Sette minuti :Aeroporto di Venezia, esempio unico al mondo di come NON accogliere i turisti (disabili)


Breve storia (vera) di come un disabile possa sentirsi discriminato e costretto a corse e gimcane impossibili all’aeroporto MARCO POLO di VENEZIA.

ORE 13:21 – Giovanni (nome inventato) arriva alla grande rotonda che immette ai terminal dell’aeroporto veneziano. Un enorme cartellone annuncia che ha solo SETTE MINUTI a disposizione per non prendere la multa. Il luogo che deve raggiungere è circa due chilometri dalla grande rotonda. Giovanni con lo sguardo, mentre percorre il perimetro dell’aeroporto cerca inutilmente delle indicazioni che lo dirigano ad un eventuale spazio dedicato ai disabili.

ORE 13:26 – Il nostro amico arriva al vecchio terminal, vicino alla darsena., luogo dove ha un appuntamento in un ufficio alle 14:00. I parcheggi di fronte all’edificio in questione hanno tutti il cartello di divieto di sosta e di rimozione forzata del veicolo. Giovanni tenta un ulteriore giro del terminal, chissà mai se gli sia sfuggita l’area dedicata ai disabili.

ORE 13.30 – Giovanni è’ già fuori tempo massimo e a questo punto scatterà la sanzione, ma lui ancora non lo sa. Ritornato al punto di partenza trova un poliziotto e gli chiede dove può parcheggiare con il tagliando disabili. :”Lo può fare in qualsiasi dei parcheggi che troverà” -Risponde il poliziotto. Ora Giovanni ha capito che , a differenza di tutti gli aeroporti del mondo, i parcheggi per i disabili non si trovano di fronte agli edifici dove uno deve recarsi, bensì nei parcheggi comuni anche ai normo dotati. Più tardì saprà che ci sono degli spazi dedicati ai disabili ma che rimangono tuttavia lontani dal punto dove lui dovrebbe essere alle 14:00.

ORE 13:35 – Giovanni è tornato di fronte al CULTO CAFFE’. Parcheggia e entrato nel terminal trova dei facchini ai quali chiede dove può parcheggiare con il cartellino disabili. “Deve andare nel parcheggio qui di fronte” Gli risponde uno dei signori interpellati – Però guardi che la multa l’ha già presa” Giovanni meravigliato dell’affermazione chiede come mai. “Quando lei ha superato la grande rotonda d’ingresso, sono scattati i SETTE MINUTI a disposizione per non prendere la multa. Si è chiesto da quanto tempo ha superato la rotonda?” Giovanni pensa un attimo e realizza che in effetti i SETTE MINUTI sono passati da un po’. Prende l’auto e, ora, che ha capito il funzionamento del sistema va a parcheggiare nel parcheggio coperto subito di fronte alla DHL.

ORE 13:45 Dopo aver parcheggiato Giovanni si reca all’ambsciata in tempo per il suo appuntamento ma si sente beffato da un sistema troppo subdolo e pronto ad approffittare del’ignoranza dell’utente e si ripropone di andare a fondo per capire e cercare di cambiare un sistema che non trova solo ingiusto ma addirittura vessatorio; una trappola per turisti che da buon Veneto non è disposto a digerire.

ORE 15:00 Dopo aver completato le pratiche presso l’ufficio preposto, Giovanni si reca all’interno del terminal delle partenze. Chiede alla polizia come si deve comportare in merito alla sua disavventura. Il poliziotto al citofono lo dirige al comando dei carabinieri al piano terra. Il carabiniere lo accoglie con gentilezza e gli spiega che :” Il servizio è gestito dalla polizia locale veneziana, ma non c’è un ufficio all’interno del terminal, bisogna contattarli eventualmente via telefono e cercare una soluzione” Giovanni cerca il sito su Google e vede che gli uffici sono chiusi, riapriranno il giorno dopo.

