi di Euro l’anno) che potremmo benissimo usare per salvare i piccoli negozi di quartiere, le piccole imprese, le industrie che a fatica riescono a sopravvivere alla tassazione più alta d’Europa.

un grande leader Luca Zaia

E’ un percorso che vede di nuovo in prima linea il nostro Governatore. Luca Zaia, l’uomo che avrebbe potuto aver qualsiasi carica istituzionale nel nostro Paese, anche come Primo Ministro, ma che ha voluto rimanere in trincea, a combattere con i suoi soldati fino alla fine, perchè Zaia ama la sua Terra, il suo VENETO, le tradizioni, la gente, le sagre, il dialetto, le aziende piccole e grandi che hanno da sempre trainato l’economia del Paese. Lui non mollerà e rimarrà al suo posto per altri cinque anni, continuando un percorso “rivoluzionario” solo nel nome ma che percorre un sentiero legato alla Costituzione e alla legalità. Se AUTONOMIA dev’essere, sarà autonomia seguendo queste due strade e non attraverso colpi di testa o atti violenti. La legalità sarà quella che una volta ottenuta , non potrà più togliercela nessuno, ed è questo lo sforzo che Zaia e la sua squadra stanno cercando di portare avanti. Se il mondo tratta i Veneti come degli “untori manzoniani” noi sapremo reagire e dimostrare al mondo che con l’esempio di grande civiltà e capacità di prendere delle decisioni forti anche se impopolari, abbiamo saputo tener testa ad una nuova minaccia. Lo abbiamo fatto nei secoli. Malattie come la Peste, eventi naturali, carestie, siccità, alluvioni, due guerre, terremoti. Non sarà certo un virus a spezzare la schiena a chi si è sempre piegato alle calamità, ma non si è MAI SPEZZATO. Vinceremo anche questa battaglia, tutti insieme, in un ritrovato ORGOGLIO VENETO, e a testa alta andremo a reclamare la nostra dignità, e quel RISPETTO che oggi in molti, con la memoria corta ci stanno negando. ( pio da cin – riproduzione riservata- copyright 2020)

Juventus Club Negrisia-Cena solidale con la telefonata di Alex Del Piero-Zambrotta-Schillaci-Amoruso presenti in sala


NEGRISIA Serata all’insegna della solidarietà con lo Juventus club di Negrisia. Sabato scorso si sono ritrovati in duecentottanta attorno ai loro beniamini giunti apposta per sostenere la raccolta fondi che come ogni anno da undici anni a questa parte il club dei bianconeri organizza a beneficio dell’AIL. Nicola Amoruso,Gianluca Zambrotta, Toto’ Schillaci erano gli ospiti d’onore assieme all’immancabile signora Bruna, mamma di Alex Del Piero che ha regalato ai tifosi un saluto in diretta telefonica del numero dieci più amato dai veneti e dai sostenitori della Juventus. Oltre al direttivo del club fondato nel 2009 da un gruppo di tifosi , che oggi conta quasi 500 iscritti, erano presenti il sindaco Paola Roma e il dottor Filippo Gherlinzoni, primario e fondatore del reparto di ematologia al Ca’ Foncello di Treviso, al quale è stato donato un assegno di 2000 euro raccolti tra i presenti alla serata. Fondi che, come ogni anno verranno destinati al miglioramento delle strutture di accoglienza, alla preparazione di professionisti e a tutte le esigenze di un’associazione che tanto ha fatto per la lotta contro i mielomi e la leucemia ” Se oggi l’allenatore del Bologna calcio Sinisa Mihajlovic., che ha detto apertamente di essere affetto da leucemia,potrà salvarsi sarà grazie alla donazione del midollo spinale- Ha detto il professor Gherlinzoni, sottolineando l’importanza di stimolare i giovani a diventare i donatori:” Basta essere tra i 18 e i 35 anni, pesare più di 50 kg. ed essere in buona condizione fisica, recarsi a uno dei centri trasfusionali con i tre requisiti del donatore; la gratuità, la volontarietà e l’anonimato. In Italia oggi i donatori di midollo sono circa 400.000 e in Veneto circa 10.000- Ha continuato il dottore che ha annunciato un convegno nazionale e internazionale sull’ematologia da tenersi l’anno prossimo in occasione del ventesimo anniversario del reparto da lui stesso fondato. “Donate il midollo. E’ un’operazione che non comporta nessun rischio ma che può salvare una vita- ha concluso, ringraziando il direttivo per l’assegno consegnatoli dal presidente dello Juventus Club Negrisia ,Maurizio Roma, fratello del sindaco di Ponte di Piave Paola, e il vice presidente Andrea De Stefani.. La cigliegina sulla torta e’ stata la telefonata in diretta con Alex Del Piero al quale il presidente del club ha strappato la promessa di una partita solidale quando il numero dieci ritornerà in veneto: ” Non vengo molto spesso ma quando verrò ne parleremo- ha detto il fuoriclasse. Alla domanda se gli piacerebbe tornare alla Juventus come allenatore o dirigente Del Piero ha risposto scherzando:”Perché come giocatore no?” Suscitando l’ilarità dei presenti e un caloroso applauso. Alla fine della serata la consueta lotteria con molti premi, tra i quali le magliette firmate di CR7 , un pallone e un betterrito con l’autografo di Alex Del Piero, la maglietta firmata di Buffon, Zambrotta e altri premi tra cui spiccava il primo premio, un diamante del valore di 650 euro, offerto dalla gioielleria Bonacin, alla quale è stato consegnato il premio fedeltà 2020. (pio dal cin)