Qui finisce la storia di Giovanni che potrebbe essere stata quella di chiunque oggi. Di un turista Francese, Inglese, Americano, o di un residente in Veneto o di qualsiasi altra regione italiana. Quello che stride è il modus operandi un un aeroporto che dovrà in futuro accogliere milioni di turisti, come ha sempre fatto in tutti questi anni. Applicare una regola che limiti a così pochi minuti l’ingresso e l’uscita dei veicoli in transito e sarà controproducente per l’immagine della città di Venezia ma non solo, lo sarà per tutta la regione che in questo modo farà la figura di un ente vessatorio e non amico disposto ad accogliere chi viene nel nostro territorio per godere di tutte le bellezze che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Vogliamo essere amici di chi viene a spendere i propri soldi e il loro tempo qui da noi o vogliamo dare l’impressione di voler mettere loro le mani in tasca con dei trucchetti furbeschi che puzzano terribilmente di trappola? I DISABILI poi, che hanno sicuramente più bisogno di tempo di coloro che sono normo dotati per muoversi non credete abbiano il sacrosanto diritto di essere esentati da questi “giochini del tempo”? Immaginate una persona in carrozzella che arrivata al terminal dovesse cercare di rimanere dentro ai fatidici SETTE MINUTI,da quando supera la grande rotonda fino a quando deve salutare i parenti . Credo sia giusto che siano esonerati da questa stupida e fuori dal tempo e da ogni logica normativa. Alle persone normali non resterà che l’opzione di inserire il TURBO e di muoversi come Speedy Gonzales all’interno di questa grande e subdola trappola nel quale si è trasformato oggi il MARCO POLO

Corri corri… abbiamo solo SETTE MINUTI siamo al MARCO POLO di VENEZIA

Oggi primo gennaio 2020 ho scritto una lettera alla Commissione per l’Invalidita’ della Comunita’ Europea segnalando il fatto e l’ingiustizia di questa regola “BARBARA” dei SETTE MINUTI. Qui di seguito il testo:

L’aeroporto MARCO POLO di Venezia dispone di parcheggi per i disabili nei parcheggi normodotati tuttavia, entrando con l’auto nel perimetro aeroportuale,il disabile non viene informato correttamente. Cercando il consueto parcheggio (blu e bianco) e non trovandolo, il disabile si trova con due alternative:A) ritentare il giro per vedere meglio se tali parcheggi esistono B) parcheggiare all’interno dei parcheggi normali. Nel fare questi movimenti, il DISABILE ha solo SETTE MINUTI DI TEMPO, trascorsi i quali si trovera’ multato per aver superato il tempo limite (80 Euro). Trovo che questo subdolo sistema vada rivisto e leda i diritti dei cittadini sia DISABILI CHE NORMALI. Certo che, visitando preventivamente il sito, si possono trovare le informazioni atte ad evitare questa vera e propria trappola a tempo, ma a volte chi si reca urgentemente all’aeroporto o anche non urgentemente, non puo e non dovrebbe essere penalizzato in questo modo, che non tardo a definire “barbaro”. Non credo ci siano altri aeroporti nel mondo che trattino i disabili in questo modo. Sono disabile al 80% e riesco grazie a Dio a deambulare con le mia gambe.Mi metto nei panni di coloro che si trovano con una carrozzella a fare lo  stesso mio percorso. Senza dire che dal parcheggio “normale” all’ufficio dove dovevo recarmi quel giorno c’erano piu di 600 metri, mentre un parcheggio blu e bianco avrebbe potuto ovviare a tutta questa piccola ma fastidiosa odissea. Spero di essere stato abbastanza chiaro e soprattutto di poter vedere che almeno a Bruxelles ci si possa rivolgere al fine di risolvere un’ingiustizia vera e propria perpetrata da questa societa’ che gestisce l’aeroporto come un vero e proprio monopolio e con metodi poco trasparenti. Rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento. al numero…..