LA TELEFONATA IN DIRETTA CON ALEX DEL PIERO

Valdobbiadene -Cesare De Stefani Osteria Senza Oste contro la lotteria degli scontrini fiscali


PARTE PRIMA
PARTE SECONDA

Un moderno Robin Hood, un Don Chisciotte dei nostri tempi che sicuramente non ha paura dei “mulini a vento” del sistema ed e’pronto a scagliarsi con tutta la sua forza per contrastare quello che ai suoi occhi di imprenditore sembra un’enorme ingiustizia nei confronti dei piccoli imprenditori. La delusione dei negozianti per un nuovo sistema (quello della fatturazione elettronica) si e’ purtroppo tradotto nella moria di piccoli negozi, di “casoin” e di realta’ storiche del nostro territorio che formavano da decenni un tessuto non solo distributivo per quel che riguarda i generi di prima necessita’ in zone rurali spesso innacessibili alle grandi produzioni, ma soprattutto rappresentavano dei punti di aggregazione sociale che venendo a mancare lasciano un enorme vuoto specie tra le persone piu’ deboli: anziani e coloro con mobilita’ limitata che si trovano cosi’ privati di punti di riferimento che hanno superato difficolta’ enormi nei decenni, come guerre terremoti e calamita’naturali. La vera calamita’ sembra essere la burocrazia e chi la gestisce.Se i governi che si succedono non riescono a capire che i piccoli imprenditori, gli artigiani, le botteghe di quartiere sono il vero tessuto che tiene insieme la societa’ dei piu’ deboli, il Paese non riuscira’ mai a risollevarsi da una crisi endemica che lo sta uccidendo. Se chiudono oggi i piccoli domani tocchera’ alle associazioni che si troveranno senza associati. Un paragone che calza molto bene e’ quello della montagna privata degli alberi , alla prima nevicata e’ piu’ facile che scenda una valanga poiche’ gli alberi con il loro impianto radicale impediscono alle valanghe di formarsi e formano una valida barriera. Le questioni sollevate dal coraggioso Cesare ( e ci vuole un bel coraggio a mettersi contro questi moderni mulini a vento) sono sicuramente condivise da migliaia di partite IVA, che oggi faticano a far quadrare i conti di fronte alle vessazioni continue di un sistema fiscale tra i piu soffocanti d’Europa e del mondo che non concede tregua. Viene in mente la storiella che ci raccontavano alle medie studiando gli Antichi Romani. I plebei decisero di scioperare contro i patrizi, fino a che gli uni si resero conto di far parte dello stesso “corpo”, dove i plebei erano le membra e i patrizi rappresentavano la testa, il cervello. Se il braccio o la gamba si rompono ne soffrira’ tutto il corpo. Purtroppo sembra che in un’Italia dove si e’ perso il buonsenso, la testa non esista piu’, e fino a quando non ci sara’ un vero cambiamento con delle regole fatte per i cittadini e per la gente, non per chi e’ chiamato a dirigere il Paese ma si ferma ai propri interessi , non ci sara’ speranza per coloro che nonostante tutto cercano di mettere a frutto la creativita’ e l’ingegno che da secoli hanno caratterizzato gli italiani, ma che i freni della burocrazia e del mal governo continueranno a demotivare con risultati che non fanno certo sperare in un futuro migliore. Un plauso quindi a chi come Cesare De Stefani porta avanti una battaglia non facile contro la mancanza delle fondamentali regole di una societa’ che funzioni: il buonsenso e il rispetto per il lavoro e il sacrificio altrui.