Piave Servizi diventa S.p.A. Fotostoria di una giornata storica


“Porto i saluti dell’amministrazione Comunale al gotha delle istituzioni e delle aziende che oggi rappresentano questo patrimonio e bene comune che è l’acqua. Oggi plaudiamo a coloro che hanno reso questo miglioramento possibile; ai dirigenti e a tutto lo staff di Piave Servizi, ma anche ai sindaci e amministratori locali che hanno saputo trovare l’intesa giusta per portare avanti un’impresa non facile, una sfida che oggi dimostra di essere riuscita alla quale si aprono nuovi orizzonti” Ha esordito il consigliere ed ex sindaco di Codognè, Roberto Bet, in sostituzione del sindaco Lisa Tommasella chiamata altrove da impegni istituzionali

Roberto Bet ex sindaco di Codognè e consigliere comunale

Un’azienda che in tre anni passa da s.r.l a S.p.A. Sembra quasi la storia di qualche decennio fa, invece si tratta di una storia attuale; quella di Piave Servizi, nata nel 2003 e grazie alla gestione opinata dei suoi ideatori si è sviluppata nel giro di tre anni in una solida realtà imprenditoriale costituita da 39 comuni del Nordest. Partendo dalle montagne fino alla Laguna Veneta i primi cittadini, con lo spirito che caratterizzale Genti Venete, hanno trovato un accordo, non facile viste le differenze geografiche, politiche, e di idee. L’accordo accomuna i primi cittadini come fossero l’avanguardia di una prima linea difensiva. Da difendere sono gli interessi e la salute dei loro cittadini, la purezza dell’acqua che bevono, il contenimento dei prezzi di gestione e di erogazione. Gli utili della società che vengono re investiti e utilizzati per migliorare sempre questo “Modello Veneto” a cui oggi guardano tutte le regioni italiane che non hanno “fatto bene i compiti per casa” ma gestiscono come ha sottolineato il presidente Alessandro Bonet “Il servizio idrico come se fosse un “casoin”, il negozio di alimentari sotto casa, con gli altissimi rischi che derivano al cittadino, sia per la salute che per il portafogli” Il rischio che corre la neonata società per azioni Piave Servizi è solo quello di migliorare i suoi introiti e i suoi investimenti, forte di una sinergia che abbracciando i 39 Comuni che ne fanno parte, si allarga e si inserisce in un “contenitore” di qualità a livello italiano che si chiama VIVEREACQUA

Fabio Trolese- Presidente di Vivereacqua

Una società che accorpa a se quasi seicento Comuni e ,grazie a questa collaborazione, riesce ad affrontare degli investimenti e accedere a una linea di credito che sarebbe impossibile ottenere a livello privato”Come ha sottolineato il suo presidente Fabio Trolese.

Il presidente della Piave Servizi S.p.A Alessandro Bonet
l’assessore regionale Giampaolo Bottacin

L’assessore Regionale Giampaolo Bottacin ha sottolineato come del resto hanno fatto tutti i relatori della serata che :” Il merito di questa eccellenza deve andare soprattutto ai sindaci, che sostenuti a tutti i livelli dalla Regione Veneto e dal presidente Luca Zaia, hanno portato avanti una cordata che ha scalato i più alti livelli in termini di organizzazione ed efficienza che sono diventati un vero e proprio modello esportabile del quale tutte le regioni ci chiedono la formula”.

In conclusione è intervenuto il direttore generale di UTILITALIA che ha illustrato lo stato di salute delle aziende italiane che si occupano di acqua, dove non può non risaltare l’enorme differenza che la gestione nel Nordest determina in consumi e percentuali sia di efficienza che di prezzi. Il Sud e le Isole hanno bisogno di integrare e rivedere il modo operativo avvalendosi di questi modelli di eccellenza che come la PIAVE SERVIZI e VIVEREACQUA possono rappresentare.

Giordano Colarullo- Direttore Generale Utilitalia

E’ una piccola grande vittoria, non solo per tutti coloro che hanno partecipato a questo successo che oggi con il cambio societario si colloca in una fascia di mercato che può solo portare nuove e grandi soddisfazioni, ma anche per tutto il Veneto e la sua gente, che in questa società è rappresentato dai sindaci, portavoce della cittadinanza, facendone una cosa “loro”, come da sempre, con la tenacia imprenditoriale che ha fatto della regione più visitata d’Italia il fulcro trainante dell’economia italiana, ma che solo con l’Autonomia riuscirà veramente ad esprimere la sua vera grande, forte e altisonante voce, che questa sera abbiamo avuto il modo di vedere e toccare con mano qui alla PIAVE SERVIZI S.p.A. (pio dal cin- tutti i diritti riservati- testo e foto)

Luca Zaia alla castagnata di Gaiarine 2019.


La consueta castagnata di Gaiarine alla quale il governatore più amato d’Italia non manca mai. Organizzata dall’inossidabile BEPI FANTUZ attrae oltre che alle centinaia di simpatizzanti e militanti della Lega, il gotha della politica locale, provinciale, regionale e nazionale. Quest’anno per la prima volta LORENZO FONTANA. Inoltre presenti GIAMPAOLO VALLARDI, TONY DA RE, FEDERICO CANER, SONIA FREGOLENT, ROBERTO BET, ALESSANDRO BONET, DIEGO ZANCHETTA,ALESSANDRO BIZ, GIAMPIERO POSSAMAI,RAFFAELE BARATTO e tanti altri.

La diretta di Luca Zaia alla castagnata 2019

Codognè,Gaiarine,Godega, Mareno di Piave,Cordignano,Orsago,Fontanelle Vazzola. Furti a raffica. La gente è stanca. Serve l’esercito! Subito!


Inutile elencare dove e quanti furti ci sono stati negli ultimi giorni nei nostri paesi.Inutile dire che i carabinieri si stanno dando da fare.Sappiamo che il loro numero rende questa una battaglia impari. Le poche pattuglie disponibili non possono certo coprire un territorio di competenza di quasi trenta chilometri. L’unico dato certo è l’esasperazione ed il senso totale di impotenza verso questi scarafaggi che con la velocità della luce si intrufolano nelle nostre case, razziano e fuggono. E’ successo ieri sera a Codognè, tra le 19 e le 20:30 almeno tre furti. Sembra un attacco terroristico e come tale andrebbe trattato. Quando si parla di impiegare l’esercito sembra che si evochi il pericolo o l’imminenza di una guerra Ti guardano in faccia come per dire:”Esagerato..l’esercito?” Non credo però sia esagerato parlare di vera e propria emergenza sociale. I giornali sono pieni di articoli da settimane, si parla di interventi, di potenziamenti di personale, di ulteriori controlli, ma quando cala la sera ecco che gli scarafaggi si scatenano. Cominciano a piovere segnalazioni sui vari siti, la gente esce per cercare di fermarli e loro, imperterriti (e impuniti) se ne vanno per le vie ora di Gaiarine, di Godega, di Cordignano, di Orsago, di Vazzola, di Fontanelle, di Mareno di PIave, di Codognè a razziare le case e a seminare terrore e panico tra la gente che no si sente più sicura e lancia un grido di allarme:FERMATE QUESTE IMMONDIZIE UMANE che ci tolgono il piacere di essere quello che siamo sempre stati, un paese pacifico e sereno. Non è terrorismo urbano questo? Se concordiamo che lo è, allora impieghiamolo questo ESERCITO. I militari con delle jeep che girano dalle 17 alle 21 per le strade dei paesi sarebbero il gusto deterrente per questi maledetti scarafaggi . Non scandalizziamoci se invochiamo l’ESERCITO. I volontari che lo compongono sono dislocati in Paesi lontani come l’Afganistan per garantire l’ordine mentre qui a casa nostra dobbiamo subire una violenza continua. Violenza che è pari ad una violenza fisica o morale, perché un furto toglie non solo i ricordi di oggetti che non sono preziosi solo per il loro valore, ma per la componente affettiva che hanno, ma soprattutto la SERENITA’ che ci siamo conquistata negli anni e che nessuno ha diritto a portarci via. Diciamolo alle istituzioni, ai politici, ai prefetti:MANDATECI L’ESERCITO, proteggeteci, tutelateci da questo cancro sociale, ma non perdete tempo, tra qualche ora tornerà il buio e gli scarafaggi del furto torneranno a colpire impuniti.