Il presepe piu’ bello della Marca e’ a Bibano di Godega S.Urbano


La scelta tematica ci riporta agli inizi del Novecento. Partendo da sinistra l’allestimento del bar e’ veramente indovinato. Un uomo suona la fisarmonica e mentre i bimbi lo ascoltano incantati ai bordi di sedie di paglia, gli avventori giocano a carte sui tavoli di legno dove un tempo si “batteva il carico” con gran rumore. Sullo sfondo, a sinistra, una stufa di pietra rossa che ci riporta a tempi lontani mentre sul muro, dietro il pesante bancone di legno svetta una vecchia TV che passa programmi della prima stagione televisiva in bianco e nero degli anni Cinquanta: La TV dei ragazzi, Rintintin e partite di calcio. La scena si apre in una enorme piazza con gente in primo piano che si ferma a chiacchierare tra tacchini e pecore, trattori e cani. La stalla e’ un vero bijoux, con una mucca che allatta un vitello mentre il contadino guarda, vestito con un vecchio tabarro. La scena della nativita’ si  divide in due scene: quella diurna con la Madonna, Gesu’ Bambino e San Giuseppe, e quella notturna con i Re Magi. L’ultimo sipario si apre su un’ampia cucina dove un barbiere si appresta al suo lavoro in casa, spostandosi con la bicicletta com’era d’uso nei primi anni del secolo scorso.Appesi al soffitto gli insaccati, e mentre i bambini nella parte sinistra della scena osservano incantati il presepe, sullo sfondo una vecchietta seduta al tavolo della piccola cucina riscaldata da una vecchia stufa economica dove pendono dal tubo i panni. Nel piano superiore il parroco visita una persona malata. Un capolavoro questo presepe,che va gustato soprattutto nei suoi particolari, curati nei minimi dettagli che a mio avviso lo promuovono al piu’ bello della Marca.Assolutamente da non perdere.Una meraviglia..Per visitarlo informazioni a questo numero 3402395082

L’accoglienza proverbiale dei Veneti anche nei momenti tragici


Premessa
foto e testo sono esclusivo copyright di pio dal cin 2019- riproduzione vietata
La casa non presenta danni ne lesioni. Il campo di mais invece è devastato irrimediabilmente. La caratteristica della tromba d’aria; disegnare un percorso di distruzione fuori dal quale tutto sembra essere normale