L’accoglienza proverbiale dei Veneti anche nei momenti tragici


Premessa
foto e testo sono esclusivo copyright di pio dal cin 2019- riproduzione vietata
La casa non presenta danni ne lesioni. Il campo di mais invece è devastato irrimediabilmente. La caratteristica della tromba d’aria; disegnare un percorso di distruzione fuori dal quale tutto sembra essere normale

Venerdì sono stato mandato a documentare la tromba d’aria che ha flagellato Salgareda e le sue frazioni. Quando si scrive per un giornale è imperativo non usare la “prima persona”. Tutto va raccontato come se l’autore fosse ad una finestra e dovesse spiegare a chi non c’è cosa ha visto, le emozioni ed i sentimenti della gente che ha intervistato o solo brevemente incontrato. Gli spazi che il giornale può dedicare sono spesso limitati e così vengono, in un certo senso, compresse certe storie che invece andrebbero raccontate. Per questo scrivo in un blog. Questo blog mi da la possibilità di pubblicare le mie storie, quelle più cariche di emozioni, più umane, e soprattutto posso raccontarle in prima persona, perché nel blog non è così scandaloso come in un giornale, e si può fare

I DANNI E LE PERSONE

Arrivo a Salgareda poco prima di mezzogiorno. Ci vorranno tre ore per scrivere il mio “pezzo” di sessanta righe e un’altro sull’episodio del camionista che si è salvato per un pelo di 30 righe. Tre ore passate a cercare quale delle frazioni fosse stata la più colpita. CAMPO BERNARDO. L’avrò scritto già dieci volte il nome di questa borgata che conta circa cinquecento anime. Siamo al confine tra le province di Treviso e Venezia. Non sapevo nemmeno esistesse un Campo Bernardo. Ho faticato parecchio a trovarlo perché l’albero caduto, un pino secolare in via paradiso, impediva l’accesso da Salgareda, all’altezza della cantina MOLON. All’ingresso un camion. Sopra il camion si era spenta la corsa del pino. Per fortuna che la cabina era tre metri più in là, altrimenti per il giovane Polacco che aspettava di entrare non ci sarebbe stato niente da fare. (vedi foto qui sotto- albero- camion)

Il giovane camionista Polacco scampato per un pelo all’albero che ha travolto il suo camion (foto sotto)
Il camion centrato in pieno dal secolare pino
Ci voleva il signor Giorgio Menegon vicino al pino caduto dal suo giardino per rendersi conto di quanto grande fosse l’albero che ha schiacciato la sua ringhiera, ha invaso completamente la carreggiata ed è finito sopra il camion

Tre ore dicevo. Cercando i danni provocati da questa “tempesta” scatenatasi tra le 8:45 e le 9.00 del mattino sotto forma di vento, grandine, pioggia all’ennesima potenza. Chiunque abbia visto un’area dove sia passata una tromba d’aria potrà testimoniare che questa forza della natura si sviluppa in un percorso di solito che assomiglia alle rotaie di un treno. Seguendo una linea, che a volte zigzagando scorre lasciando certe cose intoccate, certe altre devastate. Filari di vigneti rasi al suolo

Il vigneto del signor Cester

I danni al garage di questo signore

La stalla del signor Manzato ha subito alcuni danni alla copertura della stalla facendo entrare l’acqua nella struttura.

I DANNI PIU’ GRAVI. L’ACCOGLIENZA DI UNA FAMIGLIA VENETA

Sono le due e quarantacinque, L’umidità mi ha intriso la camicia e la fronte di sudore ( si, è vero, si può sudare anche facendo il reporter). Parcheggio l’auto ai bordi della rotonda poco lontano dalla chiesa di CAMPO BERNARDO. L’occhio del fotografo è stato attirato da alcuni operai sul tetto. “Capperonzoli” (penso tra me e me mentre mi avvicino.) “Sono passate solo poche ore dalla tromba d’aria e questi stanno già lavorando a ripristinare il tetto? E’ vero..siamo Veneti, ci rimbocchiamo subito le maniche e ci mettiamo al lavoro , senza piagnistei o lamenti