Venerdì sono stato mandato a documentare la tromba d’aria che ha flagellato Salgareda e le sue frazioni. Quando si scrive per un giornale è imperativo non usare la “prima persona”. Tutto va raccontato come se l’autore fosse ad una finestra e dovesse spiegare a chi non c’è cosa ha visto, le emozioni ed i sentimenti della gente che ha intervistato o solo brevemente incontrato. Gli spazi che il giornale può dedicare sono spesso limitati e così vengono, in un certo senso, compresse certe storie che invece andrebbero raccontate. Per questo scrivo in un blog. Questo blog mi da la possibilità di pubblicare le mie storie, quelle più cariche di emozioni, più umane, e soprattutto posso raccontarle in prima persona, perché nel blog non è così scandaloso come in un giornale, e si può fare

I DANNI E LE PERSONE

Arrivo a Salgareda poco prima di mezzogiorno. Ci vorranno tre ore per scrivere il mio “pezzo” di sessanta righe e un’altro sull’episodio del camionista che si è salvato per un pelo di 30 righe. Tre ore passate a cercare quale delle frazioni fosse stata la più colpita. CAMPO BERNARDO. L’avrò scritto già dieci volte il nome di questa borgata che conta circa cinquecento anime. Siamo al confine tra le province di Treviso e Venezia. Non sapevo nemmeno esistesse un Campo Bernardo. Ho faticato parecchio a trovarlo perché l’albero caduto, un pino secolare in via paradiso, impediva l’accesso da Salgareda, all’altezza della cantina MOLON. All’ingresso un camion. Sopra il camion si era spenta la corsa del pino. Per fortuna che la cabina era tre metri più in là, altrimenti per il giovane Polacco che aspettava di entrare non ci sarebbe stato niente da fare. (vedi foto qui sotto- albero- camion)

Il giovane camionista Polacco scampato per un pelo all’albero che ha travolto il suo camion (foto sotto)
Il camion centrato in pieno dal secolare pino
Ci voleva il signor Giorgio Menegon vicino al pino caduto dal suo giardino per rendersi conto di quanto grande fosse l’albero che ha schiacciato la sua ringhiera, ha invaso completamente la carreggiata ed è finito sopra il camion

Tre ore dicevo. Cercando i danni provocati da questa “tempesta” scatenatasi tra le 8:45 e le 9.00 del mattino sotto forma di vento, grandine, pioggia all’ennesima potenza. Chiunque abbia visto un’area dove sia passata una tromba d’aria potrà testimoniare che questa forza della natura si sviluppa in un percorso di solito che assomiglia alle rotaie di un treno. Seguendo una linea, che a volte zigzagando scorre lasciando certe cose intoccate, certe altre devastate. Filari di vigneti rasi al suolo

Il vigneto del signor Cester

I danni al garage di questo signore

La stalla del signor Manzato ha subito alcuni danni alla copertura della stalla facendo entrare l’acqua nella struttura.

I DANNI PIU’ GRAVI. L’ACCOGLIENZA DI UNA FAMIGLIA VENETA

Sono le due e quarantacinque, L’umidità mi ha intriso la camicia e la fronte di sudore ( si, è vero, si può sudare anche facendo il reporter). Parcheggio l’auto ai bordi della rotonda poco lontano dalla chiesa di CAMPO BERNARDO. L’occhio del fotografo è stato attirato da alcuni operai sul tetto. “Capperonzoli” (penso tra me e me mentre mi avvicino.) “Sono passate solo poche ore dalla tromba d’aria e questi stanno già lavorando a ripristinare il tetto? E’ vero..siamo Veneti, ci rimbocchiamo subito le maniche e ci mettiamo al lavoro , senza piagnistei o lamenti

Mentre gli operai buttano detriti dal tetto mi rendo conto che questa è veramente la casa più colpita. Forse perché la più alta a trovarsi sul cammino della tromba d’aria, con i suoi tre piani.Nel giardino di casa la famiglia Drusian al completo. Ognuno da una mano come può. Il nonno con la scopa in mano mi guarda e mi vede sudato e stanco . “Vegnelo dentro a bever un bicer?” “Volentieri, grazie”. Rispondo. Guardo l’orologio, sono le 15. E’ incredibile come passi il tempo mentre si scattano foto e si chiedono informazioni utili all’articolo. Non si pensa a mangiare ne a bere, ma solo a fare bene il lavoro di reporter. Tutto si sgonfia ora di fronte a quella domanda e a quel viso sorridente che esprime pace e serenità