Mentre gli operai buttano detriti dal tetto mi rendo conto che questa è veramente la casa più colpita. Forse perché la più alta a trovarsi sul cammino della tromba d’aria, con i suoi tre piani.Nel giardino di casa la famiglia Drusian al completo. Ognuno da una mano come può. Il nonno con la scopa in mano mi guarda e mi vede sudato e stanco . “Vegnelo dentro a bever un bicer?” “Volentieri, grazie”. Rispondo. Guardo l’orologio, sono le 15. E’ incredibile come passi il tempo mentre si scattano foto e si chiedono informazioni utili all’articolo. Non si pensa a mangiare ne a bere, ma solo a fare bene il lavoro di reporter. Tutto si sgonfia ora di fronte a quella domanda e a quel viso sorridente che esprime pace e serenità

Mi siedo e arriva la bottiglia di Prosecco. Dopo qualche minuto la soppressa, il pane. Brindiamo e la famiglia sorride, nonostante tutto, il tetto rotto, i danni, la paura, lo scampato pericolo. Su tutto questo prevale il DNA dell’accoglienza, dell’ospitalità, di condividere con l’ospite inatteso un bicchiere di buon vino, una fetta di pane, un piatto di soppressa. Ci scambiamo le impressioni sulla tempesta, su libri scritti. Scopro che Otello ne ha scritti due: “Santissimo Cortellazzo” e “Il vescovo della bassa”. Gli regalo il mio ultimo “Cuore Veneto.Interviste e racconti della nostra Gente”. Otello ricambia con i suoi due. Scriviamo le dediche. Facciamo amicizia. A casa più tardi leggo le dediche in entrambi i libri che mi ha regalato questa fantastica famiglia che non ha perduto il sorriso ed il senso dell’ospitalità nemmeno in un giorno che poteva sembrare nero. “A Pio, con gratitudine, in una particolare occasione. 2 agosto 2019 . Otello Drusian”

Prosecco’s Hills of Conegliano & Valdobbiadene.Why are we a world’s heritage spot by UNESCO


Riccardo Poletti with a guitar bought at a charity auction by Desiderio Bortolin

“Take this glass with you” Told me Riccardo Poletti, the “right arm” of the family Bortolin that celebrated last year their 50th anniversary in this adventure ( I wouldn’t call it business because that is not the way they see it) “We are not going to taste our wine inside a cellar, we are going right there, where it’s produced” We took the ten minutes ride on a Land Rover through a rough path till we reached the top. Looking around there were only wineyards. 360 degrees of rolling hills. “This is where we produce, where we shed our swet trying to pamper our grapes so that they can become the best of wine. We pick them grape by grape, by hand. the morphology of the terrain doesn’t give us any other choice. In some cases, where the hills are really steep we have to secure ourselves to ropes, as if we were climbing a mountain, to make sure we do not fall. The hand picking assures a grape that is not smashed or damaged and this gives us thechoice of picking the right time to process it and turning it into the best Prosecco di Valdobbiadene & Conegiano. The recipe comes from our grandfather and other great men who believed in the potential of these hills just after the Second World’s War and experimented continuosly till they developed what is known today as the Valdobbiadene-Conegliano method of processing that is studied by all the producerds around the world” Riccardo uncorks the bottle with its typical sound. He then takes half a glass and purs it on the ground. “Rinsing the glass?” I ask. “Not really.. This is what we do always before drinking our wines. We give back some to Mother Earth what belongs to Her, it is a thanksgiving act that we perform all of the time” I’m positively startled. This is the bond between this working people and their Land, their Hills, their Grapes.

“pouring the wine before drinking it is a sort of Thanksgiving to Mother Earth that has provided us with this nectar made with love and passion. This is what we are”

During the two hours we spent together I learned from Riccardo and Desiderio Bortolin, the owner of the omonym wine producer’s cellar, that it is NOT the Prosecco itself that has gained the world’s heritage mention by UNESCO, is the Territory, the HILLS and all the products tha come within it in a huge container (like a hashtag). There are places and cheeses, meats and honey, churches from the ninth century and salami, and above all the LOVE. The LOVE of this great PEOPLE who were born here and they belong to these hills, to their rock, to their steepness, to the hard work of their ancestors that continues on to the new generations. “We love to provide a honest product. We aren’t in business just for the money or to cheat our customers , we are here to make sure to give everyone who puts their trust in our wines gets the best. Everyone returns for more, and this for us is the best reward.

(copyright by pio dal cin 2019- all rights on photos and text are reserved)

The breathtaking view from the “SALIS” B&B ‘ pool and SPA
The terrace at Salis’ Restaurant on the HIlls
Maria Boghetto manager of Salis B&B and SPA on the Hills

Continuing on my serach for the truth on this breathtaking area I decided to give it a “pink cut” and by that I mean that where there is something great in a place there must be some great women. I searched for them and find a few worth spending some time with, for their dedication to the Territory and above all for their LOVE and the PASSION they put in what they do. MARIA BOGHETTO was a woman keen to deal with numbers. Thirtheen years ago, after the passing on of her husband’s grandfather, she decided to turn the old farmhouse into a B&B. (four daisies is like four stars for a hotel). There are nine rooms and the swimming pool, along with the Jacuzzi, are placed in the right spot so that one can enjoy the amphitheatrical view of the Hills. “Every day, when I come to work, I consider myself a very lucky person” Says Maria :”What more could I ask for? Look at the scenery, isn’t it wonderful? ”

What do you think is needed now to develope this into something “up to the excpectations of the prepared tourists given the new spotlight?

“We really need to work together as in one body. There must be a single direction where we point to and there must be a guidance that would be appropriate to have in order to convey our energies with strict and solid rules as the Ten Commandements of the Hills, we also need a tourisms of prepared people who come here knowing what to expect, no need for load full of tourists who come in the morning and leave in the evening. This Hills and its Territory must be sipped slowly, like a good glass of CARTIZZE.”

Alfia De Sorbo was an accountant who decided to create a joyful, peaceful relaxing spot in VALDOBBIADENE. She remodeled the old houseand its three rooms and called it “LA CASETTA” (the small house). Here the guest have the whole house at their disposal, not just the room. The warmth and the good vibrations are everuywhere as Alfia created a small paradise inside this great place, ” I like to pamper my guests. My reward is to see them coming back, and they do. They love the concept of having the house for themselves. I love them staying here and enjoying the territory slowly, perhaps with a mountain bike, an electric one is worderful to taste the beauty of these Hills”

Michela De Bona was born on these Hills.In the last twenty years she lived her path of Public Relations getting to know all the businesses, the people, the restaurants and all enterprises small, medium and big. She loves these hills like she loves her two twin children and she knows everyone in the area. Michela to me is like a sister and everytime I need to know something in particular, a person, a business, a B&B, a restaurant, a place to visit, she points out the best, the one that has a story behind, because SHE KNOWS the story of every corner, or every person in this wonderful area. She is about to start something new, because she believes that this Territory, from Venice to the Dolomites must be known and the best way to do it is slowly, and why not on top of an eletrical bike.This gives me the opportunity of say THANK YOU Michela, from the deep of my heart, you have made my job of writing, taking photos, talking to people and getting to know these hills really easy.

Giancarlo Giannini strepitoso a Conegliano


NOV
20

Grazie Giancarlo Giannini a Conegliano Veneto

Una grande pagina di teatro è stata scritta quasi in silenzio questa sera a Conegliano, al Teatro Accademia di Giorgio Fabris.

Quasi in silenzio perchè, in punta dei piedi il mostro sacro della recitazione, l’artista, il più bravo attore che l’Italia annovera tra le folte fila di coloro che amano questo mestiere, ha saputo regalare ad un teatro stracolmo di gente un esempio unico di come si reciti una poesia.

Coadiuvato da due musicisti il Maestro Giancarlo Giannini ha declamato Dante, Petrarca, Ungaretti, Pasolini, Prevert, Shakespeare, D’Annunzio, Neruda ,Lorca e molti altri con un pathos e una capacità espressiva che appartiene solo a pochi bravi attori.

Personalmente ho apprezzato moltissimo l’Amleto, recitato in maniera impeccabile. Giancarlo Giannini è apparso in ottima forma e ha veramente regalato al pubblico una di quelle serate indimenticabili che sono destinate a rimanere delle perle da riscoprire di tanto in tanto per gustare quello che è il vero, il genuino teatro di cui ognuno di noi ha bisogno.

Photo copyright °piodalcin 2016