Mi siedo e arriva la bottiglia di Prosecco. Dopo qualche minuto la soppressa, il pane. Brindiamo e la famiglia sorride, nonostante tutto, il tetto rotto, i danni, la paura, lo scampato pericolo. Su tutto questo prevale il DNA dell’accoglienza, dell’ospitalità, di condividere con l’ospite inatteso un bicchiere di buon vino, una fetta di pane, un piatto di soppressa. Ci scambiamo le impressioni sulla tempesta, su libri scritti. Scopro che Otello ne ha scritti due: “Santissimo Cortellazzo” e “Il vescovo della bassa”. Gli regalo il mio ultimo “Cuore Veneto.Interviste e racconti della nostra Gente”. Otello ricambia con i suoi due. Scriviamo le dediche. Facciamo amicizia. A casa più tardi leggo le dediche in entrambi i libri che mi ha regalato questa fantastica famiglia che non ha perduto il sorriso ed il senso dell’ospitalità nemmeno in un giorno che poteva sembrare nero. “A Pio, con gratitudine, in una particolare occasione. 2 agosto 2019 . Otello Drusian”

Oderzo, l’Opera in Piazza. Turandot conquista il pubblico


Oderzo, l’Opera in Piazza. Turandot conquista il pubblico

‪#‎Oderzo‬ si è vestita d’arte anche ieri sera con la messa in scena per la seconda volta di ‪#‎Turandot‬, l’opera incompiuta di ‪#‎Puccini‬ a causa della sua morte (dopo la scena della morte di Liu’) e portata a termine attraverso gli appunti che il Maestro stesso lasciò al compositore Alfano.
Inutile soffermarsi sulla portata artistica dell’evento che è “Opera in Piazza” concepito e voluto per gli ultimi ventisei anni da Mariagrazia Patella e Miro Busolin per i quali non basterebbero fiumi di parole ad esprimere a questi grandi Artisti il ringraziamento ed il riconoscimento di tutti coloro che amano la buona musica e lo spettacolo di qualità, ma non solo. L’intero territorio beneficia ed ha beneficiato dell’indotto di centinaia di migliaia di persone che venendo a #Oderzo per godere di questo spettacolo unico al mondo hanno conosciuto ed apprezzato la creatività e l’operosità del nostro amato ‪#‎Veneto‬.
Grazie ancora una volta Mariagrazia Patella Miro Busolin e a tutti coloro che hanno lavorato e contribuito in mille modi alla realizzazione di questo piccolo grande capolavoro che non a caso si svolge in quel piccolo grande capolavoro che è ‪#‎Opitergium‬ e la sua meravigliosa piazza. ‪#‎IoLeggoQuesto‬

Codognè I Presepi in biblioteca


Presepe in biblioteca a Codognè

 

Codognè I Presepi in mostra (video) La biblioteca comunale come fulcro culturale

La biblioteca di +Cuore Veneto Codognè Treviso  si riconferma ancora una volta come centro della cultura e cuore pulsante del paese. Le innumerevoli iniziative promosse dalla commissione culturale voluta dall’attuale sindaco avvocato Roberto Bet e dall’assessore alla cultura dottoressa Lisa Tommasella hanno fatto in modo che l’ex scuola elementare Giannino Ancillotto che ha visto transitare nei suoi locali generazioni intere di Codognesi, non solo rimane nell’immaginario collettivo un ricordo della propria infanzia trascorsa in queste stanze ad imparare con calamaio ed inchiostro la grammatica, la storia, la geografia e la matematica, ma viene “assunta” a ruolo primario di promozione di arte, cultura, dibattiti, spettacoli, gite organizzate,presentazione di libri,laboratori didattici e chi più ne ha più metta.

Con il potenziamento del collegamento internet la biblioteca inoltre offre ai residenti un servizio di collegamento WIFI e tanti altri servizi correlati allo scambio di libri interattivo con le biblioteche della Marca Trevigiana e di tutto il territorio regionale.

Un salto di qualità notevole che apre le porte a tutti atttraverso il linguaggio universale della cultura e dell’arte.

La mostra dei presepi è da non perdere. Rimango sempre sbalordito dalla incredibile capacità manuale e dalla creatività che certi artisti riescono ad esprimere con le loro opere semplici e piacevolissime da osservare quanto immensamente difficili da realizzare. Il presepe rappresenta per noi non solo il simbolo della nostra religiosità cristiana ma un’ancora ed un ponte che ci collega attraverso l’essenziale strumento delle tradizioni storiche ad un passato che non vogliamo e non possiamo dimenticare. Costruire, allestire un presepe a casa con i propri cari non significa solo rinnovare il germoglio della nostra fede ricollegandolo alla grotta di Betlemme, ma ha una funzione coadiuvante per le famiglie che in questo periodo si ritrovano a passare del tempo insieme. I vostri figli porteranno per sempre con loro il ricordo di quando, da piccoli allestivano il presepe con genitori, fratelli e nonni.

La cura della nostra società deve partire anche da queste piccole grandi certezze, dalle quali allontanarsi sarebbe veramente un peccato, soprattutto per il calore umano, per i ricordi, per le sensazioni di pace che esse evocano nel venire celebrate all’interno del nucleo famigliare.

Se ancora non l’avete fatto siete ancora in tempo. Non servono presepi complicati e macchinosi, bastano tre, quattro statuine collocate in un angolo strategico della vostra casa,un po’ di muschio,delle semplici luci. Ma soprattutto non dimenticate di allestirlo assieme a chi vi vuole bene e che anche voi amate. Rimarrà un ricordo indelebile per voi e per loro. Buon Natale.

Published on Dec 7, 2015
Codognè is situated in the province of Treviso, in the Veneto Region in the North Eastern part of Italy near #Venice and the #Dolomites
Sabato 7 dicembre alle ore 18.00 presso la biblioteca comunale, è stata inaugurata la bellissima mostra sulla Natività organizzata dal Cif di Codognè in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. E’ un’evento unico, perchè l’intero paese ha contribuito alla sua realizzazione: i talenti e gli artisti di Codognè: Stefania Biasi,Aldo Boscariol, Erica Dario, Giuseppe Gardenal,Luciana De Lorenzi, Federico Ghin, Domenico Grando (grazie ad Adelfio), Loretta Lucchetta, Sonia Maccari,Nadia Oliana, Chiara Pin,Carmen Rusalen , Luigi Tonon e Dora Zuccolotto.

che hanno lavorato sodo per tutta l’estate e l’autunno nella realizzazione di opere inedite che raccontassero le varie fasi della natività; le famiglie di Codognè che hanno accolto l’invito ad esporre i loro presepi in biblioteca; i volontari delle associazioni comunali che ci hanno aiutato.ORARI:

Lunedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì |
dalle 14.45 alle 18.30

Martedì
dalle 9.00 alle 12.00
e dalle 14.45 alle 18.30

Sabato | Domenica
dalle 9.00 alle 12.00
e dalle 15.30 alle 18.00

INDIRIZZO:
Biblioteca comunale di Codognè (Di fianco al municipio in centro paese):

Uscita A27 Conegliano – Strada Provinciale 15 Via Cadore-Mare – direzione Oderzo.
Via Roma, 4 (TV)
TEL: O438 793280
E-mail: biblioteca@comune.codogne.tv.it

– Codognè dista circa 10 km dalla stazione ferroviaria di Conegliano.
Per eventuali problemi di trasporto il servizio trasporti LA MARCA effettua corriere da
Conegliano – Codognè e Vittorio Veneto – Codognè